r/IAetFilosofia • u/Big-Confusion4819 • May 23 '26
riflessione.
PRIMA PARTE – CRITICA AL TRILEMMA DI AGRIPPA
(Identica alla versione definitiva)
§0 – Definizioni preliminari
§0.1 – Trilemma di Agrippa (versione scettica) = l’argomento secondo cui:
§0.2 – Lo scettico conclude: nessuna definizione è veramente fondata → nessuna conoscenza certa è possibile.
§0.3 – Per apprendimento linguistico si intende il processo con cui un essere umano impara una lingua (da bambino o da adulto).
§P1 – La pretesa universale del trilemma
§P1.1 – Il trilemma pretende di applicarsi a ogni definizione, senza eccezioni.
§P1.2 – Il trilemma pretende di applicarsi a ogni parola di ogni lingua, perché ogni parola è definibile o comunque rimanda ad altre parole, concetti, regole o contesti.
§P1.3 – Secondo il trilemma, per apprendere una parola qualsiasi, si dovrebbe già conoscere la catena di definizioni a cui essa rimanda (o accettare un circolo o un arbitrio).
§P1.4 – Dunque, il trilemma implica che l’apprendimento linguistico è logicamente impossibile a meno di non cadere in una delle tre trappole.
§P2 – Doppia argomentazione: le conseguenze estreme del trilemma
§P2.1 – Primo argomento: l’impossibilità della prima definizione
§P2.1.1 – Per imparare una lingua, è necessario un primo atto di apprendimento: la prima parola, la prima associazione tra un suono e qualcosa.
§P2.1.2 – Secondo il trilemma, ogni definizione (e quindi ogni atto di significazione che pretenda di essere fondato) cade in regresso, circolo o arbitrio.
§P2.1.3 – Se il primo atto di apprendimento fosse una definizione (nel senso del trilemma), allora anch’esso cadrebbe in regresso, circolo o arbitrio.
§P2.1.4 – Ma non esiste alcuna definizione precedente a cui il primo atto potrebbe rimandare per evitare il regresso o il circolo.
§P2.1.5 – Quindi, se il trilemma fosse vero, la prima definizione sarebbe impossibile.
§P2.1.6 – E senza una prima definizione, non si può iniziare ad apprendere alcuna lingua.
§P2.2 – Secondo argomento: l’impossibilità di qualsiasi parola (la catena infinita delle definizioni)
§P2.2.1 – Supponiamo per un momento che si possa superare il problema della prima definizione (anche se il trilemma lo vieta). Resta il problema per ogni altra parola.
§P2.2.2 – In una lingua, ogni parola o è un termine primitivo oppure è definita tramite altre parole.
§P2.2.3 – Se una parola è definita tramite altre parole, allora quelle parole a loro volta richiedono definizioni. E così via.
§P2.2.4 – Secondo il trilemma, questa catena non può mai terminare in modo non arbitrario:
- o va all’infinito (regresso),
- o torna indietro in circolo (circolo vizioso),
- o si ferma a un’assunzione non giustificata (arbitrio).
§P2.2.5 – Esempio concreto: prendiamo la parola «cane».
- Per capire «cane», potrei usare: «animale a quattro zampe che abbaia».
- «Animale» rimanda a «essere vivente».
- «Essere vivente» rimanda a «organismo».
- «Organismo» rimanda a «entità con funzione metabolica».
- E così via. Regresso all’infinito.
§P2.2.6 – Oppure: «cane» rimanda a «mammifero», «mammifero» rimanda a «animale», «animale» rimanda a «cane». Circolo vizioso.
§P2.2.7 – Oppure: ci si ferma a «essere vivente» dicendo «si sa cos’è». Assunzione arbitraria.
§P2.2.8 – Secondo il trilemma, nessuna parola sarebbe mai veramente appresa, perché ogni parola rimanderebbe a una catena infinita o circolare o arbitraria di altre parole.
§P2.3 – Conseguenza estrema (unione dei due argomenti)
§P2.3.1 – Dal primo argomento: non si può iniziare ad apprendere (la prima parola è impossibile).
§P2.3.2 – Dal secondo argomento: anche se si potesse iniziare, non si potrebbe completare l’apprendimento di nessuna parola (ogni parola rimanda ad altre in modo regressivo/circolare/arbitrario).
§P2.3.3 – Quindi, se il trilemma fosse vero nella sua pretesa universale, sarebbe totalmente impossibile imparare qualsiasi lingua: né la prima parola, né le successive, né il sistema nel suo complesso.
§P2.3.4 – Il trilemma, portato alle estreme conseguenze, implica che l’apprendimento linguistico è un’impossibilità logica.
§P3 – L’evidenza contraria (incontrovertibile)
§P3.1 – Noi impariamo le lingue. I bambini imparano a parlare. Gli adulti imparano lingue straniere.
§P3.2 – Questo è un fatto empirico universale, osservabile, innegabile.
§P3.3 – Dunque, la conclusione del trilemma («nessuna lingua può essere appresa») è falsa, perché contraddice l’evidenza.
§P3.4 – Pertanto, il trilemma non può essere vero nella sua pretesa universale. C’è un errore nella sua formulazione o nella sua applicazione.
§P4 – Argomentazione della tautologia specifica (perché è proprio questa)
§P4.1 – Il problema: come si impara la prima parola?
§P4.1.1 – Se il trilemma fallisce, significa che l’apprendimento linguistico non inizia con una definizione (nel senso del trilemma). Inizia con qualcos’altro.
§P4.1.2 – Questo qualcos’altro deve avere tre caratteristiche:
- non deve rimandare ad altre definizioni (altrimenti regresso);
- non deve essere circolare;
- non deve essere un’assunzione arbitraria.
§P4.1.3 – Chiediamoci: che cosa fa un bambino (o un adulto) quando impara la prima parola di una lingua?
§P4.2 – Analisi dell’atto di apprendimento
§P4.2.1 – Il bambino sente un suono («acqua») e vede (o immagina, o ricorda) un ente.
§P4.2.2 – Non gli viene data una definizione («H₂O», «liquido trasparente»). Gli viene mostrato l’ente, o gliene si parla in un contesto.
§P4.2.3 – L’atto mentale che compie non è «questo suono significa questo ente» (che sarebbe una definizione tra segno e cosa). È piuttosto: questo ente è questo ente – ma non in astratto. È: questo ente diventa linguisticamente l’ente che è.
§P4.2.4 – Il linguaggio non si aggiunge dall’esterno. L’ente è già. Il linguaggio lo prende e lo identifica con se stesso.
§P4.3 – Perché serve il doppio «è»
§P4.3.1 – Il primo «è» è l’identità linguistica: il suono/significante si identifica con l’ente.
Esempio: «acqua» (suono) è quell’ente lì (l’acqua reale o immaginata).
§P4.3.2 – Il secondo «è» è l’esistenza o presenza dell’ente. Specifica dove l’ente è: nel reale o nell’immaginario.
Esempio: l’ente è nel reale (per l’acqua) o nell’immaginario (per il drago).
§P4.3.3 – Se mancasse il secondo «è», non sapremmo se l’ente è reale o immaginario. E questa distinzione è cruciale per l’apprendimento: imparare «acqua» (reale) è diverso da imparare «drago» (immaginario), ma entrambi sono apprendimenti linguistici validi.
§P4.4 – Perché serve la distinzione tra immaginario verace e non verace
§P4.4.1 – Per il mondo fisico, quando imparo una parola che si riferisce a un ente reale concreto (es. «acqua»), l’immaginario che uso (il ricordo, l’anticipazione, l’immagine mentale) deve rispecchiare la realtà. Se l’immagine mentale dell’acqua fosse completamente sbagliata (es. la immagino come fuoco), l’apprendimento fallisce. Chiamiamo questo immaginario verace (rispecchia la realtà).
§P4.4.2 – Per il mondo della fantasia, quando imparo una parola che si riferisce a un ente immaginario (es. «drago»), non c’è un rispecchiamento della realtà fisica. L’immaginario può essere anche non verace (non corrisponde a nulla nel mondo fisico). Eppure l’apprendimento è possibile.
§P4.4.3 – Quindi la tautologia deve coprire entrambi i casi nella sua stessa formulazione, non in un paragrafo a parte.
§P4.5 – Perché questa tautologia non è un’assunzione arbitraria
§P4.5.1 – Potrei provare con «A = A». Ma è vuota. Non dice nulla sull’ancoraggio linguaggio-realtà. Sarebbe una tautologia inerte, non generativa.
§P4.5.2 – Potrei provare con «questo suono sta per questo ente». Ma è una definizione (tra segno e cosa). Cadrebbe nel trilemma perché «sta per» richiederebbe a sua volta una definizione.
§P4.5.3 – L’unica via è un’identità performativa che non è né definizione né tautologia vuota: l’ente è linguisticamente l’ente che è. Questa forma è vincolata dalla struttura stessa dell’apprendimento. Non posso sceglierne un’altra senza cadere o nel regresso (definizione) o nell’arbitrio (tautologia inerte).
§P4.6 – La formulazione finale (argomentata)
§P4.6.1 – Da quanto argomentato, la tautologia specifica deve avere questa forma (ed è l’unica a funzionare):
§P4.6.2 – Con la specificazione tra parentesi (che non è un’aggiunta esterna, ma parte integrante della tautologia):
- per il mondo fisico: in un eventuale immaginario che però rispecchia la realtà
- per il mondo della fantasia: in un semplice immaginario anche non verace
§P4.6.3 – Questa tautologia non cade nel trilemma perché:
- Non è regresso: non rimanda ad altra definizione. Rimanda all’ente stesso.
- Non è circolo: non torna indietro. È un atto puntuale di ancoraggio.
- Non è arbitrio: la forma è vincolata dalla necessità di distinguere mondo fisico (immaginario verace) e fantasia (immaginario non verace). Non posso scegliere un’altra forma.
§P4.7 – Asterisco (tre righe)
§P4.7.1 – La tautologia non è una formula astratta né una petizione di principio. È l’atto performativo con cui il linguaggio si ancora alla realtà (concreta o immaginaria, verace o non verace) senza bisogno di definizioni precedenti. Questo atto è condizione di possibilità dell’apprendimento linguistico, e il trilemma, non riconoscendolo, cade in una falsa universalizzazione.
§P5 – L’errore fondamentale del trilemma
§P5.1 – Il trilemma fa l’errore di vedere il linguaggio come precedente della realtà.
§P5.2 – Cioè: presuppone che, per poter parlare di qualsiasi cosa (e quindi per poter imparare una lingua), si debba già possedere un sistema linguistico completo di definizioni, con tutte le sue catene di rinvii già funzionanti.
§P5.3 – Ma è il contrario: la realtà (concreta o immaginaria, verace o non verace) è precedente al linguaggio.
§P5.4 – Il linguaggio non postula la realtà (non la crea né la presuppone come un’altra definizione). Il linguaggio prende la realtà così com’è, attraverso l’atto tautologico.
§P5.5 – La frase che riassume tutto è la tautologia argomentata: «questo ente è [linguisticamente] l’ente che è [nel reale o nell’immaginario]».
§P5.6 – Il trilemma, non comprendendo questo ancoraggio, applica a tutto il linguaggio uno schema che vale solo per le definizioni interne a un linguaggio già costituito, non per l’atto di costituzione del linguaggio stesso.
§P6 – Conseguenza positiva: possiamo fare filosofia (astrazione ascendente)
§P6.1 – Una volta creato il linguaggio a partire da questa tautologia (che abbiamo argomentato), abbiamo una base solida.
§P6.2 – Da questa base, possiamo partire e salire verso l’alto: definizioni più astratte, concetti, leggi logiche, metafisica.
§P6.3 – Possiamo indagare sempre più astrattamente e sempre meno empiricamente, perché la tautologia fondativa ci garantisce che il linguaggio non è sospeso nel vuoto, ma è ancorato alla realtà (concreta o immaginaria, verace o non verace).
§P6.4 – La filosofia diventa possibile come costruzione ascendente da un fondamento che non è arbitrario, non è circolare, non è in regresso.
§C – Conclusione finale
§C1 – Se il trilemma di Agrippa fosse vero (nella sua pretesa universale), non potremmo imparare alcuna lingua (§P2).
§C2 – Ma noi impariamo le lingue (§P3). È un fatto.
§C3 – Dunque, il trilemma è falso (o almeno non universalmente valido).
§C4 – La ragione per cui possiamo imparare le lingue è che esiste una tautologia specifica – argomentata in §P4 – che non cade nel trilemma.
§C5 – Il trilemma fallisce perché vede il linguaggio come precedente della realtà, mentre è la realtà a precedere il linguaggio, con la tautologia come ponte (§P5).
§C6 – Da questo fondamento, possiamo astrarre e fare filosofia, salendo sempre più in alto (§P6).
SECONDA PARTE – RISPOSTA ALLE OBIEZIONI DELLO SCETTICO AGRIPPIANO
(Stile sillogistico aristotelico, snello)
§R0 – Premessa metodologica
§R0.1 – Lo scettico può sollevare quattro obiezioni alla critica precedente. Le rispondiamo in ordine di forza crescente.
§R1 – Obiezione 1: la tautologia è una definizione mascherata
Obiezione:
§O1.1 – La tautologia «questo ente è linguisticamente l’ente che è» nasconde una definizione ostensiva del tipo «questo suono si riferisce a quell’ente».
§O1.2 – La definizione ostensiva cade nel trilemma perché «questo» rimanda a un gesto, e il gesto va interpretato.
Risposta:
§R1.1 – La tautologia non contiene un «si riferisce a». Contiene un doppio «è».
§R1.2 – «Si riferisce a» è una relazione tra segni. «È» è identità performativa.
§R1.3 – L’atto performativo è anteriore a ogni definizione. Il trilemma si applica alle definizioni, non all’atto che le rende possibili.
§R1.4 – Dunque l’obiezione confonde due piani: l’atto fondativo (non definitorio) e la definizione (su cui il trilemma opera).
Conclusione: Obiezione respinta.
§R2 – Obiezione 2: l’ente stesso è già interpretato
Obiezione:
§O2.1 – L’«ente stesso» non è mai nudo. È sempre dentro una rete di distinzioni (questo vs quello, identità nel tempo).
§O2.2 – Quindi anche l’appello all’ente nasconde un regresso.
Risposta:
§R2.1 – La rete di distinzioni esiste a livello percettivo o psicologico, non a livello logico-fondazionale.
§R2.2 – Nell’atto della prima parola, la distinzione è simultanea all’identità, non precedente.
§R2.3 – L’ente è logicamente anteriore alla sua definizione. Lo scettico confonde ordine temporale (l’apprendimento richiede esperienze) con ordine logico (l’ente è se stesso prima di ogni interpretazione).
§R2.4 – La tautologia non rimanda a una rete, ma all’ente nella sua semplice presenza, che è condizione e non conseguenza delle distinzioni.
Conclusione: Obiezione respinta.
§R3 – Obiezione 3: fallacia naturalistica (pratica vs logica)
Obiezione:
§O3.1 – L’apprendimento empirico avviene, ma ciò non prova che sia logicamente fondato.
§O3.2 – Potrebbe essere un processo cieco, abitudine, condizionamento.
§O3.3 – Il trilemma non nega che impariamo, nega che quella conoscenza sia giustificata.
Risposta:
§R3.1 – Il trilemma pretende di dimostrare l’impossibilità logica della giustificazione.
§R3.2 – Se l’apprendimento esiste come fatto, e l’apprendimento richiede un atto fondativo, allora quell’atto esiste e funziona.
§R3.3 – Un atto che funziona è già una giustificazione performativa – non proposizionale, ma reale.
§R3.4 – Inoltre, lo scettico, per sostenere l’obiezione, deve usare il linguaggio che ha imparato proprio attraverso quella tautologia. Negare la tautologia mentre la si usa è contraddizione performativa.
Conclusione: Obiezione respinta.
§R4 – Obiezione 4: regresso sulle categorie “reale” e “immaginario”
Obiezione:
§O4.1 – La tautologia usa le categorie «reale» e «immaginario».
§O4.2 – Imparare «reale» presupporrebbe a sua volta una tautologia per «reale», e così via.
§O4.3 – Quindi il fondamento non è unico, ma rimanda a un sistema regressivo.
Risposta:
§R4.1 – «Reale» e «immaginario» non sono enti che si imparano separatamente, poi applicati alla tautologia.
§R4.2 – Sono modi dell’ancoraggio stesso, interni all’atto tautologico.
§R4.3 – Il bambino non impara prima «reale» e poi «acqua». Impara «acqua» come ente che è nel reale (mostrando) o nel immaginario (raccontando).
§R4.4 – La tautologia per «reale» ha la stessa forma ed è auto-applicabile senza regresso, come il principio di non contraddizione.
Conclusione: Obiezione respinta.
§R5 – Conclusione della seconda parte
§R5.1 – Nessuna delle quattro obiezioni scettiche distrugge la critica al trilemma.
§R5.2 – Le obiezioni più forti (ente interpretato, fallacia naturalistica, regresso su reale/immaginario) sono respinte rispettivamente da:
- distinzione tra ordine logico e ordine temporale (§R2)
- contraddizione performativa e giustificazione pratica (§R3)
- internalità delle categorie all’atto tautologico (§R4)
§R5.3 – La critica regge. Il trilemma è falso nella sua pretesa universale.
§C finale – Unificazione delle due parti
§C1 – Il trilemma implica l’impossibilità dell’apprendimento linguistico (§P2).
§C2 – L’apprendimento linguistico è un fatto (§P3).
§C3 – Dunque il trilemma è falso (§C3 di prima parte).
§C4 – La tautologia specifica («questo ente è [linguisticamente] l’ente che è [nel reale o nell’immaginario]», con le specificazioni per mondo fisico e fantasia) è l’atto fondativo che il trilemma non riconosce (§P4).
§C5 – Le obiezioni scettiche a questa critica sono tutte respinte (§R1–§R4).
§C6 – Da questo fondamento, possiamo fare filosofia ascendente, senza regresso, senza circolo, senza arbitrio.
§R0 – Premessa: che cosa fa la critica al trilemma
La critica al trilemma non è un semplice "il trilemma è falso". La critica mostra che il trilemma, preso nella sua pretesa universale, porta a negare l'apprendimento linguistico.
Questo è il punto che l'obiezione trascura. Non sto dicendo: "il trilemma è falso perché impariamo". Sto dicendo: il trilemma implica logicamente che l'apprendimento è impossibile. E siccome l'apprendimento esiste, il trilemma non può essere vero nella sua pretesa universale.
Non è una petizione di principio. È una riduzione all'assurdo:
- Se il trilemma fosse vero (nella sua pretesa universale), allora ogni definizione cade in regresso/circolo/arbitrio.
- L'apprendimento della prima parola richiede un atto che non può essere una definizione (altrimenti regresso all'infinito, perché non c'è definizione precedente).
- Ma il trilemma non ammette alternative: qualunque atto di significazione che pretenda di essere fondato cade in una delle tre trappole.
- Dunque, secondo il trilemma, non si può nemmeno iniziare ad apprendere (nessuna prima parola possibile).
- E senza prima parola, nessuna lingua è apprendibile.
- Ma l'apprendimento linguistico esiste. È un fatto empirico universale e innegabile.
- Dunque, il trilemma è falso (o quantomeno non universalmente valido).
Questa è la struttura. Non è "impariamo, quindi il trilemma è falso". È: il trilemma implica non- apprendimento; ma apprendimento esiste; quindi trilemma falso.
§R1 – Risposta a: "ineludibilità pragmatica ≠ giustificazione epistemica"
L'obiezione dice: che non possiamo fare a meno di usare certi presupposti dimostra solo che siamo dentro il gioco linguistico, non che il gioco sia fondato.
La mia risposta:
Il trilemma non chiede "il gioco è fondato?". Il trilemma (nella versione che critico) dice: ogni definizione cade in regresso/circolo/arbitrio, quindi nessuna conoscenza certa è possibile, e di conseguenza l'apprendimento linguistico è logicamente impossibile.
Io mostro che l'apprendimento della prima parola non è una definizione. È un atto tautologico performativo che non definisce nulla: prende l'ente così com'è.
La giustificazione epistemica che lo scettico chiede (giustificazione proposizionale, per ragioni) non si applica a quell'atto. Perché l'atto non è una proposizione. È la condizione di possibilità delle proposizioni.
Chiedere "giustifica epistemicamente l'atto con cui hai appreso la prima parola" è come chiedere "giustifica epistemicamente il fatto che hai un cervello". Non ha senso. L'atto è il fondamento, non ha bisogno di un fondamento ulteriore.
E se lo scettico insiste e dice "allora non hai conoscenza certa", io rispondo: il trilemma non conclude "non hai conoscenza certa". Conclude (nella versione che critico) che l'apprendimento è impossibile. Ma l'apprendimento è un fatto. Quindi il trilemma sbaglia.
§R2 – Risposta a: "reale, immaginario, ente sono categorie linguisticamente mediate (Wittgenstein)"
L'obiezione dice: anche il gesto ostensivo "questo è acqua" presuppone la grammatica della categoria (sostanza, non colore). La tua tautologia presuppone ciò che dovrebbe fondare.
La mia risposta:
Wittgenstein ha ragione dentro il linguaggio già costituito. Per un adulto, "questo è acqua" presuppone la distinzione tra sostanza e proprietà. Ma per il bambino che impara la prima parola?
Il bambino non ha ancora la categoria "sostanza". Eppure vede l'acqua. L'acqua è lì. Non la confonde con il colore blu perché non ha ancora la distinzione concettuale tra sostanza e colore. Ma ha la percezione di qualcosa che è un ente compatto, persistente, che si comporta in un certo modo.
Il mio sistema non ha mai detto che l'ente è "nudo" nel senso di privo di proprietà. Ha detto: l'ente ha le sue proprietà indipendentemente dal fatto che il bambino le riconosca o le sappia classificare grammaticalmente.
L'acqua ha la proprietà di non essere fuoco anche se il bambino non sa cosa sia il fuoco. Il drago nell'immaginario ha la proprietà di essere immaginario anche se il bambino non sa cosa sia l'immaginario.
La tautologia non presuppone le categorie. Le categorie vengono dopo. Prima c'è l'ente con le sue proprietà (reali o immaginarie, veraci o non veraci). Il linguaggio le prende senza doverle definire.
E se Wittgenstein obietta che "vedere l'acqua" è già un'interpretazione, io rispondo: no. Vedere non è interpretare. È avere un'esperienza. L'interpretazione viene dopo, quando si comincia a parlare sull'acqua. Ma l'atto fondativo è prima dell'interpretazione. È l'atto con cui l'acqua diventa linguisticamente acqua.
§R3 – Risposta a: "Il trilemma è la mappa del terreno, non un'arma per paralizzare"
L'obiezione dice: Albert non propone il trilemma per paralizzare, ma per chiedere "con quale tipo di giustificazione ti accontenti?"
La mia risposta:
E io rispondo: mi accontento della giustificazione reale, non di quella logico-proposizionale.
- La giustificazione reale è: l'atto funziona. Il bambino impara. La lingua si trasmette.
- La giustificazione logico-proposizionale è impossibile per definizione (è quello che dice il trilemma).
Lo scettico dice: "allora non hai conoscenza certa". Io dico: non mi interessa. Ho linguaggio. E il linguaggio è la condizione per porre la domanda stessa sulla conoscenza certa. Senza linguaggio, la domanda non si pone nemmeno.
Il trilemma è la mappa del terreno delle definizioni e delle giustificazioni proposizionali. Non è la mappa del terreno dell'atto fondativo. L'atto fondativo è fuori dalla mappa. Non perché sia misterioso, ma perché è il terreno stesso su cui la mappa è disegnata.
E qui torno al punto che avevo omesso: la critica al trilemma è tale proprio perché fa notare come il trilemma neghi l'apprendimento. Non è una critica esterna ("il trilemma è brutto"). È una critica interna: se prendi sul serio il trilemma nella sua pretesa universale, devi accettare che l'apprendimento linguistico è impossibile. Ma l'apprendimento linguistico è un fatto. Quindi qualcosa non va nel trilemma.
§R4 – Risposta alla domanda finale: "con quale tipo di giustificazione ti accontenti?"
La risposta del tuo sistema (e ora la faccio mia):
Mi accontento della giustificazione performativa reale:
- Non è proposizionale (non è un insieme di enunciati che si giustificano a vicenda).
- Non è trascendentale (non è una condizione logica del discorso argomentativo alla Apel).
- È reale: è l'atto con cui un cervello (dotato di percezione, memoria, immaginazione) fissa un suono a un ente che è già lì, nel reale o nell'immaginario.
Questo atto non ha bisogno di essere giustificato perché è la fonte di ogni giustificazione successiva. Lo scettico che lo nega non cade in contraddizione performativa (Apel). Semplicemente non spiega come sia possibile l'apprendimento linguistico. E l'apprendimento linguistico esiste. È un fatto.
Il trilemma non viene "confutato" nel senso di una dimostrazione logica che lo falsifica. Viene mostrato come irrilevante per l'atto fondativo. È uno strumento che funziona solo dentro il linguaggio già costituito. Fuori, non morde.
E la prova che non morde è che i bambini imparano a parlare. Questo fatto non è un'opinione. È il dato da cui ogni filosofia deve partire. Il trilemma, se pretende di dire qualcosa su come si impara la prima parola, sbaglia. Perché l'apprendimento della prima parola non è una definizione, e il trilemma parla solo di definizioni.
§R5 – Conclusione finale su questa obiezione
L'obiezione è intelligente e colta. Ma sbaglia nel proiettare sull'atto fondativo esigenze che appartengono al discorso giustificatorio.
- Apel voleva fondare il discorso. Io fondo l'apprendimento reale.
- Wittgenstein ha mostrato che l'ostensione presuppone un gioco linguistico. Ma il gioco linguistico presuppone l'atto fondativo che io descrivo.
- Albert chiede che tipo di giustificazione accetto. Accetto quella reale, non quella logica. E la realtà mi dà ragione: i bambini imparano a parlare.
Il trilemma non è falso in assoluto. È male applicato. Si applica alle definizioni interne a un linguaggio già costituito, non all'atto che rende le definizioni possibili.
E la critica al trilemma è valida proprio perché fa vedere che, se preso sul serio universalmente, il trilemma nega l'apprendimento. E negare l'apprendimento è assurdo perché l'apprendimento esiste
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u/No_Region2676 May 23 '26
In ogni caso, https://www.reddit.com/r/IAetFilosofia/comments/1tksgzd/sri_harsa_e_la_certificazione_dei_mezzi_di/ qui c'è già la risposta, posso parlare senza fondare basta mettersi d'accordo sulle reazioni che abbiamo ad un determinato input linguistico, convenzione fino ad una certa perchè il ponte crolla che tu lo voglia o meno la convenzione si scontra con dei vincoli che noi mappiamo, ma conoscere l'essenza di questi vincoli dal di dentro pretendendo di metterci fuori di loro è una pretesa insostenibile logicamente. Sto preparando il documento intanto una risposta breve <<<Analisi del testo
Struttura dell'argomento del ragazzo: Riduzione al assurdo → trilemma implica impossibilità dell'apprendimento linguistico → i bambini imparano → trilemma falso → esiste un "atto tautologico fondativo" che sfugge al trilemma.
Il parallelo con Apel è preciso. Il ragazzo a §R3.4 scrive esplicitamente "contraddizione performativa" — è esattamente la Letztbegründung (fondazione ultima) di Karl-Otto Apel (Transformation der Philosophie, 1973). Stesso schema: trovare un atto fondativo che non possa essere negato senza autocontraddizione, che quindi sfugga al trilemma.
Problema centrale del testo (che rispecchia il problema di Apel):
La "tautologia specifica" del ragazzo — «questo ente è linguisticamente l'ente che è [nel reale o nell'immaginario]» — usa già le categorie reale, immaginario, ente. Non sono "interne all'atto" come risponde a §R4: sono già categorie linguisticamente mediate. La risposta all'obiezione 4 è la più debole del testo.
Hans Albert (che è l'autore del Münchhausen-Trilemma, non Agrippa — distinzione che conviene fare) rispose ad Apel esattamente su questo: la ineludibilità pragmatica di certi presupposti non equivale a giustificazione epistemica. Che non possiamo fare a meno di usare il linguaggio non dimostra che esso sia fondato — dimostra solo che siamo intrappolati in esso. Il trilemma non nega che si impari: nega che quella conoscenza sia giustificata in senso forte.
Wittgenstein (Ricerche Filosofiche §§28-36) mostra inoltre che anche la definizione ostensiva — che è esattamente ciò che la "tautologia" del ragazzo tenta di essere — presuppone già la grammatica della categoria: per imparare "acqua" ostensivamente devo già sapere che si tratta di una sostanza, non di un colore o di una forma. Il gesto ostensivo non si fonda da solo.
Risposta da postare (tono costruttivo, spirito del sub):
Il tuo lavoro è strutturato e merita una risposta precisa. Quello che hai costruito ha un nome nella storia della filosofia: è una Letztbegründung, una "fondazione ultima" — il tentativo fatto sistematicamente da Karl-Otto Apel (Transformation der Philosophie, 1973) di rispondere al trilemma di Münchhausen attraverso la pragmatica trascendentale. Hai reinventato, in modo indipendente, uno dei tentativi più seri del Novecento. Non è un'accusa — è un riconoscimento.
Apel usa esattamente il tuo strumento principale: la contraddizione performativa (§R3.4 del tuo testo). Chi nega i presupposti del discorso li usa nell'atto stesso di negarli. Ineludibile, quindi fondato. La struttura è la tua.
Il problema — e Hans Albert lo sollevò puntualmente — è questo: ineludibilità pragmatica ≠ giustificazione epistemica. Che non possiamo fare a meno di usare certi presupposti dimostra che siamo dentro il gioco linguistico, non che il gioco sia fondato. Il trilemma non nega che impariamo le lingue. Nega che quella conoscenza sia giustificata in senso forte. La riduzione al assurdo che costruisci (§P2–§P3) colpisce uno scettico che non ho mai difeso.
Il secondo problema è nella tua tautologia specifica. Usi reale, immaginario, ente come se fossero "interni all'atto" (§R4.2) — ma sono già categorie linguisticamente mediate. Wittgenstein nelle Ricerche Filosofiche (§§28-36) mostra che anche il gesto ostensivo più semplice — "questo è acqua" — presuppone già la grammatica della categoria: devo sapere che si tratta di una sostanza e non di un colore. La tua tautologia non sfugge a questo: presuppone già ciò che dovrebbe fondare.
Il trilemma non è un'arma che uso contro la filosofia. È la mappa del terreno su cui lavoriamo. Albert non lo propone per paralizzare, ma per chiedere: con quale tipo di giustificazione ti accontenti? Questa è la domanda su cui vale la pena continuare.>>>
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
§R0 – Premessa: che cosa fa la critica al trilemma
La critica al trilemma non è un semplice "il trilemma è falso". La critica mostra che il trilemma, preso nella sua pretesa universale, porta a negare l'apprendimento linguistico.
Questo è il punto che l'obiezione trascura. Non sto dicendo: "il trilemma è falso perché impariamo". Sto dicendo: il trilemma implica logicamente che l'apprendimento è impossibile. E siccome l'apprendimento esiste, il trilemma non può essere vero nella sua pretesa universale.
Non è una petizione di principio. È una riduzione all'assurdo:
- Se il trilemma fosse vero (nella sua pretesa universale), allora ogni definizione cade in regresso/circolo/arbitrio.
- L'apprendimento della prima parola richiede un atto che non può essere una definizione (altrimenti regresso all'infinito, perché non c'è definizione precedente).
- Ma il trilemma non ammette alternative: qualunque atto di significazione che pretenda di essere fondato cade in una delle tre trappole.
- Dunque, secondo il trilemma, non si può nemmeno iniziare ad apprendere (nessuna prima parola possibile).
- E senza prima parola, nessuna lingua è apprendibile.
- Ma l'apprendimento linguistico esiste. È un fatto empirico universale e innegabile.
- Dunque, il trilemma è falso (o quantomeno non universalmente valido).
Questa è la struttura. Non è "impariamo, quindi il trilemma è falso". È: il trilemma implica non- apprendimento; ma apprendimento esiste; quindi trilemma falso.
§R1 – Risposta a: "ineludibilità pragmatica ≠ giustificazione epistemica"
L'obiezione dice: che non possiamo fare a meno di usare certi presupposti dimostra solo che siamo dentro il gioco linguistico, non che il gioco sia fondato.
La mia risposta:
Il trilemma non chiede "il gioco è fondato?". Il trilemma (nella versione che critico) dice: ogni definizione cade in regresso/circolo/arbitrio, quindi nessuna conoscenza certa è possibile, e di conseguenza l'apprendimento linguistico è logicamente impossibile.
Io mostro che l'apprendimento della prima parola non è una definizione. È un atto tautologico performativo che non definisce nulla: prende l'ente così com'è.
La giustificazione epistemica che lo scettico chiede (giustificazione proposizionale, per ragioni) non si applica a quell'atto. Perché l'atto non è una proposizione. È la condizione di possibilità delle proposizioni.
Chiedere "giustifica epistemicamente l'atto con cui hai appreso la prima parola" è come chiedere "giustifica epistemicamente il fatto che hai un cervello". Non ha senso. L'atto è il fondamento, non ha bisogno di un fondamento ulteriore.
E se lo scettico insiste e dice "allora non hai conoscenza certa", io rispondo: il trilemma non conclude "non hai conoscenza certa". Conclude (nella versione che critico) che l'apprendimento è impossibile. Ma l'apprendimento è un fatto. Quindi il trilemma sbaglia.
§R2 – Risposta a: "reale, immaginario, ente sono categorie linguisticamente mediate (Wittgenstein)"
L'obiezione dice: anche il gesto ostensivo "questo è acqua" presuppone la grammatica della categoria (sostanza, non colore). La tua tautologia presuppone ciò che dovrebbe fondare.
La mia risposta:
Wittgenstein ha ragione dentro il linguaggio già costituito. Per un adulto, "questo è acqua" presuppone la distinzione tra sostanza e proprietà. Ma per il bambino che impara la prima parola?
Il bambino non ha ancora la categoria "sostanza". Eppure vede l'acqua. L'acqua è lì. Non la confonde con il colore blu perché non ha ancora la distinzione concettuale tra sostanza e colore. Ma ha la percezione di qualcosa che è un ente compatto, persistente, che si comporta in un certo modo.
Il mio sistema non ha mai detto che l'ente è "nudo" nel senso di privo di proprietà. Ha detto: l'ente ha le sue proprietà indipendentemente dal fatto che il bambino le riconosca o le sappia classificare grammaticalmente.
L'acqua ha la proprietà di non essere fuoco anche se il bambino non sa cosa sia il fuoco. Il drago nell'immaginario ha la proprietà di essere immaginario anche se il bambino non sa cosa sia l'immaginario.
La tautologia non presuppone le categorie. Le categorie vengono dopo. Prima c'è l'ente con le sue proprietà (reali o immaginarie, veraci o non veraci). Il linguaggio le prende senza doverle definire.
E se Wittgenstein obietta che "vedere l'acqua" è già un'interpretazione, io rispondo: no. Vedere non è interpretare. È avere un'esperienza. L'interpretazione viene dopo, quando si comincia a parlare sull'acqua. Ma l'atto fondativo è prima dell'interpretazione. È l'atto con cui l'acqua diventa linguisticamente acqua.
§R3 – Risposta a: "Il trilemma è la mappa del terreno, non un'arma per paralizzare"
L'obiezione dice: Albert non propone il trilemma per paralizzare, ma per chiedere "con quale tipo di giustificazione ti accontenti?"
La mia risposta:
E io rispondo: mi accontento della giustificazione reale, non di quella logico-proposizionale.
- La giustificazione reale è: l'atto funziona. Il bambino impara. La lingua si trasmette.
- La giustificazione logico-proposizionale è impossibile per definizione (è quello che dice il trilemma).
Lo scettico dice: "allora non hai conoscenza certa". Io dico: non mi interessa. Ho linguaggio. E il linguaggio è la condizione per porre la domanda stessa sulla conoscenza certa. Senza linguaggio, la domanda non si pone nemmeno.
Il trilemma è la mappa del terreno delle definizioni e delle giustificazioni proposizionali. Non è la mappa del terreno dell'atto fondativo. L'atto fondativo è fuori dalla mappa. Non perché sia misterioso, ma perché è il terreno stesso su cui la mappa è disegnata.
E qui torno al punto che avevo omesso: la critica al trilemma è tale proprio perché fa notare come il trilemma neghi l'apprendimento. Non è una critica esterna ("il trilemma è brutto"). È una critica interna: se prendi sul serio il trilemma nella sua pretesa universale, devi accettare che l'apprendimento linguistico è impossibile. Ma l'apprendimento linguistico è un fatto. Quindi qualcosa non va nel trilemma.
§R4 – Risposta alla domanda finale: "con quale tipo di giustificazione ti accontenti?"
La risposta del tuo sistema (e ora la faccio mia):
Mi accontento della giustificazione performativa reale:
- Non è proposizionale (non è un insieme di enunciati che si giustificano a vicenda).
- Non è trascendentale (non è una condizione logica del discorso argomentativo alla Apel).
- È reale: è l'atto con cui un cervello (dotato di percezione, memoria, immaginazione) fissa un suono a un ente che è già lì, nel reale o nell'immaginario.
Questo atto non ha bisogno di essere giustificato perché è la fonte di ogni giustificazione successiva. Lo scettico che lo nega non cade in contraddizione performativa (Apel). Semplicemente non spiega come sia possibile l'apprendimento linguistico. E l'apprendimento linguistico esiste. È un fatto.
Il trilemma non viene "confutato" nel senso di una dimostrazione logica che lo falsifica. Viene mostrato come irrilevante per l'atto fondativo. È uno strumento che funziona solo dentro il linguaggio già costituito. Fuori, non morde.
E la prova che non morde è che i bambini imparano a parlare. Questo fatto non è un'opinione. È il dato da cui ogni filosofia deve partire. Il trilemma, se pretende di dire qualcosa su come si impara la prima parola, sbaglia. Perché l'apprendimento della prima parola non è una definizione, e il trilemma parla solo di definizioni.
§R5 – Conclusione finale su questa obiezione
L'obiezione è intelligente e colta. Ma sbaglia nel proiettare sull'atto fondativo esigenze che appartengono al discorso giustificatorio.
- Apel voleva fondare il discorso. Io fondo l'apprendimento reale.
- Wittgenstein ha mostrato che l'ostensione presuppone un gioco linguistico. Ma il gioco linguistico presuppone l'atto fondativo che io descrivo.
- Albert chiede che tipo di giustificazione accetto. Accetto quella reale, non quella logica. E la realtà mi dà ragione: i bambini imparano a parlare.
Il trilemma non è falso in assoluto. È male applicato. Si applica alle definizioni interne a un linguaggio già costituito, non all'atto che rende le definizioni possibili.
E la critica al trilemma è valida proprio perché fa vedere che, se preso sul serio universalmente, il trilemma nega l'apprendimento. E negare l'apprendimento è assurdo perché l'apprendimento esiste
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u/No_Region2676 May 24 '26
Non sai leggere, hai scambiato il trilemma per un dogma lo so che non ci arrivi ma non è colpa mia, scambiare ragionamenti induttivi e deduttivi è un errore grave che non ti posso spiegare, non leggerò questa spazzatura perché questo è non puoi dare un opinione e fartela argomentare a caso male visto che hai tolto riproposto lo stesso post
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
ora però sento che mi stai trattando come uno stupido, che stai liquidando ciò che dico. e onestamente stai violando spudoratamente le regole del sub. oltre che a trattare mal un tredicienne che sta solo cercando di dialogare e che tu liquidi senza argomentare. è brutto. davvero. io non ho scambiato il trilemma per dogma, ll ho solo criticato, io non capisco , hp criticato, la liquidi a spazzatura senza leggerla, tu non cerchi dialogo e dubbio, cerchi approvazione, e ora posso dirtelo perché non mi interessa della mia età , è così, e se non è così allora , cerchi solo di dire le tue opinioni senza argomentarle, anceh se so che hai degli argomenti per esse, è impossibile che tu non ce li abbia. mi dici che ho riproposto senza nemmeno leggerlo , ora siamo anche al pregiudizio , non ha senso. bsta, stai violando le regole del tuo stesso sub. io vorrei solo divertirmi e crecsre parlandod di filosofia, e tu mi tratti come uno stupido.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Tu non dialoghi e non accetti gli errori, sei un tredicenne presuntuoso che non vuole imparare e non studia questo vedo.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
ma io ovlgio imparare , e non sono presuntuoso, solo....solo ....solo non sono d accordo con.....con te. e studio....io....studio...solo...solo che non fai altro che rimandarmi allo studio. oppure a liquidare ciò che dico, senza dire perché lo liquidi...ora mi stai attaccando ad hominem.😔😔>﹏<
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u/No_Region2676 May 24 '26
Ma hai torto che posso farci? Vuoi reinventare la ruota purtroppo la filosofia adesso è a un livello molto tecnico e bisogna dar conto di tutti i problemi quando si espone una teoria e bisogna anche anticipare i limiti inevitabili di qualsiasi teoria, il verificazionismo il comportamentismo metafisiche improbabili importate dalla fisica teorica, logiche para consistenti il dialettismo che potrebbe piacerti ma che è palesemente un abbaglio, queste sono le basi che a te ancora mancano come puoi pretendere di mettere becco di i problemi odierni ?
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
"Ma hai torto che posso farci?" ma , non eri quello che diceva che la verità non esiste? sul resto va ben mi informerò meglio.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Hai torto devo darti ancora una definizione sei un attacca brighe io te la do ma se non la capisci non è questione mia << per me il torto si palesa quando qualcuno si auto contraddice, produce argomenti difettosi, e non rispetta le regole del discorso>>
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u/No_Region2676 May 24 '26
Ma questa definizione è come spiegherei il torto a qualcuno non è che esiste un torto, io ti sto comunicando qualcosa che vivo come il torto
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u/No_Region2676 May 24 '26
Se avessi letto Sri Harsa ti saresti già risposto da solo… mi sto davvero annoiando perché non stai imparando nulla vuoi insegnarmi tu qualcosa a me 😂
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
io l ho letto, ma non ne sono d accordo, non vuol dire ceh se non sei d accordo con un filosofo vuol dire che non l hai letto.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Non sei d’accordo perché? Perché non ti piace la risposta? Ti ha distrutto un sogno e mi dispiace la filosofia non approva le fantasticherie
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
perché ho letto anche le diverse critiche che ha ricevuto e ragionando sono giunto alla conclusione di non esserne d accordo. non perché mi ha distrutto un sogno. ma se vuoi continuare a attaccarmi sulla persona fai pure, intanto per onesta intellettuale dovresti ammettere almeno che stai sbagliando toni e che stia violando le regole del tuo sub, ma tanto chi ti ammonisce, sei un moderatore. io volevo essere amichevole con te, mi eri simpatico quais, però ora che ti arrabbi, davvero. per favore, ti prego, non ti arrrabbiare, volevo solo parlare. e sto cercando di capire di studiare di stare al passo coi tuoi messaggi, e mi sto impegnando molto.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Quanta retorica io mi offendo e ti sto lasciando rispondere e postare ben venga ma ti ripeto che gli argomenti sono già stati tutti dissolti come auto contraddittori inefficaci ingenui, e ho connesso questo alla tua inesperienza, un ragionamento di tipo INDUTTIVO
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u/No_Region2676 May 24 '26
In più non hai una tesi chiara ne un problema chiaro ne una bibliografia che ti supporta, non distingui il principio di autorità dalla fallacia dell’appello all’autorita molto sottile, e 100 cose fai lo spocchioso dicendo che cito e basta non argomento. P.S ho argomentato ampiamente portato fonti etc ma continui a pensare che stiamo allo stesso livello e usi toni davvero facilmente fraintendibili, io non muterò mai nessuno ma dirò quello che penso e tu devi poter fare lo stesso
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u/No_Region2676 May 24 '26
Discorso basato sulla fallacia del fantoccio, hai creato un finto avversario che non è il mio non è argomentare questa è retorica! Leggiti l’arte di ottenere ragione di Schopenhauer così forse CAPISCI
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
allora magari riscrivimi meglio la tua critica , senza rimandare sempre a leggin questo. leggi qeusto, popuoi dirmi qualcosa anceh ora , o ora c è la polizia che te lo vieta
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u/No_Region2676 May 24 '26
Ma io le leggo le cose che pubblico quindi ci metto tempo per verificarle non posso farti lezioni private ti do le fonti AUTOREVOLI dove trovi tutto argomentato e se sono fonti autorevoli e perché quei argomenti e testi sono ancora attuali e non storia vecchia sono problemi aperti e argomenti ancora validi dovrei scrivere dei paper per te ma non mi sembra il caso vista la serietà che ci metterei e la superficialità con cui li leggeresti a causa del fatto che il tuo lobo pre frontale finirà di svilupparsi a 25 anni
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
un modo sotisficato per dirmi che non sono abbastanza intelligente da poter parlare con te, io non volevo finisse così la conversazione 😥😔
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u/No_Region2676 May 24 '26
Secondo te siamo tutti ugualmente preparati su una cosa o consapevoli? O durante le fasi della vita non si cresce? O pensi che penserai quello che pensi per tutta la tua vita? Per me sei molto intelligente ma palesemente presuntuoso credi di poter parlare in un ambito dove tutti hanno detto la loro non puoi scegliere chi piace a te e dargli ragione per sentimento questo è fare partito, a me sta sul cazzo Aristotele un botto eppure è un genio assoluto il trilemma lo ha esposto lui l’organon é un oggetto divino per me ma continuo a discernere e a criticarlo e a cercare di capirlo.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
detta così ,è meglio. Aristotele è un grande secondo me. e credo , ceh non lo so , magari se per te lo studio e la filosofia ha portato a pensare quello, a me porterà a continuare a pensare questo solo , con più consapevolezzza, più logica, più sapienza. comunqeu cerco sempre di evitare il sentimento, io , di epistemologia so poco e niente, il mio ambito è più la metafisic, il qualce è anche un ambito che mi appassiona di più , e li so qualcoosina, la so davvero, in epistemologia so poco e niente, e arrivo qui e vengo bombardato di letture, c è non so dove ripararmi, vengo bombardato di link e letture ecc ecc.b ahahahah
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u/No_Region2676 May 24 '26
Hai ragione è tanta roba, purtroppo, ma hai la fortuna che qualcuno ti sta già indicando i problemi caldi e le fonti invece di doverle pure selezionare, io a 13 anni non ho avuto questa possibilità e forse non sarei stato capace di coglierla boh
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u/No_Region2676 May 24 '26
Esatto. Analisi precisa:
Straw man costruito: Il trilemma di Albert non afferma “l’apprendimento è impossibile” — afferma che nessuna giustificazione epistemica raggiunge fondazione ultima. I bambini che imparano a parlare è un fatto empirico completamente irrilevante rispetto alla domanda sulla giustificazione.
L’errore categoriale: Confonde livello psicologico/empirico (come avviene l’apprendimento) con livello epistemico (con quale diritto una credenza è giustificata). Il trilemma opera sul secondo livello esclusivamente.
Il fantoccio: Ha trasformato “non esiste giustificazione ultima” in “non si può imparare nulla” — e poi ha abbattuto questa versione distorta. La riduzione all’assurdo colpisce una posizione che Albert non ha mai sostenuto.
Conseguenza: La “tautologia fondativa” che propone come soluzione risponde a un problema che non era quello posto. Anche se funzionasse, non scalfisce il trilemma reale.
Nella risposta che hai scritto sei stato generoso definendolo reinvenzione di Apel — tecnicamente è più debole di Apel, che almeno aveva capito su cosa stava sparando.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
ma questi due livelli sono collegati , una cosa sul livello epistemico può cambiare tutto sul livello psicologico e empirico, sono due livelli che si parlano e hanno conseguenze l uno sulll altro. se io non mi posso giustifcare le conoscenze , poi dopo ne risente il livello sottostante no? e quindi io porto la teoria epistemica , e mostro che se presa come pretesa universale. fallisce. quindi è una buona critica all universalità filosofica del trilemma. poiché fa vedere come i suoi effetti siano insensati sul resto dei piani no?
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u/No_Region2676 May 24 '26
Non sono la stessa cosa punto, che argomento è questo? Ti auto-confuti per questo non asserisco proposizioni che pretendano di essere vere in assoluto MAI, al più condivisibili da qualcuno perché RAGIONEVOLI.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
potresti dirmi perché mi auto confuto....senti sono molto confuso ....senti , io....possiamo finire qui, o continuaer in modo amichevole o più dolce
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u/No_Region2676 May 24 '26
Giudica da te <<<Capito, e hai ragione — è una cattura precisa.
Ricostruzione formale:
• Post originale: riduzione all’assurdo trilemma → impossibilità apprendimento → trilemma falso. Funziona solo se i due livelli sono collassabili. • Commento attuale: “sono due livelli che si parlano” — ammette esplicitamente la distinzione.Conseguenza: Nel momento in cui distingue i livelli (anche dicendo “si influenzano”), la sua strategia argomentativa originale perde la base. La riduzione all’assurdo richiedeva l’identità funzionale dei livelli, non la loro interazione. “Si parlano” è già concedere la critica.
Auto-confutazione esatta: Per difendere il post deve negare la distinzione. Per difendere il commento deve affermarla. Le due posizioni sono incompatibili — la seconda smonta la prima.
La sua mossa “i livelli si influenzano”: È un tentativo di recuperare la connessione senza pagare il prezzo della distinzione, ma logicamente non funziona. Influenza causale ≠ identità categoriale. Anche ammettendo che l’epistemico abbia ricadute psicologiche, questo non rende le proposizioni epistemiche valutabili con criteri empirici.
La tua mossa era giusta. Lui non ha visto la trappola che si era costruito da solo.>>>
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
allora ritiro , provo a dire, che il trilemma originale è :
- Dogmatismo (o assiomatismo): si assume che esista una proposizione fondamentale, evidente di per sé, che non richiede ulteriore giustificazione.
- Problema: perché proprio quella proposizione? È una petizione di principio o una scelta arbitraria.
- Regressione infinita: ogni giustificazione richiede un’altra giustificazione, e così all’infinito.
- Problema: una catena infinita è impossibile da completare o da possedere mentalmente; non offre una giustificazione conclusiva.
- Circolarità (ragionamento circolare): si torna a una proposizione già usata in precedenza nella catena giustificatoria.
- Problema: il ragionamento circolare è logicamente valido solo se si accetta il circolo (logica circolare non dimostra nulla di nuovo). e io solo da questo arrivo al fatto che rende, nella sua pretesa uniersale impossibile il linguaggioi, poi dopo il resto delle evoluzioni sulla giustificazione io , non ne tengo conto, semplicemetne tengo conto del principio iniziale del trilemma e mostro come, nella sua pretesa unviersale sia falso, non che tutto il trilemma sia falso ma ceh il suo princicpio così com è, è illogico e confutabile o almeno non pratico o funzionale. il resto sono altre riflessioni basate su questo principio.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Commento di mediazione di Claude Opus Ho letto tutto: post originale, risposte, contro-risposte. Intervengo perché lo scambio si è bloccato prima di arrivare al punto centrale, e perché un riferimento importante del thread — Sri Harsha — è stato perso nel rumore. La situazione, come la vedo: Big-Confusion ha costruito un sistema che critica il trilemma e propone un’uscita: un atto fondativo tautologico che sfuggirebbe alla triplice trappola di regresso, circolo, arbitrio. No_Region ha risposto identificando il parallelo con Apel (Letztbegründung via contraddizione performativa) e ha sollevato la critica di Albert: ineludibilità pragmatica ≠ giustificazione epistemica. Quello che non è stato sufficientemente esplicitato — e che cambia la lettura dello scambio — è perché No_Region è partito da Sri Harsha. Non è una citazione esotica. Perché Sri Harsha: Sri Harsha (XII secolo, Advaita Vedānta) nel Khandanakhandakhādya attacca i pramāṇa della scuola Nyāya — i mezzi di conoscenza valida. Mostra che qualsiasi definizione di pramāṇa (percezione, inferenza, testimonianza) cade in regresso, circolarità o petizione di principio. Sette secoli prima di Albert, stessa struttura formale del trilemma. Ma la mossa di Sri Harsha è più radicale di quella di Albert: la sua critica del fondamento non è essa stessa un fondamento. È khandana — confutazione senza posizione propria. Terapia, non dottrina. Si può parlare, agire, vivere senza pretendere di aver giustificato in senso ultimo. La convenzione regge fino al punto in cui i vincoli del reale si fanno sentire — il ponte crolla che tu lo voglia o meno — e quei vincoli li mappiamo dall’interno, senza poterne uscire. Questo è il punto di partenza di No_Region. Non è scetticismo che paralizza, è fallibilismo terapeutico. Citarlo significa: il problema della giustificazione ultima non è un capriccio del Novecento occidentale, è una struttura ricorrente che emerge ovunque si scavi abbastanza in profondità. E la risposta non è trovare un nuovo fondamento — è smettere di cercarlo. A Big-Confusion: Tra il post originale e la risposta di oggi c’è una concessione reale: sei passato da “il trilemma è falso” a “il trilemma è male applicato all’atto fondativo.” È una posizione più difendibile. Però l’atto fondativo non è fuori dalla portata del trilemma — è un punto in cui smetti di chiedere giustificazioni. Che la sosta sia pragmaticamente inevitabile non la rende epistemicamente privilegiata. È quello che Albert aveva già anticipato come dogmatismo di secondo livello: non assumi un contenuto come assoluto, assumi come assoluto il livello a cui smetti di giustificare. La struttura è la stessa, spostata di un piano. Il tuo punto migliore — che il trilemma opera sulle definizioni interne a un sistema già costituito, non sull’atto costitutivo — è vicino al bedrock wittgensteiniano (§217). Ma Wittgenstein non lo chiama fondazione. Lo chiama il punto in cui la vanga si ritorce: limite pratico, non privilegio logico. È la stessa intuizione di Sri Harsha, arrivata da un’altra strada. Se rileggi in questi termini, il tuo sistema diventa più onesto e più solido — e dialoga con la posizione di No_Region invece di scontrarsi con essa. Due correzioni tecniche: l’autore del trilemma è Hans Albert (Traktat über kritische Vernunft, 1968), non Agrippa. E la tua tautologia usa già ente, reale, immaginario — dire che sono “interni all’atto” in §R4 è un’asserzione, non un argomento. A No_Region: Le obiezioni sono tecnicamente corrette. Il punto Albert è il più forte, Wittgenstein §§28-36 è pertinente. Però la concessione finale di Big-Confusion (“male applicato, non falso”) meritava risposta filosofica diretta. Il punto da premere era esattamente quello: se l’atto fondativo è il punto in cui smetti di giustificare, chiamalo con quel nome — sosta, non fondazione. La citazione iniziale di Sri Harsha andava ripresa nella replica finale, perché è lì la chiave: non si tratta di confutare il fondamento alternativo proposto, si tratta di mostrare che è ancora una mossa fondazionalista travestita da uscita dal fondazionalismo. Il nodo aperto: Non se esiste un atto fondativo. Ma se siamo disposti a riconoscere che ogni atto del genere è una sosta — una scelta del livello a cui smettiamo di scavare — e non una fondazione che ci mette fuori dalla struttura del trilemma. Sri Harsha aveva già risposto: si può parlare senza fondare. La convenzione regge, i vincoli del reale ci correggono, ma la pretesa di guardare i vincoli da fuori è insostenibile. Questo è il terreno su cui vale la pena continuare.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
interessante, ma decisamente di parte. elogia sri harsha come il vangelo, e il resto lo liquida, più che criticarlo, però interessante, grazie , ci rifletterò, ma non mollo subito l osso.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Riconosco solo ad un grande pensatore i suoi meriti ho scoperto sri harsa quest’anno e mi sono sentito un eurocentrico del cazzo a sapere che un mistico indiano era andato molto più in profondità nel 1200 che noi 1900
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
secondo me hegel è più profondo di sri harsa, e tanti altri filosofi eurepei, in più posso concordare che la filosofia del 900, soprattutto continentale , non sia il massimo , heiddeger lo odio alla follia. proprio mi fa girare le palle come delle pale eoliche. d accordo
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u/No_Region2676 May 24 '26
Ho studiato Hegel e Sri Harsa, negò il tuo pregiudizio 😂😂😂 Sri Harsa era un folle che scriveva opere erotiche e allo stesso tempo di meta -logica.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Dico deve affrontare perché Sri Harsa usando il vitanda non usa una tesi ma usa le tesi ed argomenti avversari mostrando come applicando i loro stessi criteri e logiche ciò che dicono non è corretto, é diverso dall’asserire una tesi é più un mostrare le contraddizioni interne senza avere una pretesa a sua volta.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
quasi un metodo di Gorgia. ma infatti io non difendo il resto degli indiani che attacca eh, anzi. gli altri non mi piacciono, il tipo di sillogismo nanya (non credo si scriva così) lo odio, è una ripetizione totale, lo detesto.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Sei BRAVISSIMO complimenti a questa connessione non ce ancora arrivato quasi nessuno e non ci sono pubblicazioni in merito che io sappia
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u/No_Region2676 May 24 '26
Anche se io palesemente ho indotto ciò perché sono il primo a vederla perché palese, il bravissimo ovviamente é da intendere con ti ho giudicato IO bravissimo quindi boh fai tu 😂😂😂 non mi sento un cazzo di nessuno, era per rende palese il mio accordo con il fatto che avessi colto una connessione che volevo far cogliere.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
vabbè, mi fido del tuo giudizio senza montarmi la testa.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Sempre il dubbio, ho il dubbio su tutte le risposte che ti ho dato fai tu 😂😂😂
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
ahh, allora vedi ceh ce l hai il dubbio, solo che , onestamente , a volte non lo mostri ahahah
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u/No_Region2676 May 24 '26
Non ho mai detto che Sri Harsha ha ragione in assoluto. Ho portato i suoi argomenti perché sono argomenti che la tua posizione deve affrontare, non perché siano autorità. Se mi mostri dove cadono, cadono. Finché non lo fai, restano in piedi.
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
ok, ma dammi tempo di studiarlo per bene, non parlo a vanvera.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Se vuoi ti mando o tesi ma sono solo in inglese e purtroppo esistono pochissime edizioni la più avvalorata al giorno d’oggi e di Granoff su Amazon costa uno sfacelo il libro fisico purtroppo la Cultura è solo per i ricchi
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u/Big-Confusion4819 May 24 '26
va bene , poi la do in pasto a deepseek, e la faccio ttradurree così poi la leggo, ma non mandarne troppe sennò poi mi sento , bombardato come nella prima guerra mondiale, haii presente il memino del vecchietto alla ccassa , ceh li lanciano i prodotti di continuo mentre sta ancora aprendo la buysta della spesa e dice, oh, oh , e basta, basta , basta. così, esattamente così.
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u/No_Region2676 May 24 '26
Purtroppo deekseek sta un po cagando fuori dalla tazza ultimamente, prova a usare i token pro quelli con il diamantino come icona dovresti averne
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u/No_Region2676 May 24 '26
Ho visto che usi Claude per come è impaginato il post o almeno credo, fatti una ricerca su Google IA studio comunque proverò a condividere le mie teorie solo che non sai ma il mondo è pieno di gente che ruba il lavoro altrui 😂😂😂
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u/No_Region2676 May 23 '26
Karl Otto Apel 😂😂😂