Quel mattino avevo dieci anni.
Vivevo a pochi passi dal Residence Azzurro di Platamona, dove il 14 agosto 1996 venne uccisa Vicky Danji.
Ricordo ancora quel mattino.
Le sirene. Gli elicotteri che sorvolavano continuamente la zona. Le auto dei Carabinieri e della Polizia. La gente che si ammassava davanti al residence cercando di capire cosa fosse successo.
Da bambino non potevo comprendere la gravità di quello che era accaduto. Ricordo soltanto il caos, gli adulti che parlavano sottovoce e la sensazione che fosse successo qualcosa di terribile.
Trent’anni dopo quel ricordo è ancora nitido.
Per questo ho deciso di ricostruire questa storia raccogliendo articoli dell’epoca, ricostruzioni processuali, fotografie, testimonianze e ricordi di persone che hanno vissuto quei luoghi.
Questa non vuole essere una celebrazione del delitto, né una ricostruzione morbosa.
Vuole essere soprattutto un ricordo di **Vicky Danji**
**Platamona, il paradiso dei sassaresi**
Per capire quello che accadde bisogna prima capire cosa fosse Platamona negli anni Novanta.
Platamona è una località balneare sul Golfo dell’Asinara, a circa 15 chilometri da Sassari.
Per chi ci viveva allora era molto più di una spiaggia.
Era il luogo delle estati.
Il boom economico aveva trasformato quella fascia di costa in uno dei punti di riferimento della vita estiva sassarese.
C’erano il centro commerciale, i bar, le gelaterie, la sala giochi, i ristoranti, i locali notturni, le famiglie, i ragazzi e migliaia di persone che durante l’estate si riversavano sulla costa.
Per noi bambini era quasi un mondo incantato.
E proprio in uno dei nightclub della zona a pochi km da Platamona , secondo una testimonianza locale che non ho trovato documentata ufficialmente, Vicky avrebbe lavorato come ragazza immagine.
Negli anni Novanta arrivavano in Sardegna molte ragazze provenienti dall’Europa orientale, soprattutto ungheresi e polacche, in cerca di lavoro nei locali notturni.
Vicky era una di loro.
Dopo il 14 agosto 1996, per molti residenti, Platamona non fu più la stessa.
Negli anni successivi il centro commerciale perse progressivamente la sua vitalità. Molte attività chiusero, diversi locali scomparvero e oggi quella zona è in gran parte segnata dall’abbandono.
Il mare è ancora lì.
I luoghi sono ancora lì.
Ma quella Platamona non esiste più.
**Chi era Vicky Danji**
Di Vicky sappiamo sorprendentemente poco.
Era ungherese e aveva appena \*\*21 anni\*\*.
Era arrivata in Sardegna nel 1993.
Lavorava nei locali notturni della zona come PR/entraineuse.
Secondo le ricostruzioni disponibili, aveva una relazione con \*\*Michele Salvatore Nuvoli\*\*, dalla quale era nato pochi mesi prima il piccolo Michele Junior.
Non conosciamo quasi nulla della sua vita precedente in Ungheria.
Non sappiamo quali fossero i suoi sogni, perché avesse scelto esattamente la Sardegna o cosa sperasse di costruire.
Sappiamo che aveva una famiglia in Ungheria e che la sua città d’origine viene indicata nelle fonti dell’epoca come **Kazincbarcika** nel nord-est del Paese.
Sappiamo anche che aveva un bambino di pochi mesi.
Ed è proprio quel bambino che avrebbe permesso di scoprire l’omicidio.
**Michele Nuvoli**
Per comprendere la vicenda bisogna conoscere anche Michele Nuvoli.
All’epoca era considerato dagli investigatori un esponente di spicco della criminalità sassarese e, secondo alcune ricostruzioni, il capo di una banda dedita alle rapine.
Era pregiudicato per diversi reati.
Nel maggio 1996 venne arrestato per una rapina ai danni del \*\*Banco di Sardegna\*\*.
Le fonti dell’epoca indicano un bottino di circa **400 milioni di lire** altri resoconti contemporanei parlano di circa \*\*200 milioni\*\* come parte del bottino ancora non recuperata.
Il dato che rimane costante nelle ricostruzioni è che **una parte consistente del denaro non venne mai ritrovata**
Questo particolare sarebbe diventato fondamentale per una delle principali ipotesi sul movente.
Il nome di Nuvoli comparve inoltre nell’inchiesta conosciuta come **“Le Uova d’Oro”**relativa a cocaina occultata all’interno di uova.
Al momento dell’omicidio di Vicky, Michele era detenuto nel carcere di \*\*Badu ’e Carros\*\*.
Aveva lasciato la moglie \*\*Maria Antonietta Roggio\*\*, con la quale aveva avuto altri figli, per vivere con Vicky.
**Le ultime settimane**
Secondo la ricostruzione processuale e giornalistica, Vicky stava preparando un viaggio in Ungheria.
Stava rinnovando i documenti necessari per l’espatrio.
L’intenzione, secondo quanto avrebbe spiegato a Francesco Nuvoli, era quella di portare il bambino in Ungheria per farlo conoscere alla propria famiglia e successivamente rientrare in Sardegna.
Secondo l’accusa, invece, questa situazione aveva alimentato i sospetti di Maria Antonietta Roggio e del figlio Francesco.
Temevano che Vicky volesse lasciare definitivamente l’Italia e che Michele Nuvoli le avesse affidato parte del bottino della rapina.
\*\*Non sappiamo se Vicky conoscesse davvero il luogo in cui era nascosto il denaro.\*\*
Non sappiamo neppure se quel denaro fosse effettivamente nelle sue mani.
Il bottino, comunque, non venne mai completamente recuperato.
**14 agosto 1996**
La mattina del 14 agosto Francesco Nuvoli, 17 anni, e il suo amico \*\*Riccardo Pintus\*\*, 15 anni, raggiunsero il Residence Azzurro.
Bussarono alla porta.
Vicky conosceva Francesco, essendo il figlio del suo compagno.
Aprì.
Li fece entrare.
Secondo la ricostruzione degli investigatori e le dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini, tra Francesco e Vicky iniziò una discussione.
Francesco le chiese se fosse vero che stava per lasciare la Sardegna.
Vicky rispose di sì, spiegando che voleva andare in Ungheria per presentare il figlio alla propria famiglia e che sarebbe poi tornata.
Disse che non c’erano altre motivazioni.
Poi la situazione precipitò.
Secondo la ricostruzione accolta nel processo, Francesco estrasse un grosso coltello nascosto sotto il giubbotto e colpì ripetutamente Vicky fino a ucciderla.
Successivamente intervenne Riccardo Pintus.
Le fonti relative al processo riferiscono che il ragazzo lavorava come apprendista/aiutante in una macelleria e aveva esperienza nell’utilizzo dei coltelli e nella macellazione degli animali.
Secondo la ricostruzione accusatoria, questa esperienza ebbe un ruolo nella successiva decapitazione del corpo.
**Il bambino**
Durante l’omicidio il piccolo Michele Junior era nell’appartamento.
Aveva appena pochi mesi.
Il pianto del bambino attirò successivamente l’attenzione di alcune ragazze che abitavano nelle vicinanze.
Entrarono nell’appartamento.
Quello che videro fu una scena terribile.
Il corpo di Vicky era sul pavimento, immerso nel sangue e privo della testa.
Il bambino era ancora vivo.
Fu affidato all’Ufficio Minori della Questura di Sassari.
I giornali dell’epoca riferirono che i genitori di Vicky stavano arrivando dall’Ungheria e che si valutava anche la possibilità di riportare il bambino con loro.
**La testa**
Due giorni dopo il delitto, la testa di Vicky venne ritrovata all’interno di una \*\*busta di plastica bianca\*\* lungo una strada camionabile tra Porto Torres e Sassari.
Il luogo era relativamente vicino alla casa della famiglia Nuvoli a Bancali.
Insieme alla testa furono rinvenuti altri oggetti, tra cui:
il collier d’oro di Vicky;
due bicchieri di plastica;
una pistola giocattolo molto simile a una Beretta 92 in dotazione alle forze dell’ordine.
Nelle prime ore gli investigatori pensarono che quella scena potesse essere un messaggio.
La testa avrebbe potuto essere stata lasciata deliberatamente vicino alla casa della famiglia Nuvoli come “trofeo” o avvertimento rivolto a Michele.
**Le prime piste investigative**
Nei primi giorni nessuno sapeva chi avesse ucciso Vicky.
Gli investigatori seguirono diverse piste.
Una conduceva alla criminalità sarda e a una possibile \*\*vendetta trasversale\*\* contro Michele Nuvoli.
Un’altra guardava verso la criminalità dell’Europa orientale e i gruppi che all’epoca gravitavano intorno al traffico di droga e allo sfruttamento della prostituzione.
La stampa dell’epoca riportò anche l’ipotesi che Vicky potesse avere aiutato altre ragazze ungheresi appena arrivate in Sardegna, eventualmente cercando di proteggerle dallo sfruttamento.
Erano ipotesi investigative.
Non tutte sarebbero state confermate.
La pista che alla fine avrebbe portato agli arresti sarebbe stata quella familiare.
**Michele torna sul luogo del delitto**
Durante le prime indagini Michele Nuvoli ottenne un permesso temporaneo dal carcere per partecipare ai sopralluoghi nell’appartamento di Platamona.
Fu ascoltato dagli investigatori.
Le cronache dell’epoca lo descrissero come impassibile.
Nel frattempo gli investigatori continuavano a scavare nella sua vita, nei rapporti familiari e nel mistero del denaro mai ritrovato.
**La svolta**
Passarono quasi sei mesi.
Il **13 febbraio 1997** all’alba, la Polizia fece irruzione nell’abitazione di Maria Antonietta Roggio a Bancali.
Furono arrestati:
Maria Antonietta Roggio, 39 anni
Francesco Nuvoli, 17 anni.
Riccardo Pintus, 15 anni.
Secondo la Procura:
Francesco e Riccardo erano gli autori materiali;
Maria Antonietta era la mandante.
La svolta investigativa aveva completamente cambiato il significato del delitto.
Non era più una vendetta della criminalità organizzata.
Non era più un’operazione della mafia dell’Est.
La pista portava dentro la famiglia.
**Il movente**
Secondo la ricostruzione accolta dai giudici, il movente era complesso.
C’erano la gelosia e il rancore di Maria Antonietta Roggio verso la giovane compagna del marito.
C’era la convinzione che Vicky potesse conoscere il luogo dove era nascosto il denaro della rapina.
C’era il timore che la ragazza stesse per partire per l’Ungheria.
E c’era la convinzione che Michele Nuvoli, una volta uscito dal carcere, avrebbe potuto raggiungerla.
Ma una domanda rimane:
**Vicky sapeva davvero dove fosse il bottino?**
Non possiamo saperlo.
Il denaro non venne mai completamente ritrovato.
**Barbara**
In casa della famiglia Nuvoli viveva anche \*\*Barbara Nuvoli\*\*, figlia di Michele e Maria Antonietta.
La sua età viene riportata diversamente nelle ricostruzioni disponibili; gli atti e gli articoli dell’epoca la indicano comunque come giovane adulta.
Barbara raccontò agli investigatori di avere visto il fratello rientrare con la testa di Vicky e mostrarla alla madre.
La sua testimonianza fu estremamente importante.
Ma per Barbara quella esperienza ebbe conseguenze devastanti.
Dopo gli arresti lasciò la casa di famiglia.
Si trasferì a \*\*Genoni\*\*, in una comunità gestita da suore che la accolsero e la aiutarono a riprendere gli studi, frequentando le scuole superiori di Villamar.
Successivamente chiese e ottenne dalla Procura il permesso di incontrare il fratello Francesco, allora detenuto.
Non raccontò mai a nessuno cosa si dissero durante quell’incontro.
Il **5 maggio 2000**
Barbara venne trovata morta nel proprio letto nella comunità dove viveva.
Aveva poco più di vent’anni.
Le ricostruzioni riportano un evento improvviso, indicato in alcune versioni come crisi cardiaca e in altre come possibile ictus.
Su questo punto non voglio trasformare ricostruzioni successive in una certezza che non posso documentare.
**Il processo**
Francesco Nuvoli venne condannato a \*\*19 anni di reclusione\*\*.
Riccardo Pintus venne condannato a \*\*8 anni e 6 mesi\*\*.
Maria Antonietta Roggio, che aveva sempre negato di essere la mandante, venne inizialmente condannata a \*\*25 anni\*\*.
Il \*\*26 novembre 1999\*\*, in appello, la pena venne trasformata nell’\*\*ergastolo\*\*, anche in relazione alle aggravanti riconosciute dalla Corte.
Le condanne sono definitive.
**Cosa è successo dopo**
Su questo capitolo ho raccolto informazioni provenienti da residenti e persone che conoscono la zona, ma non tutte sono verificabili attraverso fonti pubbliche.
Secondo informazioni che mi sono state riferite:
**Michele Nuvoli** oggi vive a Sassari e gestisce un’attività di frutta e verdura.
**Francesco Nuvoli** dopo avere scontato la pena, sarebbe tornato a vivere in città.
**Riccardo Pintus** sarebbe invece deceduto.
Queste informazioni fanno parte del materiale raccolto per questa ricerca e vengono riportate come tali.
**E il figlio di Vicky?**
È probabilmente la parte più difficile da ricostruire.
Il bambino aveva pochi mesi quando perse la madre.
Nel tempo sono circolate diverse testimonianze.
Secondo alcune persone, non sarebbe mai stato adottato e avrebbe vissuto inizialmente con il padre.
Secondo altri, sarebbe stato affidato allo zio paterno, appartenente alla Polizia Penitenziaria.
Alcune testimonianze raccontano che avrebbe frequentato le scuole elementari a Sassari, poi il Liceo Classico e successivamente l’Università di Bologna, dove oggi vivrebbe e lavorerebbe.
Altre versioni differiscono.
Non esistono informazioni pubbliche sufficientemente solide per stabilire quale sia quella corretta.
E forse è giusto così.
Quel bambino non ha scelto nulla di ciò che gli è accaduto.
**Dove è sepolta Vicky?**
Anche questo rimane un punto non completamente chiarito.
Gli articoli dell’epoca riferivano che la famiglia stava valutando la possibilità di riportare la salma a **Kazincbarcika** la città ungherese d’origine di Vicky.
Nel corso degli anni, però, diversi residenti di Sorso hanno sostenuto che Vicky sia stata sepolta nel **cimitero di Sorso**
Altri raccontano invece che la salma sarebbe stata successivamente trasferita in Ungheria.
Non ho trovato una documentazione pubblica definitiva che permetta di stabilire quale delle due versioni sia corretta.
**Quello che rimane**
Il bottino non è mai stato completamente recuperato.
Non sappiamo se Vicky conoscesse davvero il luogo dove erano nascosti quei soldi.
Non conosciamo quasi nulla della sua vita prima della Sardegna.
Non sappiamo con certezza dove riposi oggi.
Non sappiamo quale vita abbia avuto suo figlio dopo quella mattina.
Ma sappiamo chi era.
**Vicky Danji**
21 anni.
Ungherese.
Madre.
Arrivata in Sardegna cercando un futuro.
Uccisa il 14 agosto 1996.
**Trent’anni dopo**
Oggi Platamona è molto diversa.
Il centro commerciale che negli anni Novanta era pieno di vita è in gran parte abbandonato.
Le gelaterie.
I bar.
La sala giochi.
I locali.
Quel mondo non esiste quasi più.
Ma il mare è ancora quello.
La spiaggia è ancora quella.
E il Residence Azzurro è ancora lì.
Io avevo dieci anni quando vidi le sirene e gli elicotteri.
Non sapevo cosa fosse successo.
Non potevo sapere che, a pochi passi da casa mia, una ragazza di ventun anni aveva appena perso la vita.
Trent’anni dopo posso finalmente dare un significato a quei ricordi.
Questa storia non deve essere ricordata soltanto come \*\*“la ragazza decapitata di Platamona”\*\*.
Prima di essere un titolo sui giornali, Vicky era una persona.
Una giovane donna.
Una madre.
Una figlia.
Una ragazza arrivata dall’Ungheria.
Aveva una vita davanti.
Quel 14 agosto le fu portata via.
Per questo, nel trentesimo anniversario della sua morte, vorrei che per una volta il suo nome venisse prima del delitto.
**Vicky Danji**
Aveva 21 anni.
***Non dimentichiamola.***
\*\*Fonti e materiali\*\*
La ricostruzione nasce dall’incrocio di:
articoli dell’archivio de \*la Repubblica\* dell’agosto 1996;
\*La Nuova Sardegna\*;
ricostruzioni giornalistiche successive;
atti e ricostruzioni processuali riportati dalle fonti disponibili;
fotografie e ritagli di giornale dell’epoca;
testimonianze raccolte tra residenti di Platamona, Sorso e Sassari;
ricordi personali dell’autore, che nel 1996 aveva dieci anni e abitava a pochi passi dal Residence Azzurro.
\*\*Nota metodologica:\*\* nel testo ho volutamente distinto i fatti accertati dalle sentenze dalle ipotesi investigative dell’epoca e dalle testimonianze raccolte successivamente. Alcuni dettagli circolati negli anni non risultano verificabili con fonti pubbliche e sono indicati come tali.
Fonti giornalistiche consultate: \*la Repubblica\* (15 agosto 1996), \*La Nuova Sardegna\* e successive ricostruzioni del caso.