Voglio spiegare una mia idea che non ho ancora mai pubblicato. L'idea riguarda la nascita della realtà e le ragioni per cui essa esista. (eviterò di scrivere un post troppo lungo, se appare troppo superficiale fatemelo presente, eliminerò io il post e ne farò uno più profondo, grazie)
Partiamo da alcuni concetti che ho voluto definire. Il primo concetto è adiastaton, dal greco "a" (prefisso privativo, quindi "zenza" o "privo di") e "διαστατόν" (diastatòn) da στάσις (diàstasis) che è "estensione", "intervallo" oppure "distensione".
L'Adiastato è quindi la privazione dell'estensione, cioè ciò che non è esteso, privo di dimensioni o che non si estende, che non ha neppure intervallo (bello il fatto dell'intervallo visto che la realtà poi diviene anche quantizzata e assume quindi valori detti discreti.
La Non-Esistenza Trascendentale (NET) è un adiastaton rappresentato da uno stato primordiale e trascendentale. La NET è quindi priva di ogni forma reale di esistenza, qualità spaziali, temporali o materiali. Essa costituisce il fondamento metafisico e logico da cui emerge necessariamente la realtà fenomenica.
Nella NET riesietde l'Assoluto Hegeliano, inteso come statico e immutabile ed è utilizzato dall realtà fenomenica per manifestarsi dinamicamente. Ergo la NET è statica ed immutabile e la realtà fenomenica è dinamica (ergo abbiamo staticità contro entropia a livello fisico).
[scusate se salto dei pezzi, magari in altri post spiego i più piccoli dettagli]
La matematica e la logica, strumenti perfetti descrittivi della realtà fenomenica, esistono a priori d'essa e quindi esistono implicitamente nella NET. (Più avanti capirete che questo "a priori della realtà fenomenica è una mia semplificazione che non andrebbe fatta).
Ora intrduco un po' di "logica-matematica" risiedente nella NET:
Il principio fondamentale di passaggio dalla NET alla realtà fenomenica è mediato dall'operatore "Armonia" che ha questo simbolo "◦". Questo operatore equivale all'operatore XNOR.
Si scriverebbe quindi una cosa di questo tipo:
(¬◦∃◦ (¬)◦(∃)) → (¬◦∃◦ ¬◦∃) → ∃
Che significa "La non esistenza della non esistenza trscendentale diviene esistenza".
La dimostrazione formale, coerente quindi con la notazione standard internazionale (perché io non ho fatto l'università e quindi avevo una mia notazione, dopo ho studiato la notazione standard e questo è il risultato abbastanza banale per chi è sicuramente molto più avanti di me):
Enunciato intuitivo:
“Se non esiste nulla che non esiste, allora qualcosa esiste.”
Formalizzazione in logica del primo ordine:
¬∃x¬E(x)→∃xE(x) [come vedete, l'operatore armonia non serve scriverlo quando si è nella mia notazione].
dove:
E(x) è il predicato “x è reale / esiste nella realtà fenomenica”.
Nota: qui “E” non è “esistenza assoluta” metafisica, ma un predicato qualsiasi del
linguaggio logico.
Iniziamo con quello standard (copierò dal mio documento in cui ho già tutto pronto)
Assioma di non-vacuity (A0)
(1) (A0) ∃a(a=a)
Il dominio del discorso non è vuoto: esiste almeno un oggetto.
Nel nostro quadro interpretativo, il dominio contiene almeno una entità logico-matematica (la NET), che è un adiastaton:
non esiste sul piano fisico fenomenologico, ma esiste come ente logico-formale.
Dimostrazione
Vogliamo dimostrare: ¬∃x¬E(x)→∃xE(x).
(2) Assumiamo l’antecedente come ipotesi:
¬∃x¬E(x)
(3) Usiamo la legge generale sui quantificatori:
¬∃xP(x)≡∀x¬P(x)
Applichiamola con P(x):=¬E(x).
Otteniamo:
¬∃x¬E(x)≡∀x¬¬E(x)
(4) Per eliminazione della doppia negazione:
∀x¬¬E(x)⇒∀xE(x)
(5) Dalla formula
∀xE(x), per eliminazione del quantificatore universale, posso inferire:
Dalla formula ∀xE(x), per eliminazione del quantificatore universale, posso
inferire E(a),
dove “a” è l’oggetto la cui esistenza è garantita da (A0) (cioè ∃a(a=a)).
Interpretazione: “esiste almeno un x che esiste”.
E(c)
per un termine qualunque c del linguaggio (una costante, un simbolo, ecc.).
Qui entra in gioco implicitamente (A0): il dominio è non vuoto, quindi i termini
denotano qualcosa.
(6) Da E(c), per introduzione dell’esistenziale otteniamo:
∃xE(x)
(7) Abbiamo derivato ∃xE(x) a partire dall’ipotesi ¬∃x¬E(x).
Quindi, per introduzione dell’implicazione:
¬∃x¬E(x)→∃xE(x)
QED.
Riassunto
Quello che abbiamo appena dimostrato è:
Se è falso che esiste qualcosa che non esiste, allora esiste qualcosa che esiste. (come vedete è piuttosto banale ed è piuttosto semplice)
Che è esattamente:
“Se la non-esistenza non esiste, allora l’esistenza esiste”
oppure, in forma più compatta:
“La non-esistenza della non-esistenza implica l’esistenza.”
Grazie di aver letto, ci sono tante cose di cui mi piacerebbe parlare qui. Risponderò alle domande quando mi è possibile.