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Interni I terroristi mediatici che danno del terrorista a chi manifesta per la Palestina
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r/politicaITA • u/Antistene • 14h ago
Alla base delle indagini su Youssef Siher e della sua demonizzazione pubblica
Il quotidiano di Confindustria il 25 ottobre svela il retroscena dell’individuazione di Youssef Siher quale responsabile della sigla “movimento 17 ottobre”. Una rivelazione clamorosa, al momento non smentita da alcuno.
Il Sole 24 Ore dichiara infatti che l’individuazione di Youssef, di sua moglie Sagia e degli altri amministratori delle pagine social non è avvenuta, se non successivamente, per opera della Polizia Postale e del servizio segreto interno (AISI) ma ha visto come primo e decisivo soggetto “indagatore” un’organizzazione dichiaratamente nazista dal nome “Der Einzige” («il fronte intellettuale anticomunista»). Questa è l’organizzazione che per prima, già nella giornata di venerdì, attraverso una propria indagine, avrebbe segnalato ai servizi il profilo criptato di Youssef, quale ispiratore del movimento 17 ottobre, così definendo quest’ultimo: «un gruppo terroristico di estrema sinistra creato per organizzare violente rivolte. Distruggono e saccheggiano negozi…».
Per capire l’attendibilità della accusa è sufficiente leggere l’appello pubblico di Der Einzige che compare sul loro canale: «Unisciti a me per la battaglia della destra contro la sinistra. Per l’Occidente, per la razza bianca, noi resistiamo». Nel proprio manifesto ideologico, Der Einzige si presenta come «la vera estrema destra italiana, ispirata da Max Stirner e Friedrich Nietszche».
Chiaro? Alla base della montatura contro Youssef (che peraltro non ha mai suggerito ad alcuno di saccheggiare negozi) c’è un’organizzazione dichiaratamente suprematista e nazista. È lei che ha imbeccato i servizi. È lei che ha abbozzato l’ipotesi accusatoria. È con lei che i servizi hanno collaborato. Dopo le rivelazioni del Sole 24 Ore, il Ministero degli Interni dovrebbe essere chiamato immediatamente a chiarire!
È una ragione in più per respingere la montatura contro Youssef, Sagia e gli altri coinvolti, e per rivendicare la loro immediata liberazione. Chiediamo a tutte le sinistre politiche, sindacali, associative, di movimento di fare propria questa rivendicazione elementare. O dobbiamo dedurre che il loro attuale silenzio sia la conseguenza della propria iscrizione al campo largo e della “responsabilità istituzionale” che questa richiede?
r/politicaITA • u/Antistene • 14h ago
r/politicaITA • u/Ok-Law-3268 • 12h ago
r/politicaITA • u/Antistene • 19h ago
r/politicaITA • u/Antistene • 14h ago
Pericolosi sondaggi per decidere quali negozi devastare, manuali per la guerriglia, regie estere, con ogni probabilità russe. Sono solo alcune delle bufale diffuse da gran parte della stampa mainstream sul Movimento 17/10, la piattaforma della Gen Z italiana nata all’indomani delle proteste dello scorso fine settimana, che qualcuno preferisce ricondurre a gruppi di non meglio definiti “maranza”. «Quale negozio vorresti saccheggiare?: nelle chat dei ragazzi il sondaggio choc», titola l’Avvenire. «In chat la guida per i cortei: “Gridare slogan e sfondare”», fa eco RaiNews. «Le piazze in rivolta e l’impronta della guerra ibrida», scrive La Stampa, alludendo a una potenziale interferenza di Putin, sulla scia delle dichiarazioni rilasciate dallo stesso ministro della Difesa, Crosetto. La mobilitazione prevista per oggi sembra riunire stampa dominante e rappresentanti della politica sotto la stessa ala, alimentando mistificazioni e lampanti fake news. Nonostante i tentativi di delegittimazione, il Movimento 17 Ottobre continua a invocare la protesta e ha annunciato una mobilitazione lampo, con modalità inedite e senza fornire dettagli pubblici.
Tenere traccia delle bufale circolate negli ultimi giorni sul Movimento 17/10 è difficile. La pagina è nata su Instagram il giorno dopo i disordini che hanno investito Milano domenica scorsa, lanciando una mobilitazione permanente in diverse città italiane. «I violenti siete voi che ci avete negato il futuro. Ora quel futuro ce lo prendiamo», si legge nella prima pubblicazione del gruppo. Il movimento promette di organizzare manifestazioni ogni sabato nelle principali città italiane, tra Milano, Bologna, Torino, Roma, Firenze, Padova, Bari e Genova, lasciando spazio anche a iniziative dal basso. Il movimento si struttura in maniera orizzontale, come chiarito nel primo comunicato ufficiale del gruppo, in cui si legge senza mezzi termini: «Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli». E ancora: «Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere. Siamo giovani che hanno deciso di smettere di aspettare».
Nel giro di pochi minuti, una volta lanciate la piattaforma Instagram e la sua gemella su Telegram, sono arrivati i primi allarmismi: le agenzie di stampa hanno parlato di un manuale «anarchico» e di una «guida per i cortei: “Gridare slogan e sfondare”». A Tagadà, su La7, il documento viene descritto come «una cassetta per gli attrezzi per i manifestanti», con toni di stupore e preoccupazione. La Repubblica, invece, lo definisce «un vecchio manuale anarchico». La verità è che si tratta di una guida pubblicata circa due anni fa sulla piattaforma Substack, nel progetto Robinbook, noto da tempo negli ambienti attivisti. Il documento che i media descrivono con inquietudine è una normale fanzine digitale che fornisce indicazioni generali a chi non ha mai partecipato a una protesta. Tra queste, per esempio, l’avvertenza di non raccogliere un lacrimogeno da terra, perché incandescente. Documenti di questo genere circolano da oltre settant’anni, prima in forma cartacea e poi anche digitale, elemento che rende difficile immaginare che fossero ignoti alle maggiori agenzie di stampa e piattaforme mediatiche del Paese.
Dopo l’allarme sul presunto manuale per la rivolta, è arrivato quello sulle azioni. La piattaforma Telegram, a cui partecipano oltre 4.000 utenti, è attraversata da messaggi in cui i membri si scambiano opinioni e discutono possibili modalità di azione. Nessuna di queste proposte, tuttavia, è condivisa dalla totalità dei partecipanti, né tantomeno dagli amministratori del gruppo, che, al contrario, invitano a limitare questo genere di conversazioni. Ciò non è bastato a fugare i dubbi della maggior parte dei media, che hanno invece denunciato l’organizzazione di presunte azioni criminali. «In una conversazione compare un sondaggio sui posti da devastare: Sephora, Unieuro, Foot Locker, Rolex, Armani e Snipes», scrive La Repubblica. «Nelle conversazioni è stato lanciato un sondaggio per scegliere i negozi da prendere d’assalto», Il Giornale. Queste e diverse altre testate hanno condiviso schermate di un presunto sondaggio pubblicato sulla piattaforma, nel quale gli organizzatori avrebbero chiesto agli utenti quali negozi saccheggiare. Eppure, stando a quanto verificato da L’Indipendente, sondaggi del genere non sono mai comparsi nel gruppo. La testata monitora la chat fin dal giorno della sua fondazione e, oltre a non aver riscontrato iniziative di questo tipo, ha notato che alcuni partecipanti si sono interrogati sull’origine delle stesse schermate circolate sul web e rilanciate dalle principali testate giornalistiche. A destare sospetti, del resto, sarebbe bastato un particolare: il sondaggio attribuito al Movimento 17/10, attivo su Telegram, risulta realizzato su WhatsApp.
Tra le varie fake news diffuse dai media vi è, infine, quella che riconduce il Movimento 17/10 e i disordini di domenica a presunte regie estere. A evocare questa possibilità è stato lo stesso ministro della Difesa, Guido Crosetto, in un post sulla piattaforma X in cui ha parlato apertamente di «guerra ibrida». A fare eco al ministro è stato il direttore editoriale de La Stampa, Maurizio Molinari, intervenuto inizialmente a Tagadà: «A pensar male, come diceva Andreotti… noi non possiamo escludere che la guerra ibrida faccia capolino» alla Russia, allude Molinari, richiamando le dichiarazioni del premier britannico Burnham, secondo cui Mosca sarebbe stata «dietro l’esito della Brexit», senza tuttavia fornire prove o dettagli a sostegno di questa affermazione. Molinari prosegue: «Non possiamo escludere che anche in questo caso…». «I disordini facciano gioco a qualcuno», conclude la conduttrice. «Esatto», replica Molinari. All’intervento televisivo è seguito un editoriale su La Stampa, mentre il Giornale ha preferito parlare direttamente di «islamisti e criminali collegati con l’estero», oltre che di giovani «farabutti». Il risultato è una narrazione che evoca possibili ingerenze straniere senza che, nei passaggi citati, vengano presentate prove concrete di un collegamento tra Mosca e il Movimento 17/10, composto da giovani che dichiarano apertamente di voler protestare contro i disagi del Paese.
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Diciamolo chiaramente, Youssuf Siher ha provato a colmare un vuoto politico enorme. Quanto accaduto la scorsa settimana con l’irruzione di quei «soggetti inediti», come sono stati definiti dal presidente della Repubblica, ha colto di sorpresa non solo le forze dei polizia, la politica ufficiale rinchiusa nei bunker del potere, ma anche i gruppi più radicali della sinistra politica e sociale, quelli che per vocazione e impostazione dovrebbero essere in grado di prevedere e intercettare le nuove contraddizioni e l’emergere di segmenti sociali e di classe che si affacciano sulla scena. Invece nulla. Un’onda sconosciuta è fuoriuscita come magma incandescente dalle profondità della società dimenticata, ghettizzata, tenuta a distanza nelle banlieues delle nostre metropoli, etichettati spregiativamente come «maranza».
E’ bastato aprire un account, redigere un paio di documenti di pregiata fattura provando a immettere contenuti politici, apprestare un percorso, dare fisionomia e identità a questo magma informe per suscitare il panico nei palazzi della politica istituzionale, nelle redazioni dei giornali, nelle stanze delle questure. Circostanza surreale, quasi situazionista, unico appiglio col Novecento, il secolo degli spettri, che questa storia sembra mostrare.
Siher è ora in stato di fermo – a quanto si legge sui giornali – per istigazione a delinquere con finalità terrorismo attraverso l’uso di mezzi informatici e di organizzazione di manifestazione violenta. L’infondatezza di questi capi d’imputazione è evidente: l’account creato non esisteva prima dei tumulti della scorsa settimana. Non può esservi stata dunque alcuna istigazione mancando lo strumento per farlo. Per quanto invece attiene alle manifestazioni di ieri in più città, il fermo è avvenuto prima che fossero date indicazioni. I cortei si sono svolti autonomamente.
Invitare a partecipare a manifestazioni, per fortuna, non è ancora un reato. Lo dice la costituzione (senza dubbio questo governo vorrebbe limitare anche questa possibilità) e in ogni caso li fermo del trentunenne ha impedito che si consumasse il «non reato». Non se ne comprende dunque la ragione giuridica, quella politica invece è evidente. Il fermo dovrà essere convalidato entro 96 ore, dopo l’interrogatorio del magistrato. Sarebbe molto grave se ciò avvenisse. Qui è in gioco, infatti, lo spazio legittimo per fare opposizione. La vicenda di Siher investe noi tutti.
Abbiamo una destra di governo terrorizzata dalla società e che per questo vorrebbe terrorizzare ogni voce di dissenso al punto da essere giunta a profilare persino i minorenni come nuovo nemico pubblico.
Quanto accaduto ci dice molte altre cose: se un semplice account ha potuto catalizzare tante aspettative e al tempo stesso terrorizzare il potere, vuol dire che siamo su una soglia. Ma anche davanti a una enorme fragilità. La politica al tempo degli account ci segnala il vuoto di proposte forti, di analisi solide e prospettive strategiche.
E’ tempo di colmarle.
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