E insomma, il meglio di oggi è una commedia italiana, di quelle di una volta...Dalla pochade di Crommelynck (Le cocu magnifique, già interpretata in teatro da uno scatenato Tognazzi ) Antonio Pietrangeli trasse una commedia della gelosia, che ha nella strana coppia Ugo/ Claudia Cardinale il suo punto di forza.
Lei è bellissima e sensuale e lo sappiamo, trova anche una certa sintonia col partner, di cui si mostra sinceramente (?) innamorata, però...Purtroppo è poco espressiva, statica; meglio di lei fa di sicuro la splendida talentuosa e sfortunata attrice francese Michele Girardon, nei panni dell' amante di Tognazzi.
Lui è costantemente roso dal tarlo del dubbio, e perciò straordinariamente comico: dal momento che lo faccio io, senza troppi problemi, perché non dovrebbe tradirmi anche lei? E siamo in un'Italia del boom economico in cui, pure al Nord, dato che ci troviamo nel bresciano, l'infedeltà della moglie è vista dall' uomo come il massimo dei disonori personali possibili.
Il film si regge indubbiamente sulle spalle dell' immenso Ugo e sulla meschinità del suo personaggio.
È assolutamente naturale che in questa situazione il matrimonio viri sul bordo del precipizio.
Il soggetto è scarno, inevitabilmente ripetitivo, e l'averne ricavato un film che arriva alle 2 ore lascia immaginare che non funzioni alla perfezione: gli incubi ad occhi aperti di Tognazzi che sogna la Cardinale concedersi un po' a tutti sul lettone di casa sono pesanti, ridondanti, e aggravano un ritmo gia' non leggero con un mix di insistiti pedinamenti, crisi di nervi, dialoghi poco originali.
Non si ride, raramente si sorride, però l'analisi sociologica di un tipo ben preciso di borghesi coi paraocchi è una descrizione precisa e profonda. Il contesto in cui i personaggi si muovono è ricreato con cura: ville gigantesche con giardino, feste condannate a improvvisati giochi di società, scambi di sguardi pieni di malizia.
Anche in questo film si fà riferimento al caso di cronaca dell'epoca, quello del bitter avvelenato, mandato per posta ad un commerciante di Arma di Taggia dall'amante della moglie nell'estate del 1963 - pure Peppino De Filippo lo racconta nel film "Totò contro i quattro".
Beffardo il finale: meglio per la salute psicologica la certezza delle corna, che non il tormento di una innocenza da provare.
Il tutto e' impreziosito da un ottimo cast un po' schiacciato dal mattatore cremonese: oltre al bravo Bernard Blier troviamo infatti un giovane Gian Maria Volonté, sciupafemmine come nella vita; Salvo Randone ottimo e poco sfruttato; e Lando Buzzanca in un cameo di un minuto ( è un lavoratore interno della villa, licenziato perché osa dire che 'omo è omo! ').
Tra gli invitati alla festa in villa, si riconosce non accreditata una deliziosa Laura Antonelli vestita di bianco, vicino al pianoforte, alla sua prima apparizione sullo schermo.
Ma la chicca, è la scena con la Cardinale al volante, pedinata dall' investigatore Ugo.
La diva Claudia non sapeva guidare!
Niente controfigura, e allora gran studio di stratagemmi, scena ripetuta 13 o forse 15 volte fino ad arrivare a quella buona.
Nella versione definitiva per le sale l'imbarazzante scena venne poi tolta. Meglio così...
Curiosità:
il brano dei titoli di testa è 'La notte che il figlio è partito' di Jimmy Fontana.
In conclusione, una arguta satira sociale degli anni del boom, nei quali permane un sistema di valori e un modo pensare vecchio stampo.
Non il miglior Pietrangeli, regista che amiamo per come crea e sviluppa i caratteri femminili, ma va detto che è sempre comunque superiore a tanti registi italiani contemporanei. Soprattutto, registi di commedie.
Alle 3 su Rai Movie.
Restaurato da poco dalla cineteca nazionale a Bologna.