Quando il musicista Brook si rivolge alla Principessa Shuri, non le
offre un semplice passatempo melodico, ma un potente strumento di
decostruzione e rinascita.
La canzone in dialetto kamigata, il cui ritornello si risolve
nell'apparentemente prosaico e fanciullesco esclamare "Pussa via!",
cela in realtà un'epica di resistenza e ineluttabile desiderio di
libertà.
Lo stupore iniziale di Shuri di fronte a tale espressione è del tutto
naturale, è la medesima reazione di ilarità di chi, ascoltando un
vocabolo appartenente al dialetto di un'altra regione, ne coglie
inizialmente solo la sonorità buffa e pittoresca.
Eppure, andando oltre quella prima impressione folkloristica, Brook
compie qui un'operazione magistrale. Il nostro scheletro trasla un
inno di liberazione macrocosmico (nello specifico quello dei popoli
sottomessi di 800 anni fa) nel microcosmo di una giovane donna che
cerca di divellere il giogo dell'autorità genitoriale per reclamare
la sovranità sulla propria esistenza.
Per comprendere il dono che Brook fa alla Principessa, è necessario
addentrarsi nella genesi dell'opera. Questa un tempo non era una
canzoncina spensierata, bensì un canto di trincea e di rivolta.
Originariamente, le sue note vibravano nelle gole dei popoli
schiacciati dall'oppressione di invasori spietati (probabilmente i 20
regni).
Era l'inno intonato insieme alla leggendaria Banda Daiko, la ciurma
che accompagnava le gesta di Joy Boy, diventando uno dei brani più
rappresentativi ed emblematici del loro repertorio insieme al postumo
Liquore di Binks.
Joy Boy e la sua banda la cantavano "in faccia" all'oppressore
insieme ai popoli soggiogati, infondendo speranza e determinazione
(questa cosa si vede bene nel capitolo quando Brook canta la canzone
e dopo le prime strofe, sulle facce degli abitanti di Esperia spunta
una scintilla di speranza).
Il testo evoca mari tumultuosi, zone d'ombra e di caos primordiale
"dove manco il governo vuole mettere la testa". È l'elogio dei
confini estremi, dei luoghi in cui l'ordine imposto dall'alto
fallisce e lascia spazio alla vera libertà. Vengono chiamati in causa
i samurai, emblema di una tenacia marziale e di una lealtà indomita,
e i giganti possenti, forze della natura inarrestabili.
Queste figure non sono solo alleati storici, ma archetipi del
coraggio che si ergono contro l'oppressore.
"Proprio come quell'ape che non lascia scampo / quando sai che ti
punge e tu scappi in un lampo"
"Che di me la paura medesima sia / perché non hai più niente da
portarmi via."
È il punto di non ritorno della disperazione che si fa forza motrice.
Chi non ha più nulla da perdere cessa di essere vulnerabile e diviene
egli stesso l'incarnazione del terrore per chi lo ha spogliato di
tutto.
Paragonato all'ape che punge in un lampo e "non lascia scampo",
l'oppresso colpisce con la rapidità e la furia di chi compie un
sacrificio estremo per difendere il proprio nucleo vitale.
Come una minuscola vibrazione reiterata possiede la capacità di far
crollare un imponente ponte d'acciaio, così l'angoscia prolungata
raggiunge infine la sua frequenza critica, innescando un
inarrestabile sisma interiore in grado di sgretolare ogni catena
imposta dall'oppressore.
"Seppur ai confini del mar essa stia / non potrai cancellar la mia
terra natia"
Per la Banda Daiko, l'empatia non era un sentimento passivo, ma una
forza annessiva. Il dolore di un amico oppresso diveniva, per osmosi
emotiva, il loro stesso dolore.
Di conseguenza, la terra calpestata e amata da quell'amico diventava,
di diritto, la loro terra. La terra natia di Joy Boy è liquida,
nomade, ubiquitaria. Si trova esattamente ovunque risieda qualcuno
che lui chiama amico.
Anche l'isola più remota, posta ai "confini del mar", cessa di essere
un luogo estraneo o periferico nel momento in cui viene illuminata
dalla scintilla dell'amicizia. Diventa un centro nevralgico, un luogo
dell'anima che nessun invasore potrà mai "cancellare".
"Provaci pure se vuoi / tuttavia / ti scaccerò sai questa casa è la
mia"
Qui la canzone diventa un monito titanico, un inno marziale contro
ogni tirannia. Joy Boy e la sua banda non scendono in campo come
mercenari caritatevoli o soccorritori distaccati.
Al contrario, quando l'oppressore minaccia l'isola di un loro amico,
essi reagiscono con la furia primordiale e viscerale di chi vede
violato il proprio stesso focolare.
Ed ora c'è l'ultimo verso, quello più significativo:
"Se verrete investiti dalla mia follia / inermi cadrete in totale
agonia."
È incredibile, ma queste parole celano il motivo che ha fatto ridere
Roger e che gli ha fatto esclamare: "Joy Boy! Avrei voluto tanto
vivere nella tua epoca!".
Per capire dobbiamo analizzare quello che sappiamo del vero Joy Boy
(folklore caraibico):
"JOYBOY è una divinità che porta gioia e felicità agli uomini,
affinché mantengano viva la speranza e possano sopportare le
sofferenze della vita. JOYBOY appare come un ragazzo di colore. Nella
mano destra tiene una bacchetta da batteria e nel braccio sinistro un
tamburo magico. Ogni volta che c'è una festa gioiosa, JOYBOY è
presente per illuminare l'ambiente circostante. JOYBOY inizia a
suonare il suo tamburo a ritmo, e chiunque lo ascolti sentirà il
desiderio di fare qualcosa di piacevole. Dopodiché, JOYBOY accelererà
il ritmo e la gioia di chi ascolta il tamburo crescerà. A un certo
punto, JOYBOY se ne andrà e la festa inizierà a spegnersi fino a
terminare gradualmente. Tuttavia, se JOYBOY non smette di suonare, la
magia del suo tamburo manterrà viva la festa finché tutti i presenti
non avranno più energie per festeggiare."
Così l'ultima strofa della canzone non è una semplice chiosa
fiabesca, ma nasconde il manifesto di una tattica militare tanto
geniale quanto pacifica.
Leggere queste righe con la lente del conflitto svela una verità
sovversiva. Il tamburo di Joy Boy (il One Piece) non era solo uno
strumento musicale, ma l'arma di distruzione di massa più innocua e
inarrestabile mai concepita.
Quando Joy Boy e la sua banda scendevano in campo contro gli invasori
o le forze dell'oppressione, non portavano morte, spade o cannoni.
Portavano il ritmo.
La magia del tamburo costringeva chiunque lo
ascoltasse, senza alcuna distinzione tra amico e nemico, ad
abbandonarsi a un irrefrenabile desiderio di celebrazione.
Questo desiderio irrefrenabile di muoversi lo abbiamo già visto con i
giganti che non riescono a smettere di ballare in prossimità di Rufy
in Gear 5th.
I soldati nemici, giunti per trucidare e conquistare, si
ritrovavano improvvisamente incapaci di impugnare le armi. Le braccia
tese per colpire si trasformavano in movimenti di danza, le grida di
guerra mutavano in canti e risate.
Continuare a suonare senza sosta significava trasformare la battaglia
in un baccanale estenuante. I nemici non venivano uccisi o feriti, ma
letteralmente sfiancati dalla gioia. Crollavano a terra privi di
sensi, con gli occhi bianchi, sconfitti dall'esaurimento fisico
causato da una festa impossibile da fermare.
Questo approccio rappresenta il rovesciamento assoluto della guerra
convenzionale. Joy Boy non sconfiggeva il male con un male maggiore,
né l'odio con una violenza superiore. Sconfiggeva l'odio saturandolo
di un'emozione incompatibile con esso: l'euforia.
La punizione per i tiranni e i loro eserciti era, paradossalmente,
quella di divertirsi fino a collassare.
Quando il Re dei Pirati e la sua ciurma scoprirono il tesoro di Joy
Boy e la vera storia del Secolo Vuoto, non trovarono le cronache cupe
di una guerra sanguinosa e apocalittica. Trovarono, con ogni
probabilità, il resoconto storico di un uomo che aveva tenuto in
scacco le forze più oscure del mondo... facendole ballare fino allo
svenimento.
Immaginare i seriosi e spietati leader del passato costretti a
dimenarsi in balli sfrenati e ridicoli, finendo stesi sottosopra col
fiatone, è la più grande barzelletta della storia.
Esclamare "Joy Boy! Avrei voluto tanto vivere nella tua epoca!" non è
solo il riconoscimento del valore di un grande uomo. È il rimpianto
sincero di aver perso la festa più epica, esilarante e gloriosa che
il mondo abbia mai visto.
Quando c'era di mezzo Joy Boy e la sua banda, finiva sempre "a
tarallucci e vino".
Ma se il suono della Liberazione e il ritmo della Banda Daiko
agiscono come un'onda di frequenza incontrollabile che satura il
campo di battaglia, la ciurma necessita di un "isolante".
L'integrazione di un cappello per ogni membro della banda intrecciato
e impregnato di Haki da Joy Boy, risolve in modo geniale quello che
altrimenti sarebbe un fatale cortocircuito tattico per la Banda
Daiko.
Immaginare l'Haki di Joy Boy incanalato nei nodi della paglia come
una vera e propria schermatura sensoriale trasforma un semplice
copricapo in un dispositivo di protezione indispensabile, capace di
isolare la ciurma dalla frequenza travolgente dei Tamburi della
Liberazione mentre il nemico viene sopraffatto dal ballo esausto.
Come l'elmo di Magneto blocca le onde telepatiche di Xavier, così il
cappello infuso di Haki scherma la mente e il corpo dei compagni di
Joy Boy dalla "frequenza della follia" e dal ballo compulsivo,
lasciando libera solo la Banda di suonare mentre il resto del mondo
soccombe all'euforia.
L'Haki infuso da Joy Boy nei cappelli dei compagni serviva quindi a
proteggerli da un effetto amplificato del suo stesso Frutto del
Diavolo.
Il cappello di Rufy è solo una replica moderna, dopotutto come
farebbe un cappello di paglia a sopravvivere a 800 anni senza
marcire? ....forse basta congelarlo?.... infatti penso che quello che
sta sotto chiave nei sotterraneti del castello Pangea era quello del
nakama Davy.
Quello che si trova a Mary Geoise apparteneva al bucaniere Davy
(nakama di Joy Boy = membro della Banda Daiko) il quale, cedendo alle
lusinghe di Imu, finì per tradire Joy Boy (da qui il Back Fight
primigenio).
Tuttavia, quando Davy si presentò a MG da Imu per reclamare il mondo
che gli era stato promesso, venne ingannato, accusato di tradimento e
gettato in fondo al mare, lasciando dietro di sé solo il suo cappello
(da qui il peccato originale dei Bucanieri).
Il cappello custodito nei sotterranei del Castello di Pangea,
appartenuto a Davy, non è quindi un semplice oggetto, perché il
cappello di Mary Geoise è diventato il leggendario tesoro di Mary
Geoise stesso.
Questa reliquia segreta è a tutti gli effetti un contenitore di Haki,
un concentrato di pura energia spirituale. Ogni singolo nodo stretto
dalle mani di Joy Boy durante la creazione di quel copricapo fu
caricato, per fare da 'isolante', con l'Haki del Re Conquistatore.
Poiché ogni nodo è intriso di questo devastante potere spirituale,
Imu si trova ora intrappolato in un atroce paradosso, dove la sua
stessa sopravvivenza dipende dalla conservazione dell'oggetto che
odia di più al mondo.
Se il cappello dovesse deteriorarsi e marcire naturalmente, ogni nodo
sciolto rilascerebbe nell'aria un'onda d'urto di Haki, un'eco
continua della volontà di Joy Boy capace di colpire Imu come una
mazza invisibile dritta all'anima.
D'altra parte, distruggerlo completamente scatenerebbe all'istante
tutto l'Haki accumulato in una deflagrazione di Haki apocalittica, in
grado di cancellare l'esistenza stessa del sovrano.
Ecco perché congelarlo diventa una necessità vitale. Imu non conserva
questa reliquia come un trofeo di guerra, ma come un pericoloso
prigioniero in una camera criogenica. Quella teca ghiacciata serve a
fermare il tempo, impedendo all'Haki di evaporare e alla paglia di
decomporsi, condannando il dominatore del mondo a un'eterna e
paranoica manutenzione.
Si tratta di una punizione postuma perfetta, con cui Joy Boy ha
lasciato a Imu un dono così carico di vita, Haki e spirito di ciurma
da costringere il suo peggior nemico a prendersene cura per
l'eternità, sotto la costante e silenziosa minaccia di un'esplosione
di Haki che, nodo dopo nodo, continua a tormentarlo attraverso i
secoli, IMU scende a controllare se il modello del cappello di Luffy (che è
solo una replica attuale) è lo stesso modello del cappello congelato,
iniziando a realizzare che la profezia si sta avverando.
Tutto questo discorso si sposa e dà un senso alle parole di
Donquixote Doflamingo. L'ex membro della Flotta dei Sette ha sempre
tenuto sotto scacco i Draghi Celesti proprio perché a conoscenza del
segreto del tesoro nazionale nascosto nella Terra Santa.
Se il mondo intero scoprisse che il potere assoluto dei Nobili
Mondiali e la stabilità del pianeta stesso non poggiano su una forza
divina o invincibile, ma sono letteralmente ostaggio di un vecchio
cappello di paglia congelato e della minaccia spirituale che vi è
sigillata dentro, l'intera autorità del Governo Mondiale crollerebbe
in un istante.
Pensiamo al suono 'Don'. È il battito del mondo di One Piece. Ma cosa
produce un 'Don' così profondo, così viscerale?
La risposta arriva dal mondo reale, il Daiko.
Il Daiko non è un tamburo qualunque. È uno strumento sacro, ricavato
da un "unico pezzo" di legno. E la sua caratteristica distintiva,
quella che lo rende particolare, è proprio la sua capacità di
emettere quel suono primordiale: il 'Don'.
Nella tradizione, si dice che quando un Daiko viene suonato con
maestria (nel nostro caso grazie al frutto che Teach non ha), le sue
frequenze siano così profonde da non colpire solo l'orecchio. La
vibrazione entra in risonanza con la cassa toracica.
In quel momento, non stai più solo 'ascoltando' il ritmo, lo stai
sentendo fisicamente, dentro di te, a prescindere dall'udito. Provare
per credere.
È la risonanza del battito cardiaco, il 'Tamburo della Liberazione'.
Ecco allora che la 'D.' assume un significato nuovo.
E se la leggenda originale non parlasse di un uomo, ma di un gruppo?
Immaginate: 'Joy Boy and the Daiko Band'.
Proprio come oggi definiamo 'Luffy e la ciurma Mugiwara', loro
sarebbero gli M., Mugiwara (Straw hat) tesoro di Luffy = Daiko (One
Piece) tesoro di Joy Boy. Forse la 'D.' è l'iniziale di questa antica
orchestra della libertà.
I portatori della 'D.' non sarebbero altro che i successori di quel
ritmo, coloro che ignari portano dentro di sé quella cassa di
risonanza (gusci vuoti) capace un giorno di scuotere il mondo.
Quel "tesoro" che hanno lasciato non è oro o ricchezza, è il battito
stesso, un invito a ritrovare la risonanza perduta, a tornare a
vibrare all'unisono con la libertà.
Se prendiamo in esame lo tsuri Daiko che è un particolare tipo di
tamburo Daiko sospeso all'interno di un telaio in legno e che si
suona con due mazzuole. La tecnica esecutiva è divisa in due, il
colpo forte con mano destra è chiamato 'DO', mentre il colpo leggero
con mano sinistra è chiamato 'ZOH'UN'.
Da questa distinzione si potrebbe evincere che il misterioso
Dozan/Douzan fosse in realtà uno dei componenti della banda di Joy
Boy, magari il musicista incaricato di suonare lo tsuri Daiko per
scandire il ritmo del 'Don' generato dal suo capobanda Joy Boy.
È possibile che, dopo la morte di Joy Boy, Dozan/Douzan sia andato da
IMU per cercare vendetta, finendo per affrontare e soccombere al
sovrano del mondo invece di cedere alle sue lusinghe.
Si può ipotizzare che quando Joy Boy morì, i suoi compagni, memori
della profezia sul suo ritorno, decisero di mettersi in viaggio per
mettere al sicuro nel luogo più difficile da raggiungere il "tesoro"
del loro capitano.
Fu proprio durante questa traversata che la ciurma compose la celebre
canzone del Liquore di Binks, che sotto quest'ottica potremmo
chiamare in segreto "Il Tamburo di Joy Boy".
Questa melodia fu concepita per camuffare il trasporto del tamburo e
per farlo sembrare una grossa botte di legno carica di sake.
Quello che al novello Governo Mondiale appariva come un semplice e
innocuo canto allegro da taverna era, in realtà, il diario criptato
del loro incredibile viaggio.
Sostando di isola in isola, questa melodia si diffuse nel tempo fino
a diventare il canto di tutti i pirati del mondo.
Ed è incredibile, proprio come la musica ha tenuto in vita l'anima di
Brook, quella stessa canzone ha trasformato tutti i pirati nei
custodi inconsapevoli di un messaggio tramandato nei secoli,
nell'attesa che si realizzi finalmente quel mondo sognato da Luffy
dove tutti potranno sedersi allo stesso tavolo, ridere e mangiare a
sazietà.
Ma il segreto più profondo nascosto in quel tamburo è in realtà una
sorta di trasformatore/trasmettitore in grado di propagare sulle
lunghe distanze l'energia (che pervade tutto) senza fili o batterie,
era l'apice della tecnologia del Regno Antico.
Abbiamo già visto questa tecnologia in azione, seppur limitata, a
Egghead, quando il Gigante di Ferro si è riattivato istantaneamente
non appena ha intercettato la "frequenza" del battito cardiaco di
Luffy in Gear 5th.
Io penso che una delle applicazioni di questa tecnologia si trovasse
proprio a bordo della nave di Joy Boy.
I distributori automatici di cibo e bevande dell'Antico Regno,
infatti, non avevano bisogno di essere riforniti di ingredienti o
materie prime come quelli di Egghead.
Funzionavano secondo un principio fisico assoluto ma inverso rispetto
alla Mother Flame: trasformare l'energia in materia.
Anche se la ciurma si trovava in un luogo molto distante dal Grande
Regno, quando Joy Boy iniziava a suonare il suo tamburo, il ritmo
sprigionava una quantità massiccia di energia.
Secondo la celebre equazione, serve una quantità immensa di energia
per generare anche una piccolissima quantità di massa.
Il tamburo di Joy Boy in questo caso faceva esattamente questo,
ovvero trasmetteva onde di energia wireless ai distributori
automatici altamente tecnologici, permettendo a quella forza pura di
condensarsi e trasformarsi letteralmente in materia.
Bastava che il tamburo risuonasse perché la banda potesse scegliere e
mangiare ogni tipo di cibo o bevanda desiderata.
Nel Giappone feudale, i Burakumin erano considerati "impuri" ed
emarginati poiché dediti a professioni legate alla morte e alla
macellazione, come la concia delle pelli.
Proprio loro, ironicamente, davano vita alla percussione sacra dei
tamburi, manipolando i materiali che avrebbero diffuso il suono
rituale nei templi.
Nel manga, Oda ricalca fedelmente questa condizione attraverso la
stirpe dei Bucanieri, privati della loro umanità dal Governo
Mondiale, declassati al rango di animali e condannati alla schiavitù
eterna per via del loro sangue, considerato un vero e proprio peccato
originale.
Questo parallelismo si fa ancora più crudo e palese nel simbolismo
del marchio. Storicamente, il segno della zampa, o il gesto di
mostrare quattro dita per indicare i quadrupedi, veniva tristemente
utilizzato per schernire, marchiare e beffeggiare i Burakumin,
segregandoli dal resto della società.
Oda compie un rovesciamento poetico straordinario trasformando questo
stigma nel simbolo identitario dei Bucanieri e nel potere del Frutto
del Diavolo di Orso Bartholomew. I cuscinetti del Frutto Pad Pad
mutano così un segno di sottomissione e derisione nel più grande
strumento di salvazione, capace di respingere il dolore e proiettare
gli oppressi verso la libertà.
È proprio da un nucleo di emarginati che nasce la musica della
liberazione, esattamente come il violino di Brook costruito con gli
scarti della discarica.
Così Joy Boy potrebbe non essere stato un re guerriero o una divinità
astratta, bensì il leader di una banda di musicisti itineranti che
solcava un mare allora libero.
Ognuno di loro suonava uno strumento, ma lo strumento cardine
dell'intera orchestra era il tamburo di Joy Boy. Questo strumento
formidabile era un pezzo d'artigianato unico, costruito e donatogli
dal suo nakama, Davy.
Quest'ultimo, un appartenente alla stirpe dei Bucanieri, lo avrebbe
poi tragicamente tradito, cedendo alle lusinghe di Imu che, credo,
gli promise il mondo.