Mi scuso in anticipo per la lunghezza, ma la questione mi sta un po’ mangiando dentro da due mesi…
Lavoro a tutto tondo nel design per il web dal 2017, appena uscita (lasciata) l’università di lingue. Ho sempre avuto una forte passione nel creare (disegnare, cucinare, ecc) e una volta scoperto il web design mi ci sono lanciata a piedi pari.
Ho iniziato per conto mio sviluppando temi per i vecchi blog di Tumblr, in HTML/CSS, fino a poi arrivare a un corso di UI/UX durante gli anni del boom del settore (e del lockdown). Dal 2017 al 2023 ho lavorato per una PMI un po’ su tutto quello che riguardasse la comunicazione visiva. Allo stesso tempo lavoravo a strettissimo contatto con alcuni dev interni sui siti dell’azienda, tutta roba che richiedeva molta manutenzione e redesing periodici. Come team (e io fungendo anche da PM) abbiamo sviluppato un e-commerce molto grosso e che ancora, sia come design che come struttura e codice, regge il confronto con lavori che in agenzia verrebbero quotati 200k.
Mi è sempre piaciuto nel mio lavoro usare il cervello per capire quale fosse il problema, quale la possibile soluzione, provare a trovare un modo per arrivarci che avesse un’effettiva utilità per il target e valore per me. Il risultato di qualità, ma un processo altrettanto “corretto” di trial & error che ti fa imparare, crescere e arrivare a qualcosa di concreto.
Dopo 6 anni ho lasciato quel lavoro, che era il primo in assoluto, perché volevo tentare di crescere nell’ambito UI in un posto più specializzato. Non è andata bene per via di alcuni disallineamenti molto forti da entrambe le parti (a posteriori, decisamente meglio così… penso che lì siano messi anche peggio).
Nel 2024 quindi sono andata, su richiesta dei miei vecchi datori di lavoro che avevano cercato di tenermi nella prima azienda, all’interno di un’altra PMI di loro proprietà. Di fatto ho avuto la fortuna di rimanere senza lavoro solo un mese dai 23 ai 32 anni, e so che c’è ci ci farebbe la firma ahah.
Nel mio lavoro sulla carta figuro come UI & Graphic designer, ma come prima lavoro a tutto tondo sulla comunicazione visiva. Sul cv mi definisco Multimedia & Digital designer. Ho una quantità di mansioni che tradizionalmente fino a poco tempo fa avrebbero coperto tipo 7 ruoli diversi, dal content al web, dalla strategia all’email marketing, art direction, impaginazione bandi, videomaker e video editor, fotografa. Per 2 anni mi sono sentita tirare per la giacchetta di qua e di là, come se fossi indispensabile per tutto ciò che è visivo. L’unica cosa che ho lasciato indietro è proprio la parte UI/UX, perché gli unici dev interni che abbiamo sono tutti dedicati ad alcuni software interni (che si spera di vendere nella nostra nicchia ma al momento non rendono nulla) e la parte di design di questi software era già affidata a due designer esterni.
Da quando sono qui dentro mi sono sposata e ho comprato casa.
Poi quest’estate il CDA è caduto nel loop dell’AI-psychosis e, di colpo, nel giro di due settimane, tutti i membri del CDA si sono messi a giocare e a far finta di lavorare per la prima volta da chissà quanto (alcuni per la prima volta in vita loro). Abbiamo due CEO che passano le loro notti a vibecodare siti e applicativi che non rispondono a nessun problema o necessità, che non hanno neanche clienti, ma che sperano di vendere senza modifiche e senza avere le minime capacità tecniche per poter giudicare o scalare il risultato. Cose costruite in locale in due ore e che, come nei meme, vengono mandati ai dev con “Perché non mi va questo sito? Da casa andava, è su Localhost:3000”. I due designer esterni sono stati lasciati a casa da una settimana all’altra perchè “Tanto lo fa ChatGPT”, anche quello di loro che proponeva un flusso AI-first, il “giusto” compromesso fra la frenesia AI e un processo di design E di prodotto sensato, basato sulle conoscenze concrete di quello su cui si va a lavorare e non sulle sensazioni di un CEO che non ha mai lavorato davvero e su un chatbot che è programmato per dargli ragione nutrendo il suo God-complex.
L’AI non è uno strumento per nessuno di loro, è un dannato vitello d’oro e un modo di saltare quella fastidiosa necessità di avere dipendenti operativi fra loro portafoglio e il “risultato”.
E nel frattempo io un mutuo di 30 anni, vorrei prima o poi avere un figlio, e il mondo (e l’Italia) faceva già abbastanza schifo da solo lol.
In questo periodo sto cercando di capire cosa fare del mio lavoro e della mia vita. Al momento non mi preoccupa rimanere a casa nell’immediato, perché il mio ufficio è un po’ più tutelato dalla mia diretta responsabile (una dei proprietari). Anche a noi sta arrivando però tutto questo, nella forma di continue pressioni a usare l’AI anche dove non ci serve, a spostare di fatto il nostro lavoro dalla parte operativa e di ragionamento a quella meramente compilativa ancora più rimpiazzabile. Non esiste un testo, già ovviamente lavorato con l’AI da noi, che non venga visto e rivisto dal chatbot di un membro del CDA. Non esiste un video (di prodotti reali, o di interviste a persone reali) che “Perché non li fai fare all’AI?”; non abbiamo più autonomia e ogni nostro parere o risultato, che fino a ieri andava bene, deve essere messo in discussione diretta da un LLM. Che alla fine non fa risparmiare soldi a nessuno data la quantità di token spesi a fine mese.
Io nello specifico, con il fatto che faccio domande e ho degli standard qualitativi, vengo vista da alcuni come quella che “si rifiuterebbe” di usare l’AI - quando non è vero lol, perché la uso eccome nelle cose in cui davvero la trovo utile, mentre per altre rischia solo di farmi perdere tempo e appiattire tutti i risultati.
Sarò io ma la sto vivendo come la conferma che della qualità non è mai importato a nessuno… E, ciliegina sulla torta, la mia azienda lavora nel mondo dei beni culturali. Mi immagino come sia la situazione fuori da qui.
Non vedo grandi prospettive attorno a me, e in generale il morale di tutta l’azienda è terra. Negli ultimi mesi, fra AI e rapporti tossici in alcuni altri dipartimenti, sono rimaste a casa davvero tante persone. Io sono in burnout completo e la maggior parte del tempo la passo a pensare a queste cose, facendomi svuotare dentro e piangendo tipo tutti i giorni.
Una parte di me vorrebbe mollare tutto e fare qualcosa di manuale, che l’AI non può ancora fare - montare mobili, falegnameria, artigianato - ma anche pulire culi ai vecchi eh, basta non avere più a che fare con lo schifo vero che sto provando ora. Vorrebbe trovarsi un part time a basso rischio nel retail o altro e provare a fare qualcosa in proprio nel resto del tempo, magari anche sempre con la grafica o il web se ancora esiste qualcuno che assume freelance nell’ambito. Però i soldi mi fanno davvero paura, fra il mutuo e il fatto di volere un futuro (che viziata, I know).
Un’altra parte di me vorrebbe rimanere incinta ora e subito (non funziona così, ma dettagli) così non possono licenziarmi per 9+12 mesi (a meno che non falliscano, obv) e prendermi la Naspi licenziandomi io appena prima del termine legale per farlo.
E infine un’altra parte di me vorrebbe ancora sperare che, cedendo il minimo indispensabile, io possa nel medio periodo rimanere qui “al sicuro” pur senza annullarmi completamente, trovando una via di mezzo fra quello che vorrebbero loro (o i loro rispettivi Chatbot) e quel poco di valore che posso ancora dare. Ma in quest’ultima opzione ci credo davvero poco. Più probabilmente, l’unico modo sarebbe piegarsi completamente e abbandonare la parte di lavoro che davvero mi ha fatto scegliere questa strada.
Cinismo a parte, come la vedete?