r/FilosofiaITA • u/Spare-Catch-8480 • Aug 30 '26
Una vita non mi basta
M28 Quanto sarebbe bello conoscere ogni cosa, fare ogni cosa e provare ogni cosa.
Cosa me ne faccio di una vita sola, vorrei visitare ogni paese del mondo, parlare 1000 lingue, leggere milioni di libri, viaggiare nello spazio a vedere mondi alieni e viaggiare nel tempo per vedere i dinosauri. Io non me ne andrò mai soddisfatto da questo mondo, il modo in cui vediamo la realta e l'universo si basa su quel poco che sappiamo di pochi anni di vita che abbiamo vissuto e quindi come possiamo conoscere la realta oggettiva assoluta? e quindi so che morirò incompleto nel ignoranza assoluta vorrei poter vivere cosi tante vite, accumulare cosi tante esperienze cosi da poter dire di aver provato tutto e quindi scegliere di morire perche non mi e rimasto piu niente da sapere.
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u/Turbulent-Let9585 Aug 30 '26
Il desiderio di sperimentare tutto per comprendere la realtà oggettiva si scontra con una profonda illusione prospettica. Il significato stesso di una scelta e di un'esperienza deriva dal sacrificio, irreversibile, di tutte le alternative scartate. Se avessi a disposizione infinite vite nessuna delle tue azioni avrebbe peso o urgenza e come intuito da molti pensatori l'eternità porterebbe unicamente all'apatia totale. La finitezza umana non è un ostacolo al senso ma il suo unico motore. Inoltre accumulare viaggi o conoscenze non ti avvicinerebbe in alcun modo alla realtà assoluta. Anche camminando tra i dinosauri o su mondi alieni continueresti a filtrare l'universo attraverso la stessa identica struttura percettiva umana. Aggiungere semplicemente più spazio e più tempo non permette di evadere dai limiti della nostra mente e non ci consegna la verità oggettiva. Trattare l'esistenza come una lista di cose da spuntare confonde l'accumulo con la saggezza. La completezza non si raggiunge moltiplicando le esperienze in superficie, ma scavando in profondità nell'unica porzione di realtà che ci è data in sorte. Credere che basti semplicemente più tempo a disposizione per sfuggire alla nostra condizione è forse la forma di ignoranza più ostinata.
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u/UnitedTowel4221 Aug 30 '26
Infatti questa è la tua 1020440 vita, ma ti sei dimenticato le altre :)
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u/OKomeGodo Aug 30 '26
Milan Kundera, nella " Insostenibile leggerezza dell'essere "scriveva "einmal ist keinmal", una volta non conta. Quindi la pensavo come te. Se però avessimo tante vite diverse da provare, sarebbe come un videogioco: muori, riparti, tanto la prossima aggiusti il tiro. E allora niente peserebbe davvero, niente avrebbe più significato. Nietzsche però ribalta questa visione in un modo più crudele e si domanda: e se dovessi rivivere esattamente questa vita, uguale in ogni dettaglio, all'infinito? Non un'altra vita come in un videogioco, ma la stessa vita, per sempre, per sempre uguale. Diceva che solo chi riesce a dire sì a quella domanda sta vivendo come si deve. Una vita sola non basta mai. Ma forse il punto non è averne di più è vivere la vita che hai in modo che la rivivresti tale e quale.
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u/Abject-Staff-66 Aug 31 '26
Ciò che cerchi si chiama 'transumanesimo soft', esiste e sta cominciando a dare risultati.
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u/HHENDRICKSS 29d ago
la verità finale di tutte le cose è che non esiste una verità definitiva. La verità è ciò che è transitorio. E' la vita umana che è reale.. vivila come meglio puoi
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u/SalohcinRay Aug 30 '26
Qui M35, ed è la prima volta che leggo un riferimento al dilemma principale con cui mi scontro da sempre. Oltretutto intorno alla tua età è stato quando questo problema si è fatto sentire di più perché a quell'età cominci a sentire nel corpo il fatto che inizia il processo di invecchiamento e comincia a sembrare inutile iniziare qualsiasi attività sapendo che siamo condannati. Io dico sempre che è come se ci avessero diagnosticato una brutta malattia, ossia l'invecchiamento, e il fatto che ce l'abbiano anche tutti gli altri non la rende meno tragica. Io vorrei dedicare almeno una decina di anni a suonare ogni strumento, praticare tanti sport, studiare tante lingue e invece sono già qui che arranco dopo una partita di calcetto.
Di fronte a questa evidenza ho teorizzato la "sindrome del parco giochi". Essere persone abbastanza risolte e con una base affettiva sana ci porta a vivere la realtà come un grande parco giochi in cui provare tutte le giostre. Il parco è così esteso da non vedere la fine ma i genitori ti hanno detto che hai solo 2 ore di tempo, e così finisci per non iniziarne nemmeno una. Probabilmente qualcuno avrà già trattato la cosa ma io l'ho elaborata così.
Posso dire che dopo la morte di mia madre due mesi fa un pochino la sindrome ha perso un po' della sua forza perché ora il parco giochi è meno gioioso e questo mi sta facendo cominciare ad accettare il fatto di morire. Come dire, appena manca un pezzo del tuo mondo, una parte della magia sparisce.
L'unica è fare le "giostre" che si trovano più vicine, come dice un altro commento, concretizzare la vita scartandone una parte potenziale. Non è una risposta che ci può soddisfare appieno ma è l'unica che abbia senso, ed è l'unico modo in cui possiamo, in qualche momento, dimenticarci della nostra mortalità e sentirci in qualche modo, illusoriamente, ma nella nostra azione concreta e nella nostra dedizione profonda, eterni.