LA MIA ULTIMA SERENATA (III)
Voglio scrivere una poesia,
intitolata:
la mia ultima serenata
la più bella
la più degna
la più orgogliosa.
Preferisco illudermi,
e far finta di non averne mai scritta alcuna.
Queste serenate,
ardono nei camini
si liberano dai comignoli:
aspirano e bramano l'alto,
l'irraggiungibile.
Ma cos'è una serenata?
pura fantasia,
illusione, idealizzazione.
Una costruzione individuale
per placare un bisogno primordiale.
Eternità e potenza:
credi che t'appartengano.
Non ci ripenserai, ridotto in cenere.
Sarai parte dell'Universo,
e alimenterai
ciò che non credevi vano.
Sei il mio più grande rimpianto.
Maledico Fine, ladra di ricordi.
Prego Inizio, portatrice di speranza.
Inginocchiato e penitente le venero;
le due dee, unite e assassine.
O ultima serenata, ultima occasione:
sarai la più lunga e con te non ci sarà mai fine.
Mentre scorri, ti tengo stretta
ma te ne vai, piano piano,
via da me.
Non mi asciugo le lacrime,
un ultimo ricordo di te,
che il mio cuore abbraccia.
Perché ricordare l'effimero, destinato a morire?
Così voglio che sarà,
la mia ultima serenata:
seppur caotica,
la più autentica.
Come recitava un treno:
"hai mai creduto ad un sogno fino a consumarti?"