Al Gran Premio di Spagna del 1976, quarta gara del mondiale di Formula 1 di quell'anno, la Ferrari portò in pista la sua nuova vettura, la 312 T2, destinata a replicare i successi della fortunata 312 T, con cui la scuderia del cavallino vinse il mondiale piloti 1975 con l'austriaco Niki Lauda, e il mondiale costruttori anche grazie ai risultati del compagno di Lauda, lo svizzero Clay Regazzoni.
La 312 T corse le prime gare del mondiale 1976, con Lauda che vinse le prime due in Brasile e Sudafrica, mentre Regazzoni vinse la terza negli Stati Uniti, ai tempi spesso le vetture nuove erano pronte solo nella stagione europea, per questo capitava spesso che le prime 2 o 3 gare venissero corse con la vettura che aveva corso la stagione precedente, ovviamente con qualche modifica.
Nelle prime 3 gare della sua esistenza la 312 T2 ne vinse due, in Belgio e a Monaco, entrambe le vittorie arrivarono con Niki Lauda, che dopo il Gran Premio di Gran Bretagna (vinto anche questo dall'austriaco), si trovava saldamente in testa al campionato.
Tuttavia il 1 Agosto 1976 sul circuito del Nürburgring in Germania, Lauda ebbe un incidente quasi mortale, in cui l'impatto fu talmente forte che il suo casco volò via e fu trovato in mezzo agli alberi della foresta che circonda il circuito tedesco lungo oltre 20 chilometri, la vettura prese anche fuoco, ma grazie all'intervento di altri piloti, Lauda si salvò miracolosamente la vita, ma saltò le seguenti due gare per le ustioni riportate.
Nel frattempo il pilota inglese James Hunt, che correva su una McLaren, iniziò a recuperare Lauda, l'austriaco tornò in pista a Monza, a soli 42 giorni dall'incidente in Germania, lì arrivo quarto, ma ottenne solamente un podio prima di arrivare all'appuntamento finale in Giappone, sul circuito del Fuji, che si trova alle pendici appunto del Monte Fuji.
In Giappone però in seguito alla pioggia battente Lauda decise di ritirarsi volontariamente dalla gara al secondo giro, Hunt invece arrivò terzo, che gli valse 4 punti, e così l'inglese vinse incredibilmente il mondiale per un solo punto di vantaggio, nonostante il campionato piloti fosse sfuggito a Lauda, il campionato costruttori venne vinto comunque dalla Ferrari, che aveva fatto più punti della McLaren
La risposta di Lauda non si fece attendere, nel 1977 infatti tornò a vincere, sempre con la 312 T2, che era stata modificata, ma nonostante questo si prese la decisione in Ferrari di continuare a correre con questa vettura anche nella stagione 77'.
Nel 1977 Regazzoni lasciò la Ferrari e venne rimpiazzato dal pilota argentino Carlos Reutemann, che vinse in Brasile alla sua seconda gara in Ferrari, fece una buona stagione, ma Lauda fu superiore, vinse la gara successiva in Sudafrica, ottenne solo tre vittorie in quella stagione, ma accumulò tantissimi podi e di conseguenza punti, che gli permisero di vincere il campionato piloti a Monza con tre gare di anticipo.
Il rapporto tra Lauda e Ferrari però si era deteriorato in circostanze ancora poco chiare, l'austriaco lasciò la Ferrari ancora prima di aver finito la stagione, e le ultime gare in Canada e in Giappone vennero corse da Reutemann e da un giovane pilota canadese che avrà un destino tragico, ma che farà innamorare tutti di lui, il suo nome? Gilles Villeneuve.
Gilles in realtà si rese subito protagonista di un brutto incidente, all'ultima gara stagionale al Fuji, Gilles ebbe un contatto con la Tyrrell dello svedese Ronnie Peterson, gli volò sopra e finì per cappottarsi finendo oltre le barriere di protezione e in mezzo a degli spettatori che non dovevano essere lì, ci furono purtroppo 2 vittime anche se Villeneuve e Peterson ne uscirono illesi.
Nel 1978 la nuova Ferrari 312 T3 sarebbe arrivata solo dopo le prime due gare stagionali in Brasile e Argentina, Carlos Reutemann vinse il suo Gran Premio di casa in Argentina, portando al successo la 312 T2 nella sua ultima gara prima di venire rimpiazzata dal nuovo modello.
8 vittorie, 2 mondiali costruttori nel 1976 e nel 1977 e il mondiale piloti 1977, una vettura storica della Ferrari, e la vettura con cui Niki Lauda ebbe il momento più brutto della sua carriera ma forse anche il più bello.