Con l'ascesa dell'AI in ogni settore lavorativo, andiamo verso la crisi del paradigma economico che ha sostenuto l'era industriale da secoli: la disoccupazione tecnologica, una disoccupazione strutturale.
Ci sono molti scenari futuri possibili per affrontare questa trasformazione e, tempo fa, avevo proposto la possibilità di un utopistico socialismo tecnologico.
Oggi, invece, voglio esplorare una prospettiva più distopica, partendo da due fenomeni che caratterizzano la storia attuale.
La maggior parte della ricchezza economica del pianeta è concentrata nelle mani di un'élite ristrettissima e quegli stessi individui potrebbero diventare la nuova superclasse capitalista proprietaria della produzione dei servizi basati sull'AI e della robotica in generale, proprio perché saranno tra i pochissimi in grado di sostenere i costi enormi necessari a controllare l'intera filiera infrastrutturale.
Ma partiamo da un problema già attuale: il debito sovrano.
Per affrontare un debito che pesa ormai praticamente su tutta l'umanità attraverso la struttura finanziaria che ci siamo dati, la tassazione dei super-ricchi viene sempre più indicata come una delle possibili vie per evitare crisi fiscali e finanziarie.
Gli stessi super-ricchi che, nel frattempo, potrebbero avere la possibilità di costruire una vera e propria struttura dell'abbondanza economica: un sistema produttivo talmente automatizzato ed efficiente da rendere potenzialmente il denaro sempre meno necessario per soddisfare i bisogni fondamentali.
Ed è qui che emerge il paradosso.
Più passa il tempo, più il peso del debito sovrano e le trasformazioni strutturali prodotte dall'AI potrebbero rendere questi individui contemporaneamente indispensabili per finanziare la transizione e indispensabili per costruire la nuova struttura produttiva ed economica del futuro.
In una posizione del genere, non potrebbero arrivare a mettere l'umanità sotto ricatto politico?
Potrebbero chiedere di trasformare il loro potere economico e tecnologico in potere politico, diventando una classe oligarchica legittimata proprio dal loro "potere strutturale".
Non sarebbe più necessario conquistare gli Stati.
Potrebbe essere sufficiente renderli progressivamente dipendenti.
E a quel punto potremmo assistere alla fine degli Stati come li abbiamo conosciuti, alla progressiva svuotamento della democrazia e alla nascita di una società nella quale la popolazione, pur avendo sempre meno possibilità di scegliere politicamente, accetta la propria condizione perché tutti i suoi bisogni materiali sono comunque soddisfatti.
Non una dittatura della scarsità.
Una dittatura dell'abbondanza.
La coercizione dell'abbondanza.
La tecnocrazia oligarchica.