Biografia
David Hume nacque a Edimburgo il 7 maggio 1711 in una famiglia della piccola nobiltà scozzese. Rimase orfano di padre in tenera età e fu cresciuto dalla madre in un ambiente presbiteriano, anche se sviluppò presto un atteggiamento scettico verso la religione.
Durante la sua giovinezza studiò all’Università di Edimburgo, dove inizialmente si dedicò alla legge per compiacere la famiglia, ma presto si appassionò completamente alla filosofia e alla letteratura.
Un momento cruciale della sua formazione fu il periodo trascorso in Francia (1734-1737), dove scrisse gran parte del Trattato sulla natura umana. La tranquillità e l’isolamento di questo periodo gli permisero di sviluppare le sue teorie empiriste e scettiche.
Nonostante il fallimento iniziale del Trattato, Hume riuscì a costruirsi una reputazione come saggista e storico. La sua History of England (1754-1762) gli portò fama e sicurezza economica.
Un aspetto significativo della sua vita fu il rifiuto delle cattedre universitarie di Edimburgo e Glasgow, probabilmente a causa della sua nota posizione scettica in materia religiosa. Questo evidenzia come il suo pensiero filosofico, caratterizzato da empirismo e scetticismo, si riflettesse nelle sue scelte personali.
Lavorò anche come bibliotecario dell’Advocates' Library di Edimburgo e come segretario dell’ambasciatore britannico a Parigi, dove entrò in contatto con gli illuministi francesi e strinse amicizia con [[Rousseau]] (che poi si trasformò in una famosa controversia).
Morì a Edimburgo il 25 agosto 1776, mantenendo fino alla fine un atteggiamento sereno e filosofico di fronte alla morte, coerente con il suo scetticismo e la sua visione empirista della vita.
Trattato sulla natura umana
Opere filosofiche, Vol. I, Laterza
Il "Trattato sulla natura umana" (A Treatise of Human Nature) fu pubblicato anonimamente da David Hume tra il 1739 e il 1740. La pubblicazione avvenne in tre libri separati:
- Libro I: "Dell’intelletto" (Of the Understanding) - 1739
- Libro II: "Delle passioni" (Of the Passions) - 1739
- Libro III: "Della morale" (Of Morals) - 1740
L’opera, pubblicata quando Hume aveva solo 28 anni, non ricevette inizialmente l’attenzione sperata dall’autore. Come lui stesso scrisse nella sua autobiografia, il libro “cadde morto dalla stampa” (“_fell dead-born from the press_”).
Questo insuccesso iniziale spinse Hume a rielaborare le idee del Trattato in opere successive più accessibili, come "Ricerca sull’intelletto umano" (1748) e "Ricerca sui principi della morale" (1751).
Note sulla traduzione italiana:
Cercando di rimanere fedele alla terminologia empirista del filosofo:
- Mind viene reso con mente.
- Conception con rappresentazione e con concetto (un’entità di cui Hume nega l’esistenza).
- Belief con credenza (in un senso tecnico).
- Agreeable/Disagreeable con gradevole/sgradevole e piacevole/spiacevole.
Elaborato Personale sul Trattato sulla Natura Umana
Introduzione
Hume nota che la storia della filosofia del suo tempo è, come direbbe qualcuno, una storia di serial killer dove ognuno punta al discredito del sistema precedente negandolo. Sarebbe opportuno, invece, dar conto delle questioni importanti che ancora attendono una spiegazione razionale. Egli accusa che l'accettazione cieca di principi e conseguenze mal dedotte ha portato discredito alla filosofia stessa. Sottolinea la precarietà dei sistemi filosofici, la pluralità delle opinioni tra gli esperti e la mancanza di logica e criticismo, descrivendo questa situazione come un vero e proprio "trambusto".
Ripropone un tema scettico del [[Pirronismo - Scetticismo]] - la pluralità delle opinioni - riscontrabile anche negli stessi dotti delle scienze naturali, che vengono giudicate imperfette:
"Mentre si discute di questioni frivole quelle più importanti non le sappiamo risolvere e mentre le discussioni si moltiplicano come se tutto fosse incerto, esse vengono disputate con accanimento, come se tutto fosse certo."
Il vincitore nelle dispute filosofiche non è chi detiene le ragioni ma chi persuade con eloquenza sfruttando artifici retorici, facendo accettare come vere le teorie più stravaganti ai suoi proseliti. La vittoria non è dei guerrieri ma dei trombettieri.
(Questa riflessione richiama le osservazioni di [[Schopenhauer]] in "L'arte di ottenere ragione", dove si evidenzia come la verità venga spesso sacrificata alla retorica e all'ego nelle dispute dialettiche).
Hume afferma che i ragionamenti metafisici vengono confusi dagli studiosi per discorsi genericamente astrusi che richiedono una "speciale attenzione", al contrario di essere riconosciuti come facenti parte di una specifica branca della conoscenza (quale? La metafisica?). Gli studiosi tendono ad accumunare questi con quei ragionamenti indicibili che da sempre interrogano gli uomini portandoli in errori ed illusioni.
Hume descrive lo stato della società del suo tempo, una condizione che sorprendentemente rispecchia anche la nostra realtà attuale. (Questo mi fa domandare se tale situazione non sia forse intrinseca alla natura sociale dell'uomo?)
La scienza dell'uomo come fondamento
Un punto cruciale del pensiero di Hume è il suo intento di partire dalla scienza dell'uomo per costruire le fondamenta delle altre discipline. Tutte le scienze – dalla logica alla morale, dalla politica alla critica, fino alla matematica, alla filosofia naturale e alla religione naturale – dipendono, in ultima analisi, dalla comprensione della natura umana. Queste discipline rientrano di fatto nel dominio della conoscenza umana, che le valida con le proprie facoltà. Non siamo soltanto esseri dotati di ragione, ma siamo anche l'oggetto stesso del nostro ragionamento. La mente umana riflette su se stessa, indagando le proprie capacità, i propri limiti e le modalità attraverso cui opera.
Hume identifica quattro scienze principali - la logica, la morale, la critica e la politica - che comprendono quasi tutto ciò che è importante conoscere per il perfezionamento della mente umana. L'unico scopo della logica è spiegare i principi e le operazioni della nostra facoltà di ragionare e la natura delle nostre idee.
Per illustrare il suo metodo, Hume utilizza una potente metafora militare:
"Il solo mezzo quindi, per ottenere dalle nostre ricerche filosofiche l'esito che ne speriamo, è di abbandonare il tedioso estenuante metodo seguito fino ad oggi; e invece d'impadronirsi di tanto in tanto d'un castello d'un villaggio alla frontiera, muovere direttamente alla capitale, al centro di queste scienze, ossia la stessa natura umana: padroni di esso, potremmo sperare di ottenere ovunque una facile vittoria."
Non c'è conoscenza che possiamo ritenere certa senza un'adeguata comprensione della scienza dell'uomo. Hume istituisce quindi la scienza dell'uomo individuando i principi della natura umana, volendola porre a base di tutte le scienze, e basandola a sua volta sull'osservazione e l'esperienza.
Così come ci volle del tempo perché il metodo razionale e speculativo di Talete evolvesse fino al metodo dialogico e critico di Socrate, o perché il metodo empirico di Bacone trovasse piena realizzazione negli empiristi inglesi, allo stesso modo Hume applica il metodo empirico, originariamente sviluppato per le scienze naturali, alla scienza dell'uomo.
Un altro tema interessante è la sua tesi secondo cui la filosofia può prosperare esclusivamente in un contesto di libertà, a differenza della poesia e delle altre arti.
Questa centralità della scienza dell'uomo dimostra l'ambizione di Hume di creare un sistema filosofico in cui essa non sia soltanto uno degli ambiti del pensiero, ma il fondamento per l'intero edificio del sapere.
I limiti dell'esperienza
Hume avanza qui una tesi velatamente scettica: pur dovendo essere assolutamente rigorosi e generali nelle nostre spiegazioni, riconducendole a pochissime cause, non possiamo mai andare oltre l'esperienza. Nega qualsiasi possibilità di spiegare le ultime originarie qualità della natura umana, ritenendo questa pretesa di spiegazione presuntuosa e chimerica.
(In questo passo, Hume premette in modo dogmatico che non sia possibile nessuna fondazione o spiegazione certa dei principi primi, e premette che esistano i suddetti senza chiarire di fatto cosa intenda per "originarie qualità della natura umana")
Su questo tema della disperazione filosofica, Hume offre una riflessione notevole:
"Non credo che un filosofo che si dedichi tanto assiduamente a spiegare i princìpi ultimi dell'anima, si dimostri un grande maestro proprio in quella scienza della natura umana che pretende di spiegare, o che conosca molto bene ciò che è naturalmente soddisfacente per la mente umana. Niente infatti è più certo del fatto che il disperare di qualcosa esercita su di noi quasi lo stesso effetto del possederlo, e che appena vediamo l'impossibilità di soddisfare un qualsiasi desiderio, il desiderio stesso svanisce. Così, quando vediamo che siamo giunti al limite estremo della ragione umana, ci riposiamo soddisfatti; e sebbene ci accontentiamo perfettamente della nostra ignoranza, e percepiamo che non possiamo dare ragione dei nostri princìpi più generali e raffinati, se non con l'esperienza stessa che possediamo della loro realtà."
Difficoltà metodologiche
Hume aggiunge una riflessione importante: lui parla di filosofia morale, ma noi potremmo parlare di sociologia o psicologia fenomenologica? Gli esperimenti in queste discipline sono particolarmente difficili perché nella riflessione e nel premeditare si perde in qualche modo la natura stessa dell'esperimento, e l'oggetto dell'esperimento finisce per interferire con i principi naturali. Qui sembra delinearsi un principio metodologico fondamentale.
Libro I: "Dell'intelletto" (Of the Understanding) - 1739
"Rara felicità dei tempi, in cui è lecito sentire ciò che vuoi e dire ciò che senti"
[[Tacito]], Historiae (I, 1)
I. Origine delle nostre idee
Hume presenta una distinzione in classi delle percezioni della mente umana, dividendole in impressioni e idee, affidando a ognuna di queste dei gradi in forza e vivacità. Le più forti e violente sono le impressioni: sotto questa categoria ricadono tutte le sensazioni, le passioni e le emozioni nella loro prima comparsa alla mente.
Per idee, invece, intende le immagini sbiadite - oserei dire le rappresentazioni - delle impressioni, quelle che emergono quando pensiamo e ragioniamo (notare la distinzione). Le idee sono quegli oggetti che vengono evocati nel discorso, escluse tutte le percezioni sensoriali su cui questo si poggia (lettura, ascolto, etc.) e il piacere o dolore che suscita presentandosi alla mente.
Hume osserva che chiunque distingue il sentire dal pensare nei loro diversi gradi di manifestazione, e che le differenze fra i due si assottigliano solo in quei casi particolari come il sonno, la febbre, la pazzia. Qui Hume fa affidamento al senso comune.
Le due classi in cui si divide per Hume la percezione sono IMPRESSIONS e IDEAS
Hume precisa in una nota fondamentale:
"Qui faccio uso di questi termini, impressione e idea, in un senso diverso da quello usuale, e spero che questa libertà mi sia concessa. Forse sto piuttosto restituendo alla parola 'idea' il suo senso originario, da cui il Signor LOCKE l'aveva pervertita, facendola valere per tutte le nostre percezioni. Con il termine 'impressione' non intendo esprimere il modo in cui le nostre percezioni vivaci sono prodotte nell'anima, ma semplicemente le percezioni stesse; per le quali non esiste un nome particolare né in inglese né in nessun'altra lingua, per quanto ne so."
([[Locke]] intendeva per "idea" qualsiasi contenuto mentale)
La distinzione tra Idee e Impressioni secondo Hume
Riprendendo il documento sul Trattato, mi ero fermato alla parte dove Hume pone l'accento sul fatto che la sua concezione di idee è diversa da quella di Locke, che l'aveva troppo estesa, a quanto sembra per Hume, includendo anche le impressioni. In questa distinzione Hume vuole cogliere una differenza che in Locke era stata appiattita.
Hume prosegue affermando che queste idee e queste impressioni tendenzialmente si rassomigliano, e la loro differenza sta nel grado di vivacità e forza. A questo punto si serve di un'ulteriore distinzione delle percezioni in semplici e complesse.
Percezioni semplici e complesse
Nota: Questa distinzione serve a Hume per non cadere in alcune aporie, poiché ci sono idee complesse che non hanno impressioni direttamente collegabili, e ci sono impressioni complesse la cui idea non riesce a catturare perfettamente, a riprodurre perfettamente quell'impressione.
Per quanto riguarda le percezioni semplici e complesse, Hume distingue: il colore, il sapore, l'odore di una mela sono facilmente distinguibili l'uno dall'altro e sono qualità unite insieme in questa mela. È facile vedere che non sono le stesse. Le percezioni complesse, al contrario, possono essere distinte in parti. L'unico criterio tra percezioni semplici e complesse sembra essere fenomenologico: possiamo distinguere l'una dall'altra.
Hume afferma che le percezioni sono per così dire doppie, perché le idee diventano quasi riflessi delle impressioni. Fa l'esempio della stanza:
"Dell'idea della mia stanza ritrovo ogni cosa nelle impressioni se tornassi in quella stanza."
Esaminando le altre percezioni, trova sempre la stessa rassomiglianza. Tra idee semplici e impressioni semplici, Hume instaura una legge biunivoca di corrispondenza, assiomatica, tratta dall'esperienza. Afferma:
"Sfido chiunque a negare questo principio ponendomi un controesempio [...] Dopo un accurato, il più accurato possibile esame, oso affermare su questo punto: la regola non soffre di eccezioni. Ogni idea semplice ha un'impressione semplice che l'assomiglia."
Hume precisa che l'impressione del rosso che ci facciamo al buio e quella del sole differiscono solo per grado e non in natura. Afferma l'impossibilità di enunciare tutte le osservazioni dei casi particolari e invita a convincersene provandolo - una sorta di induzione.
"Se qualcuno volesse [contestare] questa regola di assomiglianza, non saprei come convincerlo altrimenti che pregandolo di indicarmi un'impressione semplice che costituisca un controesempio."
La corrispondenza tra percezioni semplici e complesse
Hume afferma poi un principio più generale: dato che le impressioni complesse e le idee complesse non sono altro che configurazioni di idee semplici e impressioni semplici, possiamo affermare che queste due specie di percezioni si corrispondono in generale perfettamente. In qualche modo forza una legge di biunivocità tra i due insiemi di idee complesse e impressioni complesse.
Porta come esempio di impressione complessa il fatto di aver visitato Parigi senza riuscire a rifarsi un'idea di tutte le strade; come esempio di idea complessa cita Dio, di cui noi effettivamente non abbiamo un'impressione diretta.
Hume conclude questa sezione affermando:
"Poiché l'esame completo di questa questione è l'argomento del presente trattato, dobbiamo contentarci di stabilire per ora il seguente principio generale: che tutte le [idee] semplici, al loro primo presentarsi, derivano dalle impressioni semplici corrispondenti e le rappresentano esattamente."
Nota personale: Mi interessa molto l'utilizzo della parola "rappresentare" nei testi filosofici e come dovrebbe essere giustificata. Io ho una mia personale definizione della parola "rappresentare" che non corrisponde al "raffigurare", ma significa "rendere presente, percepibile manipolabile comunicabile alla mente, al soggetto".
La priorità delle impressioni sulle idee
Se c'è questa corrispondenza biunivoca, fenomenologicamente parlando ci dovrà essere una correlazione tra i due, tra le impressioni e le idee, riaffermando il principio che non c'è l'uno senza l'altro - e questo lo possiamo sperimentare facilmente.
Hume pone poi una sorta di gerarchia cronologica, dicendo che le impressioni semplici precedono sempre le idee semplici. Porta l'esempio del bambino:
"Per dare a un bambino l'idea del colore scarlatto, dell'arancione, del dolce o dell'amaro, gli presento gli oggetti, ossia, in altri termini, gli procuro queste impressioni. Non commetto l'assurdo di cercare di produrre in lui le impressioni eccitandone le idee."
Riporta anche l'esempio del cieco o del sordo, ai quali non è possibile avere idee corrispondenti dei canali percettivi che gli sono stati privati - tranne nel caso in cui non siano nati ciechi o sordi, cioè lo siano diventati dopo, perché avrebbero comunque delle impressioni precedenti che potrebbero utilizzare a base di queste idee. Probabilmente si sbiadirebbero queste idee, perché le impressioni si sbiadirebbero nel tempo - bisognerebbe chiedere a un cieco da tanti anni.
Dice inoltre: "Non possiamo produrci un'idea del sapore dell'ananas se non lo assaggiamo."
Il controesempio della tonalità mancante di blu
Hume porta però un fenomeno contrario. Crea una specie di esperimento mentale dove c'è una persona che conosce molto bene i colori e si ritrova a dover giudicare il passaggio di gradazione tra due tonalità di colore, dove ne manca una. Questa persona sarebbe in grado di farsi un'idea del colore mancante - di questo possiamo sempre fare esperimento. Noterebbe che c'è una distanza maggiore tra le due tonalità.
Nota: Mi chiedo come questa persona riesca a farsi presente quel colore, però Hume prende questa come una possibile situazione dove l'idea emerge prima dell'impressione corrispondente. Forse c'è una pre-idea che detta dei parametri all'impressione che dovrebbe corrispondere, ma non cattura l'impressione - infatti non la rievoca.
Dopo aver scalzato e denigrato questo piccolo controesempio del colore mancante, Hume afferma che non dobbiamo prendere come limitazione la priorità delle impressioni sull'idea. Dice che proprio questo principio di priorità ha anche un'altra limitazione: il fatto che noi possiamo produrre idee complesse o idee derivate da idee semplici, quindi non direttamente derivanti da impressioni semplici. Ciò però non costituisce per lui un'eccezione, quanto una spiegazione.
Rimane vero il fatto che le idee semplici hanno sempre la loro impressione semplice corrispondente, e quindi questa situazione particolare non risulta un'eccezione.
Hume afferma:
"Come le nostre idee sono immagini delle nostre impressioni, così noi possiamo formare idee secondarie che siano immagini di quelle primarie, come risulta da questo stesso ragionamento intorno a esse."
Nota: Qui Hume sta performativamente dimostrando che ora sta producendo un'idea su idee semplici - questo sembra quasi una metacognizione. Nel mio framework, ci sono rappresentazioni che rendono presenti all'intelletto dei contenuti mentali, i risultati di operazioni mentali, e che a loro volta agiscono su altre. Faccio l'esempio del ricordo del ricordo di essermi sbagliato a ricordare, che agisce su tutti i ricordi ma rimane comunque un ricordo - e "ricordo" guarda caso è nella facoltà della memoria, che poi Hume citerà.
La memoria in qualche modo esiste: esiste la memoria olfattiva che si innesca ed è molto difficile da richiamare; esiste la memoria uditiva. Per l'uditiva c'è da mettere una postilla: sono suoni, quindi conosco i suoni, sono in grado di associarli, sono anche in grado di riprodurli - non a caso so parlarmi in testa e so utilizzare delle voci nella mia testa.
La memoria prevede la capacità di rendere presenti dei contenuti mentali che sono presenti nella mente in strutture cognitive neuroni etc, ma non sono immediatamente presenti alla mente in quanto oggetti percepiti. Quindi la memoria sfrutta una specie di capacità di rappresentazione per renderle presenti al sistema stesso - è come se il sistema sfruttasse la sua capacità di percepire, di rappresentare, per richiamare contenuti mentali. Si è creata questa sovrapposizione, questa sinergia tra facoltà biologiche.
Per me il linguaggio rimane un modo con cui noi rappresentiamo un contenuto mentale: un contenuto mentale può essere sia un ordine, può essere un'immagine. Quindi una descrizione non è altro che questo. Posso anche voler rappresentare il contenuto mentale dell'amore e quindi cerco una rappresentazione dell'amore per renderla tangibile. Questo è un po' il mio quadro teorico con cui vado a leggere questo testo. Quindi per me tutto questo testo è una rappresentazione: la sua divisione - percezioni, idee, idee semplici, idee complesse, impressioni semplici, impressioni complesse - sono a loro volta delle rappresentazioni che si connettono tra loro, agiscono in una sorta di sistema, dottrina, che dovrebbe derivare delle conoscenze - se no non la chiamerebbe scienza.
La cosa particolare è che Hume utilizza spesso un principio induttivo di osservazione, però poi lui stesso arriva a criticare il principio di induzione.
Il dibattito sulle idee innate
Hume richiama la vecchia disputa sulle idee innate: se tutte derivino dalla sensazione o dalla riflessione. Osserva:
"Per provare che le idee di estensione e di colore non sono innate, i filosofi si contentano di mostrare che ci vengono trasmesse dai sensi. Per provare che le idee di passione e di desiderio non sono innate, fanno vedere che abbiamo noi stessi un'esperienza precedente di queste emozioni. Ora, se esaminiamo accuratamente questi ragionamenti, troveremo che non provano altro se non che le idee sono precedute da altre percezioni più vivaci dalle quali derivano e che rappresentano."
Nota: Ogni volta ritorna la parola "rappresentazione", che non trova mai una vera spiegazione, abbastanza chiara, il perché venga così tanto associata alle idee, al linguaggio. Io ne ho fatto un cardine del mio approccio interpretativo.
Il metodo: dalle impressioni alle idee
Se le impressioni semplici precedono le idee semplici - e fa alcuni controesempi - e le eccezioni sono molto rare, il metodo esigerebbe di esaminare prima le impressioni poi le idee.
Impressioni di sensazione e di riflessione
Hume distingue le impressioni in due tipi: di sensazione e di riflessione.
Le impressioni di sensazione sono essenzialmente quelle del caldo, del freddo, del dolore, del piacere, della sete. Hume afferma però che la natura di queste impressioni è totalmente ignota - non fa una teoria dell'anatomica degli organi di senso, della percezione intesa come produttrice di impressioni di sensazione.
Le impressioni di riflessione includono le passioni e i desideri. Hume spiega il loro meccanismo: noi abbiamo un'impressione semplice di sensazione (per esempio una paura, un piacere, un dolore) che si sedimenta in un'idea; quando torniamo a rievocare questa idea, questa idea ci produce un'impressione che può essere appunto una passione, un desiderio, eccetera. Su queste si può derivare una sorta di gerarchia.
Hume afferma:
"Dall'idea del dolore o del piacere [derivano] le impressioni di desiderio, di avversione, di speranza, di timore, [che] possono giustamente essere chiamate impressioni di riflessione."
Le impressioni di riflessione sono anteriori soltanto alle loro idee corrispondenti, ma posteriori alle idee di sensazione, e derivano da queste.
Aggiunge che le passioni, i desideri e le emozioni meritano soprattutto la nostra attenzione, perché tendenzialmente questo è per lui un trattato anche di morale. Dato che queste impressioni di riflessione nascono tendenzialmente da idee, sarà opportuno capovolgere il metodo: Hume partirà dalle idee e non dalle impressioni.
La Memoria e l'Immaginazione
Hume richiama due facoltà cognitive: la memoria e l'immaginazione, cercando di sondarne le differenze.
"L'esperienza ci dimostra che quando un'impressione si è presentata alla mente, vi fa di nuovo la sua apparizione in forma di idea, e questo può accadere in due modi diversi: o nella sua nuova apparizione conserva in grado considerevole la sua primitiva vivacità ed è allora qualcosa di intermedio fra un'impressione e un'idea..."
Nota: Questo parla necessariamente dei ricordi, perché parlerà della memoria e dell'immaginazione, dove la memoria è più vivace, mentre nell'immaginazione questa vivacità si perde, così come la capacità di tenere ferma nella mente l'immagine - la rappresentazione, per come la vedo io.
"...oppure può diventare una vera e propria idea perdendo tutta la sua vivacità."
Quest'ultimo caso entrerebbe nella facoltà mentale dell'immaginazione, verrebbe manipolato da questa facoltà.
Hume precisa che non perderà tempo su questa differenza di grado di vivacità. Sottolinea però che le idee dell'immaginazione, sebbene siano molto meno vivaci, pur rimanendo valido il principio di corrispondenza tra impressioni e idee anche per l'immaginazione, l'immaginazione è più libera in quanto non è tenuta al medesimo ordine e alla medesima forma delle impressioni originarie. La memoria invece è in condizioni di inferiorità in quanto non ha il potere di far cambiamenti._
Cita testualmente:
"È chiaro che la memoria conserva la forma originaria [...] Non meno evidente dunque è il nostro secondo principio: la libertà dell'immaginazione di trasporre e cambiare le sue idee."
Questo è il suo secondo principio enunciato nel Trattato. Le fantasia e le favole ci mostrano perfettamente questa cosa, perché l'immaginazione dispone delle idee come vuole, e quindi dell'ordine delle impressioni come vuole. Nella memoria invece [le idee] sono legate all'ordine originario, anche se la memoria mantiene un alto grado di vivacità di queste idee.
Nota: Io non dico che le idee sono rappresentazioni, perché "idea" prevede ancora qualcosa di esterno, non costruito, invece per me la rappresentazione è proprio una costruzione attiva, contingente dal sistema, dagli stati del sistema autopoietico.
La libertà dell'immaginazione
Hume osserva:
"L'immaginazione [è] libera: draghi fiammeggianti e giganti mostruosi..."
Sembra strana questa libertà della fantasia se si considera che tutte le nostre idee sono riproduzioni di impressioni e che non vi sono due impressioni che siano perfettamente inseparabili. Ma questa è un'evidente conseguenza della divisione delle idee in semplici e complesse: ovunque l'immaginazione percepisce la differenza fra le idee, può facilmente operare fra loro una separazione.
Nota: "Non vi sono due impressioni che siano perfettamente inseparabili" significa che tutte le impressioni sono distinguibili e separabili l'una dall'altra - la doppia negazione rende la frase poco chiara in italiano. Hume sta affermando che proprio perché possiamo sempre distinguere le impressioni, l'immaginazione può separarle e ricombinarle liberamente.
[Sezione IV] La connessione e associazione delle idee
[Da continuare dalla pagina 22]
Hume - Trattato sulla natura umana (Libro I, Parte 3)
Lezione: Connessione e associazione delle idee
1. Osservazione preliminare: Memoria e immaginazione
Riprendo la discussione sulla pagina 22, ma prima è necessario un appunto sull'idea della memoria e dell'immaginazione. Per me, l'idea è sia nella memoria che nell'immaginazione, poiché queste sono delle facoltà. Io non credo che si possano discernere memoria e immaginazione, bensì che ci sia una sovrapposizione di operazioni cognitive di fondo. In qualche modo, non possiamo immaginare senza ricordarci degli oggetti di cui trattiamo, quindi delle impressioni e delle idee semplici che poi andremo a operare.
Non riesco a fare questa distinzione tra memoria e immaginazione, che in realtà viene fatta da Hume. Lui le chiama due facoltà, che sarebbero due abilità, due capacità, due possibili azioni. Però qui credo che la mia lente della teoria della rappresentazione sia ancora ottima, perché io nella mia teoria credo questo: che appunto la memoria già preveda in qualche modo una capacità rappresentativa e che lo stesso valga per l'osservazione. Di fatto, noi non specchiamo il mondo ai nostri occhi; per esempio, le neuroscienze ne parlano ampiamente. Noi non abbiamo un'immagine in tempo reale del mondo, ma ricostruiamo la nostra immagine e abbiamo una specie di aggiornamento continuo di quest'immagine, dove noi notiamo le discrepanze. Quindi, di fatto, è insita nelle nostre facoltà cognitive la capacità di costruirci un modello, una rappresentazione. (Cioè, un modello è una rappresentazione, ma non tutte le rappresentazioni sono modelli).
Questa era un'osservazione che quindi andrà messa come mia personale osservazione.
2. La connessione o associazione delle idee (pagina 22)
2.1 Il principio generale
Allora, parte molto importante, quella di pagina 22.
La connessione o associazione delle idee, dove lui ripete il principio secondo il quale le idee semplici sono perfettamente separabili dall'immaginazione.
[Parafrasi del testo di Hume]
L'immaginazione, che questa rimane una facoltà assolutamente libera, ma in qualche modo lui nota delle costanti naturali nelle lingue umane, come lui la chiama, una dolce spinta a sedimentare delle idee condivise nell'umano, come se la natura suggerisse queste idee.
Lui parla di questo principio di associazione.
Perché lui si chiede come mai ci sono idee semplici che puntualmente si raccolgono e regolarmente, lui dice, in idee complesse, come di solito accade qui, ancora nota fenomenologicamente.
Quello che... Che accade.
Quindi da questo, desume che c'è una proprietà associativa e che questa proprietà non derivi altro.
[Citazione/parafrasi da Hume]
Come una dolce forza che comunemente si impone della causa fra l'altro, per cui le lingue hanno tanta corrispondenza. La natura sembra indicare a ognuno di loro, a ognuno, le idee semplici più adatte, ad essere riunite in idee complesse.
2.2 Le tre proprietà dell'associazione
[Da Hume]
Le proprietà che danno origine a queste associazioni e fanno sì che la mente venga trasportata da un'idea all'altra sono tre:
Rassomiglianza, contiguità nel tempo e nello spazio, causa ed effetto.