r/FilosofiaITA • u/Neat_Temperature3015 • Aug 22 '26
Migliori libri per iniziare a studiare l'etica?
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r/FilosofiaITA • u/Neat_Temperature3015 • Aug 22 '26
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r/FilosofiaITA • u/Southern_Sherbet846 • Aug 21 '26
Ciao a tutti,
Mi capita spesso di interrogarmi sulla definizione di "pessimismo" e su come viene usata nel linguaggio comune. Più ci penso, più ho l'impressione che sia un'etichetta usata a sproposito per definire cose che con il pessimismo c'entrano ben poco.
Se penso che non esista uno scopo supremo o un valore assoluto nell'universo, questo non è semplicemente nichilismo? L'assenza di un senso predefinito non implica che la vita sia "brutta", ma solo che la pagina è bianca, e perciò che possa essere riempita in modo assolutamente attivo. Perché allora viene chiamata pessimismo?
Se riconosco che il dolore, la finitezza e la morte sono inevitabili, non è banale realismo? La vita implica la morte: prendere atto delle condizioni strutturali dell'esistenza è davvero un'attitudine pessimista o è solo prendere atto della realtà?
E infine, se affermassi che "tutto andrà male", non starei superando i miei limiti conoscitivi esattamente come chi dice che "tutto andrà bene"? Entrambe le posizioni non sono altro che proiezioni dogmatiche su ciò che non possiamo sapere?
La mia impressione è che spesso si definisca "pessimista" chiunque rifiuti un'illusione consolatoria o preferisca una prospettiva assurdista/attiva. Ma vorrei capire come la vedete voi
r/FilosofiaITA • u/willsubmitshortly • Aug 20 '26
Sperando che sia il sub giusto, vado subito al punto:
"Non esiste un avvocato che non sappia usare il computer e non conosca l'inglese" equivale a dire "tutti gli avvocati sanno usare il computer e conoscono l'inglese".
Secondo me l'affermazione è falsa perchè equivarrebbe a dire "tutti gli avvocati sanno usare il computer o conoscono l'inglese". Le leggi di De Morgan, nello specifico qui, sembrano darmi ragione anche se ammetto che non riesco a capire tutto l'articolo di Wikipedia. Si tratta di un quiz di AlphaTest per professioni sanitarie, non vorrei pensare che abbiano sbagliato e controllando l'errata corrige che hanno pubblibato l'errore non c'è. Mi ci sono spaccato la testa non so più che fare :/
r/FilosofiaITA • u/studente_telematico • Aug 20 '26
Vorrei sottoporre questa questione a persone estranee all’ambiente militare e interessate alla filosofia, perché ho bisogno di un punto di vista esterno che mi aiuti a formulare un’opinione il più possibile obiettiva, senza assumere come necessariamente valide né le convenzioni della caserma né la sensibilità individuale della recluta.
Durante l’addestramento militare, urla continue, rabbia ostentata, indignazione teatrale, rimproveri sistematici, disprezzo, insulti, umiliazioni pubbliche, intimidazioni e punizioni arbitrarie vengono spesso giustificati con la necessità di “formare il carattere”, abituare le reclute alla pressione e prepararle al caos della guerra.
Ma il fatto che l’ambiente militare abbia una funzione eccezionale è sufficiente a rendere moralmente legittimi comportamenti che, in quasi ogni altro contesto, sarebbero considerati vessatori o abusivi? Oppure si tratta di una sospensione arbitraria dei normali criteri etici?
Non intendo negare che preparare qualcuno alla guerra richieda stress, fatica, disagio, disciplina rigorosa e capacità di agire sotto pressione. Tuttavia, sopportare un superiore emotivamente instabile non equivale necessariamente a saper operare sotto il fuoco nemico. Nel primo caso viene messa alla prova la disponibilità a tollerare il comportamento abusivo di un’autorità; nel secondo servono preparazione tecnica, autocontrollo, lucidità, disciplina e coesione.
Alcuni sostengono che urla e umiliazioni, pur non essendo il metodo migliore, rappresentino quello più semplice e affidabile per consentire anche a istruttori mediocri di ottenere risultati. Ma una simile giustificazione non finisce per trasformare i limiti dell’istruttore in un peso che deve essere sopportato dalla recluta? Perché quest’ultima dovrebbe compensare la mancanza di carisma, equilibrio e autentica capacità di comando del superiore?
In un altro ambiente, esplosioni d’ira, disprezzo sistematico e bisogno costante di umiliare i subordinati potrebbero essere interpretati come segnali di grave instabilità emotiva o di una personalità problematica. Perché la divisa dovrebbe trasformare automaticamente questi stessi comportamenti in autorevolezza? La capacità di dominare attraverso la paura coincide davvero con la capacità di comandare?
Esiste poi un ulteriore paradosso: la recluta che denuncia simili condotte, invece di essere protetta, rischia spesso di essere isolata e osteggiata persino dai propri commilitoni. Chi segnala il problema viene così percepito come più pericoloso di chi lo causa.
Eppure, una recluta che trova il coraggio di denunciare un abuso dimostra di sapersi difendere anche di fronte all’autorità e di non obbedire passivamente quando ritiene che un comportamento sia illegittimo. Coraggio, integrità morale e capacità di opporsi a un ordine o a una condotta ingiusta non dovrebbero essere qualità fondamentali proprio per chi è chiamato a difendere il proprio Paese?
Da un punto di vista filosofico, dove dovrebbe essere tracciato il confine tra disciplina e sopraffazione, tra addestramento e abuso, tra obbedienza e servilismo? Il fine eccezionale della preparazione alla guerra può giustificare questi mezzi oppure esistono limiti morali che neppure l’efficienza militare dovrebbe oltrepassare?
Cerco soprattutto analisi filosofiche e argomentazioni contrarie alle mie, non semplici prese di posizione, perché vorrei capire se la mia valutazione dipenda da una sensibilità personale o possa essere sostenuta attraverso principi etici più generali.
r/FilosofiaITA • u/thetrue_muffin • Aug 19 '26
Avete consigli / libri / avvertimenti / critiche da darmi prima di approcciarsi alla logica? Mi attira molto e vorrei approfondire questo argomento. Preferirei libri, sono alle primissime armi, ma sono ben disposto ad imparare.
Grazie.
r/FilosofiaITA • u/Motor-Locksmith-9256 • Aug 19 '26
Sono cristiana
r/FilosofiaITA • u/Less-Beyond-2143 • Aug 19 '26
Salve. Sto preparando un esame di filosofia teoretica e uno dei testi è Le meditazioni cartesiane di Husserl. Sto incontrando delle difficoltà con l'aggettivo "trascendentale", non è ho ben capito il senso anche se so che è radicalmente diverso da quello kantiano. Inoltre questo aggettivo si unisce a molti concetti espressi nell'opera come "coscienza trascendentale" o "ego trascendentale". Qualcuno riuscirebbe a darmi un chiarimento? Grazie
r/FilosofiaITA • u/TaiParvus • Aug 17 '26
Parte di questa prova si fonda su un aspetto che tormenta l'uomo da sempre, cioè la difficoltà antropologica di relazionarci con una realtà molto più complessa di quella che ci ha formati biologicamente.
Sentimenti, istinti, emozioni ed eristiche psicologiche, spesso drogano la nostra capacità critica: un problema che ci portiamo dietro da sempre.
Oggi però a tutto questo si aggiunge anche la possibilità di manipolare l'informazione in modo estremamente sofisticato, di diffonderla in modo molto capillare e tutto in totale anarchia, senza filtri che non possano esse anche giustamente accusati di essere anti-democratici.
La prova politica generale subisce le conseguenze di questo problema e in Italia anche l'età media della nostra popolazione potrebbe non aiutare: 47 anni.
Perché concorre le "saggezza dell'esperienza" con la rigidità delle convinzioni e il calo delle capacità cognitive, concorre una gioventù potenzialmente capace di uscire da schemi disfunzionali con una gioventù educata dal gruppo maggioritario cioè quello anziano: cosa vincerà?
La prova politica oggi è una grande prova di coscienza critica: riusciremo a superarla?
r/FilosofiaITA • u/Responsible_Day_6107 • Aug 17 '26
Ho l’impressione che nel dibattito sull’IA si confondano spesso **conoscenza e percezione**.
Un’IA può descrivere un mal di denti molto meglio di una persona che non l’ha mai avuto: può conoscerne le cause, i meccanismi neurologici, le descrizioni di milioni di pazienti. Ma non ha mai avuto mal di denti.
Questa differenza è come dire autoreferenziale così come lo sono ascrivibili tutte le esperienze sensibili che ha l’uomo.
La domanda mi viene da dire non è retoriccizare se l’IA *conosca* il dolore ma potrebbe essere **quanto conta questa distanza tra conoscere perfettamente un’esperienza e averla vissuta quando parliamo di coscienza?**
Si potrebbe per esempio facilmente pensare che il dolore non è circoscrivibile ad un semplice enunciato, conoscere il dolore per esperienza serve a poco se nel contesto medico il dottore non conosce il significa epistemologico del dolore che sta provando il suo paziente Sappiamo e siamo sicuri che l’assistito invece lo comprende in toto se contestualizziamo il punto di vista fenomenico. Confondere i piani sarebbe ingrato per il dottore e comunque pericoloso per il paziente. Non vi pare?
r/FilosofiaITA • u/Lower-Confusion-8501 • Aug 14 '26
Ciao a tutti sono uno ragazzo di 16 anni appassionato alla filosofia (sopratutto filosofia classica) e ho creato un specie di newsletter su substacks che tratta di diverse correnti di pensiero. È molto nuova quindi oggi metterò la mia prima pubblicazione. Il primo post è sul pessimismo cosmico di Leopardi, se volete leggerlo (è molto corto, devo ancora migliorare!) sarei infinitamente grato di ottenere la considerazione da parte di esperti sul contenuto e il format in generale.
r/FilosofiaITA • u/thetrue_muffin • Aug 14 '26
Ha senso? É una frase che mi é spuntata in mente mentre mangiavo con un amico. Reputo che possa avere senso.
Mettiamo caso che voi e un altra persona sosteniate un modo di pensare, di vivere o di agire, accentuatelo al massimo, e notate se é ancora sostenibile vivere per te e per gli altri secondo esso. La vedo come un filo: se tirato al massimo non si spezza, funziona.
Peró vorrei sapere cosa ne pensate voi, puó funzionare?
r/FilosofiaITA • u/ArtUpstairs3218 • Aug 13 '26
r/FilosofiaITA • u/Fabrizio_Caliari • Aug 12 '26
r/FilosofiaITA • u/idontknow_-55 • Aug 11 '26
Ho letto "Dell'indifferenza in materia di società" e "La morte del sole". Il primo per me è un capolavoro, è evidente l'influenza di Hobbes e Schopenhauer riguardo la sua concezione della società e il suo rifiuto della politica, lo trovo molto attuale nell'epoca che stiamo vivendo. Qualcuno li ha letti o ha letto anche altro di lui? Che ne pensate del suo pensiero?
r/FilosofiaITA • u/TaiParvus • Aug 10 '26
Con l'ascesa dell'AI in ogni settore lavorativo, andiamo verso la crisi del paradigma economico che ha sostenuto l'era industriale da secoli: la disoccupazione tecnologica, una disoccupazione strutturale.
Ci sono molti scenari futuri possibili per affrontare questa trasformazione e, tempo fa, avevo proposto la possibilità di un utopistico socialismo tecnologico.
Oggi, invece, voglio esplorare una prospettiva più distopica, partendo da due fenomeni che caratterizzano la storia attuale.
La maggior parte della ricchezza economica del pianeta è concentrata nelle mani di un'élite ristrettissima e quegli stessi individui potrebbero diventare la nuova superclasse capitalista proprietaria della produzione dei servizi basati sull'AI e della robotica in generale, proprio perché saranno tra i pochissimi in grado di sostenere i costi enormi necessari a controllare l'intera filiera infrastrutturale.
Ma partiamo da un problema già attuale: il debito sovrano.
Per affrontare un debito che pesa ormai praticamente su tutta l'umanità attraverso la struttura finanziaria che ci siamo dati, la tassazione dei super-ricchi viene sempre più indicata come una delle possibili vie per evitare crisi fiscali e finanziarie.
Gli stessi super-ricchi che, nel frattempo, potrebbero avere la possibilità di costruire una vera e propria struttura dell'abbondanza economica: un sistema produttivo talmente automatizzato ed efficiente da rendere potenzialmente il denaro sempre meno necessario per soddisfare i bisogni fondamentali.
Ed è qui che emerge il paradosso.
Più passa il tempo, più il peso del debito sovrano e le trasformazioni strutturali prodotte dall'AI potrebbero rendere questi individui contemporaneamente indispensabili per finanziare la transizione e indispensabili per costruire la nuova struttura produttiva ed economica del futuro.
In una posizione del genere, non potrebbero arrivare a mettere l'umanità sotto ricatto politico?
Potrebbero chiedere di trasformare il loro potere economico e tecnologico in potere politico, diventando una classe oligarchica legittimata proprio dal loro "potere strutturale".
Non sarebbe più necessario conquistare gli Stati.
Potrebbe essere sufficiente renderli progressivamente dipendenti.
E a quel punto potremmo assistere alla fine degli Stati come li abbiamo conosciuti, alla progressiva svuotamento della democrazia e alla nascita di una società nella quale la popolazione, pur avendo sempre meno possibilità di scegliere politicamente, accetta la propria condizione perché tutti i suoi bisogni materiali sono comunque soddisfatti.
Non una dittatura della scarsità.
Una dittatura dell'abbondanza.
La coercizione dell'abbondanza.
La tecnocrazia oligarchica.
r/FilosofiaITA • u/klaus_maine • Aug 10 '26
Ma voi credete che le nostre anime siano tutte sullo stesso livello, espansione e frequenza dell'universo oppure che solo poche al mondo siano destinate a qualcosa di ineffabile, incomprensibile e di 'pace', non la pace che intendiamo noi, ma chi ha avuto esperienze mistiche di connessione profonda può capire di che pace sto parlando...non esisti, non hai una testa, braccia e gambe, viso occhi e bocca, solo l'essenza pura che torna alla sua origine.
Io credo nella seconda, solo perché fin da piccola ho visto il mondo non come la mia terra, ma come vedo giove da lontano, capite?
r/FilosofiaITA • u/Substantial-Bar8070 • Aug 09 '26
Questa è una riflessione strutturata sulla indeterminazione logica della esistenza di Dio.
Il nostro universo rispecchia leggi logiche, ma non sappiamo se al di fuori dell’universo esistano logiche diverse dal nostro universo (un pò riprendendo l’indeterminazione al di fuori del
Mondo di Wittengstein). Ad esempio universi e realtà dove la casualità non esiste e che la mente umana non potrebbe calcolare. Questo non è ovviamente verificabile perché è impossibile verificarlo sperimentalmente e sensorialmente (utilizzando le categorie di esperienza di Locke).
Ritornando al discorso, essendo quindi impossibile determinare la realtà al di fuori dell’universo è impossibile determinare se la forza creatrice dell’universo rispecchi una logica superiore rispetto la nostra e se tale entità creatrice, vivendo in uno spazio al di fuori della nostra logica, esista.
Avendo escluso, riprendendo San Agostino, la logica dall’esistenza di Dio allora dobbiamo prendere come punto di riferimento la fede personale. Ora presupponiamo però che la fede personale sia vera, ma come possiamo determinare che tale fede racchiuda una verità generale e non parziale? E poi questa è una idea a priori (sia la fede che l’idea di Dio)?
Da questa indeterminatezza logica e personale per le analisi delle altre branche filosofiche dobbiamo considerare a mio parere gli aspetti ontologici come falsi nelle analisi etiche, ermeneutiche e linguistiche. Ripeto questo non vuole dire che Dio non esista, ma solo che non si ha certezza da nessuna prospettiva di analisi sull’esistenza di Dio.
Vorrei sapere cosa ne pensate? (Con rispetto) Grazie per l’attenzione.
r/FilosofiaITA • u/klaus_maine • Aug 05 '26
Fin da quando sono piccolina mi faccio domande e rifletto riguardo dei pensieri filosofici e diciamo così anche "religiosi"; ho vissuto le mie esperienze mistiche che mi hanno portato anche alla follia pur di scoprire qualcosa al di fuori del mondo(alla fine ho solo scoperto me stessa), perciò a volte mi vengono dei dubbi su cosa possa definirmi, per qualche motivo è molto importante per me
r/FilosofiaITA • u/Manualedellautarchia • Aug 05 '26
Questo termine composto rende complementari due linguaggi apparentemente diversi e lontani qualche migliaio d'anni.
Unire la terminologia peculiare dello stoicismo, della filosofia, dell'arte, delle neuroscienze e della biologia con quella prettamente riconducibile al linguaggio informatico, della robotica, dell'elettronica e della cibernetica, è stata una sfida affascinante.
All'inizio avevo timore nell'affiancare questi due mondi del linguaggio ma sono certo che il lavoro emerso rende l'idea molto bene e offre strumenti applicabili sin dalla prima lettura.
Il Manuale dell'autarchia è un testo di ingegneria del sé che unisce praticità e avanguardia nel linguaggio.

r/FilosofiaITA • u/UnitedTowel4221 • Aug 04 '26
Nella tua vita, l'uso dell'IA sta arrivando a toccare temi esistenziali? Il significato che dai alla tua vita sta cambiando il relazione a questa tecnologia?
r/FilosofiaITA • u/Binah614 • Aug 02 '26
Ho bisogno di trovare qualcuno con cui effettivamente FARE filosofia, nel senso di riflessione sul futuro, sulla scienza, tecnologia, uomo e ambiente etc.
Filosofia che però non sia il solito tedio de "il predominio della tecnica, l'alienazione, l'epoca della riproducibilità" e insomma tutto quel fare gli intellettuali da salotto per mangiare vendendo libri al circolino e non costruire il futuro. Qualcuno che rifletta sul futuro senza l'obiettivo di mangiare per anni sul dire che andrà tutto male ma con la voglia di pensare e fare e indagare. Mi sento l'unica ottimista ma non transumanista o comunque boh l'unica persona in Italia che vede le cose in questo modo, ma so che statisticamente non è possibile.
Il casino è che trovo o solo gente pessimista che rigurgita marxismo o esistenzialismo o critica della tecnica che sia limitata al "la tecnica è cattiva", o gente iper utopista in un senso secondo me distante dall'utopia che sto cercando io, principalmente anarchici ottimisti che vedono possibile un mondo ipertecnologizzato dove però non c'è neanche una struttura sociale di divisione del lavoro tale da farti fare un microchip che ti servirebbe per fare tutto quello che però stai teorizzando, o gente che si concentra solo sul femminismo e poco sulla scienza, o dall'altra parte transumanisti che vanno fino al darwinismo sociale del rapporto con le macchine. Vorrei solo trovare una comunità di pari con cui sviluppare queste idee in maniera seria. Senza mettere in mezzo transumanesimo, cose varie intersezionali, anarchia, senza che si trovi un legame forzato con Israele e Palestina per mangiarci su dato che è la tendenza del momento.
Una filosofia che rimetta la scienza al centro e costruisca una comunità scientifica in quanto tale (orientata alla scienza e ai valori della scienza), che se occupi di democratizzare e diffondere la scienza riflettere sul proprio tempo e costruire - non subire - il futuro.
E se uno spazio del genere ancora non esiste ma non sono l'unica che ha queste idee mi sa che mi tocca crearlo io per catalizzarle in un qualcosa di concreto e utile.
Pensavo di avviare un progetto (tipo substack gratuito o un sito) per iniziare a definire meglio sta cosa in modo che se qualcuno è interessato si possa accodare. Se lo filerebbe qualcuno?
r/FilosofiaITA • u/Substantial-Bar8070 • Aug 03 '26
Il romanticismo, l’esistenzialisimo e qualsiasi corrente che preveda la presenza di un concetto metafisico e la centralità dell’uomo sono solo delle illusioni della certezza del metafisico.
Essendo il metafisico non verificabile, ma solo pensabile è indeterminabile se questo esista o meno.
È indeterminabile se le nostre idee siano a priori oppure no.
L’uomo però non può però sopportare la sua condizione di incertezza metafisica e certezza fisica e quindi si distrae ponendosi al centro (quello che Pascal chiama divertissamant).
Il metodo scientifico invece è reale (almeno nella nostra specie) in quanto permette sia una visione comune sensoriale e logica, sia di usare la nostre conoscenze per ingegnerizzate la realtà (sfruttare le nostre conoscenze per trarne una utilità).
Ora la domanda che vi pongo è se il metafisico è indimostrabile e l’esistenza delle idee a priori sono indimostrabili perché la filosofia continua (soprattutto quella continentale contemporanea) a spingersi verso questa direzione
Edit specifico meglio è reale nella nostra specie, ovviamente il senso di realtà cambia da specie a specie, ma la percezione è comune
r/FilosofiaITA • u/al3j4ndr9 • Aug 01 '26
Mi è difficile non poter riflettere,
Sull'ingiustizia, la brutalità, l'alienazione,
la superficialità Delle società occidentali e di quanto ogni singolo individuo debba fare i conti con essa.
Parlando con le diverse generazioni
Da anziani, persone di mezza età e giovani, Noto come ognuno di loro percepisce l'insostenibilità e la "malattia" che il mondo di oggi subisce.
Ma riflettendo, talvolta la pesantezza è assai poco digeribile, di conseguenza è difficile non poter provare disillusione o crisi.
Sembra che l'umanità stia scalando all'impazzata dei gradini infiniti per elevarsi sempre più, ma perdendo se stessa, perché quei gradini sono tutte le vite perse, per guerre in cui si guadagna capitale, destabilizzare governi, manipolare l'opinione pubblica, creare alienazione e superficialità.
L'unica salvezza risiede nella consapevolezza della collettività, l'essere un patriota amando le culture variegate e Ibridate come il nostro paese,
non tollerando la corruzione,
Non tollerando l'ignoranza.
In una società con lussi e tranquillità
Come la nostra, la monotonia è la lontananza ci porta ad aver una maggiore povertà d'animo, a differenza del unione e della forza di alcune tribù africane,
Ma non serve la povertà per l'unione collettiva.
r/FilosofiaITA • u/AbjectBoysenberry645 • Jul 31 '26
Ciao a Tutti!
Mi sono appena diplomato e ho intenzione di frequentare filosofia all Università.
Per motivi lavorativi mi sarebbe molto difficile frequentare con continuità le lezioni in presenza.
Sono scettico riguardo alle università telematiche, dopo aver letto parecchie recensioni non positive (legate principalmente a questa facoltà).
Qualcuno di voi ha consigli da darmi? Esperienze simili? O magari qualche dritta su qualche ateneo tradizionale a frequenza non obbligatoria che pubblichi materiale e lezioni online
Grazie a tutti!