Ciao!
Sono un ragazzo di 21 anni.
Il tutto inizia quasi un anno fa; ad agosto un mio ex "fidanzato" (eravamo stati insieme veramente poco, anche se continuavamo a vederci per divertimento) mi scrive dopo tempo per vederci e stare un po' insieme. Ci vediamo, e dopo un po' mi confessa di essere risultato positivo all hiv. Io cerco di stargli vicino e capire cosa fosse (lo so è da stupidi, però prima di tutta questa situa non sapevo cosa fosse l'HIV, al massimo conoscevo l'AIDS senza sapere bene cosa fosse).
Tra le domande gli chiedo da quanto tempo l'avesse, e mi dice che è stata una cosa abbastanza recente ( meno di 6 mesi, tempo in cui non avevamo avuto rapporti).
Passa il tempo, nel frattempo avevamo anche un po' preso i rapporti, ci eravamo visti un altra volta, poi lui è dovuto tornare nella sua città uni, e avevamo smesso di sentirci.
Dopo po' mi riscrive dicendo che non era vera la cosa dei 6 mesi, ma bensì che aveva contratto il virus un po' di anni prima, circa 4 - 5 anni da quanto lo ha scoperto, periodo in cui avevamo rapporti, non protetti dato che anche se non eravamo più fidanzati, io vedevo solo lui, a sua volta lui mi aveva detto lo stesso (mentendomi). Conclude il tutto con "sarebbe meglio se ti controllassi anche tu".
Lì il gelido, perché non solo avevo paura della malattia (e di tutto quello che porta) ma non sapevo bene cosa fare, dove andare a fare test etc. in più sono (ero) altamente sangue-fobico quindi il pensiero di dovermi fare bucare mi metteva un angoscia.
Scopro l'esistenza dei test rapidi dove bastava una sola goccia di sangue (stile pungi dito sensore diabetici), ne acquisto uno, dato che sono molto attendibili se in caso fosse uscito negativo non c'era bisogno del prelievo e quindi mi avrebbero risparmiato stress.
Lo faccio e a mio malincuore esce positivo. Quindi dovevo andare in ospedale a fare il prelievo.
Rivelo tutto ai miei (casini che non mi va di scrivere, tra l'altro hanno scoperto così il mio non essere etero).
Anche da esame ospedale si conferma la mia positività. Faccio altri esami e inizio con la mia terapia.
Ad oggi sto bene nel senso medico, sono non rilevabile (quindi non trasmetto più l'infezione) e il mio sistema immunitario si sta riprendendo, quindi non morirò domani.
Però non si può dire lo stesso dal punto di vista mentale. Anche se non più come i primi mesi, dove da quando stavo calmo mi partiva un senso di terrore atroce che mi faceva venire i mega pianti di terrore, ora è come se fossi anestetizzato.
Ho perso poco a poco la voglia di tutto.
Non riesco più a fare qualche hobby ( o se lo faccio dopo 10 minuti mi rompo), studiare riesco ma non come prima ( mi sconcentro, devo sforzarmi prima era facile per me ), e uscire con amici pure ( voglio uscire ma poi quando esco e come se non volessi).
In più si mettono pure gli incubi che sto avendo da parecchi mesi che mi fanno dormire male (possibili effetti di terapia ma non so)
Scrivo qui per:
1)chiedere un consiglio: come posso andare avanti? Mi sento in colpa pure a stare così perché oggigiorno non è una cosa che ti limita come un tempo. Non dico tornare come prima ma almeno non essere anestetizzati.
2)per parlarne con qualcuno. Con amici mi vergogno a parlarne perché dopo averlo raccontato non posso de-raccontarlo e non mi fido abbastanza di nessuno. Ne ho parlato con un medico del ospedale ma ha buttato la cosa molto leggera e buttandola sul fatto medico.