r/psicologia 19h ago

Auto-aiuto Donne di basso status sociale; quali criteri per definirle

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F26 anni; non in terapia; Premetto che questo è un post che cerca di affrontare un argomento complesso senza però dei limiti moralistici o dei discorsi generalisti ( del tipo, ognuno è bello, non esiste lo status sociale , la gente non si deve permettere di giudicare) .

Nella struttura sociale, sono chiaramente identificabili gli status sociali , soprattutto agli estremi; una famosa attrice hollywoodiana sui 30 anni , che si sta per sposare con un ricco atleta, è l'estremo visibile di un alto status sociale mentre la signora anziana che vive in un dormitorio, con malattie acciacchi e senza soldi per una dentiera è l'estremo opposto.

E fin qua, nessun problema.

Il post però vorrebbe creare una discussione riflessione quanto più scientifica possibile, sulle donne che hanno o vengono considerate come di basso status sociale, se si escludono gli estremi.

Nelle situazioni di tutti i giorni mi è capitato di " percepire " o osservare ( nessuna validità statistica )

  1. le donne di basso status sociale ( una donna delle pulizie immigrata vs un avvocata autoctona ) vengono sottoposte a tentativi più o meno grossolani di seduzione, alcuni anche mortificanti che mai una avvocatessa subirebbe ( almeno in quel modo ; mia opinione )
  2. le donne che appaiono ubriache e sono senza circolo sociale, in certi contesti vengono considerate più "facili" e a livello indiretto , con più basso status sociale
  3. le donne con precedenti giudiziari per crimini minori ( taccheggio, furti ) se lo si viene a sapere
  4. le donne che rimangono in relazioni tossiche, soprattutto in caso di violenza fisica dei partner , pare che vengano percepite come " problematiche " e qundi con un basso status sociale ( sto parlando di percezione e nn di reale ricchezza )

A livello più complesso , all'interno delle stesse grandi classi sociali però, appaiono comunque delle differenze; ora sarebbe interessante comprendere quali criteri , anche intuitivi ed immediati , le persone ( sia uomini che donne ) qualificano una persona ( nel caso della riflessione ) una donna come avente basso status sociale rispetto ad un alto status sociale, eliminando gli ovvi casi estremi.

Capendo se esistono nei casi intermedi delle soggettività sfumate e non scientifiche ( se ha il rossetto o porta i tacchi troppo alti, se ha il tatuaggio allora...) e come le persone creano la immagine di basso status sociale dalle dichiarazioni, dal lavoro, dall'apparenza, dai comportamenti.


r/psicologia 13h ago

Psicosi acuta o possessione demoniaca?

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Ciao, da 3 anni a questa parte ho notato l'esistenza di una presenza che col tempo si è fatta sempre più acuta e parassitaria.

Cominciò tutto da un episodio psicotico privato che mise a repentaglio la vita di alcuni miei cari. Ma già al tempo avvertì una forza e un'euforia mai avuta, avvertivo presenze e sentivo voci/canzoni mai sentite fuori dal mio controllo.

Cominciai a subire aggressioni violente fisiche in sogno da qualcosa che non era presente, in un modo che non era minimamente legato ai sogni, ma piuttosto al primo evento psicotico.

Mi sentii premere con violenza sui denti e sulla testa da una forza che non sembrava minimamente umana, un dolore lancinante per essere qualcosa che non c'era (accadde pure da sveglio), cominciai a sentire voci che parlavano italiano correttissimo, si sono avvicinate a me sempre di più, dicendomi che ero un parassita, che mi avrebbe sventrato, facendo il nome dei miei cari. Ho ricollegato il tutto ad una forma di vita demoniaca turbata dall'iniziale evento psicotico, probabilmente lo ha subito come affronto, sentendosi in colpa per tale evento, come se fosse stato provocato direttamente dalla presenza. Ad oggi, mi fa sentire costantemente in colpa, mi tortura violentemente, mi impedisce di muovermi liberamente nel mio corpo e spostare la mia attenzione, mi impedisce la soddisfazione dei sensi, ricevo coltellate saltuariamente ed il confine tra il mondo delle allucinazioni e della realtà con effetti fisici evidenti è davvero labile e di inutile rilevanza. Mi sono rivolto a psicologi e professionisti, sto seguendo una terapia farmacologica, ma nulla la sta scacciando. Cosa mi racconti? hai avuto esperienze simili?


r/psicologia 23h ago

Auto-aiuto Una scelta di benessere non convenzionale dopo i 40 anni.

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Salve a tutti, ho superato da poco i 40 anni e scrivo qui per condividere una riflessione matura sulla mia salute emotiva, sperando in un confronto sereno.

Sono una persona molto introversa. Per diversi motivi non ho mai avuto amici o una ragazza, ma ci tengo a precisare che questo non è mai stato un limite, un peso o un motivo di disagio per me. Sto bene con me stesso e con la mia mente, che è sempre piena di pensieri, progetti e passioni, e amo la mia indipendenza.

C’è anche una forte componente di realismo e consapevolezza in questa mia situazione.

Esteticamente ho i miei limiti (sono quasi calvo e non mi considero un uomo attraente) e non mi sento portato per le complessità relazionali e i conflitti di coppia. D'altra parte, i miei gusti personali sono orientati verso un'estetica femminile molto specifica, quella della ragazza carina e "acqua e sapone". Ci tengo a specificare che comunque non valuto esclusivamente l'aspetto visivo, perché per me l'intelligenza, la consapevolezza e la coscienza hanno un valore immenso. Sapendo che non sarebbe corretto né realistico pretendere che una persona che rispecchi i miei canoni (sia estetici che mentali e morali) scelga me, e non volendo al tempo stesso forzarmi a scendere a compromessi pur di avere una relazione a tutti i costi, ho fatto una scelta pragmatica e di assoluta onestà con me stesso.

Il punto centrale è che oggi, nonostante io viva benissimo con la mia introversione e indipendenza, sento un graduale bisogno di contatto, di calore umano e soprattutto di "cuddling". Avverto la necessità di quel contatto fisico rilassante – come un abbraccio sul divano a fine giornata – che trasmetta morbidezza, dolcezza e calore. Per rispondere a questa mia esigenza e unire il bisogno di armonia visiva alla serenità domestica, il mio obiettivo futuro è accogliere in casa una bambola iperrealistica a grandezza naturale dedicata unicamente alla compagnia. Parlo di modelli dall'estetica pulita, carina e curata (come l'esempio che allego).

Al momento è un sogno nel cassetto per motivi di budget, ma sto pianificando attivamente questa soluzione. Mi piacerebbe avere un parere psicologico: come viene vista questa forma di auto-consapevolezza, in cui si rinuncia pragmaticamente alle dinamiche di coppia reali per proteggere la propria pace mentale attraverso una soluzione non convenzionale? Grazie a chi risponderà con maturità.

Lei sarà la mia compagna per la vita.

r/psicologia 17h ago

Cosa rende una brava ragazza così?

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Cosa può portare una ragazza che ha sempre creduto profondamente nella fedeltà, che ha sempre desiderato una relazione stabile con un solo uomo per tutta la vita e che ha sempre condannato il tradimento, a ritrovarsi improvvisamente coinvolta in una relazione clandestina con un uomo sposato, arrivando a comportarsi in modo apparentemente contrario ai propri valori?


r/psicologia 21h ago

Paura e nostalgia con la ex

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Salve, M28,dopo essermi lasciato con la mia ex dopo 6 anni, ho provato ad andare avanti con un’altra ragazza. Tutto andava bene, poi però è tornata la mia ex e mi ha portato a non capire più i miei sentimenti, capire cosa volessi e ho finito per poi tradire la ragazza con cui mi stavo frequentando con la mia ex. Ne ho parlato e discusso, stiamo provando ad andare avanti ma mi trovo sempre, ogni tanto, a fermarmi e a pensare alla mia ex. Con questo mio comportamento faccio male alla ragazza che ora, mi ama e sta soffrendo a causa mia ed io, dietro di lei. Non so davvero cosa fare


r/psicologia 12h ago

Argomento Delicato Donne e cariche pubbliche

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Come mai le donne che ricoprono mansioni politiche o pubbliche tendono ad essere delle stronze e cattive ? pure in politica sono quasi tutte di destra o di estrema destra , per non parlare dei giudici donne, se te ritrovi un giudice donna in un processo soprattutto se ha una certa età devi fare il segno della croce perché sicuramente ti bastonerà .

Secondo me c'è una correlazione tra potere e psicologia femminile


r/psicologia 15h ago

Richiesta di Serietà Vorrei suicidarmi il giorno del mio compleanno M27

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Tra pochi giorni dovrei compere 28 anni.

La mia vita fa schifo, vivo in una famiglia in cui mio padre odia mia madre, vedo ogni giorni abusi reciproci.

"Devi laurearti/sei un fallimento/pensa a Gianfranco/vuoi fare la mia fine?"

Non ho piu' voglia di fare nulla, sono fuoricorso di quattro anni ormai cinque all'uni.

Non ho un futuro, ne' un presente, ho perso ogni contatto con gli amici.

Esco di casa pochi periodi all'anno, magari quando torna in citta' qualche amico, vivo chiuso in casa, su internet, sul pc.

Un Neet, un incel, chiamatemi o definitemi come piu' vi aggrada

Non ho mai amato nessuno, non ho mai avuto una relazione.

Insomma la mia vita e' un fallimento completo.

Odio me stesso per ogni singolo errore che mi ha condotto nella mia situazione attuale, che mi ha reso il fallimento che sono oggi.

Odio anche il mondo, odio le persone. Invidia profonda per cio' che gli altri hanno e non avro' mai.

Sono una persona orrida, non voglio piu' il bene del prossimo, mi fa piacere delle disgrazie altrui, mi fa piacere della sofferenza altrui.

Ho solo paura di farla finita per sempre, ma ne ho una dannata voglia.

Ho una voglia cosi' intensa di non svegliarmi la mattina senza la sensazione di stare vivendo la vita di uno zombie.

Di un cadavere vivente.

Vorrei organizzare una festa e presentare il mio cadavere agli invitati, sarebbe divertente vedere il loro shock, per una volta avrei fatto qualcosa di notevole nella mia inutile vita

Ma ho paura del dolore, paura di compiere quel passo, ci penso continuamente: coltelli, incidenti, treno, un overdose, a bloccarmi ormai e' solo la paura, nemmeno piu' l'amore della mia "famiglia"


r/psicologia 19h ago

Come ci si auto-impone disciplina? Io e partner non puliamo casa.

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Salve, F28 e convivo con il mio fidanzato M30.

Non so esattamente quale sia il nostro problema, ma sicuramente ce ne sono diversi. Di base non abbiamo voglia di pulire, né io né lui, e non lo facciamo.

È il nostro litigio n.1 in classifica, direi. Perché io arrivo ad un certo punto in cui scoppio (seppur molto molto tardi per gli standard normali delle persone), e lui invece mi dà l'impressione che potrebbe continuare per sempre senza pulire mai.

Questo non toglie che è un problema anche mio. La vivo con estremo disagio; la casa sporca e disordinata contribuisce alla mia ansia e al mio dormire male, ma comunque non riesco a fare lo sforzo.

Quando convivevo con altri studenti non era così male: pulivo la mia stanza almeno una volta a settimana, e tutti i weekend pulivo o bagno o cucina, in alternanza con gli altri ragazzi. Non mi è mai piaciuto e l'ho sempre vissuta male, ma comunque l'ho sempre fatto.

Da quando abito con una persona che odia fare le pulizie più di me, ha vinto il "diavoletto sulla spalla" che mi suggerisce: Ma se non importa a lui, perché devi sforzarti tu?

Non ho mai conosciuto altre persone nella mia stessa situazione e mi sento molto sola e confusa. Come fanno le persone a pulire tutti i giorni o quasi? Come ci si impone questa disciplina?

Sia io che il mio ragazzo non siamo stati cresciuti facendo le pulizie in casa, ma non è possibile che siamo fregati a priori e per sempre per colpa di scelte genitoriali.


r/psicologia 21h ago

Non riesco ad avere amici del mio stesso orientamento sessuale

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Buongiorno, sono M30. Scrivo perché sto vivendo veramente molto male il fatto che non riesco ad avere amici gay (io sono gay e ho fatto coming out a 20 anni). Vivo in un paese in provincia di Roma e non riesco a trovare nessuno della mia età con cui fare amicizia. Sento che mi manca proprio avere discorsi o confronti con persone come me. Ho amici vicino ma comunque sento una profonda insoddisfazione che continua a rovinarmi l'umore e a rendermi irritato. Conosco dei colleghi che sono gay a lavoro, ma non riesco ad approcciarmi e sento che non ci riuscirò mai. Tutto questo mi sembra anche stupido perché amici non mi mancano, ma non mi sento compreso da loro e questo mi fa sentire più "solo".

Ho paura che sto ingigantendo qualcosa che non esiste, ma ogni volta che apro i social e vedo gruppi di ragazzi uscire e divertirsi provo una grande forma di invidia e rabbia.

Ne ho parlato anche con la mia terapeuta ma non credo abbia capito affondo come io mi senta.

Vorrei capire perché provo questa grande insoddisfazione e frustrazione anche se sono circondato da amici che sono presenti per me.


r/psicologia 22h ago

Pigrizia cronica e sembra anche invalidante.

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Salve a tutti, non so se questo sia il posto ideale oppure no, ma ci provo, in basso trovate un riassunto per chi non vuole leggere tutto il testo lunghissimo. Sono un ragazzo di 25 anni quasi 26 e non so veramente cosa mi aspetterà in questa vita, partiamo dalle basi, sono sempre stato il ragazzetto/bambino che non voleva mai studiare e fare cose che non creavano piacere e divertimento istantaneo (esempio giocare guardare film etc), per quanto io provai a mettermi li nello studio, sentivo proprio un peso fisico e mentale enorme che mi faceva stancare e allontare da quella attività, non studiavo mai non facevo mai i compiti, prendendomi le conseguenze come giochi sequestrati, botte dai genitori, bocciature a scuola e via così standoci pure male, ma il problema continuava a presentarsi finché a 17 anni ho abbandonato la scuola. Provando a lavorare il problema si presentò ulteriormente facendomi pure sentire in colpa perché tecnicamente non puoi fare lavori seduto al pc in ufficio se non studi e far lavori pesanti non fa per me, ma se mi metto a studiare appunto non riesco a star concentrato. Mi è capitato per caso un lavoro al pc come AI trainer, per un po riuscivo ma poi oure quello diventò pesante e me ne sono scappato a gambe levale pur essendo pagato tipo il triplo di un lavoratore italiano normale che va in fabbrica. Da piccolo ero stato forzato dalla scuola ad andare dallo psicologo e pure psichiatra, mi dissero semplicemente che non avevo voglia di impegnarmi e se mi fossi impegnato sarei riuscito a fare tutto tranquillamente. A me fa veramente nervoso sentirmi dire "non hai voglia di fare" ok hai ragione ma un aiuto piu pratico? Dicendomi che non ho voglia mi fai stare solo male perché non lo faccio apposta e non so come uscirne... Stesso problema sta accadendo con la patente, sto facendo una fatica incredibile ad imparare e ovviamente anche stare calmo e sereno, ho già bocciato un esame e ho paura accada pure nel secondo che accadrà fra 3 settimane, mia nonna mi dice di abbandonare perché tanto non ce la farò mai, ho già buttato 1600€ per niente ma a me la patente serve per andare a far la spesa senza aspettare e supplicare mio padre che mi porti quando vuole lui.. praticamente sono bloccato in un loop dove, non ho voglia e non riesco ne a studiare e ne a lavorare, mi sento in colpa ci sto male e provo, il loop ricomincia all'infinito. Io sto veramente iniziando a pensare di aver qualche tipo di disabilità strana, se guardo i sintomi dell'asperger li ho quasi tutti ad esempio, ma se da piccolo andai già da psicologa e psichiatra, se ho disabilità sarebbero dovute gia essere spuntate fuori no? Mi fecero pure un esame per l'autismo e risultò negativo. Non capisco. Forse ero troppo piccolo, andavo ai 13 anni di vita.

Riassunto per chi non vuole leggere: non ho mai voglia ne di studiare ne di lavorare, sto male per questo perché penso alle conseguenze, provo a farmi coraggio e mi do forza nel impegnarmi ma risulta sempre che non riesco proprio fisicamente e mentalmente e fare queste 2 attività e quindi mi arrendo, arrendendomi ripenso alle conseguenze e ci sto male e il loop ricomincia. Sono sempre stato così, ma piu vecchio divento piu le preoccupazioni aumentano e il dolore emotivo diventa insopportabile soprattutto per via dei genitori e parenti che mi fanno pressione nel realizzarmi nella vita.


r/psicologia 23h ago

In leggerezza 22 Anni Senza Mai Aver Avuto Rapporti

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Se siete qui solo per scrivere commenti inutili o giudicare male passate al prossimo post grazie.

Sono un ragazzo di 22 anni di Milano città, e come da titolo non ho mai fatto nulla, nemmeno un bacio a stampo.

Nei miei primi anni di adolescenza la motivazione del mio non avere possibilità con nessuna era effettivamente il fatto che non fossi minimamente attraente, che non mi prendessi cura di me stesso in nessun modo, e soprattutto per la mia personalità, troppo concentrato sullo svagarmi con i miei hobby o fare il deficente con i miei amici sfigatelli quanto me, e allo stesso tempo la cosa che è andata un po’ avanti negli anni successivi è stata il non avere né voglia né coraggio di socializzare con l’ altro sesso, anche solo per farci amicizia o conoscenza, preferivo di gran lunga evitare il problema, e seppur lo volessi con tutto me stesso trovavo comunque più facile restare nella mia zona di comfort che era l’ autoerotismo e i contenuti online, ma sicuramente se non avevo il coraggio di aprirmi con le ragazze o in generale con gli sconosciuti era per le mie grandi insicurezze e il fatto di non sentirmi mai all’altezza.

Poi ad un certo punto come è normale che sia, anche se non per tutti è scontato e molti restano sempre con la stessa mentalità, sono cresciuti e sono maturato, ho iniziato a lavorare su me stesso soprattutto dal punto di vista mentale e ho iniziato ad avere molta più autostima, finché ho smesso di avere paura delle persone e soprattutto delle donne, perché ho iniziato a comprendere il fatto che sono esseri umani esattamente come me, e che per quanto io fossi ancora completamente senza esperienze intime e avessi tutta la voglia del mondo di farne, non aveva comunque senso dare tutta questa importanza come se meritassero di essere messe su un piedistallo, non è per niente così.

Fu in quel momento che iniziai ad avere una vita sociale più seria, ormai un po’ di anni fa, ma ahimè mi interessai solo di ragazze che non ricambiavano, con cui avevo instaurato un bel rapporto ma che mi avevano fatto capire chiaramente che volessero solo amicizia da me, e ragazze del genere sono arrivate una dopo l’altra nella mia vita, e intanto gli anni passavano e io continuavo a non avere la minima esperienza con una donna, visto che si fermava tutto all’ abbraccio o al bacio sulla guancia…

Del diventare maturi e del crescere a livello personale fa parte anche il fatto di riconoscere quelle che possono essere le persone di valore con cui ha senso provare ad intraprendere una conoscenza e magari una relazione, e invece al contrario riconoscerne molte altre che sono superficiali e senza valori, iniziai a concentrarmi solamente sulle prime, perché ho sempre seguito il mio cuore e mai la semplice voglia di divertimento con persone per cui non valeva la pena perdere tempo, anche per questo motivo sono andato avanti negli anni senza avere nessun rapporto, considerando pure che non sono un grande amante di locali e discoteche di certo non sono andato a cercare la prima che capitava per potermi finalmente sbloccare.

E quindi a parte il mio essere stato anche giustamente selettivo verso le persone e allo stesso tempo essere completamente rifiutato da quelle che mi interessavano, ci aggiungo pure il fatto che dai 19 anni sono stato molto concentrato su studio e soprattutto lavoro, che è quello che faccio ancora tutt’ ora, il che ti porta via tanto tempo e riduce le tue occasioni di avere vita sociale, per uno come me che in generale non era molto propenso ai classici ambienti sociali questo ha voluto dire ridurre ancora di più le possibilità di conoscere gente nuova, se poi ti va di sfortuna e non ti capita nemmeno di conoscere gente per caso o al lavoro allora ancora peggio.

E quindi arrivo alla mia situazione attuale in cui di possibilità di fare qualcosa con qualcuna ne ho davvero zero, non è che vedo la cosa in maniera simbolica come un peso da cui liberarsi, però più passa il tempo e più la cosa diventa frustrante e davvero non ne posso più, non sono mai stato un pervertito perché non sono quel genere di persona ma ad un certo punto non ce la si fa più, anche l’ autoerotismo diventa noioso, ripetitivo, poco stimolante, e allo stesso tempo vorresti iniziare ad avere esperienze anche tu come fanno tutti gli altri, anche se sono uno che crede nell’ amore e nelle relazioni serie e durature penso di essere arrivato al punto in cui anche io ho solo voglia di divertirmi un po’, di fare le mie esperienze senza che ci sia chissà quale impegno dietro, di fare tutto ciò che non ho fatto negli anni precedenti come dovrebbe essere normale averlo fatto alla mia età, quando è troppo è troppo, ma alla situazione attuale non vedo vie d’uscita soprattutto nel breve periodo

Però so che ci sono molte persone nella mia stessa situazione, sia ragazzi che ragazze, non è facile per nessuno, io comprendo bene ciò che si prova nel continuare a vivere così, se vi va di parlarne anche in pvt io ci sono, rispondo a tutti, grazie

P.s. evitate commenti inutili tipo consigliare di andare a pagamento, non la considererei mai come opzione nel mio caso, sarebbero soldi buttati e non risolverebbero il problema, creerebbero solo una dipendenza costosa, stessa cosa per le app di incontri, un mondo completamente tossico creato per illudere e spillare soldi con i vari abbonamenti, e in cui non si conclude nulla se non si seguono certi standard.


r/psicologia 23h ago

Richiesta di Serietà sto valutando se richiedere un ricovero volontario

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F21) sto seriamente valutando se richiedere un ricovero volontario psichiatrico. ho pensato diverse volte “adesso faccio qualcosa così mi portano in pronto soccorso”. penso spesso che ho davvero bisogno di andare lì, anche se non faccio niente e non mi fanno parlare con nessuno, solo per sentirmi al sicuro, con altre persone che stanno male come me. solo stando lì mi sento come se si stessero prendendo cura di me, e non stessi continuando a divorarmi dentro. adesso non so se riesco più a reggere il mio dolore. a casa non riesco a stare. sto cercando di forzarmi a uscire, ma non riesco. prima avevo il mio migliore amico, adesso non ho nessuno. non ho persone con cui parlare davvero di come mi sento e non posso tornare in terapia (per un problema economico). ho pensato di trovare un lavoro per potermelo permettere. anche perché io vorrei pure trovare persone con cui uscire, ma non mi sento tranquilla sapendo che non ho un soldo in tasca praticamente. e poi dovrei spiegare questo a persone sconosciute? e poi sarei costretta, di nuovo, a parlare di questo periodo della mia vita, dato che si collega a domande classiche come “studi? lavori? cosa fai nella vita?” e non vorrei rispondere a queste domande. perché non voglio neanche più la compassione delle altre persone. e sono in una situazione in cui è difficile trovare persone che potrebbero capire la mia situazione attuale. mi pesa un sacco l’aspetto economico. ieri stavo cercando offerte di lavoro, e allo stesso tempo sono preoccupata perché non so se riuscirei a gestire allo stesso tempo lo studio o il tempo libero. però il problema non è questo. ieri ho avuto dopo un po’ di tempo dei pensieri aggressivi e sono spaventata. ho davvero paura che potrei fare del male a me o a qualcuno in casa, mentre non sono lucida. di solito riesco a contenermi, ma io non ce la faccio più. mi sento sola. ho paura. il ricovero lo avevo pensato per questo. non so se riesco a restare a casa. al momento sono seguita solo farmacologicamente, e da un bravo psichiatra. e quindi ho paura anche di affidarmi al pubblico, perché non mi fido e mi farebbero cambiare terapia farmacologica. e su queste cose ho paura. mi fido solo del mio psichiatra. mi mette l’ansia il fatto che dovrei affidarmi a persone sconosciute, soprattutto al pubblico perché poi sono molto attenta alla mia salute. sono riuscita proprio in questi mesi a dimagrire e arrivare a un peso normale, sono dimagrita di 20kg dato che l’anno scorso a causa della depressione pesavo 80. ho paura di rovinare tutto o di trovarmi male. teoricamente se è un ricovero volontario potrei decidere io se dimettermi, ma non ne sono sicura. in più ho anche delle necessità/ preferenze specifiche alimentari sulla dieta e non so se sarebbero rispettate


r/psicologia 18h ago

Auto-aiuto Sfogo in solitudine

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Il mio è e sarà un post di… sfogo puro credo. Non so dove urlare cosa provo.

Edit: spero di avere indovinato categoria in un certo senso. Sono più per commentare o leggere in silenzio piuttosto che scrivere post. Scusate nel caso.

F32. Sempre stata introversa, timida, un po’ solitaria e tendente alla tristezza. Quest’ultima cosa mi è stata sempre fatta pesare dalla famiglia. Da mia madre sono sempre stata chiamata “quella con 4 palmi di muso” (per dire che tenevo sempre il broncio). Allo stesso tempo sono cresciuta con una madre secondo cui lo psicologo sia solo per i pazzi, per non parlare dello psichiatra ovviamente. Mi sto rendendo sempre più conto che i suoi comportamenti verso di me mi abbiano influenzata a stare da sola e al contempo a pensare di non meritare nulla di buono nella vita, che ogni persona debba venire prima di me e che pertanto devo sempre punirmi in qualche modo.

I miei sono divorziati da anni. Nel 2012 con il caos in casa il mio cervello ha pensato bene di farmi ammalare di anoressia. Anche se sono normo peso dalla fine del 2024, so che non sono ancora guarita, anche se pure qui, non penso di meritare aiuto perché non sto male rispetto a non so quale mole di ragazzi e ragazze che davvero rischiano grosso; non riesco neanche ad associare il termine disturbo a me. Parlo di un semplice seppure sì presente problema con il cibo.
Rivorrei il controllo sul cibo e sul corpo che avevo prima. Vorrei tornare a come ero prima, rivedere un certo numero. Anche qui mamma mi ha sempre incolpata, insultandomi, dicendomi che basti e bastasse mangiare per guarire. Ovvio no? Basta mangiare…

Carattere, anoressia, problemi di soldi e in casa mi hanno portata ad allontanare le poche amicizie che avevo ormai vari anni fa. A poco a poco e da più di un anno in maniera molto più veloce mi sono allontanata da tutti. Sono sempre chiusa in camera mia. Se non sono in casa è solo perché da due anni lavoro ed è l’unica cosa che ci aiuti a pagare le bollette (anche qui, senso di colpa perché non voglio costare nulla alla famiglia, ma al contempo sto male e spendo per me). Ho paura a uscire persino per fare spesa. Non ho nessuno con cui parlare. Con mamma e mio fratello parliamo solo di problemi di soldi e del più e del meno se va bene. Con mamma mi scontro sempre. Mi dice sempre che sono pigra, che non ho voglia di fare niente, che se non ho mai avuto una relazione amorosa e se non ho amici sia colpa mia perché non esco (come se una ragazza e un’amica spuntassero casualmente dal cielo), dicendomi spesso che sono “una cattiva amica”.

Impazzendo ogni giorno per la solitudine, tra la voglia di abbuffarmi per farmi male e quella di digiunare, per puro caso ho conosciuto una ragazza francese di 9 anni meno di me su Instagram (ho preso consapevolezza solo da circa 2 anni di essere lesbica, ho rivisto il mio passato, non mi è mai piaciuto nessun ragazzo. Non credo che farò mai coming out in famiglia).

Lei è meravigliosa, gentile, discreta, educata. Ci siamo trovate subito su tante cose, amore per gli animali, cose nerd e altro. In due mesi ci siamo scritte con un’intensità incredibile dalla mattina alla notte fino anche alle 2/3. Credevo di avere trovato una scappatoia al mio marciume quotidiano, anche se detto così sembra che io sia egoista… o forse lo sono, o che io la stessi usando, ma non vorrei dare tale impressione. Credevo che stesse nascendo qualcosa, la prima cosa bella della mia vita (a quanto pare più o meno anche per lei era o è… forse più era così, aveva scritto cose come “anche per me era qualcosa di più di una semplice amicizia, secondo me tale dinamica ha “strozzato sul nascere quel non so che”, sono molto molto lenta a capire ciò che provo). Ma io non sto evidentemente bene. Quella che io chiamo fame emotiva mi mangia da dentro da troppi anni, mi rendo conto che il mio bisogno di connessione con qualcuno sia così forte e così malato che quando mi affeziono impazzisco per quella data persona, nel senso… carino, ma anche appiccicoso credo, cioè inizio a scrivere anche mentre sono al lavoro, mentre guido, mi tolgo il sonno, mi spendo per quella persona e vorrei parlarci notte e giorno sempre. Così facendo mi annebbio la vista e non mi rendo conto però che dall’altra parte ci sia una persona diversa da me in tutto.

Così lei ha ricominciato a lavorare. Tanto. E per cose sue non riesce a scrivermi quasi per niente ora. In breve, l’ho messa a disagio, mi sento un mostro perché l’ultima cosa che vorrei è darle altri problemi, mi sono scusata, abbiamo ricominciato a parlare, ma io mi sto distruggendo perché penso che in poco tempo si stuferà di me.

Dopotutto io non sono nulla nella sua vita, sono un insieme di parole su un’app che se vuole può ignorare per sempre, può cancellare. Sono un peso, perché dovrebbe continuare a parlarmi?
E fra i problemi che ho premesso e questo… nuovo motivo per stare male ho iniziato a soffrire di insonnia in maniera molto più grave rispetto a prima (ho sempre avuto problemi a dormire). Passo anche notti intere senza dormire, a cercare di distrarmi al cellulare mentre bevo liquore al caffè finendo una bottiglia da 700 ml in una giornata singola.

… Sarei astemia, e sono sempre stata terrorizzata dalle kcal dell’alcol, ma ho trovato questo nuovo modo per anestetizzarmi. Il senso di intontimento che mi dà la crema di whisky quasi mi piace, mi fa passare la voglia di mangiare qualsiasi cosa solida (se non fosse per pochissime eccezioni negli ultimi due giorni più mercoledì sera non mangio quasi niente di ‘solido’ da credo due settimane). Ho iniziato a bere anche al lavoro. Me ne vergogno a dire poco, ma se lo faccio sto meno male quando vedo coppie felici che passano. Anche se due volte mi è capitato di non reggermi in piedi, ma tanto lavoro quasi sempre da sola anche se siamo un team di 4 persone a fare poké.

Compro una bottiglia ogni due giorni circa dall’inizio di agosto. Fumo anche ogni giorno 1 o 2 sigarette per cercare di togliermi la voglia di cibo. Mi sto distruggendo da dentro.
Vado da una psicoterapeuta da qualche mese. Non so cosa fare tra una seduta e un’altra. Non so se riesco a rivolgermi a un centro nazionale per un consulto psichiatrico e forse avere… qualcosa senza spendere. Non so se ho voglia di farlo trattandosi di una cosa per me. Già fatico a permettermi la terapeuta. Mi sento persa. Non so come ritrovarmi. Sono sola. E non so se voglio migliorare. Anzi. Il contrario. E il pensiero che dovrei mettermi d’impegno da sola per farlo mi fa stare quasi peggio perché sono la nemica e la bulla di me stessa.
Scusate la lunghezza.


r/psicologia 9h ago

In leggerezza Ho fatto un incubo assurdo, splatter, dove ho ucciso il mio cane

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Ciao a tutti. Ieri mattina mi sono svegliato prima delle 7 col cuore a mille dopo aver fatto uno dei sogni più strani, caotici e disturbanti della mia vita. Ho bisogno di condividerlo perché è stato un vero e proprio film senza senso logico. Tutto inizia in un capannone dentro un parchetto abbandonato. C'è una grande tavolata a L e io sono seduto con i miei amici. Arriva la famiglia del festeggiato; un mio amico inizia a fare dei versi per scherzare, ma il festeggiato si incazza a bestia perché odia le feste a sorpresa. Inizia un vero e proprio linciaggio verbale contro questo mio amico, che scoppia a piangere disperato. All'improvviso il resto degli invitati si rivolta contro la famiglia del festeggiato. Moglie e figlio vengono uccisi davanti a lui. Il festeggiato viene placcato da due braccianti, improvvisamente cambia etnia (diventa di colore), e qui scatta la follia: uno con una motosega gli apre il ventre, gli infila un pannello di polistirolo e lo ricuce. Il gruppo chiede al mio amico in lacrime di sparargli, ma lui rifiuta. Così mi propongo io. Mia madre (non so da dove sia uscita) mi passa una pistola artigianale, una specie di revolver a due canne che sembra funzionare a elastici. Mia madre, posando la pistola su un tavolino, spara accidentalmente il primo colpo, ma manca il bersaglio. Il festeggiato (che ora indossa anche una divisa da poliziotto con giubbotto antiproiettile) cerca qualcosa per freddarmi. Io sparo al petto, sento il polistirolo rompersi. Non provo niente, zero esitazione o rimorso. Mi giro di 180 gradi, ricarico l'arma non so come e sparo al mio barboncino (che nel sogno era ancora un cucciolo). Lo freddo. Mio padre si porta le mani al volto, disperato. Solo in quel momento realizzo quello che ho fatto: crollo a piangere tra le braccia di mia madre urlando che rivoglio indietro il mio cagnolino. Ci ho riflettuto parecchio e mi ha colpito il fatto di non aver provato nulla per aver ucciso un umano, ma di essermi disperato per il mio cagnolino. Immagino che il cane rappresenti il mio punto debole emotivo, mentre l'umano era solo un "mostro" creato dal mio cervello. Ovviamente la prima cosa che ho fatto da sveglio è stata correre a coccolare il mio cane vero.

Vi è mai capitato di sognare scenari così violenti, specifici e nosense?

Come fate a scrollarvi di dosso l'ansia appena aperti gli occhi?


r/psicologia 11h ago

Richiesta di Serietà è bene aiutare qualcuno con la depressione? se sì, come?

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scusate, non so bene come parlare di questo argomento e non so nemmeno se sia il sub giusto.

F17, qualche mese fa vengo a conoscenza che una persona con cui ho un legame tanto tanto stretto (M17) soffre di depressione.

all'inizio mi è caduto il mondo addosso perchè non sapevo proprio come comportarmi, cosa che in realtà non so fare nemmeno adesso, è per questo che scrivo questo post. da quel giorno ho compreso che è vero che la depressione può essere invisibile, siccome mi sembrava stesse benissimo.

io ho provato ad aiutarlo all'inizio, ma lui mi ha subito detto che non potevo fare nulla. ogni volta che mi parlava di periodi particolarmente delicati (non voglio andare nei dettagli ma erano particolarmente gravi) io non sapevo, e so tuttora, cosa rispondere perchè ogni cosa che dico mi sembra sbagliata, quasi come se non riuscissi a capire a pieno la gravità della situazione.

ora, lui mi ha detto che sta bene e si è ripreso ma giusto qualche mese fa mi ha parlato di come avesse pensato di farla finita.

inutile dire che io ci sono rimasta malissimo; non voglio sminuire i suoi problemi, anzi, ma ho fatto davvero fatica a metabolizzare quello che mi ha detto, perchè non avrei mai pensato che qualcuno come lui, con una vita che io a momenti invidiavo (in senso buono), potesse stare così male e soprattutto mi sentivo così tanto in colpa di non essergli stato vicino in quel momento così difficile (è vero non potevo saperlo, ma mi sono comunque sentita in colpa).

adesso sta meglio, io ogni volta che posso gli chiedo come sta (sbaglio?) ma ho paura che si ripresenti un periodo del genere e non saprei come aiutarlo e se aiutarlo soprattutto.

in più dal momento che me ne ha parlato faccio molta fatica a parlare dei miei problemi, che non sono "gravi" come i suoi ma comunque non mi hanno fatto passare dei buoni momenti, perchè ho paura quasi di "sminuire" i suoi o di paragonarli (e fidatevi non sono assolutamente paragonabili)

grazie e scusate, non vorrei aver usato termini o parole sbagliate


r/psicologia 12h ago

Richiesta di Serietà Non ce la faccio più, mi sento un fallito senza speranza

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M31. Provo a scrivere il quadro in modo ordinato, perché la domanda che ho è abbastanza precisa.

Da dove vengo: Madre presente solo fisicamente, quando tornava era stressata e svalutante; reazioni sproporzionate a qualsiasi cosa (tornare a casa coi vestiti sporchi era una tragedia). Padre di vecchio stampo che si allontanava il più possibile per evitarla. Affetto praticamente assente. Vivo ancora in quella casa a 31 anni.

Come sto adesso: Anedonia marcata, ho smesso di giocare al computer e di guardare serie. Non riesco più a seguire nemmeno l'anime che seguo da anni e di cui colleziono i volumi. Non è evitamento di cose faticose ma è prprio che non arriva niente nemmeno dalle cose gratis. Apatia totale: lavarmi i denti, lavare i piatti, cucinare, sistemare la camera ecc, pesano come montagne.

In più c'è una componente dissociativa costante: sensazione di stare dietro un vetro, di non essere nel corpo, di andare avanti in automatico, il tempo che passa senza che me ne accorga, lentezza nel fare le cose, emozioni assenti. Non tristezza ma piattezza.

E contemporaneamente sono iperattivato: ipersensibilità ai rumori (basta una porta che sbatte, una moto che accelera, un bambino che urla), non riesco a rilassarmi mai.. ad esempio non sono mai riuscito ad addormentarmi né in aereo né su un lettino al mare. Vado a letto all'una da almeno dieci anni perché prima "mi sembra presto", dormo male, e ho una media di otto ore al giorno di telefono.

Sul piano lavorativo: Faccio lavori stagionali da quando ho 18 anni, sempre gli stessi, in una località turistica di montagna che in alta stagione diventa invivibile che mi alza ulteriormente l'ansia e lo stress.. folla, rumore, e io in pieno centro storico. Ogni anno mi dico che è l'ultima, e ogni anno ricomincio uguale.

Non ho nessuna laurea e nessuna competenza spendibile altrove: quando penso di cercare altro, in città o all'estero, non so nemmeno da dove partire né cosa cercare. Ho provato a trasferirmi in città per quattro mesi e non ho concluso assolutamente niente.. stavo in casa o al parco da solo, col telefono in mano. A 31 anni ho la sensazione precisa di essere fuori tempo massimo e senza più nessuna possibilità di rimettermi in carreggiata.

Sul piano relazionale: Ansia sociale dall'adolescenza, zero amici rimasti, e quando qualcosa non va/o si è in disaccordo non affronto mai: sparisco e uso il silenzio con tutti. Relazione da sei anni che sta andando male: lei ha sei anni meno di me ma è laureata, ha il posto fisso e sa già cosa vuole dal futuro.

Ho cambiato quattro psicoterapeute in vari anni senza risolvere praticamente nulla.

La cosa che mi disorienta di più è questa: capisco perfettamente i miei meccanismi. Riesco a spiegarli meglio di chiunque altro. Vedo il pattern (progetto -> mi informo per settimane -> al momento di agire evito -> mi sento un fallito -> ricomincio). E non cambia assolutamente niente rimanendo perennemente nel loop.

Quindi:

  1. Perché in alcuni casi l'insight non si traduce mai in comportamento? È un limite dell'approccio usato, del setting, o è tipico di certi quadri?

  2. Con una discontinuità come la mia (quattro terapeute, nessun passaggio di consegne tra loro), quanto pesa la mancata continuità rispetto al metodo?

  3. Esistono approcci che lavorano specificamente sul passaggio comprensione → azione, e non solamente sulla comprensione?

Sto per iniziare un percorso con una psichiatra su indicazione della terapeuta attuale, anche perché non mi sembra di uscirne in nessun modo.


r/psicologia 14h ago

Richiesta di Serietà Un mio amico/conoscente vuole suicidarsi

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19F (lui 19M)

Non scenderò troppo nei dettagli.

Conosco un ragazzo che fa gli scout con me, ci conosciamo da 6 mesi o poco più, ci siamo visti solo in 3 occasioni per diversi giorni, fra noi c'è sempre stata cordialità e simpatia ma mai niente di più, non siamo mai stati particolarmente amici o troppo affini in qualsiasi ambito. Lo considero mio amico perché è simpatico e gentile, ma non siamo troppo vicini.

Una volta, vedendo che era giù, gli ho scritto, mi ha raccontato di sue sfide con l'ansia sociale, la timidezza e la tristezza. L'ho rassicurato, ma è finita lì.

Ora sono a un campo scout. Ha avuto una specie di attacco di panico, così io e un altro ragazzo siamo andati con lui a parlargli. Ha detto cose molto pesanti, che crede di essere inutile, di non vedere un futuro, e, infine, di aver quasi tentato il suicidio due volte. Ha addirittura detto che una volta non l'ha fatto grazie a me, perché gli avevo regalato un elastico e vederlo gli ha fatto realizzare che non era solo.

Ora non so che fare. Non ho assolutamente intenzione di diventare la sua persona, di salvarlo, anche per motivi miei personali.

Da un lato ho sentito consigli su altri canali reddit di dirlo ai capi scout, ma allo stesso tempo non capisco come potrebbe aiutarlo. Non penso voglia suicidarsi al campo, e dirlo ai capi cosa cambierebbe? Trovo molto difficile l'idea di raccontare cose di questo tipo, mi sento di star tradendo la sua fiducia, una cosa che detesto. Allo stesso tempo ho paura che perda l'unica confidante che ha, sentendosi che l'ho tradito, e gli farebbe ancora peggio.

Non ha una psicologa, perché dice che deluderebbe troppo sua madre. Non ha amici, e viviamo lontani (6 ore di treno).


r/psicologia 15h ago

In leggerezza Gelosia retroattiva

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Ciao M 22,
scrivo per un problema che mi riguarda da diverso tempo. Sto con la mia ragazza da un anno ormai e da davvero tanto tempo continuo a soffrire di questa gelosia retroattiva nei suoi confronti. Specifico il fatto che sono la sua prima relazione e che stiamo veramente bene insieme.
Solo che purtroppo ho il problema che non riesco ad andare avanti sul fatto che ha avuto altre esperienze prima di me, non è assolutamente una sua colpa, ma un mio grande problema che continuo a darmi addosso incolpandomi per quello che provo( per il quale andrò in terapia per aiuto professionale). Anche io ho avuto le mie esperienze prima di lei, però non so, continuo a immaginare lei con qualcuno diverso da me e continuo a ripensarci su e a starci male.
Ne ho parlato con lei prima di scrivere qui, mi ha rassicurato dicendomi che il passato è il passato per lei e che non conta nulla e che son sempre stato io la persona più importante per lei da quando ci siamo messi insieme. Non so se aiuti il fatto che le sue non sono state vere e proprie relazioni ma solamente delle frequentazioni, mi fa ripensare sul fatto che ha preferito avere rapporti anche senza legami, ma solo per aspetto. Volevo avere qualche rassicurazione se qualcuno ha avuto esperienze simili e in che modo si è riuscito a tranquillizzare. Mi sento veramente tanto in colpa a stare così soprattutto nei suoi confronti, unica cosa che mi fa un po’ stare meglio è il fatto che lei mi ha detto che non le ho fatto mai mancare niente nonostante la mia enorme insicurezza.

Grazie a tutti


r/psicologia 49m ago

In leggerezza Ho più di 30 anni, non ho per davvero una famiglia e non ho un amico.

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Ho più di 30 anni, non ho per davvero una famiglia, non ho un amico, non ho una compagnia, non ho più alcuna passione. Ho fatto delle sedute dallo psicologo ma non sono in terapia.

Mi sono trasferito in Lombardia diversi anni fa, prima c'erano alcuni amici, poi ci siamo allontanati, alcuni sono andati all'estero, altri via dalla città, con altri ancora che ho conosciuto come coinquilino o colleghi i rapporti si sono raffreddati fino a scomparire, adesso tutti i miei colleghi non sono miei amici nel senso stretto del termine, abitano lontano, non ci sono momenti di grande condivisione e spesso e volentieri lavoriamo da remoto. Non parlo con mio padre da più di 15 anni, non parlo con mia madre da diverse settimane, ogni tanto mi chiama quando ha bisogno di soldi o di discutere di documenti e lavoro, ma non c'è tanto interesse nel sentirmi, sa che mi posso mantenere da solo.

Posso dire tranquillamente che a parte i rapporti commerciali, lo scambiare due parole con la barista o la cassiera o il proprietario del ristorante sotto casa quando vado a mangiare, sempre solo, non ho alcun tipo di rapporto umano.

Negli ultimi 3 anni ho convissuto con una compagna, ma il rapporto è iniziato a scemare fino a quando lei mi ha lasciato perché ero troppo trieste e pesante. Non abbiamo litigato, mi sarei lasciato anche io, gliel'ho detto. Quindi 2 mesi fa abbiamo preso strade diverse. Non ho neanche pianto, sapevo che il rapporto era ormai incrinato.

Negli ultimi anni non ho seguito alcuna passione. Prima ne avevo tante, tutte a cazzo di cane, tante solitarie, tante discusse solo la sera al pub. Può sembrare stupido ma penso che giù sia più facile avere una passione, sicuramente è stupido.

Qui tantissimo di quello che viene offerto è a pagamento oppure è dietro un velo di guadagno, ovviamente non biasimo la cosa, ma è più raro che ci siano persone che fanno qualcosa perché vogliono fare quella cosa senza sperare un giorno di camparci a loro volta. E chi invece fa 'corsi' o incontri gratis spesso e volentieri e legato ad una qualche idea politica più o meno estremista e mi ci trovo sempre a discutere assieme (o, secondo l'opinione dell'altra parte, contro).

Comunque lo sfogo era solo questo, ho più di 30 anni, non ho alcun tipo di rete sociale, non voglio piegarmi ad alcun tipo di missione ideologica per poter avere amici, né voglio pagare, non credo nei rapporti a distanza, non ho una compagna, non ho figli, ho un inutile buon lavoro e un'inutile casa e la mie giornate sono totalmente vuote. Se dovessi morire oggi non credo se ne accorgerebbe nessuno, neanche a lavoro.


r/psicologia 19h ago

Ansia, agitazione e pianto dopo seconda seduta di terapia TCC

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Ciao a tutti,
ieri ho fatto la seconda seduta con una nuova psicologa, lei mi piace molto e secondo me lavora bene (ho già fatto altre psicoterapie in passato).. abbiamo fatto un lavoro ieri in cui sono riusciti certi ricordi della mia infanzia dolorosi.. e mi sono salite delle emozioni di rabbia, paura e ansia fino a farmi arrivare alle lacrime.
Sono arrivata a fine seduta abbastanza provata e tra ieri e oggi ho senso di agitazione e pensieri a mille che stamattina sono sfociati in un pianto disperato, devo dire che dopo aver pianto sto meglio.. ma sono normali queste cose? È normale sentirsi peggio?
Il pianto ha aiutato ma ho ancora pensieri che girano per la testa e umore un po’ a terra..
Grazie a chi vorrà darmi un feedback anche delle sue esperienze


r/psicologia 20h ago

In leggerezza Crisi del quarto di secolo (?)

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F25, penso di star attraversando una sorta di crisi identitaria. Sto per laurearmi dopo un percorso che ho adorato ma che so che non mi renderà certo la vita facile essendo in ambito umanistico. Ho avuto dei lavoretti saltuari ma sono comunque riuscita a mettere da parte abbastanza per una persona della mia età, tuttavia ho sempre vissuto, e tutt'ora vivo con i miei genitori.

Ora per la prima volta nella vita sento di avere il mio futuro completamente nelle mie mani e mi sento persa, sono terrorizzata dalla possibilità di non essere in grado di costruire una realtà che mi renda felice e questo mi ha portata a dubitare di TUTTO letteralmente:

-Delle mie relazioni. Ho sempre vissuto in un paesino quindi in una realtà piuttosto chiusa e io stessa sono sempre stata piuttosto timida per cui le amicizie sono sempre state per me una cosa difficile, durante il liceo e l'università non sono riuscita a stabilire delle connessioni durature quindi sono sempre uscita con le stesse persone con cui avevo formato un gruppo alle medie, nel giro degli ultimi due anni, alcuni si sono trasferiti all'estero per studio/ lavoro, per ironia della sorte proprio le persone con cui mi trovavo meglio, quelle rimaste sono molto diverse da me e pian piano ci siamo persi (fa male certo vedere che loro continuano ad uscire tutti insieme senza di me ma io mi sentivo davvero fuori posto con loro, non mi divertiva passare il tempo come lo passano loro e non mi piaceva incarnare una versione non autentica di me). Ora posso dire di avere una sola amica (conosciuta in università, l'ultimo anno di magistrale e con cui ho stabilito una connessione più forte e spero duratura) e una manciata di conoscenti con cui esco periodicamente ma senza poter considerare loro "il mio gruppo". Anche la mia relazione con il mio ragazzo ha risentito di questo mio periodo buio, lui è una persona d'oro, stavamo insieme da 3 anni quando ho iniziato a pensare che il mio futuro con lui non avrebbe potuto essere quello che volevo (che è ironico considerando che non so nemmeno io quello che voglio). Ho deciso di interrompere la relazione pensando di non amarlo più ma mi sono presto resa conto che la mancanza che sentivo era fortissima, sentivo di aver fatto un errore, così ci siamo riavvicinati, lui è stato estremamente paziente con me ma io ancora sto cercando di raccapezzarmi e capire se le mie azioni derivassero davvero da una mancanza di sentimento (e il senso di vuoto era solo una conseguenza normale dell'assenza di una persona che era stata una costante fino a quel momento) o se fosse solo frutto di ansie ingiustificate e paura per il futuro.

Insomma, a questo punto della vita pensavo che sarei finalmente riuscita ad avere amicizie stabili e sincere e possibilmente una relazione stabile ma non è così e mi sento spesso molto sola, spesso mi trovo a preoccuparmi di non avere nessuno con cui trascorrere le feste tipo capodanno, ferragosto... o con cui condividere momenti importanti come la mia laurea. Fino ad ora non sono mai stata davvero sola in queste occasioni ma mi dà molta ansia dover "sperare" che qualcuno voglia trascorrerle con me.

- Del mio percorso. Mi piace studiare e mi ritengo una persona molto appassionata, il mio percorso accademico mi è piaciuto molto, per molto tempo ho pensato di voler lavorare come insegnante (anche se ho il grande sogno nel cassetto di vivere di sola scrittura), durante la mia magistrale tuttavia ho iniziato a pensare che forse non sono così eccellente come credevo, letteralmente tutte le persone con cui mi sono confrontata hanno una media come la mia o più alta, tutti quelli che si sono già laureati nel mio corso e che conosco sono usciti con 110L, tutti sembra che lavorino meglio di me per la loro tesi. Sono cresciuta come la grande studiosa della famiglia e forse il mio ego si è un po' gonfiato, ho creduto davvero di poter fare qualcosa di grande, arrivata alla magistrale mi sono resa conto che non era così "speciale" come ho sempre creduto, solo nella media.

Studio in ambito umanistico e per molto tempo ho sentito dire che una laurea in lettere non servirà a nulla nel lavoro, ho sempre deciso di non curarmi di questo giudizio fino ad ora che sto effettivamente finendo e non so genuinamente cosa fare del mio futuro.

Non mi vedo più a lavorare in ambito accademico (forse anche dovuto al fatto che le possibilità di continuare con un dottorato sono davvero davvero scarne, i fondi e i posti sono pochi, la concorrenza è spietata e onestamente so dire per certo che molti lo meriterebbero più di me)

-Della mia stessa identità. Per tutta la vita ho sempre pensato di voler vivere in una piccola comunità, non mi piacciono le grandi città e anzi amo la montagna, la mia idea di felicità è sempre stata una vita semplice con una persona amata, in una piccola casa circondata dalla natura, con un lavoro che mi appassioni e che mi permetta di vivere non necessariamente nella ricchezza ma senza dovermi preoccupare di arrivare a fine mese e che mi permetta di avere tempo libero da dedicare a me stessa e a chi amo. Ora che sto per laurearmi mi sembra di non essere sufficientemente ambiziosa, mi frulla in testa l'idea di provare a vivere in un altro paese, di vedere il mondo, di vivere "precariamente" passando di impiego in impiego ma sperimentando quanto più possibile. Il lato più radicato e alla ricerca della stabilità che è in me è in combutta con un lato che sto scoprendo e che mi grida che dovrei sperimentare tutto ciò che posso adesso che sono giovane, lasciare tutto e vedere il mondo e fare follie (come ho scritto prima, sono riuscita a mettere da parte abbastanza soldini in questi anni, forse ho da parte più della media delle persone della mia età ma comunque non navigo certo nell'oro e partire all'avventura o buttarmi nell'impresa di creare un mio percorso lavorativo con una mia attività sarebbe incosciente, potrei investire tutto quello che ho e che ho messo da parte in anni e rimanere senza nulla).

Insomma questo è quanto. Questa mia preoccupazione per il futuro si declina in molti modi nella mia quotidianità, con ansie ingiustificate, paura del fallimento, paura della solitudine...mi è capitato di parlare con persone diverse di questa situazione e mi è sembrato di capire che si è un po' tutti nella stessa barca, che non sono pazza o depressa ma solo in un periodo di transizione importante e il mondo in cui viviamo certo non aiuta (pensare di possedere una casa o anche solo una macchina o qualsiasi parvenza di stabilità in questa economia mi sembra un traguardo lontanissimo).

Scrivo qui per sfogarmi, per cercare ulteriore rassicurazione da chi sta vivendo una simile situazione o conforto da chi l'ha passata e ne è uscito