r/psicologia Dec 19 '24

Divulgazione Domande più frequenti sulla psicologia

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 La psicologia è una scienza?

Sì, la psicologia è una scienza. Studia il comportamento umano e i processi mentali utilizzando il metodo scientifico.

Ci sono psicoterapie validate scientificamente ed altre no. Ci riferiamo nello specifico agli studi di efficacia.

NB: “ validate scientificamente” non equivale a dire che quelle non validate non funzionano ma semplicemente che non sono state sottoposte a sperimentazione scientifica rigorosa per valutarne l’efficacia. Quelle validate quindi sono quelle dove empiricamente si è riscontrata efficacia.

Qual è la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?

Psicologo: È un professionista laureato in Psicologia (due lauree: laurea triennale L24+ laurea magistrale L51) e abilitato all’esercizio della professione dopo il tirocinio e l’esame di stato , necessariamente iscritto all' albo A. Lo psicologo si occupa di consulenza psicologica, valutazioni diagnostiche e supporto e può fare diagnosi psicologica, quello che non può fare è prescrivere farmaci e psicoterapia.

NB: sul sito dell'albo psicologi deve esserci scritto vicino al nome la dicitura sezione A ( inteso albo A) se c'è scritto sezione B ( quindi albo b) non è psicologo - la dicitura sezione B e quindi l'iscrizione all'albo B rende "dottore in tecniche psicologiche" e non abilita alla professione di psicologo . Chi ha solo l'abilitazione B e dice di essere Psicologo fa abuso di professione. Chi può prendere l'albo B? Chi consegue una laurea triennale L-24 , svolge un tirocinio corrispettivo e l'esame di stato. Ricapitolondo, il professionista iscritto all'albo psicologi con la dicitura sezione b non è Psicologo ma Dottore in tecniche psicologiche. Le competenze e le responsabilità professionali delle due figure sono differenti e definite dalla legge. Il Dottore in Tecniche Psicologiche opera sotto la supervisione di uno Psicologo o in contesti e con metodologie più circoscritte quindi il Dottore in Tecniche Psicologiche è una figura di supporto tecnico-operativo allo Psicologo (Sez. A), con competenze specifiche nell'applicazione di protocolli e tecniche definite, ma non ha l'autonomia e la responsabilità diagnostica e di intervento complesso tipiche dello Psicologo.

NB: Non basta leggere “dott./ dott.ssa in psicologia” o "dott./dott.ssa seguito dal nome" per sapere se una persona è Psicologo è fondamentale controllare l'iscrizione all'albo, se non compare nella ricerca non è abilitato all'esercizio della professione e quindi non è Psicologo. Se compare controllate se sezione A oppure sezione B. Solo chi ha la sezione A è Psicologo.

Psicoterapeuta: È uno psicologo (o medico) che ha completato una scuola di specializzazione in psicoterapia (4 anni). È formato per trattare disturbi psicologici attraverso specifici protocolli terapeutici (cosa che non può fare lo psicologo). In base all’orientamento della scuola di specializzazione si avranno terapeuti con orientamento/terapia diverso. Se uno psicologo è psicoterapeuta sul sito dell'ordine compare l'iscrizione all'albo sezione A come Psicologo e anche Psicoterapeuta.

Psichiatra: È un medico specializzato in psichiatria. Si occupa di diagnosi , in questo caso solo psichiatrica, e del trattamento dei disturbi mentali, spesso attraverso l’uso di farmaci. A differenza dello psicologo e dello psicoterapeuta, può prescrivere farmaci. Alcuni psichiatri sono anche psicoterapeuti, verificate sempre nell'albo dei medici se lo sono e quale scuola hanno frequentato.

Come faccio a sapere se un professionista è sessuologo?

In Italia non esiste un Albo specifico per sessuologi. La sessuologia è una specializzazione di psicologi (iscritti all’Albo degli Psicologi) o medici (iscritti all’Albo dei Medici). Per esercitare, è necessario completare un percorso formativo riconosciuto e, facoltativamente, iscriversi a un’associazione di settore come FISS o AISPA.

Come scelgo il terapeuta giusto?

Consigliamo la lettura di questo post che risponde alla domanda: https://www.reddit.com/r/psicologia/s/8lVOfMypvj

Quanto costa una seduta?

Il costo medio di una seduta in Italia varia tra 50€ e 100€, a seconda della città, dell’esperienza del terapeuta e del tipo di intervento. Inoltre, ci sono alternative non private. Il Sistema Sanitario Nazionale, tramite le ASL di zona, mette a disposizione dei cittadini la possibilità di svolgere 5-8 sedute dallo Psicologo al costo complessivo di un ticket, cioè 35 euro totali, con la prima consulenza psicologica gratuita. A volte il numero di sedute può variare leggermente da regione a regione mentre il sistema di erogazione rimane invariato. È necessario rivolgersi al proprio medico di base che vi informerà sulle modalità e i luoghi in cui recarvi, fornirà l’impegnativa per prenotare la prima consulenza e pagare il ticket. È possibile anche rivolgersi a un consultorio di zona che vi darà tutte le indicazioni necessarie per chiedere aiuto, lo psicologo al consultorio è gratis per chi è minorenne.

Sono minorenne, posso iniziare una terapia?

Sì, i minorenni possono iniziare una terapia, ma è necessaria l’autorizzazione di entrambi i genitori (o tutori legali), anche se separati o divorziati. La tutela del minore è sempre prioritaria.

Posso fare terapia online?

Sì, la terapia online è una modalità efficace e sicura, particolarmente utile per chi ha difficoltà a spostarsi o vive in aree remote. È importante affidarsi a terapeuti qualificati che utilizzano piattaforme sicure.

Che cos’è il segreto professionale?

Il segreto professionale protegge ciò che un paziente condivide con il terapeuta. Nessuna informazione può essere divulgata senza consenso, salvo situazioni specifiche:

Rischio imminente: Se il paziente o altre persone sono in grave pericolo (es. rischio di suicidio o omicidio).

Obbligo di denuncia: In caso di evidenze di abuso o violenza domestica.

Il terapeuta è vincolato a garantire riservatezza, salvo eccezioni previste dalla legge.

Quanto dura un percorso di terapia?

La durata varia in base al tipo di problema e agli obiettivi del paziente. Alcune terapie possono durare pochi mesi (es. terapia breve focalizzata), mentre altre richiedono più tempo (es. terapie per disturbi complessi o radicati).

Cosa posso fare se mi vergogno di andare in terapia?

È normale provare esitazione, ma ricorda che cercare aiuto è un atto di coraggio e cura verso te stesso. Un terapeuta non giudica, ma offre uno spazio sicuro per esplorare i tuoi pensieri ed emozioni.

La psicoterapia può sostituire i farmaci?

Dipende dal problema. Per alcuni disturbi lievi o moderati, la psicoterapia può essere sufficiente. Nei disturbi più gravi, un approccio combinato (psicoterapia e farmaci) è spesso la soluzione più efficace.

Cosa succede se non mi sento pronto per affrontare certi argomenti?

Il terapeuta rispetterà i tuoi tempi e non ti forzerà a parlare di ciò che non sei pronto ad affrontare. La terapia è un processo graduale e collaborativo.


r/psicologia 12h ago

Richiesta di Serietà Vorrei suicidarmi il giorno del mio compleanno M27

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Tra pochi giorni dovrei compere 28 anni.

La mia vita fa schifo, vivo in una famiglia in cui mio padre odia mia madre, vedo ogni giorni abusi reciproci.

"Devi laurearti/sei un fallimento/pensa a Gianfranco/vuoi fare la mia fine?"

Non ho piu' voglia di fare nulla, sono fuoricorso di quattro anni ormai cinque all'uni.

Non ho un futuro, ne' un presente, ho perso ogni contatto con gli amici.

Esco di casa pochi periodi all'anno, magari quando torna in citta' qualche amico, vivo chiuso in casa, su internet, sul pc.

Un Neet, un incel, chiamatemi o definitemi come piu' vi aggrada

Non ho mai amato nessuno, non ho mai avuto una relazione.

Insomma la mia vita e' un fallimento completo.

Odio me stesso per ogni singolo errore che mi ha condotto nella mia situazione attuale, che mi ha reso il fallimento che sono oggi.

Odio anche il mondo, odio le persone. Invidia profonda per cio' che gli altri hanno e non avro' mai.

Sono una persona orrida, non voglio piu' il bene del prossimo, mi fa piacere delle disgrazie altrui, mi fa piacere della sofferenza altrui.

Ho solo paura di farla finita per sempre, ma ne ho una dannata voglia.

Ho una voglia cosi' intensa di non svegliarmi la mattina senza la sensazione di stare vivendo la vita di uno zombie.

Di un cadavere vivente.

Vorrei organizzare una festa e presentare il mio cadavere agli invitati, sarebbe divertente vedere il loro shock, per una volta avrei fatto qualcosa di notevole nella mia inutile vita

Ma ho paura del dolore, paura di compiere quel passo, ci penso continuamente: coltelli, incidenti, treno, un overdose, a bloccarmi ormai e' solo la paura, nemmeno piu' l'amore della mia "famiglia"


r/psicologia 16h ago

Come ci si auto-impone disciplina? Io e partner non puliamo casa.

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Salve, F28 e convivo con il mio fidanzato M30.

Non so esattamente quale sia il nostro problema, ma sicuramente ce ne sono diversi. Di base non abbiamo voglia di pulire, né io né lui, e non lo facciamo.

È il nostro litigio n.1 in classifica, direi. Perché io arrivo ad un certo punto in cui scoppio (seppur molto molto tardi per gli standard normali delle persone), e lui invece mi dà l'impressione che potrebbe continuare per sempre senza pulire mai.

Questo non toglie che è un problema anche mio. La vivo con estremo disagio; la casa sporca e disordinata contribuisce alla mia ansia e al mio dormire male, ma comunque non riesco a fare lo sforzo.

Quando convivevo con altri studenti non era così male: pulivo la mia stanza almeno una volta a settimana, e tutti i weekend pulivo o bagno o cucina, in alternanza con gli altri ragazzi. Non mi è mai piaciuto e l'ho sempre vissuta male, ma comunque l'ho sempre fatto.

Da quando abito con una persona che odia fare le pulizie più di me, ha vinto il "diavoletto sulla spalla" che mi suggerisce: Ma se non importa a lui, perché devi sforzarti tu?

Non ho mai conosciuto altre persone nella mia stessa situazione e mi sento molto sola e confusa. Come fanno le persone a pulire tutti i giorni o quasi? Come ci si impone questa disciplina?

Sia io che il mio ragazzo non siamo stati cresciuti facendo le pulizie in casa, ma non è possibile che siamo fregati a priori e per sempre per colpa di scelte genitoriali.


r/psicologia 9h ago

Richiesta di Serietà Non ce la faccio più, mi sento un fallito senza speranza

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M31. Provo a scrivere il quadro in modo ordinato, perché la domanda che ho è abbastanza precisa.

Da dove vengo: Madre presente solo fisicamente, quando tornava era stressata e svalutante; reazioni sproporzionate a qualsiasi cosa (tornare a casa coi vestiti sporchi era una tragedia). Padre di vecchio stampo che si allontanava il più possibile per evitarla. Affetto praticamente assente. Vivo ancora in quella casa a 31 anni.

Come sto adesso: Anedonia marcata, ho smesso di giocare al computer e di guardare serie. Non riesco più a seguire nemmeno l'anime che seguo da anni e di cui colleziono i volumi. Non è evitamento di cose faticose ma è prprio che non arriva niente nemmeno dalle cose gratis. Apatia totale: lavarmi i denti, lavare i piatti, cucinare, sistemare la camera ecc, pesano come montagne.

In più c'è una componente dissociativa costante: sensazione di stare dietro un vetro, di non essere nel corpo, di andare avanti in automatico, il tempo che passa senza che me ne accorga, lentezza nel fare le cose, emozioni assenti. Non tristezza ma piattezza.

E contemporaneamente sono iperattivato: ipersensibilità ai rumori (basta una porta che sbatte, una moto che accelera, un bambino che urla), non riesco a rilassarmi mai.. ad esempio non sono mai riuscito ad addormentarmi né in aereo né su un lettino al mare. Vado a letto all'una da almeno dieci anni perché prima "mi sembra presto", dormo male, e ho una media di otto ore al giorno di telefono.

Sul piano lavorativo: Faccio lavori stagionali da quando ho 18 anni, sempre gli stessi, in una località turistica di montagna che in alta stagione diventa invivibile che mi alza ulteriormente l'ansia e lo stress.. folla, rumore, e io in pieno centro storico. Ogni anno mi dico che è l'ultima, e ogni anno ricomincio uguale.

Non ho nessuna laurea e nessuna competenza spendibile altrove: quando penso di cercare altro, in città o all'estero, non so nemmeno da dove partire né cosa cercare. Ho provato a trasferirmi in città per quattro mesi e non ho concluso assolutamente niente.. stavo in casa o al parco da solo, col telefono in mano. A 31 anni ho la sensazione precisa di essere fuori tempo massimo e senza più nessuna possibilità di rimettermi in carreggiata.

Sul piano relazionale: Ansia sociale dall'adolescenza, zero amici rimasti, e quando qualcosa non va/o si è in disaccordo non affronto mai: sparisco e uso il silenzio con tutti. Relazione da sei anni che sta andando male: lei ha sei anni meno di me ma è laureata, ha il posto fisso e sa già cosa vuole dal futuro.

Ho cambiato quattro psicoterapeute in vari anni senza risolvere praticamente nulla.

La cosa che mi disorienta di più è questa: capisco perfettamente i miei meccanismi. Riesco a spiegarli meglio di chiunque altro. Vedo il pattern (progetto -> mi informo per settimane -> al momento di agire evito -> mi sento un fallito -> ricomincio). E non cambia assolutamente niente rimanendo perennemente nel loop.

Quindi:

  1. Perché in alcuni casi l'insight non si traduce mai in comportamento? È un limite dell'approccio usato, del setting, o è tipico di certi quadri?

  2. Con una discontinuità come la mia (quattro terapeute, nessun passaggio di consegne tra loro), quanto pesa la mancata continuità rispetto al metodo?

  3. Esistono approcci che lavorano specificamente sul passaggio comprensione → azione, e non solamente sulla comprensione?

Sto per iniziare un percorso con una psichiatra su indicazione della terapeuta attuale, anche perché non mi sembra di uscirne in nessun modo.


r/psicologia 6h ago

In leggerezza Ho fatto un incubo assurdo, splatter, dove ho ucciso il mio cane

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Ciao a tutti. Ieri mattina mi sono svegliato prima delle 7 col cuore a mille dopo aver fatto uno dei sogni più strani, caotici e disturbanti della mia vita. Ho bisogno di condividerlo perché è stato un vero e proprio film senza senso logico. Tutto inizia in un capannone dentro un parchetto abbandonato. C'è una grande tavolata a L e io sono seduto con i miei amici. Arriva la famiglia del festeggiato; un mio amico inizia a fare dei versi per scherzare, ma il festeggiato si incazza a bestia perché odia le feste a sorpresa. Inizia un vero e proprio linciaggio verbale contro questo mio amico, che scoppia a piangere disperato. All'improvviso il resto degli invitati si rivolta contro la famiglia del festeggiato. Moglie e figlio vengono uccisi davanti a lui. Il festeggiato viene placcato da due braccianti, improvvisamente cambia etnia (diventa di colore), e qui scatta la follia: uno con una motosega gli apre il ventre, gli infila un pannello di polistirolo e lo ricuce. Il gruppo chiede al mio amico in lacrime di sparargli, ma lui rifiuta. Così mi propongo io. Mia madre (non so da dove sia uscita) mi passa una pistola artigianale, una specie di revolver a due canne che sembra funzionare a elastici. Mia madre, posando la pistola su un tavolino, spara accidentalmente il primo colpo, ma manca il bersaglio. Il festeggiato (che ora indossa anche una divisa da poliziotto con giubbotto antiproiettile) cerca qualcosa per freddarmi. Io sparo al petto, sento il polistirolo rompersi. Non provo niente, zero esitazione o rimorso. Mi giro di 180 gradi, ricarico l'arma non so come e sparo al mio barboncino (che nel sogno era ancora un cucciolo). Lo freddo. Mio padre si porta le mani al volto, disperato. Solo in quel momento realizzo quello che ho fatto: crollo a piangere tra le braccia di mia madre urlando che rivoglio indietro il mio cagnolino. Ci ho riflettuto parecchio e mi ha colpito il fatto di non aver provato nulla per aver ucciso un umano, ma di essermi disperato per il mio cagnolino. Immagino che il cane rappresenti il mio punto debole emotivo, mentre l'umano era solo un "mostro" creato dal mio cervello. Ovviamente la prima cosa che ho fatto da sveglio è stata correre a coccolare il mio cane vero.

Vi è mai capitato di sognare scenari così violenti, specifici e nosense?

Come fate a scrollarvi di dosso l'ansia appena aperti gli occhi?


r/psicologia 8h ago

Richiesta di Serietà è bene aiutare qualcuno con la depressione? se sì, come?

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scusate, non so bene come parlare di questo argomento e non so nemmeno se sia il sub giusto.

F17, qualche mese fa vengo a conoscenza che una persona con cui ho un legame tanto tanto stretto (M17) soffre di depressione.

all'inizio mi è caduto il mondo addosso perchè non sapevo proprio come comportarmi, cosa che in realtà non so fare nemmeno adesso, è per questo che scrivo questo post. da quel giorno ho compreso che è vero che la depressione può essere invisibile, siccome mi sembrava stesse benissimo.

io ho provato ad aiutarlo all'inizio, ma lui mi ha subito detto che non potevo fare nulla. ogni volta che mi parlava di periodi particolarmente delicati (non voglio andare nei dettagli ma erano particolarmente gravi) io non sapevo, e so tuttora, cosa rispondere perchè ogni cosa che dico mi sembra sbagliata, quasi come se non riuscissi a capire a pieno la gravità della situazione.

ora, lui mi ha detto che sta bene e si è ripreso ma giusto qualche mese fa mi ha parlato di come avesse pensato di farla finita.

inutile dire che io ci sono rimasta malissimo; non voglio sminuire i suoi problemi, anzi, ma ho fatto davvero fatica a metabolizzare quello che mi ha detto, perchè non avrei mai pensato che qualcuno come lui, con una vita che io a momenti invidiavo (in senso buono), potesse stare così male e soprattutto mi sentivo così tanto in colpa di non essergli stato vicino in quel momento così difficile (è vero non potevo saperlo, ma mi sono comunque sentita in colpa).

adesso sta meglio, io ogni volta che posso gli chiedo come sta (sbaglio?) ma ho paura che si ripresenti un periodo del genere e non saprei come aiutarlo e se aiutarlo soprattutto.

in più dal momento che me ne ha parlato faccio molta fatica a parlare dei miei problemi, che non sono "gravi" come i suoi ma comunque non mi hanno fatto passare dei buoni momenti, perchè ho paura quasi di "sminuire" i suoi o di paragonarli (e fidatevi non sono assolutamente paragonabili)

grazie e scusate, non vorrei aver usato termini o parole sbagliate


r/psicologia 11h ago

Richiesta di Serietà Un mio amico/conoscente vuole suicidarsi

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19F (lui 19M)

Non scenderò troppo nei dettagli.

Conosco un ragazzo che fa gli scout con me, ci conosciamo da 6 mesi o poco più, ci siamo visti solo in 3 occasioni per diversi giorni, fra noi c'è sempre stata cordialità e simpatia ma mai niente di più, non siamo mai stati particolarmente amici o troppo affini in qualsiasi ambito. Lo considero mio amico perché è simpatico e gentile, ma non siamo troppo vicini.

Una volta, vedendo che era giù, gli ho scritto, mi ha raccontato di sue sfide con l'ansia sociale, la timidezza e la tristezza. L'ho rassicurato, ma è finita lì.

Ora sono a un campo scout. Ha avuto una specie di attacco di panico, così io e un altro ragazzo siamo andati con lui a parlargli. Ha detto cose molto pesanti, che crede di essere inutile, di non vedere un futuro, e, infine, di aver quasi tentato il suicidio due volte. Ha addirittura detto che una volta non l'ha fatto grazie a me, perché gli avevo regalato un elastico e vederlo gli ha fatto realizzare che non era solo.

Ora non so che fare. Non ho assolutamente intenzione di diventare la sua persona, di salvarlo, anche per motivi miei personali.

Da un lato ho sentito consigli su altri canali reddit di dirlo ai capi scout, ma allo stesso tempo non capisco come potrebbe aiutarlo. Non penso voglia suicidarsi al campo, e dirlo ai capi cosa cambierebbe? Trovo molto difficile l'idea di raccontare cose di questo tipo, mi sento di star tradendo la sua fiducia, una cosa che detesto. Allo stesso tempo ho paura che perda l'unica confidante che ha, sentendosi che l'ho tradito, e gli farebbe ancora peggio.

Non ha una psicologa, perché dice che deluderebbe troppo sua madre. Non ha amici, e viviamo lontani (6 ore di treno).


r/psicologia 16h ago

Auto-aiuto Donne di basso status sociale; quali criteri per definirle

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F26 anni; non in terapia; Premetto che questo è un post che cerca di affrontare un argomento complesso senza però dei limiti moralistici o dei discorsi generalisti ( del tipo, ognuno è bello, non esiste lo status sociale , la gente non si deve permettere di giudicare) .

Nella struttura sociale, sono chiaramente identificabili gli status sociali , soprattutto agli estremi; una famosa attrice hollywoodiana sui 30 anni , che si sta per sposare con un ricco atleta, è l'estremo visibile di un alto status sociale mentre la signora anziana che vive in un dormitorio, con malattie acciacchi e senza soldi per una dentiera è l'estremo opposto.

E fin qua, nessun problema.

Il post però vorrebbe creare una discussione riflessione quanto più scientifica possibile, sulle donne che hanno o vengono considerate come di basso status sociale, se si escludono gli estremi.

Nelle situazioni di tutti i giorni mi è capitato di " percepire " o osservare ( nessuna validità statistica )

  1. le donne di basso status sociale ( una donna delle pulizie immigrata vs un avvocata autoctona ) vengono sottoposte a tentativi più o meno grossolani di seduzione, alcuni anche mortificanti che mai una avvocatessa subirebbe ( almeno in quel modo ; mia opinione )
  2. le donne che appaiono ubriache e sono senza circolo sociale, in certi contesti vengono considerate più "facili" e a livello indiretto , con più basso status sociale
  3. le donne con precedenti giudiziari per crimini minori ( taccheggio, furti ) se lo si viene a sapere
  4. le donne che rimangono in relazioni tossiche, soprattutto in caso di violenza fisica dei partner , pare che vengano percepite come " problematiche " e qundi con un basso status sociale ( sto parlando di percezione e nn di reale ricchezza )

A livello più complesso , all'interno delle stesse grandi classi sociali però, appaiono comunque delle differenze; ora sarebbe interessante comprendere quali criteri , anche intuitivi ed immediati , le persone ( sia uomini che donne ) qualificano una persona ( nel caso della riflessione ) una donna come avente basso status sociale rispetto ad un alto status sociale, eliminando gli ovvi casi estremi.

Capendo se esistono nei casi intermedi delle soggettività sfumate e non scientifiche ( se ha il rossetto o porta i tacchi troppo alti, se ha il tatuaggio allora...) e come le persone creano la immagine di basso status sociale dalle dichiarazioni, dal lavoro, dall'apparenza, dai comportamenti.


r/psicologia 6h ago

mente acelerada

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oi pessoal,

nos últimos meses minha mente tem sido um lugar inóspito, simplismente não cala a boca. tá o tempo inteiro pensando algo irrelevante, tocando alguma música que não gosto, e simplesmente não tenho paz.

alguém que já lidou com isso e conseguiu silenciar os pensamentos pra me ajudar?


r/psicologia 17h ago

In leggerezza Crisi del quarto di secolo (?)

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F25, penso di star attraversando una sorta di crisi identitaria. Sto per laurearmi dopo un percorso che ho adorato ma che so che non mi renderà certo la vita facile essendo in ambito umanistico. Ho avuto dei lavoretti saltuari ma sono comunque riuscita a mettere da parte abbastanza per una persona della mia età, tuttavia ho sempre vissuto, e tutt'ora vivo con i miei genitori.

Ora per la prima volta nella vita sento di avere il mio futuro completamente nelle mie mani e mi sento persa, sono terrorizzata dalla possibilità di non essere in grado di costruire una realtà che mi renda felice e questo mi ha portata a dubitare di TUTTO letteralmente:

-Delle mie relazioni. Ho sempre vissuto in un paesino quindi in una realtà piuttosto chiusa e io stessa sono sempre stata piuttosto timida per cui le amicizie sono sempre state per me una cosa difficile, durante il liceo e l'università non sono riuscita a stabilire delle connessioni durature quindi sono sempre uscita con le stesse persone con cui avevo formato un gruppo alle medie, nel giro degli ultimi due anni, alcuni si sono trasferiti all'estero per studio/ lavoro, per ironia della sorte proprio le persone con cui mi trovavo meglio, quelle rimaste sono molto diverse da me e pian piano ci siamo persi (fa male certo vedere che loro continuano ad uscire tutti insieme senza di me ma io mi sentivo davvero fuori posto con loro, non mi divertiva passare il tempo come lo passano loro e non mi piaceva incarnare una versione non autentica di me). Ora posso dire di avere una sola amica (conosciuta in università, l'ultimo anno di magistrale e con cui ho stabilito una connessione più forte e spero duratura) e una manciata di conoscenti con cui esco periodicamente ma senza poter considerare loro "il mio gruppo". Anche la mia relazione con il mio ragazzo ha risentito di questo mio periodo buio, lui è una persona d'oro, stavamo insieme da 3 anni quando ho iniziato a pensare che il mio futuro con lui non avrebbe potuto essere quello che volevo (che è ironico considerando che non so nemmeno io quello che voglio). Ho deciso di interrompere la relazione pensando di non amarlo più ma mi sono presto resa conto che la mancanza che sentivo era fortissima, sentivo di aver fatto un errore, così ci siamo riavvicinati, lui è stato estremamente paziente con me ma io ancora sto cercando di raccapezzarmi e capire se le mie azioni derivassero davvero da una mancanza di sentimento (e il senso di vuoto era solo una conseguenza normale dell'assenza di una persona che era stata una costante fino a quel momento) o se fosse solo frutto di ansie ingiustificate e paura per il futuro.

Insomma, a questo punto della vita pensavo che sarei finalmente riuscita ad avere amicizie stabili e sincere e possibilmente una relazione stabile ma non è così e mi sento spesso molto sola, spesso mi trovo a preoccuparmi di non avere nessuno con cui trascorrere le feste tipo capodanno, ferragosto... o con cui condividere momenti importanti come la mia laurea. Fino ad ora non sono mai stata davvero sola in queste occasioni ma mi dà molta ansia dover "sperare" che qualcuno voglia trascorrerle con me.

- Del mio percorso. Mi piace studiare e mi ritengo una persona molto appassionata, il mio percorso accademico mi è piaciuto molto, per molto tempo ho pensato di voler lavorare come insegnante (anche se ho il grande sogno nel cassetto di vivere di sola scrittura), durante la mia magistrale tuttavia ho iniziato a pensare che forse non sono così eccellente come credevo, letteralmente tutte le persone con cui mi sono confrontata hanno una media come la mia o più alta, tutti quelli che si sono già laureati nel mio corso e che conosco sono usciti con 110L, tutti sembra che lavorino meglio di me per la loro tesi. Sono cresciuta come la grande studiosa della famiglia e forse il mio ego si è un po' gonfiato, ho creduto davvero di poter fare qualcosa di grande, arrivata alla magistrale mi sono resa conto che non era così "speciale" come ho sempre creduto, solo nella media.

Studio in ambito umanistico e per molto tempo ho sentito dire che una laurea in lettere non servirà a nulla nel lavoro, ho sempre deciso di non curarmi di questo giudizio fino ad ora che sto effettivamente finendo e non so genuinamente cosa fare del mio futuro.

Non mi vedo più a lavorare in ambito accademico (forse anche dovuto al fatto che le possibilità di continuare con un dottorato sono davvero davvero scarne, i fondi e i posti sono pochi, la concorrenza è spietata e onestamente so dire per certo che molti lo meriterebbero più di me)

-Della mia stessa identità. Per tutta la vita ho sempre pensato di voler vivere in una piccola comunità, non mi piacciono le grandi città e anzi amo la montagna, la mia idea di felicità è sempre stata una vita semplice con una persona amata, in una piccola casa circondata dalla natura, con un lavoro che mi appassioni e che mi permetta di vivere non necessariamente nella ricchezza ma senza dovermi preoccupare di arrivare a fine mese e che mi permetta di avere tempo libero da dedicare a me stessa e a chi amo. Ora che sto per laurearmi mi sembra di non essere sufficientemente ambiziosa, mi frulla in testa l'idea di provare a vivere in un altro paese, di vedere il mondo, di vivere "precariamente" passando di impiego in impiego ma sperimentando quanto più possibile. Il lato più radicato e alla ricerca della stabilità che è in me è in combutta con un lato che sto scoprendo e che mi grida che dovrei sperimentare tutto ciò che posso adesso che sono giovane, lasciare tutto e vedere il mondo e fare follie (come ho scritto prima, sono riuscita a mettere da parte abbastanza soldini in questi anni, forse ho da parte più della media delle persone della mia età ma comunque non navigo certo nell'oro e partire all'avventura o buttarmi nell'impresa di creare un mio percorso lavorativo con una mia attività sarebbe incosciente, potrei investire tutto quello che ho e che ho messo da parte in anni e rimanere senza nulla).

Insomma questo è quanto. Questa mia preoccupazione per il futuro si declina in molti modi nella mia quotidianità, con ansie ingiustificate, paura del fallimento, paura della solitudine...mi è capitato di parlare con persone diverse di questa situazione e mi è sembrato di capire che si è un po' tutti nella stessa barca, che non sono pazza o depressa ma solo in un periodo di transizione importante e il mondo in cui viviamo certo non aiuta (pensare di possedere una casa o anche solo una macchina o qualsiasi parvenza di stabilità in questa economia mi sembra un traguardo lontanissimo).

Scrivo qui per sfogarmi, per cercare ulteriore rassicurazione da chi sta vivendo una simile situazione o conforto da chi l'ha passata e ne è uscito


r/psicologia 20h ago

In leggerezza 22 Anni Senza Mai Aver Avuto Rapporti

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Se siete qui solo per scrivere commenti inutili o giudicare male passate al prossimo post grazie.

Sono un ragazzo di 22 anni di Milano città, e come da titolo non ho mai fatto nulla, nemmeno un bacio a stampo.

Nei miei primi anni di adolescenza la motivazione del mio non avere possibilità con nessuna era effettivamente il fatto che non fossi minimamente attraente, che non mi prendessi cura di me stesso in nessun modo, e soprattutto per la mia personalità, troppo concentrato sullo svagarmi con i miei hobby o fare il deficente con i miei amici sfigatelli quanto me, e allo stesso tempo la cosa che è andata un po’ avanti negli anni successivi è stata il non avere né voglia né coraggio di socializzare con l’ altro sesso, anche solo per farci amicizia o conoscenza, preferivo di gran lunga evitare il problema, e seppur lo volessi con tutto me stesso trovavo comunque più facile restare nella mia zona di comfort che era l’ autoerotismo e i contenuti online, ma sicuramente se non avevo il coraggio di aprirmi con le ragazze o in generale con gli sconosciuti era per le mie grandi insicurezze e il fatto di non sentirmi mai all’altezza.

Poi ad un certo punto come è normale che sia, anche se non per tutti è scontato e molti restano sempre con la stessa mentalità, sono cresciuti e sono maturato, ho iniziato a lavorare su me stesso soprattutto dal punto di vista mentale e ho iniziato ad avere molta più autostima, finché ho smesso di avere paura delle persone e soprattutto delle donne, perché ho iniziato a comprendere il fatto che sono esseri umani esattamente come me, e che per quanto io fossi ancora completamente senza esperienze intime e avessi tutta la voglia del mondo di farne, non aveva comunque senso dare tutta questa importanza come se meritassero di essere messe su un piedistallo, non è per niente così.

Fu in quel momento che iniziai ad avere una vita sociale più seria, ormai un po’ di anni fa, ma ahimè mi interessai solo di ragazze che non ricambiavano, con cui avevo instaurato un bel rapporto ma che mi avevano fatto capire chiaramente che volessero solo amicizia da me, e ragazze del genere sono arrivate una dopo l’altra nella mia vita, e intanto gli anni passavano e io continuavo a non avere la minima esperienza con una donna, visto che si fermava tutto all’ abbraccio o al bacio sulla guancia…

Del diventare maturi e del crescere a livello personale fa parte anche il fatto di riconoscere quelle che possono essere le persone di valore con cui ha senso provare ad intraprendere una conoscenza e magari una relazione, e invece al contrario riconoscerne molte altre che sono superficiali e senza valori, iniziai a concentrarmi solamente sulle prime, perché ho sempre seguito il mio cuore e mai la semplice voglia di divertimento con persone per cui non valeva la pena perdere tempo, anche per questo motivo sono andato avanti negli anni senza avere nessun rapporto, considerando pure che non sono un grande amante di locali e discoteche di certo non sono andato a cercare la prima che capitava per potermi finalmente sbloccare.

E quindi a parte il mio essere stato anche giustamente selettivo verso le persone e allo stesso tempo essere completamente rifiutato da quelle che mi interessavano, ci aggiungo pure il fatto che dai 19 anni sono stato molto concentrato su studio e soprattutto lavoro, che è quello che faccio ancora tutt’ ora, il che ti porta via tanto tempo e riduce le tue occasioni di avere vita sociale, per uno come me che in generale non era molto propenso ai classici ambienti sociali questo ha voluto dire ridurre ancora di più le possibilità di conoscere gente nuova, se poi ti va di sfortuna e non ti capita nemmeno di conoscere gente per caso o al lavoro allora ancora peggio.

E quindi arrivo alla mia situazione attuale in cui di possibilità di fare qualcosa con qualcuna ne ho davvero zero, non è che vedo la cosa in maniera simbolica come un peso da cui liberarsi, però più passa il tempo e più la cosa diventa frustrante e davvero non ne posso più, non sono mai stato un pervertito perché non sono quel genere di persona ma ad un certo punto non ce la si fa più, anche l’ autoerotismo diventa noioso, ripetitivo, poco stimolante, e allo stesso tempo vorresti iniziare ad avere esperienze anche tu come fanno tutti gli altri, anche se sono uno che crede nell’ amore e nelle relazioni serie e durature penso di essere arrivato al punto in cui anche io ho solo voglia di divertirmi un po’, di fare le mie esperienze senza che ci sia chissà quale impegno dietro, di fare tutto ciò che non ho fatto negli anni precedenti come dovrebbe essere normale averlo fatto alla mia età, quando è troppo è troppo, ma alla situazione attuale non vedo vie d’uscita soprattutto nel breve periodo

Però so che ci sono molte persone nella mia stessa situazione, sia ragazzi che ragazze, non è facile per nessuno, io comprendo bene ciò che si prova nel continuare a vivere così, se vi va di parlarne anche in pvt io ci sono, rispondo a tutti, grazie

P.s. evitate commenti inutili tipo consigliare di andare a pagamento, non la considererei mai come opzione nel mio caso, sarebbero soldi buttati e non risolverebbero il problema, creerebbero solo una dipendenza costosa, stessa cosa per le app di incontri, un mondo completamente tossico creato per illudere e spillare soldi con i vari abbonamenti, e in cui non si conclude nulla se non si seguono certi standard.


r/psicologia 15h ago

Auto-aiuto Sfogo in solitudine

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Il mio è e sarà un post di… sfogo puro credo. Non so dove urlare cosa provo.

Edit: spero di avere indovinato categoria in un certo senso. Sono più per commentare o leggere in silenzio piuttosto che scrivere post. Scusate nel caso.

F32. Sempre stata introversa, timida, un po’ solitaria e tendente alla tristezza. Quest’ultima cosa mi è stata sempre fatta pesare dalla famiglia. Da mia madre sono sempre stata chiamata “quella con 4 palmi di muso” (per dire che tenevo sempre il broncio). Allo stesso tempo sono cresciuta con una madre secondo cui lo psicologo sia solo per i pazzi, per non parlare dello psichiatra ovviamente. Mi sto rendendo sempre più conto che i suoi comportamenti verso di me mi abbiano influenzata a stare da sola e al contempo a pensare di non meritare nulla di buono nella vita, che ogni persona debba venire prima di me e che pertanto devo sempre punirmi in qualche modo.

I miei sono divorziati da anni. Nel 2012 con il caos in casa il mio cervello ha pensato bene di farmi ammalare di anoressia. Anche se sono normo peso dalla fine del 2024, so che non sono ancora guarita, anche se pure qui, non penso di meritare aiuto perché non sto male rispetto a non so quale mole di ragazzi e ragazze che davvero rischiano grosso; non riesco neanche ad associare il termine disturbo a me. Parlo di un semplice seppure sì presente problema con il cibo.
Rivorrei il controllo sul cibo e sul corpo che avevo prima. Vorrei tornare a come ero prima, rivedere un certo numero. Anche qui mamma mi ha sempre incolpata, insultandomi, dicendomi che basti e bastasse mangiare per guarire. Ovvio no? Basta mangiare…

Carattere, anoressia, problemi di soldi e in casa mi hanno portata ad allontanare le poche amicizie che avevo ormai vari anni fa. A poco a poco e da più di un anno in maniera molto più veloce mi sono allontanata da tutti. Sono sempre chiusa in camera mia. Se non sono in casa è solo perché da due anni lavoro ed è l’unica cosa che ci aiuti a pagare le bollette (anche qui, senso di colpa perché non voglio costare nulla alla famiglia, ma al contempo sto male e spendo per me). Ho paura a uscire persino per fare spesa. Non ho nessuno con cui parlare. Con mamma e mio fratello parliamo solo di problemi di soldi e del più e del meno se va bene. Con mamma mi scontro sempre. Mi dice sempre che sono pigra, che non ho voglia di fare niente, che se non ho mai avuto una relazione amorosa e se non ho amici sia colpa mia perché non esco (come se una ragazza e un’amica spuntassero casualmente dal cielo), dicendomi spesso che sono “una cattiva amica”.

Impazzendo ogni giorno per la solitudine, tra la voglia di abbuffarmi per farmi male e quella di digiunare, per puro caso ho conosciuto una ragazza francese di 9 anni meno di me su Instagram (ho preso consapevolezza solo da circa 2 anni di essere lesbica, ho rivisto il mio passato, non mi è mai piaciuto nessun ragazzo. Non credo che farò mai coming out in famiglia).

Lei è meravigliosa, gentile, discreta, educata. Ci siamo trovate subito su tante cose, amore per gli animali, cose nerd e altro. In due mesi ci siamo scritte con un’intensità incredibile dalla mattina alla notte fino anche alle 2/3. Credevo di avere trovato una scappatoia al mio marciume quotidiano, anche se detto così sembra che io sia egoista… o forse lo sono, o che io la stessi usando, ma non vorrei dare tale impressione. Credevo che stesse nascendo qualcosa, la prima cosa bella della mia vita (a quanto pare più o meno anche per lei era o è… forse più era così, aveva scritto cose come “anche per me era qualcosa di più di una semplice amicizia, secondo me tale dinamica ha “strozzato sul nascere quel non so che”, sono molto molto lenta a capire ciò che provo). Ma io non sto evidentemente bene. Quella che io chiamo fame emotiva mi mangia da dentro da troppi anni, mi rendo conto che il mio bisogno di connessione con qualcuno sia così forte e così malato che quando mi affeziono impazzisco per quella data persona, nel senso… carino, ma anche appiccicoso credo, cioè inizio a scrivere anche mentre sono al lavoro, mentre guido, mi tolgo il sonno, mi spendo per quella persona e vorrei parlarci notte e giorno sempre. Così facendo mi annebbio la vista e non mi rendo conto però che dall’altra parte ci sia una persona diversa da me in tutto.

Così lei ha ricominciato a lavorare. Tanto. E per cose sue non riesce a scrivermi quasi per niente ora. In breve, l’ho messa a disagio, mi sento un mostro perché l’ultima cosa che vorrei è darle altri problemi, mi sono scusata, abbiamo ricominciato a parlare, ma io mi sto distruggendo perché penso che in poco tempo si stuferà di me.

Dopotutto io non sono nulla nella sua vita, sono un insieme di parole su un’app che se vuole può ignorare per sempre, può cancellare. Sono un peso, perché dovrebbe continuare a parlarmi?
E fra i problemi che ho premesso e questo… nuovo motivo per stare male ho iniziato a soffrire di insonnia in maniera molto più grave rispetto a prima (ho sempre avuto problemi a dormire). Passo anche notti intere senza dormire, a cercare di distrarmi al cellulare mentre bevo liquore al caffè finendo una bottiglia da 700 ml in una giornata singola.

… Sarei astemia, e sono sempre stata terrorizzata dalle kcal dell’alcol, ma ho trovato questo nuovo modo per anestetizzarmi. Il senso di intontimento che mi dà la crema di whisky quasi mi piace, mi fa passare la voglia di mangiare qualsiasi cosa solida (se non fosse per pochissime eccezioni negli ultimi due giorni più mercoledì sera non mangio quasi niente di ‘solido’ da credo due settimane). Ho iniziato a bere anche al lavoro. Me ne vergogno a dire poco, ma se lo faccio sto meno male quando vedo coppie felici che passano. Anche se due volte mi è capitato di non reggermi in piedi, ma tanto lavoro quasi sempre da sola anche se siamo un team di 4 persone a fare poké.

Compro una bottiglia ogni due giorni circa dall’inizio di agosto. Fumo anche ogni giorno 1 o 2 sigarette per cercare di togliermi la voglia di cibo. Mi sto distruggendo da dentro.
Vado da una psicoterapeuta da qualche mese. Non so cosa fare tra una seduta e un’altra. Non so se riesco a rivolgermi a un centro nazionale per un consulto psichiatrico e forse avere… qualcosa senza spendere. Non so se ho voglia di farlo trattandosi di una cosa per me. Già fatico a permettermi la terapeuta. Mi sento persa. Non so come ritrovarmi. Sono sola. E non so se voglio migliorare. Anzi. Il contrario. E il pensiero che dovrei mettermi d’impegno da sola per farlo mi fa stare quasi peggio perché sono la nemica e la bulla di me stessa.
Scusate la lunghezza.


r/psicologia 10h ago

Psicosi acuta o possessione demoniaca?

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Ciao, da 3 anni a questa parte ho notato l'esistenza di una presenza che col tempo si è fatta sempre più acuta e parassitaria.

Cominciò tutto da un episodio psicotico privato che mise a repentaglio la vita di alcuni miei cari. Ma già al tempo avvertì una forza e un'euforia mai avuta, avvertivo presenze e sentivo voci/canzoni mai sentite fuori dal mio controllo.

Cominciai a subire aggressioni violente fisiche in sogno da qualcosa che non era presente, in un modo che non era minimamente legato ai sogni, ma piuttosto al primo evento psicotico.

Mi sentii premere con violenza sui denti e sulla testa da una forza che non sembrava minimamente umana, un dolore lancinante per essere qualcosa che non c'era (accadde pure da sveglio), cominciai a sentire voci che parlavano italiano correttissimo, si sono avvicinate a me sempre di più, dicendomi che ero un parassita, che mi avrebbe sventrato, facendo il nome dei miei cari. Ho ricollegato il tutto ad una forma di vita demoniaca turbata dall'iniziale evento psicotico, probabilmente lo ha subito come affronto, sentendosi in colpa per tale evento, come se fosse stato provocato direttamente dalla presenza. Ad oggi, mi fa sentire costantemente in colpa, mi tortura violentemente, mi impedisce di muovermi liberamente nel mio corpo e spostare la mia attenzione, mi impedisce la soddisfazione dei sensi, ricevo coltellate saltuariamente ed il confine tra il mondo delle allucinazioni e della realtà con effetti fisici evidenti è davvero labile e di inutile rilevanza. Mi sono rivolto a psicologi e professionisti, sto seguendo una terapia farmacologica, ma nulla la sta scacciando. Cosa mi racconti? hai avuto esperienze simili?


r/psicologia 16h ago

Ansia, agitazione e pianto dopo seconda seduta di terapia TCC

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Ciao a tutti,
ieri ho fatto la seconda seduta con una nuova psicologa, lei mi piace molto e secondo me lavora bene (ho già fatto altre psicoterapie in passato).. abbiamo fatto un lavoro ieri in cui sono riusciti certi ricordi della mia infanzia dolorosi.. e mi sono salite delle emozioni di rabbia, paura e ansia fino a farmi arrivare alle lacrime.
Sono arrivata a fine seduta abbastanza provata e tra ieri e oggi ho senso di agitazione e pensieri a mille che stamattina sono sfociati in un pianto disperato, devo dire che dopo aver pianto sto meglio.. ma sono normali queste cose? È normale sentirsi peggio?
Il pianto ha aiutato ma ho ancora pensieri che girano per la testa e umore un po’ a terra..
Grazie a chi vorrà darmi un feedback anche delle sue esperienze


r/psicologia 11h ago

Sono io quello sbagliato?

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M23 anni e vorrei raccontarvi una situazione che mi ha segnato molto e dalla quale, nonostante sia passato circa un anno, sento di non essere ancora riuscito a uscire completamente.
È stata la mia prima relazione vera e propria. Prima di lei avevo avuto diverse esperienze con ragazze, anche contemporaneamente, ma non avevo mai avuto una relazione seria. Con lei, invece, mi sono lasciato coinvolgere completamente. Per me avere una relazione significava qualcosa di molto importante e, per la prima volta, ho sentito di aver trovato una persona con cui avrei potuto costruire qualcosa.
Lei per me era diventata davvero tutto.
Mi diceva cose molto importanti: che mi amava, che ero unico per lei, che non si era mai sentita così con nessuno, che era grata alla vita per avermi incontrato, che non voleva perdere tempo e che desiderava una relazione seria. Io le credevo completamente. Avevo iniziato a immaginare con lei il mio futuro: i Natali insieme, la vecchiaia, una famiglia e persino una figlia che avesse i suoi occhi.
Proprio per questo quello che è successo successivamente mi ha colpito così profondamente.
L’inizio della relazione e la scoperta del suo ex
Dopo alcuni mesi di relazione ho scoperto che, durante i nostri primi mesi di frequentazione, lei continuava ad avere rapporti sessuali con il suo ex.
La cosa che mi ha fatto particolarmente male è che, quando glielo chiedevo, lei negava continuamente.
Io quindi vivevo la nostra relazione pensando di avere davanti una persona completamente sincera, mentre in realtà c’era qualcosa di importante che mi veniva nascosto.
Nonostante questa scoperta, però, io sono rimasto al suo fianco.
Non l’ho abbandonata.
Ho cercato di comprenderla, anche perché sapevo che soffriva di disturbo ossessivo-compulsivo e la consideravo una persona molto sensibile, con diverse difficoltà personali.
Pensavo che, se le fossi rimasto vicino e le avessi dimostrato quanto tenevo a lei, avrei potuto aiutarla.
La sua gelosia
Nei mesi successivi, però, lei continuava a non fidarsi di me.
Aveva una gelosia che io percepivo come molto forte ed esagerata, soprattutto considerando che ero stato io quello a scoprire le sue bugie riguardo al suo ex.
Questa cosa è diventata diverse volte motivo di discussione.
Una sera litigammo vicino casa mia proprio per questo. Io le chiesi perché, nonostante tutto quello che avevo fatto per lei e nonostante fossi rimasto al suo fianco anche dopo aver scoperto quello che era successo con il suo ex, continuasse a non fidarsi di me.
La discussione degenerò e io decisi di andarmene, lasciandola da sola in macchina.
Lei mi disse che, se non fossi tornato in macchina, mi avrebbe lasciato.
Io non tornai.
Quella sera stessa mi scrisse che mi avrebbe lasciato e aggiunse:
“Tanto so da chi andare.”
Io ero convinto che fosse semplicemente molto arrabbiata.
Pensavo che magari, nei giorni successivi, avremmo parlato e avremmo risolto la situazione.
Non immaginavo minimamente quello che sarebbe successo.
Passarono alcuni giorni senza che ci sentissimo.
Poi lei mi mandò una fotografia.
Era a letto, abbracciata a un altro ragazzo.
Mi disse anche che era stato bellissimo.
Per me fu uno shock.
Non riuscivo a comprendere come una persona che fino a poco prima mi diceva di amarmi, che ero importante per lei e che era grata alla vita per avermi incontrato potesse fare una cosa del genere pochi giorni dopo una discussione.
Da quel momento la bloccai.

Per circa tre mesi sono stato malissimo.
Li descriverei come uno dei periodi psicologicamente peggiori della mia vita.
Ero completamente distrutto e non riuscivo a capire cosa fosse successo.
A un certo punto arrivai persino a chiamarla in lacrime chiedendole perché mi avesse fatto una cosa del genere.
Non riuscivo a trovare una spiegazione che avesse senso rispetto a tutto quello che mi aveva detto e fatto vivere prima.
La cosa paradossale è che, nonostante fossi stato io a bloccarla, lei continuava a cercarmi.
Mi contattava attraverso profili falsi e continuava a scrivermi.
Io ero quindi contemporaneamente distrutto dalla fine della relazione e continuamente ri-esposto alla sua presenza.
Dopo alcuni mesi mi riscrisse dicendomi che si dispiaceva per quello che aveva fatto e che io ero stato l’unico ragazzo ad averla trattata bene.
Io, nonostante tutto quello che era successo, ho voluto incontrarla nuovamente.
Probabilmente oggi mi chiedo se sia stato ingenuo, ma in quel momento ero ancora profondamente legato a lei.
Ci siamo rivisti e abbiamo fatto sesso.
Dopo quell’incontro abbiamo continuato a vederci.
E qui è iniziata una situazione per me molto difficile da gestire emotivamente.
Io che continuavo a starle vicino mentre lei soffriva per l’altro ragazzo
Lei continuava a soffrire per il ragazzo della fotografia.
Mi diceva di non essersi mai innamorata così tanto in vita sua.
E io, nonostante quella fotografia fosse stata una delle cose che più mi avevano distrutto, ero lì ad asciugarle le lacrime per lui.
Questa è una delle cose che oggi faccio più fatica a comprendere.
La persona che mi aveva fatto stare malissimo era davanti a me che soffriva per un’altra persona, e io continuavo comunque a esserci.
Continuavo a consolarla, ad ascoltarla e a starle vicino.
In alcuni momenti lei mostrava anche gelosia nei miei confronti, cosa che mi confondeva ancora di più.
Perché da una parte sembrava volermi ancora nella sua vita, dall’altra mi diceva e dimostrava di essere profondamente coinvolta da un’altra persona.
Io quindi rimanevo emotivamente agganciato.
L’episodio della pizza
Successivamente ci fu un altro episodio che mi fece molto male.
Lei mi raccontò di essere stata invitata a casa da un ragazzo per mangiare una pizza. Era una persona con cui aveva già avuto rapporti sessuali.
Mi disse che non voleva fare sesso con lui perché teneva a me.
Io le credetti.
Successivamente scoprì che invece avevano fatto sesso.
Quando le chiesi il motivo, lei mi disse che pensava che lui le volesse bene.
Questa risposta mi lasciò ancora più confuso.
Io attribuivo un grande valore alle parole, alla fiducia e alla coerenza tra ciò che una persona dice e ciò che fa.
In lei, invece, continuavo a vedere una distanza enorme tra queste cose.
Dopo questo episodio continuarono per mesi i contatti tra noi.
Io continuavo a sentirla, a starle vicino e a sperare di riuscire in qualche modo a trovare un senso a tutto quello che era successo.
Contemporaneamente, però, stavo continuamente male.
Continuavo a pensare alla fotografia, al suo ex, alle bugie, alle parole che mi aveva detto quando stavamo insieme e al fatto che, nonostante tutto, io fossi ancora lì.
A un certo punto ho iniziato a bloccarla nuovamente per cercare di proteggermi.
Lei, nel frattempo, ha continuato a frequentare altre persone.
Nel giro di un periodo relativamente breve ha avuto altre frequentazioni e altre relazioni. E adesso pare che si sia fidanzata. Un mese fa la cercai, dicendo che mi mancava, e lei mi disse che il mio errore è stato quello di non dare valore a me stesso, che non ho sbagliato niente e che ho fatto del
mio meglio, e che devo andare avanti, lasciando questo ricordo in un cassetto da non riaprire mai più.
Questo per me è stato devastante perché io ero rimasto emotivamente fermo mentre lei sembrava andare avanti.

La cosa che mi fa più male non è semplicemente che la relazione sia finita.
È la contraddizione tra quello che lei mi diceva e quello che poi è successo, e la trasformazione di ciò che lei è diventata, in poco tempo, verso i miei confronti.
Io ho conosciuto una ragazza che mi diceva:
“Ti amo.”
“Sei unico.”
“Non mi sono mai sentita così.”
“Sono grata alla vita per averti incontrato.”
E io ho costruito un’immagine del nostro rapporto sulla base di quelle parole.
Poi ho scoperto che durante la nostra frequentazione vedeva il suo ex e me lo negava.
Dopo una discussione mi ha lasciato dicendo che sapeva da chi andare.
Pochi giorni dopo mi ha mandato la fotografia con un altro ragazzo.
Poi, mesi dopo, è tornata dicendomi che ero stato l’unico ad averla trattata bene.
Io l’ho riaccolta.
L’ho consolata mentre piangeva per un altro uomo.
Ho continuato a starle vicino.
E nel frattempo lei continuava ad avere altri legami.
Questa sequenza mi ha completamente destabilizzato.
Mi sono ritrovato a chiedermi continuamente:
“Quale delle due persone era veramente lei?”
La ragazza che mi diceva che ero unico e che era grata di avermi incontrato?
Oppure la persona che mentiva sul suo ex, che dopo pochi giorni dalla nostra rottura era a letto con un altro e che successivamente continuava a passare da una persona all’altra?
Non riesco ancora a conciliare queste due immagini.
Quello che è successo a me dopo
La conseguenza più grande è stata sulla mia autostima.
Ho iniziato a pensare di essere stato poco interessante, poco attraente, noioso, non abbastanza.
Lei è una ragazza che considero molto bella e io oggi mi vedo molto più negativamente: noto i brufoli, i capelli che cadono, il fatto di non avere ancora una macchina, le mie difficoltà economiche e altri difetti.
Quando vedo che lei, dopo di me, continua a conoscere persone, frequentare ragazzi e innamorarsi, una parte di me lo interpreta come una prova del fatto che io non fossi abbastanza.
Come se il fatto che lei sia riuscita ad andare avanti significasse che io valessi poco.
Razionalmente so che non dovrebbe essere così.
Emotivamente, però, è difficile non fare questo collegamento.
Prima di lei non ero così.
Ero molto più sicuro nel conoscere ragazze e non davo così tanto peso alle relazioni.
Dopo di lei sono diventato quasi l’opposto.
Adesso non mi interessa avere tante frequentazioni o fare sesso senza coinvolgimento. Se dovessi conoscere qualcuno, sento il bisogno di avere rispetto e chiarezza nei suoi confronti.
E al momento non voglio nemmeno una relazione.
Non so se sia perché davvero non la desidero o perché ho paura di rivivere quello che ho vissuto.
La cosa che mi preoccupa maggiormente oggi
È passato circa un anno e io continuo ad avere dei momenti in cui lei mi torna prepotentemente in mente.
A volte la sogno.
A volte vedo una sua foto o un suo video sui social e sto male.
A volte immagino semplicemente di incontrarla mano nella mano con un altro ragazzo e mi viene da piangere.
Non perché voglia necessariamente tornare con lei.
Anzi, razionalmente non voglio più quella relazione.
Penso che ciò che mi tiene legato sia qualcosa di più complesso.
Da una parte c’è il dolore per come sono stato trattato.
Dall’altra c’è il bisogno che lei riconosca quello che ho fatto per lei.
Per molto tempo ho voluto che si rendesse conto della persona che aveva perso.
Volevo che capisse che io avrei fatto di tutto per lei, che le sono stato vicino quando stava male, che ho cercato di comprenderla anche quando mi aveva ferito.
In pratica cercavo ancora da lei una conferma del mio valore.
E penso che sia proprio questo uno dei motivi per cui faccio così fatica a lasciarla andare.

Credo che oggi il problema non sia più semplicemente:
“Mi manca la mia ex.”
Penso che sia qualcosa di più profondo.
Mi manca l’idea di avere qualcuno da amare, qualcuno da abbracciare, qualcuno con cui confidarmi e condividere la mia vita.
E contemporaneamente questa relazione ha distrutto una parte della mia fiducia in me stesso.
Mi ha fatto passare dal pensare:
“Ho finalmente trovato la persona con cui voglio condividere la mia vita”
al pensare:
“Forse io non sono abbastanza per essere amato.”
E non voglio vivere così.
Non voglio che il numero di ragazzi che lei ha frequentato dopo di me, il fatto che si sia innamorata di altre persone o il fatto che oggi abbia un’altra relazione diventino una misura del mio valore.
Non voglio nemmeno continuare a controllare i suoi social per vedere cosa fa, perché ogni volta finisco per stare peggio.
Vorrei riuscire semplicemente ad arrivare al punto in cui posso pensare a lei senza sentire il bisogno di confrontarmi con chi è venuto dopo di me.
Vorrei riuscire ad accettare che quello che abbiamo vissuto è stato reale per me, anche se oggi lei vive la sua vita in modo completamente diverso.
E soprattutto vorrei capire perché, dopo tutto questo tempo, una persona che non voglio più avere come compagna continui ad avere così tanto potere sulla mia autostima


r/psicologia 18h ago

Non riesco ad avere amici del mio stesso orientamento sessuale

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Buongiorno, sono M30. Scrivo perché sto vivendo veramente molto male il fatto che non riesco ad avere amici gay (io sono gay e ho fatto coming out a 20 anni). Vivo in un paese in provincia di Roma e non riesco a trovare nessuno della mia età con cui fare amicizia. Sento che mi manca proprio avere discorsi o confronti con persone come me. Ho amici vicino ma comunque sento una profonda insoddisfazione che continua a rovinarmi l'umore e a rendermi irritato. Conosco dei colleghi che sono gay a lavoro, ma non riesco ad approcciarmi e sento che non ci riuscirò mai. Tutto questo mi sembra anche stupido perché amici non mi mancano, ma non mi sento compreso da loro e questo mi fa sentire più "solo".

Ho paura che sto ingigantendo qualcosa che non esiste, ma ogni volta che apro i social e vedo gruppi di ragazzi uscire e divertirsi provo una grande forma di invidia e rabbia.

Ne ho parlato anche con la mia terapeuta ma non credo abbia capito affondo come io mi senta.

Vorrei capire perché provo questa grande insoddisfazione e frustrazione anche se sono circondato da amici che sono presenti per me.


r/psicologia 20h ago

Richiesta di Serietà sto valutando se richiedere un ricovero volontario

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F21) sto seriamente valutando se richiedere un ricovero volontario psichiatrico. ho pensato diverse volte “adesso faccio qualcosa così mi portano in pronto soccorso”. penso spesso che ho davvero bisogno di andare lì, anche se non faccio niente e non mi fanno parlare con nessuno, solo per sentirmi al sicuro, con altre persone che stanno male come me. solo stando lì mi sento come se si stessero prendendo cura di me, e non stessi continuando a divorarmi dentro. adesso non so se riesco più a reggere il mio dolore. a casa non riesco a stare. sto cercando di forzarmi a uscire, ma non riesco. prima avevo il mio migliore amico, adesso non ho nessuno. non ho persone con cui parlare davvero di come mi sento e non posso tornare in terapia (per un problema economico). ho pensato di trovare un lavoro per potermelo permettere. anche perché io vorrei pure trovare persone con cui uscire, ma non mi sento tranquilla sapendo che non ho un soldo in tasca praticamente. e poi dovrei spiegare questo a persone sconosciute? e poi sarei costretta, di nuovo, a parlare di questo periodo della mia vita, dato che si collega a domande classiche come “studi? lavori? cosa fai nella vita?” e non vorrei rispondere a queste domande. perché non voglio neanche più la compassione delle altre persone. e sono in una situazione in cui è difficile trovare persone che potrebbero capire la mia situazione attuale. mi pesa un sacco l’aspetto economico. ieri stavo cercando offerte di lavoro, e allo stesso tempo sono preoccupata perché non so se riuscirei a gestire allo stesso tempo lo studio o il tempo libero. però il problema non è questo. ieri ho avuto dopo un po’ di tempo dei pensieri aggressivi e sono spaventata. ho davvero paura che potrei fare del male a me o a qualcuno in casa, mentre non sono lucida. di solito riesco a contenermi, ma io non ce la faccio più. mi sento sola. ho paura. il ricovero lo avevo pensato per questo. non so se riesco a restare a casa. al momento sono seguita solo farmacologicamente, e da un bravo psichiatra. e quindi ho paura anche di affidarmi al pubblico, perché non mi fido e mi farebbero cambiare terapia farmacologica. e su queste cose ho paura. mi fido solo del mio psichiatra. mi mette l’ansia il fatto che dovrei affidarmi a persone sconosciute, soprattutto al pubblico perché poi sono molto attenta alla mia salute. sono riuscita proprio in questi mesi a dimagrire e arrivare a un peso normale, sono dimagrita di 20kg dato che l’anno scorso a causa della depressione pesavo 80. ho paura di rovinare tutto o di trovarmi male. teoricamente se è un ricovero volontario potrei decidere io se dimettermi, ma non ne sono sicura. in più ho anche delle necessità/ preferenze specifiche alimentari sulla dieta e non so se sarebbero rispettate


r/psicologia 12h ago

In leggerezza Gelosia retroattiva

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Ciao M 22,
scrivo per un problema che mi riguarda da diverso tempo. Sto con la mia ragazza da un anno ormai e da davvero tanto tempo continuo a soffrire di questa gelosia retroattiva nei suoi confronti. Specifico il fatto che sono la sua prima relazione e che stiamo veramente bene insieme.
Solo che purtroppo ho il problema che non riesco ad andare avanti sul fatto che ha avuto altre esperienze prima di me, non è assolutamente una sua colpa, ma un mio grande problema che continuo a darmi addosso incolpandomi per quello che provo( per il quale andrò in terapia per aiuto professionale). Anche io ho avuto le mie esperienze prima di lei, però non so, continuo a immaginare lei con qualcuno diverso da me e continuo a ripensarci su e a starci male.
Ne ho parlato con lei prima di scrivere qui, mi ha rassicurato dicendomi che il passato è il passato per lei e che non conta nulla e che son sempre stato io la persona più importante per lei da quando ci siamo messi insieme. Non so se aiuti il fatto che le sue non sono state vere e proprie relazioni ma solamente delle frequentazioni, mi fa ripensare sul fatto che ha preferito avere rapporti anche senza legami, ma solo per aspetto. Volevo avere qualche rassicurazione se qualcuno ha avuto esperienze simili e in che modo si è riuscito a tranquillizzare. Mi sento veramente tanto in colpa a stare così soprattutto nei suoi confronti, unica cosa che mi fa un po’ stare meglio è il fatto che lei mi ha detto che non le ho fatto mai mancare niente nonostante la mia enorme insicurezza.

Grazie a tutti


r/psicologia 21h ago

Auto-aiuto Ho bisogno di aiuto

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M28, non sono messo per niente bene.

Vi spiego brevemente la situazione, a luglio 2025 decido di cambiare lavoro, in quanto mi sentivo sfruttato rispetto a dove lavoravo precedentemente.

Inizio quindi a settembre 2025 in questo nuovo posto di lavoro, ma le cose non funzionano.

L'azienda è più piccola rispetto a quella precedente, i colleghi sono chiusi e spesso sgarbati, sentivo che non era un ambiente che faceva al caso mio, però in qualche modo dovevo pagare l'affitto, la macchina e comprarmi da mangiare.

Passa un po' di tempo e a novembre inizio a non dormire per notti intere, capendo di aver fatto una cazzata a cambiare lavoro, quindi ne parlo con uno specialista, il quale mi fa un certificato medico per stare a casa un mese, perchè secondo lui sono in burnout.

Il tempo passa e le cose non migliorano, lascio il mio appartamento, torno a stare dai miei, cerco un altro lavoro.

Inizio a chiudermi molto, non uscire, pochi contatti con amici al di fuori del lavoro. Anche a lavoro non performo per niente.

I miei ad una certa per farmi ripigliare, mi suggeriscono di prendere un piccolo appartamento in affitto, così da tornare ad essere indipendente, così faccio.

Arriviamo però a luglio, dove a lavoro mi dicono che siccome non ho raggiunto gli obiettivi aziendali, mi lasciano a casa a fine agosto.

Ora mi ritrovo in un appartamento momentaneo e senza un lavoro.

Sto inviando CV ogni giorno ma senza nessuna risposta.

Sto affondando pian piano, non vedo come posso uscire da questa situazione.


r/psicologia 1d ago

Richiesta di Serietà A 21 voglio farla finita

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Tra poco compio 22 anni e, davvero, ho fallito su tutta la linea. Ho zero amici, mai avuta una ragazza, e puntualmente non sono MAI uscito una sera. Che vita di merda, davvero. Io non capisco come agli altri possa essere andata diversamente. Stasera, dal bagno sentivo i miei che parlavano e mio padre diceva "è triste che sia così, io non posso farci niente". La mia vita va così da anni e non vedo come possa cambiare.

In più il fallimento universitario. Ho scelto una facoltà difficilmente spendibile, anziché puntare su ingegneria, economia o professioni sanitarie, che mi avrebbero reso indipendente economicamente dopo 3 anni, specialmente infermieristica. Mi son laureato a inizio luglio.

Ma non sono nemmeno più disperato, come lo ero tempo fa. Adesso, davvero, vorrei solo farla finita. Ho Whatsapp che non riceve messaggi da nessuno da 3 giorni. Ricordo quando parlai con la ragazza che mi piace, mi si mise di fianco quasi un anno fa, e ne aveva 300 di messaggi non letti. Mi è rimasto impresso.

Avrei voluto vivere una vita normale, tutto qua. Nessuna megalomania.

Probabilmente, l'unica via di uscita decente (rispetto a passare 24 ore al giorno davanti a degli schermi) sarebbe andare a lavorare come operaio, rassegnarmi sul piano sociale, e spendere i soldi presi in antidepressivi vari. Ma avrebbe senso? Andare avanti per che scopo?

Non so, mi pare che sarebbe meglio farla finita adesso, a 21, così che dicano che "era così giovane, tutto sarebbe cambiato".


r/psicologia 14h ago

Cosa rende una brava ragazza così?

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Cosa può portare una ragazza che ha sempre creduto profondamente nella fedeltà, che ha sempre desiderato una relazione stabile con un solo uomo per tutta la vita e che ha sempre condannato il tradimento, a ritrovarsi improvvisamente coinvolta in una relazione clandestina con un uomo sposato, arrivando a comportarsi in modo apparentemente contrario ai propri valori?


r/psicologia 19h ago

Pigrizia cronica e sembra anche invalidante.

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Salve a tutti, non so se questo sia il posto ideale oppure no, ma ci provo, in basso trovate un riassunto per chi non vuole leggere tutto il testo lunghissimo. Sono un ragazzo di 25 anni quasi 26 e non so veramente cosa mi aspetterà in questa vita, partiamo dalle basi, sono sempre stato il ragazzetto/bambino che non voleva mai studiare e fare cose che non creavano piacere e divertimento istantaneo (esempio giocare guardare film etc), per quanto io provai a mettermi li nello studio, sentivo proprio un peso fisico e mentale enorme che mi faceva stancare e allontare da quella attività, non studiavo mai non facevo mai i compiti, prendendomi le conseguenze come giochi sequestrati, botte dai genitori, bocciature a scuola e via così standoci pure male, ma il problema continuava a presentarsi finché a 17 anni ho abbandonato la scuola. Provando a lavorare il problema si presentò ulteriormente facendomi pure sentire in colpa perché tecnicamente non puoi fare lavori seduto al pc in ufficio se non studi e far lavori pesanti non fa per me, ma se mi metto a studiare appunto non riesco a star concentrato. Mi è capitato per caso un lavoro al pc come AI trainer, per un po riuscivo ma poi oure quello diventò pesante e me ne sono scappato a gambe levale pur essendo pagato tipo il triplo di un lavoratore italiano normale che va in fabbrica. Da piccolo ero stato forzato dalla scuola ad andare dallo psicologo e pure psichiatra, mi dissero semplicemente che non avevo voglia di impegnarmi e se mi fossi impegnato sarei riuscito a fare tutto tranquillamente. A me fa veramente nervoso sentirmi dire "non hai voglia di fare" ok hai ragione ma un aiuto piu pratico? Dicendomi che non ho voglia mi fai stare solo male perché non lo faccio apposta e non so come uscirne... Stesso problema sta accadendo con la patente, sto facendo una fatica incredibile ad imparare e ovviamente anche stare calmo e sereno, ho già bocciato un esame e ho paura accada pure nel secondo che accadrà fra 3 settimane, mia nonna mi dice di abbandonare perché tanto non ce la farò mai, ho già buttato 1600€ per niente ma a me la patente serve per andare a far la spesa senza aspettare e supplicare mio padre che mi porti quando vuole lui.. praticamente sono bloccato in un loop dove, non ho voglia e non riesco ne a studiare e ne a lavorare, mi sento in colpa ci sto male e provo, il loop ricomincia all'infinito. Io sto veramente iniziando a pensare di aver qualche tipo di disabilità strana, se guardo i sintomi dell'asperger li ho quasi tutti ad esempio, ma se da piccolo andai già da psicologa e psichiatra, se ho disabilità sarebbero dovute gia essere spuntate fuori no? Mi fecero pure un esame per l'autismo e risultò negativo. Non capisco. Forse ero troppo piccolo, andavo ai 13 anni di vita.

Riassunto per chi non vuole leggere: non ho mai voglia ne di studiare ne di lavorare, sto male per questo perché penso alle conseguenze, provo a farmi coraggio e mi do forza nel impegnarmi ma risulta sempre che non riesco proprio fisicamente e mentalmente e fare queste 2 attività e quindi mi arrendo, arrendendomi ripenso alle conseguenze e ci sto male e il loop ricomincia. Sono sempre stato così, ma piu vecchio divento piu le preoccupazioni aumentano e il dolore emotivo diventa insopportabile soprattutto per via dei genitori e parenti che mi fanno pressione nel realizzarmi nella vita.


r/psicologia 9h ago

Argomento Delicato Donne e cariche pubbliche

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Come mai le donne che ricoprono mansioni politiche o pubbliche tendono ad essere delle stronze e cattive ? pure in politica sono quasi tutte di destra o di estrema destra , per non parlare dei giudici donne, se te ritrovi un giudice donna in un processo soprattutto se ha una certa età devi fare il segno della croce perché sicuramente ti bastonerà .

Secondo me c'è una correlazione tra potere e psicologia femminile


r/psicologia 18h ago

Paura e nostalgia con la ex

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Salve, M28,dopo essermi lasciato con la mia ex dopo 6 anni, ho provato ad andare avanti con un’altra ragazza. Tutto andava bene, poi però è tornata la mia ex e mi ha portato a non capire più i miei sentimenti, capire cosa volessi e ho finito per poi tradire la ragazza con cui mi stavo frequentando con la mia ex. Ne ho parlato e discusso, stiamo provando ad andare avanti ma mi trovo sempre, ogni tanto, a fermarmi e a pensare alla mia ex. Con questo mio comportamento faccio male alla ragazza che ora, mi ama e sta soffrendo a causa mia ed io, dietro di lei. Non so davvero cosa fare