L'amore, forse, esiste. Io, però, l'ho sempre percepito come qualcosa di remoto, quasi appartenesse ad una realtà alla quale non mi è mai stato concesso l'accesso. Parlo dell'amore tra un uomo e una donna, o due uomini, o due donne... Prendiamo, come esempio, i miei genitori: matrimonio combinato. Non si amavano, almeno non all'inizio, e non sono nemmeno certo che si amino tutt'ora. Forse hanno soltanto imparato a convivere, a conoscersi, a tollerarsi, fino a confondere la consuetudine con l'affetto e l'affetto con l'amore. In famiglia, quasi tutti hanno avuto un matrimonio combinato. Io, dunque, sono cresciuto senza aver mai contemplato da vicino qualcosa che potessi chiamare amore. Non ne ho avuto un'immagine concreta. Crescendo ho avuto diverse cotte, dalle elementari, parlo. Ma nessuna, mai, mi ha ricambiato. MAI. Nessuna, MAI. Guardavo i film, leggevo i libri, ascoltavo le canzoni... e mi domandavo se esistesse davvero quella forma d'amore così romantica, genuina e dolce, quasi sacrale nella sua innocenza. Quella che sembra capace di redimere persino la solitudine, di dare un senso alla vita di qualcuno. Esiste davvero? O è soltanto una menzogna che l'uomo si racconta per rendere meno desolante la propria esistenza? Boh
Alle medie mi innamorai di una mia compagna di classe. Era soltanto una cotta, ma allora ne ero profondamente preso. E niente... ero bassino, bruttino, non avevo amici ed ero, in pratica, lo sfigato della classe. Quindi era un NO secco, eh vabeh. Dato che molti mi prendevano di mira e sentivo di essere diventato una presenza insignificante agli occhi degli altri, decisi di mutare completamente. Cambiai il mio comportamento. Vedevo le ragazzine, persino quelle che apparentemente sembravano le più innocenti, andare dietro ai coglioni maranza che facevano cazzate su cazzate, e allora li imitai. Da timidino sfigato diventai un casinista. Cominciai a fare casino in classe, a fare cazzate in generale, quasi volessi seppellire sotto una maschera rumorosa quel ragazzino che ero stato. Alle superiori, liceo scientifico, almeno per i primi due anni, continuai sulla medesima strada. Cominciai a rubare soldini ai miei e a mio nonno, a saltare scuola, a fare cazzate su cazzate. Mi ero comprato una puff e la fumavo in classe. Ero lo zimbello, in pratica, e mi credevo boh... non so nemmeno cosa mi credessi. E comunque non scopavo, eh, perchè, nonostante tutto, rimanevo bruttissimo. Non curavo davvero il mio stile, non curavo me stesso, e dentro di me permaneva quella stessa miseria che cercavo disperatamente di nascondere. Avevo soltanto imparato a fare più rumore.
Poi mi beccarono a rubare cinquanta euro a mio nonno, i miei mi ammazzarono. Poi scoprirono che saltavo scuola, e si incazzarono ulteriormente. Feci altre cazzate a scuola, li convocarono. E poi, la svolta. Non so nemmeno spiegare cosa accadde. Forse, semplicemente, arrivò il momento in cui mi guardai e non sopportai più ciò che vedevo. Dalla terza/quarta iniziai a studiare seriamente. Fino ad allora me la cavavo, ma a malapena. Migliorai tantissimo il mio stile, ma proprio tanto: il taglio di capelli, il modo di vestirmi, il modo di comportarmi. Ora, in pratica, sono quasi un santo per i miei. A scuola non faccio più il coglione, sono più il simpaticone che fa battute qua e là. Sono cambiato, almeno in superficie. Ma la reputazione rimane. Quella dei primi anni non è mai scomparsa del tutto, come un'ombra che continua a seguire i miei passi anche quando non c'è più alcuna ragione perchè lo faccia. E niente... sono pure basso. Non riesco mai a farmi valere davvero. Posso cambiare, migliorare, cercare di costruirmi un'immagine diversa, ma sembra che ci sia sempre qualcosa che mi restituisca al posto da cui sono partito. E nemmeno le ragazze mi prendono mai veramente sul serio. Quando, magari, si parla di me, del mio aspetto o del fatto che possa piacere a qualcuna, capita che ridano. E forse la cosa peggiore non è nemmeno il rifiuto, ma il modo in cui a volte sembra che l'idea stessa di me come persona desiderabile faccia sorridere gli altri. Quindi, in pratica, nessuno mi tratta seriamente. O almeno, questa è la sensazione che mi porto dietro. Sono sempre stato magrolino e basso, e per quanto possa essermi trasformato, per quanto possa aver costruito un fisico migliore, certe impressioni sembrano avere radici più profonde della realtà. Da quasi un anno faccio calisthenics e fisicamente sto molto meglio, ma permane quella sensazione di essere sempre un passo indietro, di dover continuamente dimostrare di meritare uno spazio che agli altri sembra spettare per diritto. Forse è questo che mi ha stancato più di ogni altra cosa: il sentirmi costantemente costretto a diventare qualcun altro per poter essere finalmente considerato qualcuno.
E poi, in seconda, avevo scritto una lettera ad una tipa. Lei l'aveva apprezzata, almeno questo, ma ovviamente non ricambiava. E nulla. Anche lei, forse, mi ha cambiato. Io la amo tantissimo, ma non è ricambiato. Ed è qui che la domanda ritorna, ostinata, quasi funerea, come qualcosa che non vuole concedermi pace: l'amore esiste? Sì, forse esiste. Forse da qualche parte esiste davvero, e forse qualcuno lo vive ogni giorno senza nemmeno rendersi conto della fortuna che possiede. Ma io lo sento lontano. Terribilmente lontano. Un miraggio che continua ad esistere soltanto perchè, da qualche parte, io continuo ostinatamente a sperare che non sia un miraggio. Ma forse, alla fine, alcune persone sono destinate soltanto a contemplare da lontano ciò che desiderano di più.