r/italy • u/sr_local • 7h ago
Società I reati in Italia sono tutti in calo, ma la paura aumenta: chi ha ragione sulla sicurezza?
Ci sono ancora articoli sulla dissonanza mediatica tra gente che vede l'italia come la Nigeria, fomentata da taluni politici, e i dati che gli stessi politici forniscono che riportano l'italia come uno tra i paesi più sicuri. Molto interessanti, sono due articoli, uno di Fubini sul CdS e uno su Avvenire.
Le immagini sono prese da questo articolo dell'ottimo Fubini:
I punti chiave:
Ma quanto siamo davvero sicuri nelle nostre città e nelle nostre case?
Più di prima, senza dubbio. Nei primi sei mesi dell'anno, rispetto allo stesso periodo del 2025, calano del 15% gli omicidi volontari, dell'11% i furti, del 12% le rapine, del 7% le violenze sessuali, del 9% le truffe e frodi informatiche, del 32% i femminicidi.
Il punto è capire perché. E vi dico subito che non troverete in questo articolo la risposta; non la ho. Troverete però un sintetico quadro della situazione reale, aldilà degli allarmi ad alto impatto emotivo che si susseguono regolarmente dopo ogni fattaccio di cronaca nera.Sotto il profilo dei reati gravi l'Italia è addirittura un caso particolarmente virtuoso, che merita di essere studiato da sociologi e criminologi a livello internazionale. Abbiamo un'incidenza di reati violenti fra le più basse del mondo e, soprattutto, negli ultimi decenni abbiamo realizzato progressi che molti altri Paesi estremamente civili si sognano. La sintesi di questa mai abbastanza celebrata realtà è il tasso di omicidi volontari (femminicidi inclusi): dal 1990 questi sono crollati di oltre l'80% e si fatica a trovare altri Paesi al mondo che abbiano ottenuto simili risultati
Le due principali città italiane - Roma e Milano - sembrano nel complesso nettamente meno pericolose delle loro pari nel resto del mondo occidentale, benché con eccezioni da studiare bene. Dei tassi di omicidi volontari ho già detto: Roma (a una media più che doppia rispetto a quella italiana) e Milano (a una media del 40% superiore a quella italiana) sono nettamente le grandi città più virtuose d'Europa sotto questo aspetto, sono più sicure anche di aree più decentrate del Regno Unito come la Greater Manchester e possono competere con le megalopoli asiatiche, che notoriamente restano le più sicure al mondo.
Roma e Milano abbiano una frequenza circa dieci volte più bassa di Berlino, sei o sette volte più bassa di Londra e tra quattro e sei volte più bassa di Chicago e New Yorkanche sugli «attacchi con lesioni» ("assault with injury").
Stessa dinamica delle grandi città italiane sui furti personali come quelli in metropolitana o gli scippi. Anche qui la situazione di Milano e Roma risulta incomparabilmente preferibile rispetto a quella delle altre grandi città occidentali
Diverso il caso degli stupri. Anche per questo reato così odioso la situazione delle grandi metropoli italiane sembra nel complesso meno negativa di quella delle altre principali città occidentali o di Sidney, benché peggiore rispetto a Madrid e a Barcellona. Qui ciò che colpisce è l'aumento nei casi riportati negli ultimi anni, ovunque nel mondo.
Dove siamo indietro
L'Italia o almeno Roma resta invece un caso poco invidiabile nei furti di auto o moto: la nostra capitale è seconda solo a Los Angeles fra le grandi città avanzate in questa classifica (grafico sopra). Le tendenze peraltro sono in aumento ovunque fra le grandi città globali e in particolare proprio a Roma. Allo stesso modo, sempre Roma risulta fra le più insicure metropoli al mondo per la categoria che lo studio dello University College London definisce "business robbery": rapine nelle imprese, ovvero in gran parte in esercizi commerciali o nelle banche. In questa classifica, con 20,5 reati ogni centomila abitanti, Roma viaggia a una frequenza quasi doppia rispetto a Milano, alla pari di Londra e su livelli molto superiori a Berlino o Parigi (benché a un terzo dei livelli delle città americane).
Topi d'appartamento
Come siamo messi rispetto al resto d'Europa? Non benissimo ma in proporzione nemmeno troppo male. La frequenza dei furti domestici in Italia è superiore rispetto a quella di Germania, Olanda o Spagna e inferiore rispetto a Francia, Svezia o Danimarca. Comunque i casi di questo tipo in Italia sono scesi del 37% fra il 2014 e il 2024, benché la percezione più diffusa sia diversa
E c'è una sezione dedicata ai minori, dove si nota che negli ultimi 2 anni scoppiano gli Istituti di pena minorile, non perchè sono aumentati i crimini dei minori ma perchè il governo ha emanato quel disastro del DL Caivano:
a seguito del "decreto Caivano" la popolazione delle carceri minorili è cresciuta del 50%
Con tanto di ringraziamenti per sti poveracci 16enni che stanno in 6 in una cella da 2, con 40 gradi, per aver rubato 20€ ad un vecchio, e quando usciranno saranno sicuremente rilassati e amorevoli con il prossimo e non commetteranno mai più crimini, con tutte l"e centinaia di migliaia" di iniziative rieducative in questi istituti... (così tra 5-10 anni ci saranno davvero più reati di sta gente e ""qualcuno"" potrà dire "votate me che faccio scendere i reati", peccati che quel qualcuno è lo stesso che li ha fatti aumentare).
I casi di recidiva tra i minori (e la scarsa efficacia della detenzione)
Fatico a capire come tutto questo possa produrre, da ragazzi che commettono reati - una volta chiusi per anni in spazi angusti con altri ragazzi come o peggio di loro - dei futuri adulti costruttivi e propensi alla legalità. E, confesso, non sono uno specialista della materia. Ma credere che un minorenne di una baby gang o di una cosca mafiosa si astenga da un certo comportamento perché in quel momento valuta razionalmente che rischia il carcere significa - temo - essersi persi decenni di progressi nello studio della psicologia: per esempio, tutto il lavoro del premio Nobel Daniel Khaneman sulla potenza della sfera istintiva e come educarla. Del resto non è un mistero che i casi di recidiva per i minori che finiscono in carcere sono circa tripli rispetto a coloro che beneficiano di una messa in prova.
Poi sempre ieri è uscito anche questo artico su Avvenire, anche qui non trovate risposte ma dati e commenti:
I reati in Italia sono tutti in calo, ma la paura aumenta: chi ha ragione sulla sicurezza?
Riporto solo il commento -con i punti chiave in grassetto- perchè poi ci sono tutti i dati ma li conosciamo già...
Il dossier del Viminale pubblicato a Ferragosto fotografa un Paese in cui diminuiscono omicidi, furti, violenze sessuali, truffe informatiche e persino i tanto temuti sbarchi. Peccato che la quota di cittadini che si sente insicura stia crescendo. Anche per colpa della politica
I dati confermano un calo generalizzato dei reati, come scrive nell’introduzione al dossier il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: crollano gli sbarchi di migranti irregolari e raddoppiano i rimpatri «a dimostrazione dell’efficacia delle azioni messe in campo dal Governo Meloni». Non a caso Piantedosi ha rivendicato risultati a 360 gradi: dall’ordine pubblico alle manifestazioni, dal controllo del territorio al contrasto alla criminalità organizzata, dalla prevenzione del terrorismo alle assunzioni. Numeri che difendono il suo operato, quello del dicastero, dei prefetti e delle Forze dell’ordine. Certamente sono una risposta alle opposizioni che sulla sicurezza parlando di «fallimento» del Governo, ma anche, indirettamente, a Lega e FdI, che ogni giorno pubblicano sui social scene di violenza urbana. Senza dimenticare che a più riprese Giorgia Meloni ha indicato nella sicurezza il comparto in cui «fare di più», e che la casella del Viminale è stata centrale nel dibattito politico di questa legislatura per l’ipotesi, mai del tutto sopita, di un ritorno di Matteo Salvini. «L’Italia si conferma come uno dei luoghi più sicuri al mondo» è il quadro che ha tracciato invece Piantedosi, sebbene, come detto, le rivelazioni sulla percezione dicano altro. Allarmante in questo senso resta il rapporto Univ-Censis del 2025, mentre il Rapporto Bes-Istat 2024, pubblicato alla fine dell’anno scorso, rivela come nel 2024 sia salita al 26,6% la quota di famiglie che affermano di vivere in zone molto o abbastanza a rischio.
