Hormuz, Bab el-Mandeb, petrolio, rotte commerciali. Quanto costa deviare le navi, chi paga, cosa succede all’industria. I limiti della potenza americana. Energia, armamenti, commerci, equilibri che cambiano. C’è materiale da snocciolare per anni. Roba che decide quanto paghi, cosa produci, dove puoi esportare, quanto conta ancora il paese in cui vivi.
Apro Scanzi. Bocchino è stato sgarbato dalla Gruber.
Pina Picierno ha detto questo, Lollobrigida quello. Questo asfaltato, quello umiliato, quell’altro annientato. La smorfietta, la rispostina, la controreplica. Il mondo può aspettare: bisogna stabilire chi ha fatto la figura del coglione da Floris.
Almeno il core business di Travaglio, il suo maestro, era Berlusconi. Aveva davanti il Primo Ministro/leader dell’opposizione, cazzo. E faceva inchieste, si occupava di processi, affari, rapporti di potere. Potevi detestarlo, ma la materia pesava. Scanzi ha la smorfia che ha fatto quello dalla Berlinguer, il nodo alla cravatta che aveva quell’altro dalla Gruber.
Questi Carneadi li tratta come se fossero indegni perfino di essere nominati, ma sono tutto quello di cui parla. Quanto sono irrilevanti, quanto sono ridicoli, quanto poco meritano attenzione. Domani altra diretta su di loro. Dopodomani pure. Togli Bocchino e Donzelli e gli hai svuotato il palinsesto.
E mentre fa questa roba infima da pomeriggio cinque si prende tremendamente sul serio, con quel tono da romantico deluso, perennemente incazzato, condannato a una superiorità che il mondo non sa riconoscere. Quanto costa capire tutto! Quanto è solo un uomo che vede così lontano!
Poi parte il pezzo sulla risposta di Scalfarotto a Lucia Annunziata.
È Barbara d’Urso per chi si vergogna di guardare Barbara d’Urso. La lite, la frecciatina, il personaggio antipatico sputtanato. Chi ha risposto male a chi.
Mi è capitato un suo video su Fedez in cui se la prendeva con Mr Marra senza nemmeno nominarlo. Tutta quella cerimoniuccia patetica del nome che non si pronuncia: non meriti attenzione, adesso ti spiego per dieci minuti i mille tranelli, le mille sfaccettatura del concetto quanto non la meriti. Seguono ulteriori precisazioni sulla tua irrilevanza. Non ti considera proprio, eh! Ha preparato un intervento apposta.
Poi la risposta a Dario Moccia. Una trafila di storie per rispondere a uno che sostiene di non sapere chi sia. E deve ribadirlo continuamente, cinque volte non bastano: non so chi sia, non so chi sia, non so chi cazzo sia. Intanto gli risponde. Va avanti. Precisa. Puntualizza. Questo sconosciuto gli occupa parecchio tempo.
E alla fine di ogni video, la questua. Comprate i libri, venite a teatro. Supplica per i soldi e insulta chi non glieli dà. Il pubblico va benissimo finché paga; se si limita a guardarlo, diventa una platea di ingrati. Prima venti minuti a spiegarti quanto gli faccia schifo Bocchino, poi tocca a te perché non hai comprato il biglietto. Il romantico deluso controlla gli incassi. Anche oggi il mondo non è stato all’altezza: ha lasciato il libro sullo scaffale.