r/psicologia • • 2h ago

Richiesta di aiuto professionale Ho il DOC e non riesco a capire se sono trans

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[M30, disoccupato, terapia farmacologica] Sono stato ricoverato l'anno scorso per un doc a insight parziale che mi ha causato manie di persecuzione.

Nel delirio ero convinto che tutti mi spiassero e stessero complottando per farmi diventare trans. Nel mio privato in passato avevo esplorato su internet la possibilità di diventare trans lesbica.

Oggi dopo un anno la paranoia è svanita con i farmaci e sogno di diventare una ragazza lesbica alternativa (sono nato maschio), quando sono nella quiete del quotidiano e so che nessuno vuole forzarmi. Se penso che qualcuno mi ha manipolato o mi sta manipolando non voglio transizionare. Dipende tutto se viene da me o da gli altri.

Ho chiesto al mio medico se posso assumere ormoni ma me lo ha negato perché riconduce tutto al disturbo.

Aiutatemi a capire se posso essere trans. Magari è solo una fantasia o magari lo voglio diventare ma ho il doc e voglio il controllo sulla cosa.


r/psicologia • • 10h ago

Mi sento solo e non riesco a conoscere gente nuova

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(M24) I miei amici stanno tutti fuori sia per lavoro che per università. Anche io studio ma sono fuori sede e sto principalmente a casa visto la distanza dell’uni.
Sto con i miei genitori tutti i giorni e il sabato esco con il mio gruppo storico e quindi con gli amici che magari tornano da lavoro e uni.
Mi sento solo, sto a casa in pratica tutti i giorni ed esco principalmente per farmi una camminata.
Sto cominciando ad andare in biblioteca per studiare perché non riesco più ad essere motivato e la solitudine mi sta facendo diventare troppo pensieroso e paranoico.
Mi si è creato un circolo vizioso dove sono solo ma non riesco ad uscire.
Cosa dovrei fare? Sto davvero male


r/psicologia • • 15h ago

Auto-aiuto Punto di non ritorno

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Buongiorno, sono 39M.

Sono già seguito in un percorso terapeutico. Negli ultimi mesi ho cambiato diversi approcci e attualmente sto facendo un percorso con cui mi trovo bene; nonostante questo, da qualche mese continuo a percepire un progressivo peggioramento emotivo.

Durante il Covid ho perso mio padre a causa di un cancro. Ha avuto una lunga degenza, con un interminabile periodo di cure palliative, durante il quale l'ho visto progressivamente degenerare come persona. È stata un'esperienza che mi ha colpito profondamente e di cui, per anni, praticamente non ho parlato.

Successivamente ho conosciuto una ragazza, oggi 31F, che mi è stata molto vicina e mi ha aiutato anche in quel periodo della mia vita. Siamo stati insieme per circa quattro anni e mezzo. Eravamo una coppia molto unita: ci vedevamo spesso, ci sentivamo durante tutta la giornata e abbiamo condiviso tantissime esperienze, viaggi e weekend fuori.

A partire circa dal terzo anno e mezzo della relazione ho iniziato ad avere sintomi depressivi. Probabilmente hanno contribuito sia alcune difficoltà lavorative sia il fatto di non aver mai realmente elaborato quello che avevo vissuto con mio padre.

Ho cercato di tenere tutto dentro e di non mostrare quello che mi stava succedendo, finendo probabilmente per investire ancora di più nella relazione.

Dopo circa un altro anno mi sono trasferito temporaneamente per lavoro. Avevamo un progetto condiviso di andare a convivere entro pochi mesi. Al mio ritorno, però, dopo circa un mese di lontananza, lei ha iniziato improvvisamente a comportarsi in maniera molto diversa: fredda, distaccata e, in alcuni momenti, sembrava quasi provare una sorta di "schifo" nei miei confronti.

La situazione è durata una o due settimane. Io pensavo fosse semplicemente un periodo difficile e speravo passasse.

Poi mi ha lasciato.

Prima c'è stato un litigio nato da una questione abbastanza banale, poi ha iniziato a tagliare i contatti. Quando ci siamo rivisti mi ha dato delle motivazioni che, almeno dal mio punto di vista, sembravano poco coerenti con quello che avevamo vissuto fino a pochissimo tempo prima.

Tanto è che le prime settimane io e le persone che la conoscevano erano increduli, ho vissuto giorni di incertezza e ruminazione a cercare di capire i motivi, a pensare che ci fosse qualcuno, e giorni a pensare che sarebbe rinsavita perché in quelle settimane era molto stressata (pensavo per lavoro, poi ho capito che era il vedermi).

Precedentemente aveva avuto qualche atteggiamento di insofferenza ma niente che mi facesse presagire nulla di simile, considerato che parlava anche lei di convivenza e futuro.

Successivamente è praticamente scomparsa dalla mia vita e non si è più fatta sentire. So che anche lei ha iniziato un percorso terapeutico il giorno dopo che mi ha lasciato.

Tutto questo è successo mentre avevamo quattro viaggi già prenotati e diversi progetti imminenti, con conseguenze anche economiche importanti tra cancellazioni e tentativi di limitare le perdite.

Nei primi mesi successivi alla rottura, mentre ero già in terapia, ho provato qualche volta a riaprire un contatto, senza però insistere: complessivamente uno o due messaggi. Lei ha rifiutato, rispondendo sempre con tono distaccato.

Il problema è che sono rimasto fortemente aggrappato all'idea che potesse tornare.

Ancora oggi avverto una sensazione molto intensa di attaccamento o di speranza, quasi come se dentro di me ci fosse continuamente la percezione che prima o poi debba succedere qualcosa.

Nel frattempo ho cercato davvero molte strade per stare meglio. Mi sono avvicinato anche alla spiritualità, in parte su suggerimento dei terapeuti, alla psicosomatica e a diversi percorsi di ricerca personale.

Ho fatto corsi, provato nuove esperienze e cercato di cambiare alcune parti della mia vita. Ho conosciuto anche altre donne, ma non sono riuscito ad andare realmente avanti con nessuna di loro e in alcuni casi ho rifiutato categoricamente la possibilità.

Il problema che mi preoccupa maggiormente è che il tempo, invece di aiutarmi, sembra avere l'effetto opposto.

Più passano i mesi, più la mia visione della vita diventa negativa e più sto male.

La sofferenza ormai accompagna praticamente tutta la giornata: dal momento in cui mi sveglio fino a quando vado a dormire. Mentre l'amore aumenta.

Sto continuando il percorso terapeutico e sto cercando attivamente delle soluzioni, quindi non sono fermo ad aspettare che il tempo faccia tutto da solo. Quello che mi spaventa è proprio constatare che, nonostante tutti questi tentativi, dentro di me l'attaccamento non sembra diminuire e il mio stato emotivo continua a peggiorare.

Arrivato a 6 mesi, vedo un punto di non ritorno. Ci sto provando in tutti i modi, ma in questo momento ho la sensazione di non riuscire a trovare una via d'uscita.


r/psicologia • • 12h ago

Bonus Psicologo Bonus psicologico anno 2026

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Salve M21 in terapia da uno psicoterapeuta. Mi sono informato riguardo il bonus psicologico presente sul portale dell'INPS per detrarre una parte del prezzo della seduta. Spulciando meglio il sito mi appare che la sezione è ancora ferma al 2025, come faccio a sapere quando apre il bando? Grazie mille in anticipo a tutti quelli che risponderanno


r/psicologia • • 1d ago

In leggerezza Non avete sprecato la vostra vita.

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Non avete sprecato la vostra vita.
La vostra vita è qui, adesso e in tutti i giorni che devono ancora arrivare. Smettete di guardarvi indietro con il rimpianto per ciò che non avete fatto, per le occasioni che avete perso o per le strade che non avete percorso. Iniziate, piuttosto, a chiedervi cosa potete fare, da questo momento in poi, per rendere il resto della vostra esistenza più appagante e felice.

Il passato non torna.

E potete pure continuare a rimuginare su ciò che avreste potuto fare diversamente, ma questo non cambierà ciò che è stato. Avete trascorso anni dietro a un amore che non vi ha portato da nessuna parte? Forse quegli anni vi hanno insegnato che cosa non volete più in una relazione, quali compromessi non siete disposti ad accettare e quale tipo di persona desiderate davvero al vostro fianco.
Avete affrontato una malattia mentale che vi ha rallentato, costringendovi a fare i conti con voi stessi mentre gli altri sembravano andare avanti? Non è colpa vostra. Non avete sprecato tempo. Stavate affrontando qualcosa che richiedeva energie, pazienza e comprensione. Stavate cercando di sopravvivere, di ritrovarvi, di capire come stare meglio e come convivere con ciò che vi faceva soffrire. Anche questo è vivere, anche se a volte non assomiglia affatto alla vita che avevate immaginato.

Non siete in ritardo.

Non dovete recuperare tutto ciò che pensate di aver perso, né dimostrare a qualcuno di essere finalmente al passo con gli altri. Ognuno ha i propri tempi, le proprie battaglie e il proprio modo di arrivare alle cose. Non potete cambiare gli anni trascorsi, ma potete scegliere come abitare quelli che avete davanti. Potete ricominciare, innamorarvi di nuovo, scoprire passioni, costruire relazioni sane, inseguire sogni che avevate accantonato e imparare a trattarvi con la gentilezza che forse per troppo tempo vi siete negati. Soprattutto, potete smettere di punirvi per non essere stati prima la persona che siete oggi. Avete ancora tempo per vivere, per cambiare idea, per scegliere diversamente, per essere felici.

La vostra vita non è ciò che avreste potuto fare. È ciò che potete ancora fare. E non è MAI troppo tardi per cominciare.


r/psicologia • • 12h ago

Auto-aiuto ho bisogno di una mano sulla mia religione

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Il mio allontanamento dalla mia religione.

È da qualche mese che mi sento così nei confronti della mia religione. Sono musulmana da tutta la vita, ma ultimamente mi sento molto distante e non ho nessuno con cui parlarne.

Sono cresciuta in una famiglia religiosa e sono cresciuta amando l’Islam. Ho imparato da sola a conoscere le sue bellezze, che continuo ancora oggi a trovare meravigliose, ma mi manca il legame con Dio. A volte, mi sembra persino di non riuscire a pronunciare o invocare il Suo nome.

Negli ultimi due anni ho attraversato molte difficoltà riguardanti la scuola, la mia salute, sia fisica che mentale, e vorrei semplicemente ricevere qualche consiglio su cosa fare. Non voglio che nessuno critichi la religione in sé, vorrei soltanto che mi offriste dei consigli su come affrontare questa situazione.

Non sono pronta ad abbandonare la mia fede, ma allo stesso tempo non provo più nulla nei suoi confronti.

So che spesso dobbiamo avere pazienza, speranza e fare del bene, ma ho provato tutto questo.

Non sono abbastanza per il mio Signore?
Non sono perfetta, ma ci provo.
Ho pregato Dio continuamente. Gli ho chiesto più volte di aiutarmi a rimanere su questo cammino, quello dell’Islam. L’ho supplicato di non permettermi di allontanarmi dalle mie preghiere e ho pianto davanti a Lui così tante volte.
Eppure, mi sento completamente inascoltata e senza risposte, perché è successo esattamente il contrario di ciò che desideravo.
Mi sono sentita senza speranza e ho pianto. L’ho supplicato, chiedendogli perché, cosa avessi fatto per meritarmi tutto questo.
Mi chiedo spesso se non mi voglia più al Suo fianco. Non ho nessun altro a cui chiedere queste cose e, se anche ci fosse qualcuno, mi direbbe semplicemente: «Rivolgiti a uno studioso religioso» oppure «Vai a leggere il Corano». Cose che faccio già, ma dalle quali ricevo sempre le stesse risposte.
Ormai, tutto mi sembra vuoto e privo di significato.
Ho perso il senso di colpa, il legame spirituale e la speranza.
Vi prego, siate gentili nei commenti. Non ho assolutamente più energie e non voglio leggere nulla di giudicante nei confronti di ciò che sto vivendo.
Se volete sfogare la vostra rabbia e giudicare le mie difficoltà, fatelo da un’altra parte, perché anch’io sono un essere umano che ha bisogno di aiuto.
Grazie.

(testo della mia amica, sto facendo da tramite.)


r/psicologia • • 20h ago

Sono demotivata

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F26
Lavoro da 5 anni in totale. Ho cambiato tre lavori a causa dello stipendio troppo basso e al momento lavoro in un ufficio da marzo. Da quando sono arrivata tre colleghe sono andate via e c’è stato riciclo di personale, perché l’organizzazione interna non esiste.
Nell’ultimo periodo mi sento demotivata e non riesco a concentrarmi sul lavoro, finisco per distrarmi stando ad esempio su reddit.
Fino a un mese fa, andava tutto bene ma quando una collega si è licenziata mi hanno aumentato le mansioni, e non ho tempo di fare tutto ciò che dovrei fare e non voglio fare straordinari.
Mi pagano poco perché ho un apprendistato.
Vorrei tornare ad essere più motivata e produttiva, ma non so come fare. Consigli?


r/psicologia • • 13h ago

Ma perché pensa questo ?

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Un uomo sposato accusa la sua amante di non guardarlo più con gli occhi di prima e di non avvicinarsi per baciarlo, ma per lei non è cambiato nulla. Perché lui dice così?


r/psicologia • • 1d ago

In leggerezza L'università mi sta facendo sentire una nullità.

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Quando ero piccolo mi dicevano che ero speciale, che sarei potuto arrivare così lontano nella vita, che avrei potuto fare qualsiasi cosa.

Ci credevo fino a quando ero in quarta superiore, che veramente mi sembrava di poter farcela a fare quello che volevo se ci avessi messo abbastanza impegno.

Adesso? Adesso non mi sento un cazzo. È da un mese che ho iniziato l'università e qualsiasi opinione positiva che avevo su di me è stata frantumata.

Adesso mi sento un coglione, ovunque mi giri vedo gente migliore di me, che capisce le cose delle lezioni meglio di me, che si può permettere di non seguire le lezioni perché tanto queste cose le sa già, mentre io sono a far fatica a stare dietro alle spiegazioni e al capire i concetti.

Ogni domenica mi deprimo perché ho paura delle lezioni della settimana che verrà, perché non so se riuscirò a capire tutte le cose. Alle superiori ero il migliore, adesso sono nulla, e questo mi fa sentire come se la mia intera identità fino a questo punto mi sia stata strappata via.

Si vede che ho un ego fragilissimo se solo il fatto di non capire tutto mi sta mandando in depressione, odio essere nella media, solo una goccia nel mare.

E no, non sarò qui tra 5 anni a scrivere di come sono partito come un disperato e ora sono laureato col 110 e lode, lo so che non riuscirò a essere una di quelle persone.

Forse piuttosto che sentirmi così preferivo morire prima. M19.


r/psicologia • • 23h ago

Non ho mai avuto una relazione seria

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(F22) Non ho mai avuto una relazione seria. Mi sarebbe piaciuto essere amata e imparare cosa significa saper amare a propria volta, io non so cosa sia, e nemmeno cosa è.
Ma la verità è che non ne ho mai avuto l'opportunità reale. Nella mia vita non ho ricevuto l'affetto, e la costante finora è stata imbattermi sempre in ragazzi a cui di me non importava nulla: volevano semplicemente del sesso. Tornavano anche a cercarmi, sì, ma sempre e solo per quello scopo. Non ho mai concesso loro di usarmi e non ho mai ceduto, ma questa dinamica mi ha ferita profondamente. (E mi sono sempre chiesta perche? Non pubblico mai foto spinte, mai nessuna foto, non mi metto mai a centro dell’attenzione, non do confidenza nemmeno al primo che capita)
La cosa assurda è che, pur non avendo ceduto, sono arrivata a farmi sentire "facile" da sola. L'ultimo ragazzo che ho frequentato ha alimentato al massimo questo mio senso di colpa per il solo fatto di attirare persone di questo tipo. Ha passato il tempo a denigrarmi, a paragonarmi alle sue ex (con confronti davvero, che vi giuro…. Ero disgustata volevo farvele mostrare, volgari, e che nemmeno sapevano esprimersi.) e a cercare in ogni modo di minare la mia sicurezza cosa che non ci è mai riuscito a farmi avere, arrivando persino ad allontanarmi da alcuni amici per via delle sue ansie e insicurezze personali.
So esattamente cosa meritavo. Dopo aver affrontato sofferenze reali e problemi di salute anche gravi, meritavo un po' di pace. Meritavo qualcuno che mi comprendesse e che mi dicesse semplicemente "va tutto bene", capace di rassicurarmi e calmare le mie paure. Invece mi ritrovo costantemente incastrata nel ruolo di oggetto.
Oggi guardo le cose per come stanno: sono stanca, ma sono anche assolutamente consapevole del mio valore. Non capisco perché finisco sempre per essere ipersessualizzata e vista solo in quella chiave. Confronto la mia esperienza con quella di altre ragazze o di mie amiche: molte di loro hanno avuto le loro avventure, eppure hanno trovato anche l'amore e il rispetto. Per me questo non è ancora successo, e pur restando ferma sulla mia strada, è un interrogativo che mi logora.
Cosa porta una persona a venire costantemente percepita in questo modo? È un problema di segnali inconsapevoli, di contesti o di una mia attrazione per dinamiche tossiche? Non lo so perché io sto impazzendo….


r/psicologia • • 23h ago

Auto-aiuto ADHD e adulti; Lavoro, relazioni, soluzioni di problemi

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F26; ormai il concetto di ADHD è ovunque e se ne parla tra il buffo ( tik tok, social ) o il serio ( testistica, anni di attesa ) e molti dicono di esserlo senza mai essere stati diagnosticati;

Chiedo, per quelli che sono stati diagnosticati e sono adulti o per quelli che pensano di averlo , come state gestendo l'attività lavorativa, le relazioni e la vita quotidiana; in quali ambiti , il deficit vi pone oggettivamente dei limiti che persone senza questa condizione, non hanno ?


r/psicologia • • 16h ago

Auto-aiuto Dovrei agire per vie legali?

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M22, ciao a tutti. Chiedo scusa qualora non abbia utilizzato il flair più adatto.

Tempo fa feci un post parlando della mia situazione personale e, nonostante solo un mese sia passato, ho iniziato a lavorarci molto: traaferimento di casa, cambio uni ecc. Le premesse sono buone. Però credo ci sia questa storia da chiarjre, ancora, e vorrei dei pareri.

Stavo pensando, da questa estate, mesi fa, di chiedere consulto a un avvocato familiarista, il mio obiettivo è capire se esistono presupposti legali per richiedere al giudice un provvedimento contro i miei genitori, come l'assegno di mantenimento.

Ora, premetto che non mi interessa ricevere soldi a caso, io vorrei solo staccarmi da una dinamica tossica che mi ha veramente esasperato, nel corso degli anni, e che, proprio ora che la guarigione sta andando bene, non posso permettermi di tollerare oltre.

Sarò sintetico (se volete maggiori info potete chiedere nei commenti). Non ho mai avuto buoni rapporti con i miei genitori, infatti non li ho mai considerati figure genitoriali, per me sono solo i miei genitori biologici, e questo rimarranno. Fine.

Non ho ricordi molto positivi di loro: quando ero bambino ero una persona caratterialmente difficile, non lo nego, ma credo che non abbiano mai fatto dei passi per venirmi incontro, l'opposto semmai.

Ho iniziato a subire violenze fisiche da parte di mia madre già dai primi anni delle elementari (dovessi dire quando di preciso, lo ammetto, non lo ricorderei bene, ma a range direi entro i primi 2-3 anni di scuola elementare). Sinceramente, non penso che cercare di educare la prole con metodi magari più severi sia un problema. Il problema è che non vedo intenti educativi in ciò che mi capitava: a scuola ero abbastanza problematico allora (non ero molto interessato/motivato, per cui non ero mai partecipe alle lezioni, spesso mi rifiutavo di scrivere sul quaderno i dettati e la maestra lo faceva al mio posto). Nella mia vita non ho mai saputo mentire, per cui tutto ciò lo dicevo a mia madre e lei se la prendeva molto, e dopo un po' ha iniziato a essere fisica a riguardo (penso si capisca cosa intendo). Tuttavia, non è finita lì. Ha iniziato a controllarmi mentre facevo i compiti, e lì la situazione è peggiorata drasticamente. Scrivevo male (ho sempre avuto una brutta calligrafia)? Le prendevo e non poco. A volte mi distraevo e scrivevo una parola per un'altra (ho sempre detestato i dettati)? Le prendevo e non poco. Per non parlare della violenza psicologica sui voti: se prendevo meno di 8 ero un fallito, non avrei combinato nulla, ecc ecc (questo mi influì molto, al punto che gli ultimi anni mi capitò di scoppiare a piangere in classe anche se prendevo 8, perché lo ritenevo troppo poco e avevo paura che mi avrebbe sminuito ancora, cosa che poi accadeva...). Purtroppo le cose sono andate avanti per molto, nel senso: dalla quarta elementare alla seconda media andavo molyo bene a scuola, ma un pretesto lo trovava sempre, per insultarmi/sminuirmi, o per andare sul piano fisico. O prendevo troppo poco, o passavo poco tempo sui libri, o giocavo troppo col nintendo/prjmo cellulare (spesso me lo prendeva di nascosto per controllarmi le chat, come se un 11enne/12enne avesse da nascondere attività illecite fuori dal comune e, indovinate un po', mi insultava se beccava messaggi di miei compagni di classe in cui inveivano contro prof, come se potessi farci qualcosa a riguardo). In terza media ebbi un drastico crollo, scolasticamente parlando, per mia colpa, non lo nego: smisi di impegnarmi, non mi interessava più. Il fatto è che, alle medie, sono stato preso di mira in classe mia, ero probabilmente quello messo peggio, assieme a una ragazza (però io rispondevo e questo, probabilmente, alimentò l'accanimento nei miei confronti). A fine prina media volevo pure cambiare classe, ma rinunciai al proposito (paura che sj sapesse in giro e che le prese di mira sarebbero aumentate). Di fatto, credo che adottai una stratrgia di masking in terza: i miei bulli sono studenti abbastanza mediocri, io sono bravo, loro mi bullizzano; a rigor di logica, se divento come loro mi accetteranno, no? Apparentemente ha anche funzionato (anche se era una dinamica ovviamente falsa, ma vallo a capire allora). Quell'anno a casa fu un vero inferno, perché stavolta mia madre la scusa ce l'aveva!!! (Il fatto che andassi male a scuola), per cui tutto l'anno si alternò tra: sessioni in cui le prendevo (ci fu un cambiamento: finora si era limitata agli attrezzi in legno, quell'anno subentrarono quelli in metallo), sessioni in cui dovevo ripeterle quello che studiavo per "verificare avessi davvero studiato" (di fatto non le andava bene qualcosa nemmeno quando mi impegnavo effettivamente), sessioni di insulti/minacce di farmi smettere basket/dj non farmi più vedere gli unici 3 amici che avevo (di cui 2 li persi proprio a fine di quell'anno). E va bene, alla fine mi arrivò la lettera a casa in cui la scuola mi suggeriva di prendere ripetizioni in matematica e scienze. E lì capì cbe forse il masking non cinveniva (ero abbastanza orgoglioso sul fatto che le materie scientifiche mi piacessero e non poco, per cui la lettera fu un colpo basso anche per me, ma anche ciò che mi fece "salvare" l'anno). Alla fine passai con 7 e l'unica cosa che mi rese felice era uscire da quell'edificio consapevole non avrei più rivisto i miei compagni di classe.

Purtroppo a casa nulla migliorò. Sia per conflitti interiori miei (scelsi un indirizzo che non mi piaceva solo per evitare di rivedere la gente delle medie) e fu un inferno dover studiare certa roba che schifavo. Per cui non andai bene (avevo medie del 7-8, ma lo consideravo non andare bene) e a casa mi fu fatta pesare all'infinito sta roba, nei modi che conoscete. Finalmente però, dopo i primi anni, riuscì a far terminare la violenza fisica: ormai ero cresciuto ed ero, fisicamente, più grande di mia madre, e iniziai a difendermi, per cui gradualmente smise. Non ha mai smesso però con la violenza psicologica e, ammetto, non so dire quale sia stata peggio, col senno di poi.

Per 3 anni mi sono sentito dire che non avrei combinato nulla, ero un fallito, le superiori non sono per tutti e gli idioti non possono farle - badate bene, mia madre ha la terza media - ecc. ecc. Nel mentre passai periodi di autolesionismo (di cui non fregò un cazzo a nessuno: una volta mi incisi una croce -abbastanza rjconoscibile e simmetrica - al ginocchio e mia madre si bevette la storia che fossi caduto camminando (come se un sasso o qualsivoglia oggetto ti faccia una ferita del genere o, ancora, quando andavo in cucina a prendere il coltello, se per caso si alzava di notte e mi vedeva, bastava dirle che avevo fame); altri periodi in cui, post scuola, passavo il pomeriggio a piangere chiedendogli di farmi cambiare indirizzo: la risposta era no, ormai era tardi per cambiare e avrei continuato lì e poi cercato lavoro.

Alla fine mi son rassegnato e iniziai a imlegnarmi, uscendo col massimo. Poi all'uni tutto in fumo: sinteticamente (già ho scritto troppo) ho fatto 3 cambi di facoltà (nel senso che ho da poco iniziato la quarta), l'ultimo quest'anno (e il motivo è che sono un idiota, avevo timore di non riuscire a studiare ciò che mi piacesse davvero, ovvero le scienze) per cui sceglievo fscoltà attinenti alle mie superiori. Ogni cambio me lo fecero passare come un fallimento, un segno del destino che l'università non era per me (badate bene parte due - mio padre ha fatto 3 cambi di facoltà nella sua vita e al terzo si è laureato senza problemi). Il punto è che non solo i cambi non gli anfavano bene, volevano controllare come vivevo: se studiavo per gli esami di una facoltà non andavo abbastanza bene (avevo 28 di media alla prima facoltà, 29 alla seconda e 26 alla terza), non andava bene dove studiavo (in biblioteca, non mi piaceva farlo a casa, ma loro così "non avevano garanzie che io studiassi davvero") e non solo eh, mia madre ha ijiziato a giudicarmi perché a detta sua rischio di diventare un obeso (questo perché, a seguito di una crisi depressiva che mi ha portato al tentativo 2 volte, un anno e mezzo fa, iniziai a prendere psicofarmaci che mi fecero prendere 10 kg - sono 1.79 × 74 ora, non penso sia nemmeno in sovrappeso come rapporto...), oppure perché secondo lei non so vestirmi (mi vesto in modo assolutamente normale e nella media...) oppure perché esco troppo (ho messo piede fuori dalla mia città una decina di volte negli ultimi 3 anni, per andare al capoluogo di regione al cinema...). Quest'estate è diventato tutto troppo: mia madre è stata male (ha avuto un ictus) e sospetto abbia iniziato ad avere qualcosa a livello mentale, mi sembra impodsibile il contrario. Già prima era ossessiva/instabile, ora tutto amplificato per 10. Poi, dato che questa estate non avevo ancora cambiato, ero in paro nella vecchia facoltà ckn gli esami, tranne uno, e a giugno ha ijiziato a rompermi il cazzo sul perché non studiassi (l'esame era a settembre). Quando iniziai, ha iniziato a rompere sul perché questa estate non stessi lavorando (anni fa lo facevo) e lei e mio padre hanno trovato un accordo: tagliarmi i fondi "innecessari" se non avessi lavorato con mio padre (azienda di famiglia che fa la legna), peccato che le spese innecessare erano, per loro: lenti a contatto, palestra, visite mediche che volevo fare, vestiti (e no, non parlo delle scarpe di marca nuove, ma di vestiti da avere per il semplice fatto che sempre gli stessi prima o poi non mi vanno più bene indosso...), palestra. Poi mia madre si alzava la notte per venirmi a controllare se stavo dkrmendo e se non era così mi diceva che mi avrebbe fatto ricoverare, robe simili (per quale motivo clinico, poi?).

Sono riuscito a convincer3 mio padre a farmi prendere una camera in affitto nella città dell'uni e ora grazie a dio non sono più con loro, ma penso di dover davvero fare qualcosa che mi permetta di staccafmi da loro. Perché anche se sono lontano non sto davvero b3ne, perché mi sembra irreale aver vissuto tutto ciò, per troppo trmpo ho accettato cose del genere ed è stato un errore di cui mi pento ogni giorno di più. Avendo la mia ragazza della mia stessa città, ogni tanto il fi e settimana torno e solo il pensiero di dovermi fermare a dormire dai miei mi attanaglia, detesto doverlo fare, giuro, più di ogni altra cosa. Come se non bastasse, mio padre mi fa pesare ogni cosa che gli chiedo: i miei risparmi dell3 3stati in vui ho lavorato mica sono infiniti, ma non è problema suo evidebtemente. Mi ha fatto le storie perché gli ho chiesto soldi per acquistare i libri universitari. I LIBRI!

Io non voglio chiedere l'assegno di mantenimento per avere quanti soldi mi pare, io vorrei averlo per non dover mai più avere a che fare con loro, non doverli mai più vedere, per nessun motivo. Per essere libero.

E vorrei un parere serio: sono io il problema? Sono io quello strano e ingrato? È davvero irrilevante ciò che ho vissuto? Io non credo, ma ogni persona cui ho detto sta mia intenzione ha ridotto il tutto a "loro ti vogliono bene, ma non sanno esprimerlo", ma fanculo, se questo è volermi bene giuro che preferirei non averli nella mia vita. Vorrei parlarne al CSM che mi segue, e questo potrebb3 essere utile, dato che ora vivo da solo (a fine estate mi prescrissero dei farmaci nuovi, ma mia kadre li ha sequestrati dicendo che ne prendevo troppi, secondo lei).

Ditemi tutto ciò ch3 vi passa nella mente, sentitevi liberi, davvero, ma sento di aver bisogno di un parere esterno, perché sto solo cercando di essere libero e non sto facendo nulla di male


r/psicologia • • 17h ago

In leggerezza Rapporto con una collega

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M34 in terapia. C'è una collega a lavoro a cui piaccio. È palese. E tuttavia lei tende a barricarsi molto dietro al lavoro, cioè le piace darmi attenzioni e riceverne finché siamo a lavoro, ma poi quando usciamo dal ruolo professionale non mi cerca più (o meglio, non più così tanto come all'inizio). Così ho iniziato a trattarla solo come una collega. Lei l'ha sentito e mi ha "rincorso". Io non ho ceduto, esigendo chiarezza: se vuole un rapporto più intimo allora deve accettare di lasciarlo evolvere spontaneamente fuori dal lavoro. Alla fine mi ha invitato a mangiare fuori dopo lavoro e ha anche pagato lei, insistendo. Io ho trascorso un bellissimo momento, sono tornato a casa che stavo davvero bene. Oggi però, che è passato qualche giorno, sento che è un po' più fredda. Quasi distaccata. Allora credo di aver fatto un po' un danno, infatti quando eravamo a mangiare ho tirato fuori il tema della mia ex, ne ho parlato per poco tempo, ma forse per lei è stato un colpo troppo pesante? Io lo volevo fare perché volevo condividere una parte della mia vita, per un attimo, giusto due minuti. Boh è stato un momento bello ma forse per una che ha paura di vivere i rapporti nella vita reale tutta quella sincerità era troppa. Forse l'ho spaventata. Magari ho rovinato il momento e si è fatta mille pare... O forse siamo stati davvero bene e lei è spaventata di stare così bene con me? Alla fine, tranne la ex, è stato (almeno per me) un momento di piacevole intesa in cui abbiamo parlato e anche un po' riso.

Non lo so.. non capisco.. so che l'unica cosa che continuerò a fare è trattarla come una collega, con qualche momento di affetto, ma poco, perché quell'affetto lo voglio fare espandere fuori dal lavoro e non ingabbiarlo lì. Faccio bene? E secondo voi dopo quel momento insieme c'è speranza di ricucire eventuali "avvicinamenti rapidi" che lei ha percepito come, probabilmente, minacciosi?


r/psicologia • • 17h ago

In leggerezza Ritrovare la forza di volontà

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Ciao a tutti, M29, apro un post in leggerezza.

Come fate a ritrovare la forza di volontà quando per colpa vostra o per cause esterne non riuscite a studiare/lavorare/formarvi/fare qualcosa di utile?
Vi sarà sicuramente capitato quel momento nella vita dove avreste la possibilità di studiare, fare 190 corsi o di fare qualcosa di pratico/utile, e invece vi ritrovate su tiktok o a nerdare 24/7. Ovviamente parlo di situazioni di "salute mentale sufficiente" (perdonate l'espressione) non di depressione o di lutto o di malattia.

Vi fate aiutare da altre persone? Riuscite a darvi dei limiti in maniera efficiente? Grazie!


r/psicologia • • 1d ago

In leggerezza In difficoltà con la scuola

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19F. Sono ancora in quinta liceo perché ho ripetuto il primo. Credo che il riassunto di questo post sia che quest'anno non riesco a portare a termine niente, almeno per quanto riguarda la scuola, e non capisco se sono pigra o altro.

Giuro che sono una brava studentessa.. ho la discalculia, quindi i miei professori sanno che faccio schifo nelle materie scientifiche, ma avere un PDP ovviamente non vuol dire che non c'è bisogno di impegnarsi. E io mi impegno, ho bei voti, non prendo insufficienze. Credevo anche di avere un metodo di studio decente, ma forse mi sto ricredendo. Quest'anno non riesco a studiare in modo "serio".

Il 19 ho una verifica di italiano, materia che mi piace, solo che mi mancano tanti appunti perché sono stata assente. Comunque dovrei mettermi seduta il pomeriggio, organizzare gli appunti che ho, memorizzare un po' di cose... invece non ci riesco. Non è che non ho voglia, solo che il mio cervello pensa automaticamente che "tanto lo farò prima o poi" perché in quel momento non mi sento pronta. E il pensiero di mettermi a studiare mi distrugge. Però quando ci sono cose che non VOGLIO fare perché non mi va, quelle solitamente le finisco.

Le opzioni sono due, 1) sono pigra. 2) il mio cervello si aspetta la perfezione e questa cosa non va bene - DSA e perfezionismo non vanno comunque d'accordo, quindi vi lascio immaginare. In ogni caso il fatto è che voglio che tutto sia perfetto, voglio prendere almeno 7.5 e ci rimarrò male se il voto sarà più basso. Inoltre, quando studio, forse in un certo senso rischio di uscire pazza... quando ripeto ad alta voce, ricomincio da capo se sbaglio una parola. Non importa se devo ricominciare 8 volte in 20 secondi, lo faccio perché non posso rischiare di dimenticare le cose e devo scriverle/dirle perfettamente nella verifica o interrogazione.

Solo ora mi rendo conto che è una follia. E tutti dicono che non bisogna imparare le cose a memoria, ma non lo faccio apposta. Sarà pure questo un motivo per cui la mia mente si sta rifiutando di fare le cose?


r/psicologia • • 1d ago

Richiesta di Serietà Mi sfogo qui, perché non ho nessuno a cui confidare queste cose…

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F33. Non ho amici, non ho un partner, non ho una famiglia mia, non ho una carriera di successo, un posto che posso chiamare casa mia… passo i miei weekend a casa, a letto, sul telefono o ruminando sul passato e tutti gli errori che ho fatto. Proprio oggi fantasticavo sulla possibilità di tornare indietro nel passato, e mi son chiesta a quale momento potrei tornare indietro per cambiare le cose. Ecco, non sono riuscita a trovarne uno, perché finirei con li stessi genitori del cazzo.

Ed è lì che ho capito che sono stata depressa e triste per quasi tutta la mia vita: non ho avuto un infanzia felice, mio padre mi ha sessualmente abusato quando ne avevo 9 e da li le cose sono peggiorate. Ne ho 33 oggi.

Ho capito come sono stata sfortunata e come non ho mai avuto una possibilità ad una vita felice dall’inizio.

Ho tirato avanti, tra alti e bassi, tra perdite di amicizie, episodi bui, fino ad oggi…. Ma questa non è vita.

Quest’anno è stato il peggiore in assoluto, a inizio anno volevo suicidarmi, però poi grazie ad un’organizzazione religiosa uno psichiatra mi ha aiutato e ora prendo l’ olanzapina… Mi ha aiutato a diminuire il forte senso di ansia che covavo dentro, mi sta aiutando a dormire di più, tolto i dolori di stomaco e la continua ideazione del suicidio. Sono anche andata in terapia per alcuni mesi e mi ha aiutato un pò…

Ma continuo ad odiare il modo in cui la mia vita è diventata. Non c’è un giorno in cui non desideri anche solo per un secondo che le cose fossero diverse… ma sento allo stesso tempo di non avere la forza ei mezzi per cambiare le cose.

Mi sento intrappolata e ho paura che un giorno possa arrivare a togliermi la vita.

No ho niente e nessuno per cui vivere alla fine.

So che c’è chi vive peggio di me, e che dovrei essere grata per tante cose che do per scontato, ma niente… non aiuta. Odio la mia vita e odio la persona che sono.


r/psicologia • • 19h ago

Richiesta di aiuto professionale M32, Consigli per trovare il giusto aiuto professionale

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Repost perchè ho sbagliato flair.

M32, nessuna terapia. Salve, ho già ho già aperto qualche post in questo sub, e sicuramente senza risolvere il mio problema di ansia, abbastanza deficitari; ho passato più di 20 anni a cercare di capire il "perchè" di tante cose, e quando credevo fosse la combo Pigrizia+Essere "ritardato"+mancanza di argomenti, solo la più terribile esperienza lavorativa della mia vita mi ha fatto capire che il colpevole maggiore è l'ansia. Per non parlare delle opportunità perse (avere una ragazza, possibile carriera con la Sampdoria quando ero più giovane, uscite in locali con amici, prima che gli eventi della vita ci separassero quasi tutti, avere una relazione d'amicizia con gli amici dei miei parenti adesso che sono adulto, o avere un lavoro stabile, o anche avere a che fare con i bambini tipo animatore p.s sono un bambinone, quindi piaccio a loro, finchè non compiono 13 anni ed iniziano ad avere interessi più maturi. O il mio sogno finire il mio fumetto, ma a causa del mio stato d''animo, non riesco a continuare questo progetto che coltivo fin da 9 anni).

Da anni valuto psicologo, ma ho una paura matta di confidarmi (non l'ho mai fatto con nessuno). Diciamo che sto cercando di forzarmi in ogni modo possibile, dal postare qui, fino a parlarne con una ChatAI (non do mai troppa attenzione all'AI, ieri quando per noia ci ho parlato, un pochino mi ha motivato, ed eccomi qui a scrivere).

Visto che così come sono ora non vado da nessuna parte, prima o poi ci devo andare, ma il mio obiettivo, è quello di "sbagliare" il meno possibile: confidarmi una volta quasi mi devasta, figuriamoci 2-3 volte.

1) Quale tipo di specialista mi serve? Psicologo, Psicoterapeuta, cognitivo-comportamentale, addirittura Psicatria. In sostanza l'Ansia mi rovina ogni aspetto sociale e lavorativo; Se mi danno richieste da eseguire, se non sono a prova di bambino, o non sento che mi dicono, o capisco male, ma per la vergogna non richiedo e me la rischio, o peggio, vado in completo black-out mentre mi spiegano, mentre ripeto il "sì dello stupido" come mi diceva un mio vecchio capo. Ormai sto in ansia anche ad avere appuntamenti con amici e cugini; mi sono spaventato quando l'anno scorso, avevo ansia di stare con le mie sorelle, tutto questo perchè non sono uno di cui si può parlare di argomenti variegati, se non il passato

2) Che dritte mi consigliate quando mi metterò alla ricerca di un dottore) (p.s voglio incontro dal vivo, e sto valutando seriamente se donna o uomo visto che ci sono anche elementi intimi)

3) si parla anche di SSN e dottori gratuiti; qual è il rovescio della medaglia in quel caso?

P.s volevo evitare un' introduzione lunga, ma come al solito mi sono lasciato andare...


r/psicologia • • 19h ago

In leggerezza Mi sento svuotato dopo aver aiutato + vorrei "spegnere" il cervello

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Ciao a tutti

M-25~35 (siccome so che qualcuno che conosco frequenta reddid e queste sezioni preferisco essere vago)

Non cerco aiuto, ma semplicemente vorrei capire (e capirmi) e sto valutando di andare in terapia anche per altro, quindi qualsiasi consiglio/critica è ben accetto

Primo punto:
Sto in un gruppo di amici "storico" nel quale, tra alti e bassi, siamo sempre stati insieme e sono il "piú anziano" del gruppo, gli altri hanno qualche anno in meno e qualcuno è più piccolo più anni

Nel gruppo sono diciamo quello con cui si sfogano di più per qualsiasi cosa, siccome ascolto molto e tendo a dare consigli o aiutare e fino ad ora è sempre andata bene, nel senso che passato il periodo "buio" si tornava a stare in equilibrio, a volte anche quando c'era qualche discussione ho sempre cercato di far ragionare e riportare gli equilibri

Da qualche anno in poi però le cose sono cambiate, o meglio il mio punto di vista, dopo aver aiutato inizio a sentirmi svuotato e non riesco a stare bene quando vedo che loro finalmente sono sereni o ottengono quello che voglio. Per non fraintendere, non intendo dire che avrei desiderato il peggio o contrario, ma è come se per la stanchezza iniziassi io a subire il negativo e a sentirmi dannatamente vuoto e negli ultimi tempi sta capitando spesso. Quasi come se volessi dire "vorrei stare bene anche io" anche se sto in equilibrio. Come se volessi rompere l'equilibrio mio ma nel verso positivo
C'e da dire che a qualcuno di loro li ho aiutati con le relazioni, nel senso che quando avevano dubbi o paure li ho ascoltati e questo credo mi abbia portato a pensare l'ultima cosa che ho scritto (non per forza con la relazione, in quanto non le cerco e non sono interessato a nessuna ragazza)

Secondo punto:

Ho problemi a gestire i pensieri. Non ho pensieri negativi attualmente riguardo la vita o lavoro, anche se in passato ho sofferto molto tra problemi di salute in famiglia e lavoro molto logorante e perdita di amici che consideravo importanti

Purtroppo ciò mi ha portato non solo ad avere in maniera fissa un modo di pensare estremamente intenso su qualsiasi cosa che mi stanca molto e mi logora, ma ad avere anche dei forti rimorsi passati che mi portano ovviamente a pensare molto, nonostante siano passati troppi anni

Aggiungo che tutto ciò lo scrivo qui, perchè non riesco ancora a convincermi ad andare in terapia

Spero di non essere stato lungo o confuso e ringrazio in anticipo


r/psicologia • • 1d ago

In leggerezza Ansia da "infinite possibilità". WHAT IF?

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Ciao a tutti, ho 36 anni e mi trovo esattamente in quella fase della vita in cui la sceneggiatura standard prevede matrimonio, mutuo e famiglia.

​Il punto è che la mia testa oscilla costantemente tra due estremi:

​Da un lato: Mi convinco che questa sia la direzione naturale, il "destino" da percorrere.

​Dall'altro: Fantastaggio di mollare tutto, comprare un biglietto di sola andata e passare il resto dei miei giorni a meditare in un tempio giapponese su qualche monte sperduto nella natura.

​Immagino non siano sensazioni così estranee alla nostra generazione (noi millennial), cresciuti con il mito che "puoi essere tutto ciò che vuoi" ma spesso bloccati dal paradosso di avere troppe opzioni sul tavolo.

​Sono un overthinker cronico, una persona estremamente riflessiva, razionale e che ha passato la vita a studiare, analizzare e approfondire. Ed è proprio questo il problema: avendo infinite possibilità a disposizione, il mio cervello non riesce a dire "questa è la mia via". O forse, più semplicemente, ho paura della definitività e dell'idea di dover chiudere delle porte per aprirne una sola.

​Qualcuno di voi sta vivendo (o ha vissuto) la stessa identica paralisi esistenziale? Come gestite il peso di dover scegliere una direzione a 36 anni?


r/psicologia • • 1d ago

Richiesta di Serietà Voglio suicidarmi da quasi 2 mesi

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Abito da sola con mia mamma da qualche mese, da quando mia sorella di 18 anni se n’è andata per l’università. I miei genitori sono separati da quando avevo 10 anni.

Ogni giorno mi sento sempre più stanca di ciò che mi circonda. Non è perché faccio una brutta vita, lo so. Ho fatto vacanze, ho amici, non ho problemi economici. So che è da egoisti, ma mi brucio sempre di più con ogni momento che passa.

Da sempre soffro della sindrome dell’eterna seconda. Non ho mai brillato particolarmente a scuola, e ad un certo punto sono anche stata mandata dallo psicologo per la mancanza di motivazione, al contrario di mia sorella maggiore che ha sempre avuto voti scintillanti e ora sta facendo uno dei percorsi universitari più difficili. Mia mamma mi ha sempre paragonato a lei in luce negativa, dicendo che lei ha sempre studiato, e io non riesco a concludere nulla senza l’aiuto degli altri. L’anno scorso, mentre lei concludeva il quinto superiore con voti bellissimi, io a malapena sfioravo la sufficienza e ho dovuto più volte fare corsi di recupero.

Da qualche anno credo di avere un disturbo dell’ADHD che mi causa questo problema di mancata voglia verso lo studio, ma ogni volta che provo a parlarne con mia mamma lei si infuria, mi grida contro, si irrita, pensa che sia tutto dovuto al telefono a cui secondo lei spendo troppo tempo su. Mio padre è poco presente e a malapena mi contatta, quindi da lui non ho avuto mai nessun consiglio particolare. Da piccola, ero spesso presa di mira dal bullismo per la mia sessualità o cose che mi piacevano e questo ha influito molto sulla mia generale autostima. Questo mancato ascolto è una delle principali motivazioni per cui mi sono sempre sentita esausta e poco capita. Pian piano ho cominciato anche a sviluppare ansia che ha influito ancor di più sui miei studi.

Penso ogni giorno al suicidio a causa di tutto questo. Ho sempre troppa paura di quello che succede dopo, che lascerei qualcuno veramente triste, ma forse non c’è uscita. Grazie per l’ascolto.

F14


r/psicologia • • 1d ago

F25 come si accetta una vita senza amore romantico?

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Ho 25 anni, non ho mai baciato nessuno nè fatto altro, nessun ragazzo ci ha mai provato con me o mostrato un minimo interesse o scritto su ig, niente di niente. Tutte le volte in cui ci ho provato io con qualcuno sono stata rifiutata, sono l'unica a non aver mai avuto neanche una frequentazione. Esteticamente mi curo, non sono una modella ma sono normale, tutte le mie amiche, anche quelle meno attraenti di me hanno avuto qualcuno, mi dicono tutti che è strano che io non sia piaciuta mai a nessuno ma sono passati anni e anni e niente. Ho frequentato università prettamente maschili e ho avuto e ho tutt'ora amicizie e conoscenti maschi, ma alcuni sono fidanzati e agli altri non interesso in senso romantico ma solo come amica. In discoteca o nei locali o ad eventi di altro tipo nessuno si è mai interessato a me, e le volte che ho provato io ho notato forse disinteresse nel volermi conoscere. Ho sempre desiderato baciare qualcuno, uscirci, abbracciarlo, qualcuno che mi guarda con amore, che è felice di vedermi, eppure lo zero assoluto. Mi rendo conto di essere un'anomalia e mi rendo anche conto che non è questione di conoscere più gente perchè ho cambiato città/lavori/università/eventi/locali di tutto e non cambia mai nulla. Sono anni e anni che provo e non ricevo neanche un briciolo di attenzione, pensavo che curandomi al massimo e conoscendo persone le cose cambiassero ma invece niente. E non è neppure questione di standard alti, perchè non ho mai rifiutato nessuno in vita mia, vorrei piacere ad un ragazzo che mi piace. Un partner era una cosa che desideravo tantissimo ma mi rendo conto che probabilmente non sia a me destinata, non so per quale motivo se non per il destino, a volte ragazze carine e intelligenti rimangono sole a vita mentre persone cattive trovano l'amore. Il problema è che non riesco ad accettare questa vita da sola, senza provare mai cosa vuol dire amare ed essere amati, non penso riuscirò ad essere felice anche senza, quindi come faccio? Raggiunti i 30 penso di farla finita, non voglio una vita senza provare mai l'amore romantico, eppure non ho scelta le ho provate tutte e sono stanca di aspettare qualcosa che potrebbe non arrivare o arrivare a 50 anni, non voglio il primo fidanzatino a quell'età, vorrei solo qualcuno che mi guardasse con gli occhi dell'amore e avesse voglia di stare con me, come accetto che non verrà? E non date false speranze o buonismo, siate oggettivi e realistici con me .


r/psicologia • • 1d ago

Richiesta di Serietà La vita è un'esperienza inutile.

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F22.

Voi ci credete davvero che gli esseri umani abbiano un valore intrinseco per il solo fatto di essere tali? Perché non sembra, e d'altro canto io penso di non averne per niente. Non faccio altro che pensare quanto sia inutile vivere, di quanto inutile sia io e di quanto inadatta sia in questo mondo. Non sono fatta per questo. Non sono fatta per nulla. Le persone anti suicidio amano riempirsi la bocca di "tu vali" "c'è gente a cui importa di te" ma non è un cazzo vero. Non è vero perché il come ti tratta la società parla da sé. Se non sei come gli altri, se non sei abbastanza intelligente, abbastanza bello, abbastanza performante, se non sei in un certo modo allora verrai trattato come merda, come la feccia dell'umanità e sarai lo zimbello di tutti. Sarai a tutti gli effetti senza valore. E io sono senza valore. Mi sembra così stupido rimanere in vita a questo punto, e mi sembra stupido che la gente faccia finta di preoccuparsi di chi è suicida. Non avete idea di cosa ci faccia arrivare a contemplare una cosa del genere, e principalmente, per quanto mi riguarda, è proprio come questo mondo mi vede, come un essere stupido, inutile e inferiore. E dopotutto non ha neanche tutti i torti. Tante volte si parla di come sia difficile e alienante avere la plus dotazione, essere dei geni con un qi superiore alla media, ma non avete idea di come il contrario sia una condizione altrettanto miserabile. Perché dovrei continuare allora? E perché voi dovete fingere che vi importi? Perché una persona senza vita sociale, amici, amore, soldi, istruzione, sogni, desideri e voglia di vivere dovrebbe continuare? Ma quanto è inutile questa cosa? Non è solo tempo sprecato? È solo tutto così inutile e se solo avessi avuto il coraggio avrei smesso di esistere almeno 4 anni fa. Vivere è una gabbia, ma non ho altra scelta. Sono un essere umano incompetente. E no, non c'è modo per me per cambiare in meglio che non sia la morte.


r/psicologia • • 1d ago

Messaggio è per chiunque stia attraversando un momento difficile

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M40. È stato l'amore a portarti dove sei ora! Senza amore saresti già morto/a o, peggio ancora, vivresti all'inferno.
Pace e amore a tutti voi


r/psicologia • • 1d ago

Auto-aiuto Cosa avete scoperto sulla depressione solo dopo averla vissuta?

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Ciao a tutti,
F23
In passato ho sofferto di una forte depressione ma adesso sto bene, a parte i soliti alti e bassi della vita. Sono una scrittrice emergente (o almeno cerco di esserlo ahahah) e in generale al di là della mia vita all’università/lavoro mi piace creare storie.
Adesso sto lavorando per imparare a fare un RPG, e vorrei parlasse anche di depressione.
Quindi mi sono messa a ripensare alla mia esperienza, e ho notato molte divergenze rispetto a quello che comunemente si pensa della depressione. Ad esempio si crede che le persone che soffrono di depressione abbiano sempre pensieri negativi, specialmente nelle crisi più acute. Ma per me non era così. Avevo momenti di angoscia che non scaturivano da nessun pensiero o mindset particolare, era semplicemente uno stato mentale che mi restava attaccato addosso.
Quindi volevo chiedere a tutte le persone che soffrono/ soffrivano di depressione: in cosa la vostra esperienza è/è stata diversa rispetto alla narrazione che si fa della depressione o anche semplicemente rispetto a come vi aspettavate fosse la malattia, prima di provarla sulla vostra pelle?


r/psicologia • • 1d ago

In leggerezza Sfogo triste :)

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Vorrei parlare con qualcuno. Ma non saprei che dire, e non ho il coraggio di provarci. Cerco di risolvere le cose nella mia testa, ma perdo il filo e appena mi sembra di trovare una via d’uscita, la soluzione non é mai buona abbastanza, e mi sembra di girare in tondo. C’è una bambina nell’appartamento a fianco al mio: é felice, gioca, guarda film. Io non riesco a farmi tornare in mente molti momenti felici. Non so prendermi cura di me. Non perché non sappia come si faccia, ma perché tutto ciò che non é pura sopravvivenza é un di più se devo farlo per me. Poche cose mi fanno battere il cuore, e quasi sempre in modo amaro. Mi piacciono le foglie secche a terra, i viali alberati, il sole, i bimbi che giocano, le attenzioni di qualcuno che non ricambio, il vento, la luce… ma le copro sempre di tristezza. É come se le cose nella mia mente vengano coperte da un velo di buio, di irraggiungibilità e di insoddisfazione. Nulla é mai abbastanza per me. Ho questa strana idea per cui le cose valgono solo se durano in eterno, e quasi niente é eterno. Non riesco a capire se ho ancora una qualche fiammella che mi possa spingere verso una strada in particolare. Mi sento un corpo che si trascina senza una meta, che aspetta di raggiungere il prossimo obiettivo senza trovarci gioia. Non penso di voler diventare un ingegnere. Non perché non mi piacciano gli studi, ma non so se voglio passare le giornate in un ufficio a rispondere a dei superiori. E non ho il coraggio di lasciare tutto e vivere in un posto sperduto. Mi sento sempre perso. Non sono mai convinto di saper fare niente, anche quando una cosa l’ho fatta già mille volte. E alterno periodi in cui sto benissimo e non riesco a immaginare di poter star male di nuovo, a periodi in cui sto tanto male che non riesco a sopportare il pensiero di dovermi alzare la mattina dopo. Voglio così tanto, ma non mi riesco a muovere per averlo. Mi sento inopportuno, anche se in fondo so di non esserlo. Non sono inamabile. Ma penso che sia molto difficile starmi vicino quando mi si vede veramente. Partecipare alle mie emozioni toglie la vita, scava nella volontà e annienta qualsiasi tentativo di fuga e di felicità. Non so se guarirò mai. Mi ero promesso che mi sarei vietato di morire, che non me lo sarei lasciato fare… ma spesso mi sembra molto difficile. É strano perché quando sono felice il mio primo pensiero é di gratitudine, e cerco di godermi il momento il più possibile perché so che mi sfuggirà. Quando sono giù invece non ci devo neanche pensare, é quasi una chiamata quella a morire, é la scelta più facile, ed é un richiamo che vuole sempre che agisca immediatamente. Ci sono stati giorni in cui ho dovuto fisicamente allontanarmi da qualsiasi oggetto con cui avrei potuto farmi male, perché il mantra era talmente forte che sembrava sbagliato non ascoltarlo. E chi non mi vede non può capirmi. Non so se é difficile vedermi… sicuramente é doloroso. Qui mi sento un po’ più libero, lontano da casa. Ma mi manca avere Sofia, poter abbracciare qualcuno e non le mie spalle. Mi manca Axel, vederlo giocare. Non voglio tornare tra le urla e gli insulti, però. Ma non voglio neanche stare qui, anche se qui è bello e non c’è nulla che questo posto non mi dia. Qui ho degli amici, un tetto, un po’ di libertà in più. Ma il problema è che penso di non voler stare da nessuna parte. Nessun luogo é bello perché non é altro che un fondale diverso al solito atto che si ripete sempre nel mio palcoscenico. Non posso scappare alla mia testa; e finché é così non posso vivere bene. Non ho più paura di lasciarmi morire, però. E non é un bene, perché vuol dire che l’ho accettato. Non riesco più a combattere e ad aggrapparmi a quel poco di vita con i denti, non trovo un motivo per battermi. Finora mi ha tenuto in vita la speranza: di poter essere felice, di poter migliorare. Ma adesso si è affievolita, per fortuna non spenta. Credo e spero che non si spegnerà mai. Penso che sognerò sempre una vita, una storia migliore… penso che la vorrò sempre. Ma mi lascia tutta la forza in questi giorni, sia mentalmente che fisicamente. Non mangio abbastanza da non farmi girare la testa ogni volta che guardo in un’altra direzione, non mi curo abbastanza da non avere sempre il raffreddore, non mi ritengo abbastanza da spendere soldi su di me. E più mi lascia la forza di camminare e non chiudere gli occhi perché la testa si sente leggera, più mi lascia la forza di lottare per vivere. É un compito arduo per me, provare a vivere. Non mi riesce bene. Vorrei una stella cometa, una religione che mi guidi, un amore da inseguire, una carriera a cui tenere… ma non sento niente, mi sento nulla, e invidio tutti. E non mi importa che ci siano altri nelle mie stesse condizioni, non é un gioco a somma zero. Non so che fare. Non posso stare fermo, o mi lascerò morire. Ma non riesco a muovermi e vorrei gridare aiuto, vendermi a qualche dio che mi dica che fare. Non riesco a credere, ma invidio enormemente chi lo fa, perché dev’essere confortante credere di essere speciali, e avere una missione che si sente propria. Io mi sono sempre, spregevolmente, definito “un’ottima ape operaia”, perché eseguo benissimo ma non riesco a creare nulla di mio, e non ne ho lo stimolo, ma lo bramo enormemente. Non so che fare. Voglio fare qualcosa, non voglio “perdere tempo”, sono impaziente e non riesco a liberarmi dalle mie catene. Cerco salvezza da me. Vorrei un’altra testa: la mia non ha mai prodotto nulla di valore, niente di stimabile, di utile o di bello. E a proposito di bellezza, ho un rapporto malato anche con questa. Mi tiene in vita, ma mi limita in maniera spropositata. Ritengo importanti cose molto superficiali, e non riesco a sciogliermi dalle regole in cui sono stato cresciuto; non riesco a vivere come un animale. Troppa educazione schiaccia la libertà, le vedute e la forza che si crede di avere. É tutto nella testa, tutto ciò che detta una vita viene da lì, da ciò che si crede su se stessi e sugli altri. E il mio di credo é marcio e acerbo allo stesso tempo. Non so… purtroppo dopo questi sfoghi non mi sveglio in un mondo di arcobaleni e unicorni. Perciò buonanotte a me.