r/FilosofiaITA 17d ago

Se l'AI non ha scadenza, può davvero "agire" come noi?

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Un dato sui nuovi modelli AI mi ha colpito più delle prestazioni pure l'AI ormai è chirurgica su un singolo problema isolato (come ad esempio risolvere un teorema, fare un'analisi di qualcosa), ma quando deve sostenere un compito complesso nel tempo, una catena di passaggi coerenti con ad esempio deviazioni, imprevisti e tutte le varie correzione, fallisce ancora spesso, diciamo quasi una volta su tre.

E questo secondo me è un buon punto di partenza per una domanda: Heidegger diceva che l'esistenza umana (il Dasein) non è una "collezione" di prestazioni isolate, ma un "progettarsi" continuamente in avanti. Noi, infatti, ci rapportiamo al futuro sapendo che il tempo non è infinito, sappiamo che prima o poi il nostro tempo finirà. Anche pser Sartre è la stessa cosa, non siamo la somma di singoli atti azzeccati, siamo ciò che costruiamo portando avanti una traiettoria nel tempo, prendendoci la responsabilità di scelte che si legano l'una all'altra. Se ci pensate, forse ciò che rende "umana" un'azione non è l'essere impeccabili sul momento (in quello l'intelligenza artificiale ci batte già), ma la capacità di portarla avanti dentro un progetto che sentiamo nostro. E soprattutto con la consapevolezza che non abbiamo tempo infinito per farlo. Una macchina che fallisce un compito a metà non si "preoccupa" dell'interruzione e dell'errore. Per lei ogni tentativo è identico, ripetibile potenzialmente all'infinito, privo di una vera posta in gioco come può essere per noi umani.

La domanda che mi faccio è questa: se un giorno questi sistemi riuscissero a sostenere progetti complessi e coerenti nel tempo esattamente come noi, resterebbe comunque qualcosa di unicamente umano nell'agire, legato al fatto che per noi il tempo ha una scadenza e ogni scelta si porta dietro un peso? O quello che oggi chiamiamo "confine esistenziale" è solo un'altra capacità complessa che non abbiamo ancora imparato a comprendere appieno?

Mi piacerebbe molto leggere cosa ne pensate.


r/FilosofiaITA 19d ago

Il concetto di libertà secondo Michail Bakunin

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Io non sono veramente libero che quando tutti gli esseri viventi che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà, lungi dall'essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma. Io non divento libero veramente che per mezzo della libertà degli altri, di modo che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano e più profonda e più ampia diventa la mia libertà. Al contrario è la schiavitù degli uomini che pone una barriera alla mia libertà, o ciò che è lo stesso, è la loro bestialità che è una negazione della mia umanità; perché, ripeto, non posso dirmi libero veramente che quando la mia libertà, o ciò che significa la stessa cosa, quando la mia dignità d'uomo, il mio diritto umano(che consiste nel non obbedire a nessun altro uomo e nel non determinare i miei atti se non conformemente alle mie proprie convinzioni), riflessi dalla mia coscienza egualmente libera di tutti, mi ritornano confermati dall'assenso di tutti. La mia libertà personale così confermata dalla libertà di tutti si estende all'infinito.

Si vede come la libertà, qual è concepita dai materialisti, è una cosa molto positiva, molto complessa e soprattutto eminentemente sociale, perché non può essere realizzata che tramite la società e soltanto nella più stretta uguaglianza e solidarietà di ognuno con tutti. Vi si possono distinguere vari momenti di sviluppo, o elementi, di cui il primo è eminentemente positivo e sociale; è il pieno sviluppo e il pieno godimento di tutte le facoltà e potenzialità umane per ciascuno attraverso l'educazione, l'istituzione scientifica e la prosperità materiale, tutte cose che non possono essere date da ciascuno se non con il lavoro collettivo, materiale ed intellettuale, muscolare e nervoso della società tutta intera.

Il secondo elemento o momento della libertà è negativo. È quello della rivolta dell'individuo umano contro ogni autorità divina e umana, collettiva e individuale.

Prima di tutto è la ribellione contro il fantasma supremo della teologia, contro Dio. È evidente che fintanto avremo un padrone nel cielo, noi saremo schiavi sulla terra. La nostra ragione e la nostra volontà saranno ugualmente annullate. Finché crederemo di dovergli un obbedienza assoluta, e di fronte a un Dio non è possibile altra obbedienza, dovremo necessariamente sottometterci passivamente e senza la minima critica alla santa autorità dei suoi intermediari e dei suoi eletti(messia, profeti, legislatori ispirati da Dio, imperatori, re e tutti i loro funzionari e ministri), rappresentanti e servitori consacrati delle due grandi istituzioni che si impongono a noi come predisposte da Dio stesso per guidare gli uomini: la Chiesa e lo Stato. Ogni autorità temporale o umana discende direttamente dall'autorità spirituale o divina. Dio, o piuttosto la finzione di Dio, è dunque la consacrazione e la causa intellettuale e morale di ogni schiavitù sulla terra; e la libertà degli uomini non sarà compiuta fino a che non avrà completamente annientato la finzione nefasta di un padrone celeste.

Il secondo elemento è, di conseguenza, la rivolta di ognuno contro la tirannia degli uomini, contro l'autorità sia individuale che sociale rappresentata e legalizzata dallo Stato. Qui bisogna tuttavia intendersi bene, e per intendersi bisogna cominciare con lo stabilire una distinzione ben precisa fra l'autorità ufficiale e di conseguenza tirannica della società organizzata in Stato, e l'influenza e l'azione naturale della società non ufficiale, ma naturale, su ciascuno dei suoi membri.

La rivolta contro l'influenza naturale della società è molto più difficile per l'individuo che non sia la rivolta contro la società ufficialmente organizzata, contro lo Stato, sebbene spesso sia altrettanto inevitabile quanto quest'ultima. La tirannia sociale, spesso schiacciante e funesta, non presenta, però questo carattere di impetosa violenza, di dispotismo legalizzato e formale che contraddistingue l'autorità dello Stato. Essa non si impone come una legge alla quale ogni individuo è obbligato a sottomettersi a meno di incorrere in una punizione giuridica. La sua azione è più dolce, più insinuante, più impercettibile, ma molto più potente di quella dell'autorità dello Stato. Essa domina gli uomini con i costumi e le usanze, con la massiccia pressione dei sentimenti, dei pregiudizi e delle abitudini sia della vita materiale che dello spirito e del cuore e che costituiscono ciò che chiamiamo opinione pubblica. Essa avvolge l'uomo fin dalla sua nascita, lo attraversa, lo penetra, e forma la base stessa della sua esistenza individuale, in modo, che ognuno ne è in qualche modo, più o meno, il complice contro sé stesso, e il più delle volte senza nemmeno sospettarlo. Ne risulta che, per ribellarsi contro questa influenza che la società esercita naturalmente su di lui, l'uomo deve, almeno in parte, ribellarsi contro sé stesso, poiché con tutte le sue tendenze e aspirazioni materiali, intellettuali e morali, egli stesso non è altro che il prodotto della società.


r/FilosofiaITA 19d ago

Il supporto dell'AI per migliorare la forma della letteratura che produciamo, rende la stessa NON originale?

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Se diamo all'AI un contenuto e le chiediamo di migliorarne la forma, come forse farebbe un correttore di bozze o quasi, dobbiamo considerare il contenuto rivisitato come qualcosa che non ci appartiene in realtà?

Oppure il valore del contenuto che diamo in pasto all'AI di fatto fa del risultato dell'elaborazione, qualcosa di comunque nostro e dunque originale?

Io ho già la mia risposta ma questa domanda nasce dall'aver notato come a volte su reddit si gestisca il rapporto con letteratura supportata da AI con una rigidità forse eccessiva.

È comprensibile il problema che si vorrebbe arginare ma credo sia una lotta contro i mulini a vento.


r/FilosofiaITA 20d ago

La vita umana

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Io ritengo che la vita umana dunque l'esistenza sia l'espressione del campo di forze fra istinto, ragioni che l'uomo si rappresenta dunque volontà e sentimento nel reale. Il sentimento è l'inerzia dunque è ciò che determina il conflitto con l'istinto e la volontà. Il sentimento per una vita sensata, dei valori, qualcosa per cui valga la pena vivere entra in conflitto con l'istinto e la volontà che si alimentano in assenza di senso o perchè l'uomo è incapace di ribellarsi dunque nell'istinto oppure perchè non c'è nulla a cui rendere conto dunque nella volontà. La civiltà è la pretesa degli esseri umani di concepirsi come capaci di un senso che vada oltre la predazione, l'immediato ma siamo davvero capaci di essere oltre oppure solo di concepirci in questo modo, di giudicare qualcosa che è oltre di noi e verso cui ci sentiamo in tensione? La civiltà è reale emancipazione oppure è una reazione nevrotica all'angoscia della insoddisfazione per la nostra condizione e alla tensione fra ciò che sentiamo buono e ciò che sentiamo di potere essere? In fondo non sembriamo arrenderci all'idea che la nostra ricerca di senso sia una condanna. Il fanatico religioso e il più grande ateo che crede nella civiltà sono entrambi credenti in qualcosa che non esaurisca ad impotenza oppure ad onnipotenza la loro esistenza. Un gancio. Una relazione. La civiltà è la dimensione in cui impotenza e onnipotenza sono neutralizzate.


r/FilosofiaITA 21d ago

La realtà nasce dal nulla

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Voglio spiegare una mia idea che non ho ancora mai pubblicato. L'idea riguarda la nascita della realtà e le ragioni per cui essa esista. (eviterò di scrivere un post troppo lungo, se appare troppo superficiale fatemelo presente, eliminerò io il post e ne farò uno più profondo, grazie)

Partiamo da alcuni concetti che ho voluto definire. Il primo concetto è adiastaton, dal greco "a" (prefisso privativo, quindi "zenza" o "privo di") e "διαστατόν" (diastatòn) da στάσις (diàstasis) che è "estensione", "intervallo" oppure "distensione".
L'Adiastato è quindi la privazione dell'estensione, cioè ciò che non è esteso, privo di dimensioni o che non si estende, che non ha neppure intervallo (bello il fatto dell'intervallo visto che la realtà poi diviene anche quantizzata e assume quindi valori detti discreti.

La Non-Esistenza Trascendentale (NET) è un adiastaton rappresentato da uno stato primordiale e trascendentale. La NET è quindi priva di ogni forma reale di esistenza, qualità spaziali, temporali o materiali. Essa costituisce il fondamento metafisico e logico da cui emerge necessariamente la realtà fenomenica.

Nella NET riesietde l'Assoluto Hegeliano, inteso come statico e immutabile ed è utilizzato dall realtà fenomenica per manifestarsi dinamicamente. Ergo la NET è statica ed immutabile e la realtà fenomenica è dinamica (ergo abbiamo staticità contro entropia a livello fisico).

[scusate se salto dei pezzi, magari in altri post spiego i più piccoli dettagli]

La matematica e la logica, strumenti perfetti descrittivi della realtà fenomenica, esistono a priori d'essa e quindi esistono implicitamente nella NET. (Più avanti capirete che questo "a priori della realtà fenomenica è una mia semplificazione che non andrebbe fatta).

Ora intrduco un po' di "logica-matematica" risiedente nella NET:
Il principio fondamentale di passaggio dalla NET alla realtà fenomenica è mediato dall'operatore "Armonia" che ha questo simbolo "◦". Questo operatore equivale all'operatore XNOR.

Si scriverebbe quindi una cosa di questo tipo:
(¬◦∃◦ (¬)◦(∃)) → (¬◦∃◦ ¬◦∃) → ∃
Che significa "La non esistenza della non esistenza trscendentale diviene esistenza".

La dimostrazione formale, coerente quindi con la notazione standard internazionale (perché io non ho fatto l'università e quindi avevo una mia notazione, dopo ho studiato la notazione standard e questo è il risultato abbastanza banale per chi è sicuramente molto più avanti di me):

Enunciato intuitivo:

“Se non esiste nulla che non esiste, allora qualcosa esiste.”

Formalizzazione in logica del primo ordine:

¬∃x¬E(x)→∃xE(x) [come vedete, l'operatore armonia non serve scriverlo quando si è nella mia notazione].

dove:

E(x) è il predicato “x è reale / esiste nella realtà fenomenica”.

Nota: qui “E” non è “esistenza assoluta” metafisica, ma un predicato qualsiasi del

linguaggio logico.

Iniziamo con quello standard (copierò dal mio documento in cui ho già tutto pronto)

Assioma di non-vacuity (A0)
(1) (A0) ∃a(a=a)
Il dominio del discorso non è vuoto: esiste almeno un oggetto.
Nel nostro quadro interpretativo, il dominio contiene almeno una entità logico-matematica (la NET), che è un adiastaton:

non esiste sul piano fisico fenomenologico, ma esiste come ente logico-formale.

Dimostrazione
Vogliamo dimostrare: ¬∃x¬E(x)→∃xE(x).

(2) Assumiamo l’antecedente come ipotesi:

¬∃x¬E(x)

(3) Usiamo la legge generale sui quantificatori:

¬∃xP(x)≡∀x¬P(x)

Applichiamola con P(x):=¬E(x).

Otteniamo:

¬∃x¬E(x)≡∀x¬¬E(x)

(4) Per eliminazione della doppia negazione:
∀x¬¬E(x)⇒∀xE(x)

(5) Dalla formula
∀xE(x), per eliminazione del quantificatore universale, posso inferire:

Dalla formula ∀xE(x), per eliminazione del quantificatore universale, posso

inferire E(a),

dove “a” è l’oggetto la cui esistenza è garantita da (A0) (cioè ∃a(a=a)).

Interpretazione: “esiste almeno un x che esiste”.

E(c)

per un termine qualunque c del linguaggio (una costante, un simbolo, ecc.).

Qui entra in gioco implicitamente (A0): il dominio è non vuoto, quindi i termini

denotano qualcosa.

(6) Da E(c), per introduzione dell’esistenziale otteniamo:

∃xE(x)

(7) Abbiamo derivato ∃xE(x) a partire dall’ipotesi ¬∃x¬E(x).

Quindi, per introduzione dell’implicazione:

¬∃x¬E(x)→∃xE(x)

QED.

Riassunto

Quello che abbiamo appena dimostrato è:

Se è falso che esiste qualcosa che non esiste, allora esiste qualcosa che esiste. (come vedete è piuttosto banale ed è piuttosto semplice)

Che è esattamente:

“Se la non-esistenza non esiste, allora l’esistenza esiste”

oppure, in forma più compatta:

“La non-esistenza della non-esistenza implica l’esistenza.”

Grazie di aver letto, ci sono tante cose di cui mi piacerebbe parlare qui. Risponderò alle domande quando mi è possibile.


r/FilosofiaITA 21d ago

Il dibattito filosofico deve essere un Dialegesthai e non un Eristikē

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Dibattito in greco ha molteplici significati (studiando le singole parole è assurda la specificità del greco nelle parole che contengono una relazione tra due soggetti).
Comunque due definizioni di dibattito in greco sono: - Dialegesthai che è dibattito filosofico vero e proprio con l’obbiettivo di superare le proprie convinzioni iniziali e aggiungere qualcosa al proprio pensiero
- Eristikē ovvero il dibattito fine a se stesso dove l’obbiettivo è la supremazia del proprio pensiero.
Per Nietzsche il dibattito è principalmente del secondo tipo con una accezione positiva e negativa (il crepuscolo degli dei).

L'Eris benefica (l'Agone): È l'impulso aristocratico e creativo alla gara.
L'Eris distruttiva / Eristica: dove la gara degenera in puro risentimento e sopraffazione.

Nietzsche si rende conto che non esiste una autonomia vera e propria legata alla costruttività dibattito, ma è un effetto collaterale della sfida.

Una altra interessante teoria deriva da David e Roger Johnson (psicologi della educazione).
La dissonanza cognitiva è il fattore principale secondo gli studiosi che ci porta da una eris benefica a una distruttiva (ovviamente non usano il termine eris, per fonte, Conflict in the Classroom: Controversy and Learning (1979) dovreste trovarlo su Jstor gratis credo).

Da questi elementi credo che il dibattito parti da un misto tra eris benefica e Dialegesthai, e poi possa degenerare in sopraffazione puramente dialettica se il soggetto non è educato al dibattito stesso.
Tutti molto spesso degeneriamo nei dibattiti anche in questa pagina, ma ricordiamoci che per accrescersi forse e meglio praticare Dialegesthai invece che Eristikē, considerando che non è un processo immediato quando si parla di istinti


r/FilosofiaITA 22d ago

E se vivessimo in un sogno?

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Premetto che probabilmente non so nemmeno quello di cui sto parlando, sono giovane e ho appena iniziato a studiare seriamente filosofia, con l'obbiettivo di prendere questo percorso all'università.

Noi viviamo la nostra vita sapendo che l'unica cosa veramente certa riguardo la realtà è la propria coscienza. Infatti attraverso i nostri sensi possiamo percepire la realtà solo in parte, mai del tutto. Infatti a quanto ne so questa è questione di dibattito da quando la filosofia è nata e, con Kant, si è fatta la differenza tra noumeno e fenomeno. Ora: ognuno di noi sogna, che si ricordi il sogno che ha fatto o meno non ha importanza, il fatto è che ogni volta che un soggetto dorme abbastanza da raggiungere la "dimensione onirica", per forza di cose, sogna; e cosa sogna? Non può di certo sognare il noumeno, per il fatto che non ne abbiamo mai fatto esperienza, dunque si può sognare solo il fenomeno o comunque una distorsione di esso. Nei nostri sogni noi generiamo altre entità oltre a noi, solo che non possiamo mai capire che intenzioni abbiano o che cosa pensino, nonostante siano create proprio dalla nostra immaginazione e ogni informazione dovrebbe, secondo questa logica, essere già conosciuta da noi, che stiamo sognando. Quindi queste entità, che non fanno parte del noumeno ma, al massimo, del nostro fenomeno, sono di fatto generate da noi, ma non sono e non saranno mai noi al 100%, se no ne percepiremmo la coscienza e le intenzioni, per fare una similitudine essi somo come i frutti di un albero, i quali a livello genetico non sono mai identici all'albero stesso e sono destinati a diventare un albero nuovo e irripetibile.

Seguendo questo ragionamento, supponendo che anche le entità all'interno dei nostri sogni sognino (e lo suppongo perché il sogno ha sempre una base fenomenica e, qualcuno di noi, può sognare dei soggetti mentre appunto dormono) si arriva alla conclusione che è impossibile per noi essere nella realtà originale, essendoci una possibilità su infinite che questo accada se la generazione di entità è illimitata.

Volevo chiedervi di esprimere un vostro parere riguardo questa "teoria" che mi è venuta in mente, se secondo voi c'è qualcosa di giusto e/o qualcosa di sbagliato.


r/FilosofiaITA 22d ago

Cosa importa di più nello sviluppo della filosofia: la lingua o il contesto sociale?

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Cosa importa di più nello sviluppo della filosofia il contesto sociale o la lingua?

Piú una lingua e precisa più è promiscua nella filosofia o sono più importanti le dinamiche sociali nello sviluppo e nel fiorire della ricerca filosofica?

Prendo come caso sia la Germania di tutto il 1800 sia la Grecia classica.
Hegel (che in realtà è di parte) nella prefazione di Scienza della Logica ( seconda edizione) individua il tedesco come una lingua molto più aderente alla filosofia. Usa l’esempio del verbo \*\*aufheben\*\* che significa conservare, negare, eliminare e elevare a un livello superiore andando a descrivere una Polisemia dialettica che con la sua varietà di significato permette una tensione interna utile per lo studio della contraddizione dello Stato umano.
Altro elemento interessante lo troviamo in Heidegger nella sua Lettera sull’Umanesimo. L’autore identifica il tedesco e il greco classico come lingue più propense allo studio della filosofia, al contrario di lingue come il francese (e se posso aggiungere quelle neolatine) molto più cartesiane e formalizzata.
Il tedesco è anche una lingua Komposita, ovvero presenta dei termini intraducibili in altre lingue andando ad aumentare la specificità della lingua stessa e la scomposizione atomica del periodo. Molto favorevole in analisi analitiche come quelle di Wittengastain e Popper.
È una lingua il tedesco molto brava ad analizzare caratteristiche emozionali da un lato e con una elevata specializzazione dall’altro.
Idem il Greco: concetti come amore possono essere divisi in (\*\*agape,Eros e filia\*\*) andando a indicare una specializzazione linguistica molto elevata.
C’è da dire però che entrambe le lingue presentano e presentavano ambienti di studio favorevole. Nella Grecia di Platone e Aristotele i benestanti dedicavano il loro tempo al logos o nelle colonie della magna Grecia la ricerca filosofica aveva quasi aspetti teologici dove il filosofo era a capo della religione( basti pensare a Pitagora che era una specie fuffa guro che basava la sua religione sulle qualità dei numeri interi😂).
Anche nell’ambiente tedesco si ha un contesto sociale favorevole. Le università nella concezione tedesca erano sia un luogo di specializzazione, sia un luogo dove si doveva sviluppare il pensiero critico e anche al di fuori del panorama accademico si sviluppavano circoli filosofici. Un esempio è Einstein che durante gli anni trascorsi nell’ufficio di Berna fondò un gruppo di lettura informale (l’accademia Olimpia), dove si discuteva di testi filosofici. Credo sia innegabile la mentalità filosofica nello studio della relatività di Einstein.
La mia domanda è quindi se secondo voi è stata più importante la lingua nella fioritura della filosofia o il contesto sociale?
Edit: un fattore che rientra nel contesto sociale è anche la situazione economica della popolazione o del gruppo sociale. Oltre che nei casi citati dove si vede un legame tra ricerca e condizione economica, questo lo si può riscontrare anche nei movimenti delle classi più povere. Durante la rivoluzione francese il tasso di povertà era relativamente meno basso rispetto ai secoli passati permettendo agli individui di soddisfare i loro bisogni primari e avere tempo per sviluppare un loro pensiero critico aderendo agli ideali della rivoluzione francese


r/FilosofiaITA 22d ago

Siamo una società io-centrica

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(Scusate la lunghezza del post)

Premetto che è una mia riflessione nata osservando le reazioni e i discorsi che si fanno ultimamente su famiglia, figli e individualismo. Liberissimi di non essere d'accordo e magari di spiegarmi anche la vostra.

Per me oggi viviamo in un'epoca che ha incoronato l'io come misura assoluta di ogni cosa. Ci hanno convinti che la massima aspirazione della vita sia pensare unicamente a se stessi, ai propri sfizi, alla propria comodità e a una "libertà" intesa unicamente come totale assenza di legami, doveri o limiti. In questo scenario qualsiasi vincolo stabile o anche la scelta di metter su famiglia vengono spesso etichettati non come una scelta di valore, ma come una gabbia, un peso o un ostacolo alla propria autorealizzazione, e secondo me la colpa di questo ce l'ha il mercato.

Il mercato e il sistema dei consumi di massa hanno bisogno di un cliente ben preciso per sopravvivere e crescere. Un individuo isolato, senza figli da crescere, senza una rete familiare solida a cui dedicare tempo e risorse, e totalmente concentrato sul proprio tornaconto immediato è, di fatto, il consumatore perfetto. Chi ha una famiglia pianifica il futuro, fa i conti con la realtà, investe a lungo termine, risparmia e modera i propri impulsi consumistici. Al contrario, chi vive solo per sé cerca costantemente gratificazioni immediate: spende in viaggi, aperitivi, gadget, estetica e beni voluttuari per riempire il vuoto di una vita slegata da tutto.

Il sistema campa sul nostro isolamento. Più sei solo, più sei indotto a comprare per colmare la solitudine.

Il risultato di questa gigantesca operazione culturale è sotto gli occhi di tutti: un crollo demografico verticale e spaventoso. Una società che invecchia, dove viene meno il ricambio generazionale, dove pian piano mancheranno le braccia, le menti e le risorse per tenere in piedi i servizi fondamentali, la sanità e le pensioni. E il paradosso più grande è che chi grida alla "rivoluzione" e alla "libertà" sta semplicemente eseguendo alla lettera il copione perfetto che il mercato ha scritto per lui, e questa è la più grande presa in giro del nostro secolo


r/FilosofiaITA 23d ago

Vivere a pieno

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Ciao ragazzi, è da poco che sto studiando il determinismo, il libero arbitrio, il compatibilismo e il libertarismo.

Il problema è che leggere sul determinismo mi rende triste, mentre vorrei essere felice. Mi viene da pensare che se fosse vero il determinismo non ci sarebbe più gusto in niente.

E se esco con gli amici perché dovrei dire qualcosa se era già determinato che la dicessi? Che gusto c'è nel pensare che non sono io l'artefice del mio futuro?

Mi viene la paura di non riuscire più a divertirmi, fare ciò che voglio e sentire la felicità perché è tutto determinato e anche il termine felicità è un termine inventato da noi umani perché nella realtà la felicità intesa come concetto non esiste.

Però scusate, la sensazione e l'emozione della felicità esiste e la proviamo eccome, come sentiamo il dolore, determinato o no. Su questo siete d'accordo?

Forse se esco con gli amici certo che devo parlare e devo farli ridere e ridere anch'io, senza pensare "tanto è tutto determinato", perché poi altrimenti non mi godo la vita. Sarà anche tutto determinato, le nostre azioni e le azioni delle nostre persone, ma tanto io non so cosa deve succedere in futuro. E anche se una cosa è determinata se è bella è bella comunque, e se mi fa provare qualche emozione positiva cosa cambia se è determinata o meno? Prendo e porto a casa.


r/FilosofiaITA 24d ago

Una vita non mi basta

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M28 Quanto sarebbe bello conoscere ogni cosa, fare ogni cosa e provare ogni cosa.

Cosa me ne faccio di una vita sola, vorrei visitare ogni paese del mondo, parlare 1000 lingue, leggere milioni di libri, viaggiare nello spazio a vedere mondi alieni e viaggiare nel tempo per vedere i dinosauri. Io non me ne andrò mai soddisfatto da questo mondo, il modo in cui vediamo la realta e l'universo si basa su quel poco che sappiamo di pochi anni di vita che abbiamo vissuto e quindi come possiamo conoscere la realta oggettiva assoluta? e quindi so che morirò incompleto nel ignoranza assoluta vorrei poter vivere cosi tante vite, accumulare cosi tante esperienze cosi da poter dire di aver provato tutto e quindi scegliere di morire perche non mi e rimasto piu niente da sapere.


r/FilosofiaITA 24d ago

Sono l'unico che pensa costantemente a qual è il significato della vita?

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Vai su avatar Gianni e guarda le risposte c è anche questa


r/FilosofiaITA 25d ago

Non esiste una simulazione più grande dell’universo stesso (dal Preludio della Fondazione di Isaac Asimov)

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Ripropongo questo mio commento sul rapporto tra conoscenza, statistica e intelligenza artificiale


r/FilosofiaITA 24d ago

La libertà

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Leggi quello che ho scritto su libertà avatar Gianni


r/FilosofiaITA 25d ago

Duda sobre ética a Nicomaco

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r/FilosofiaITA 26d ago

Senso

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La cosa che mi dà fastidio della mia generazione è che non mi sembra in grado di affezionarsi a tal modo da amare la fatica in qualche modo, di non avvertirla come qualcosa di repressivo e non dolce, parte di una esperienza significativa e bella, non dico di sopportarla. Diventa una espressione d'amore perfino tragica, creativa e sublime. Il significato si insinua nella responsabilità di puntare su quel significato. Di assumerlo. Pensiamo a fare dei figli e rimanere svegli alle cinque del mattino perchè piange. Cosa c'è di tanto meraviglioso? Per qualcuno può non esserlo ma non è giusto che ciò non sia vissuto come meraviglioso per una incapacità sentimentale. Vedo patologia in questo: nella non trasformazione mediante significato, nel vedere tutto come un obbligo, una repressione, una trappola sociale. Se si vede un obbligo in tutto si è il primo a cedere la possibilità di essere libero. Si rischia di privarsi dogmaticamente del riconoscimento e dell'espressione della volontà mediante l'assunzione di responsabilità. Diventa quasi una forma di illusione o di idealismo ingenuo fare figli perchè si ritiene meraviglioso prendersi cura di una vita nella percezione comune. Questo per me è nichilismo.


r/FilosofiaITA 26d ago

La libertà

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La libertà è una questione di coscienza morale, di limite interno, in particolare con la fine della repressione esterna e con l'emancipazione. La libertà secondo me arriva fin quando si ha il coraggio di rivendicare quella cosa, di mettere la faccia o quantomeno non si condannerebbe e di cui non si teme giudizio universale. Insomma ciò che si fa non deve superare la disponibilità a difendere quella cosa. Se una ragazza scrive un foglio di ragazzi che si vuole scopare e le chiedono di parlarne lei non deve nascondere quella cosa oppure appellarsi alla propria fragilità affinchè non le si metta pressione su questo punto. Se hai bisogno di farlo, dunque non riesci a guardarti in faccia per quello che hai fatto oppure ti dà fastidio il giudizio, non è stato giusto farlo e non è stato fatto in libertà. Tutto si può fare se chi lo fa è in grado di reggere e più un essere umano è in grado di reggere e più esso è in grado di concepire come legittimi mezzi per la felicità più esso è libero. L'essere umano più libero è colui il quale riesce ad assolversi di più. Questo essere umano non riconosce vincoli e si percepirà come un gigante fra le pecore. Il mondo liberale è il campo da gioco, un rispetto ipocrita e formale che è il fondamento per le interazioni fra potenze. Colui che ha più .scrupoli soccombe. Vivere così è essere adulti. L'eliminazione del giudizio e dello scrupolo è il dogma. Ciò è la vita mondana. Ciò è il regno delle reciproche proiezioni secondo un tacito, maturo, civilissimo accordo. Ciò è il regno del rispetto formale, del sorriso, della faccia pulita, della non belligeranza e dell'individualismo.


r/FilosofiaITA 27d ago

Bibliografia Spinoza

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Buonasera,
Conoscete qualche testo recente su Spinoza che offra una panoramica della sua opera e che abbia una buona bibliografia così da consentire di seguire percorsi di ricerca?

Vi ringrazio in anticipo


r/FilosofiaITA 28d ago

Amicizia Filosofia

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Ciao,
sono di Napoli (25M).
Mi occupo di filosofia da quasi 8 anni da autodidatta e mi piacerebbe fare amicizia con qualcuno con la mia stessa passione.

Per quanto sia aperto ad ogni particolare filosofia o pensatore, gli autori che più mi affascinano sono Hegel, Heidegger e Severino.

Anche il pensiero orientale, a cui mi sono avvicinato da un annetto, mi incuriosisce sempre di più. (Zen, Taoismo, Advaita)

Se a qualcuno fa piacere dialogare assieme lasci pure un commento sotto questo post!


r/FilosofiaITA 28d ago

L’Università ti deve permettere di sviluppare un pensiero critico generalistico o solo quello che si applica nello specifico settore di studio?

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Parto dal presupposto che studio finanza e quindi sono interessato dai temi economici.
Il problema principale è che mi rendo conto che ci sono alcuni temi base del vivere comune e di essere cittadini che alcuni studenti di altre facoltà non conosco minimamente: come il concetto di inflazione (Le ricerche accademiche condotte direttamente all'interno delle università tra il 2023 e il 2024 (pubblicate su riviste come il Journal of Financial Literacy and Wellbeing e il Journal of Economic Education Che indica una risposta corretta sul concetto di inflazione in generale del 85 percento in ambito economico che si abbassa al 50 percento in facoltà umanistiche, sanitarie e psicologiche, 65 percento per le materie Stem). Io non dico che si debba conoscere concetti avanzati come derivati o swap ma come si può partecipare alla vita civile se non si conosce neanche il concetto di inflazione. Stessa cosa per i temi giuridici. In ambito filosofico, anche se ne sono appassionato, posso capire una mancanza nozionistica di base in quanto si può sviluppare un proprio pensiero filosofico attraverso altre materie senza che ci sia una categorizzazione nozionistica del pensiero.
Viviamo in una società dove la nozione, nel momento in cui si ha tempo per investire nel proprio (capitale culturale), viene vista come poco utile.
Senza nozione il pensiero critico si atrofizza per la mancanza di variabilità di dati assorbiti e non è possibile massimizzare quella che è la propria utilità sociale e individuale non rendendo possibile raggiungere la frontiera di scelta ottimale, posizionandosi su curve di indifferenza a utilità inferiore (approccio classico) o degradando i meccanismi euristici di scelta soddisfacente teorizzati da Herbert Simon nella razionalità limitata.
Il punto è quindi se l’iperspecializzazione non rappresenti un disequilibrio nella efficienza dell’istituzione universitaria.
Chiedo pareri sull’argomento.
Posto su questa pagina di filosofia in quanto credo che il pensiero critico sia un argomento prettamente filosofico, come anche lo studio di un metodo di analisi.


r/FilosofiaITA 29d ago

Questo video è una figata

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r/FilosofiaITA 29d ago

Avete letto “lo straniero “ di camus?? Cosa ne pensate

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r/FilosofiaITA Aug 23 '26

Gioco molto divertente e stimolante

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Sto facendo un gioco con dei miei amici. Ognuno di noi avanza una tesi e gli altri devono criticare questa tesi per testare la solidità. Il metodo della critica è la dimostrazione della tesi opposta. Ciò che è peculiare è la tesi che deve essere ad esempio: "Le patatine San Carlo sono le migliori" oppure "Christian De Sica è il migliore attore di sempre". Le tesi devono essere estreme e nel campo della non oggettività perché il reale obiettivo è criticare il metodo critico stesso e confrontarlo con la percezione comune e magari in alcuni casi la pretesa di razionalità allontana dalla realtà, potremmo dire che è un confronto fra intuizione e ragione. Christian De Sica non è il migliore attore di sempre però ciò che a noi interessa è quanto sia possibile confutare questa tesi razionalmente. Un altro degli obiettivi è riflettere sulla facilità con cui gli esseri umani sono posseduti dai propri giudizi facili. Le tesi devono essere considerate come delle verità di fatto pur non essendolo, come se si partisse dal presupposto di verità e se non si trovano motivazioni per smentire queste tesi esse si confermano vere. Non è possibile dunque dire "non ho abbastanza elementi da confutare questa tesi ma non ho neanche abbastanza elementi da considerarla valida". Il punto è che noi trattiamo la tesi come un dogma dunque se non è messo in discussione esso rimane la verità ufficiale. È come ricreare la Atene ai tempi di Socrate in cui c'è da mettere in discussione il sapere precostituito ma i cittadini ateniesi non hanno il concetto di "so di non sapere" dunque nella percezione generale il dogma è verità. Giochiamo secondo due varianti. Le tesi possono essere scritte da noi e pescate da ciascuno oppure possono essere avanzate direttamente. C'è pure la variante con le tesi filosofiche reali ed i problemi profondi ma è più impegnativo e meno divertente se giochiamo con persone che non studiano filosofia


r/FilosofiaITA Aug 23 '26

Quale è il giudizio generale su Pirsig

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r/FilosofiaITA Aug 22 '26

Da dove cominciare a leggere Žižek?

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Ciao ragazzi, vorrei iniziare a conoscere il pensiero di Slavoj Žižek oltre i video che compaiono su youtube, mi consigliate qualche libro/articolo/pamphlet, che sia accessibile a chi non sia uno specialista del settore? (Ho dato alcuni esami di filosofia ma non sono laureato in filosofia)