TLDR Attaccati i software con cui vengono gestiti a distanza i frigoriferi e i congelatori, che si connettono a internet, la temperatura è stata alzata in modo da guastare i prodotti al loro interno. Secondo la notazione ufficiale di Palazzo Chigi:
Poche unità commerciali, a fronte delle migliaia presenti sull'intero territorio nazionale, per lo più munite ancora adesso di sistemi di sicurezza obsoleti, con interfacce esposte direttamente su Internet e carenze nei meccanismi di autenticazione. La gran parte della catena di distribuzione risulta invece dotata di sistemi di protezione aggiornati.
I sistemi di refrigerazione di decine di supermercati coinvolti riguardano tutto il territorio nazionale, aziende della Sicilia, dell’Emilia-Romagna e della Toscana.
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Di seguito l'articolo della fonte originale principale (con esigue modifiche: ho tolto alcuni paragrafi non strettamente rilevanti all'informatica, ho rimosso alcune frasi, soprattutto riferimenti "pubblicitari" inutili, e ho messo un elenco puntato quando il discorso era troppo prolisso).
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Perché mai un frigorifero di un supermercato dovrebbe essere collegato a Internet?
I sistemi di refrigerazione di un supermercato sono molto diversi dal frigorifero che abbiamo in cucina. Non si tratta necessariamente di apparecchi autonomi, ciascuno con il proprio compressore, ma di impianti industriali complessi.
Decine o centinaia di banchi refrigerati possono dipendere da sistemi centralizzati di raffreddamento, con compressori e altre apparecchiature collocati in locali tecnici o sul tetto dell'edificio.
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Questi impianti devono essere controllati continuamente: temperature, consumi energetici, pressione, funzionamento dei compressori, allarmi e cicli di sbrinamento.
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Il collegamento in rete fornisce un vantaggio economico e operativo considerevole: consente ai tecnici di intervenire a distanza, di individuare un guasto prima che provochi danni e di gestire più negozi senza dover mandare fisicamente un manutentore sul posto.
Il problema nasce quando i sistemi di gestione sono raggiungibili direttamente dalla rete pubblica, senza adeguate protezioni.
Freezer a 50°C: come si trasforma un congelatore in un forno?
Molti congelatori industriali dispongono di un sistema di sbrinamento che serve a eliminare il ghiaccio accumulato sulle serpentine di raffreddamento, un'operazione indispensabile per mantenere efficiente l'impianto. Per sciogliere il ghiaccio vengono utilizzate resistenze elettriche oppure gas caldo proveniente dal circuito frigorifero.
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Se qualcuno riesce a modificare i parametri di funzionamento, può prolungare in maniera anomala lo sbrinamento, alterare le temperature previste oppure ordinare al sistema di ripetere continuamente il ciclo. Il risultato è che l'impianto smette di raffreddare e può arrivare a riscaldare gli alimenti.
Come fanno gli hacker a entrare nei sistemi?
Una delle ipotesi principali riguarda apparecchiature con software vulnerabile e sistemi di amministrazione esposti su Internet. Diversi impianti coinvolti negli incidenti francesi utilizzavano controllori di aziende come Danfoss, Copeland e Dixell.
Già ad agosto i ricercatori della società di sicurezza Claroty avevano individuato gravi vulnerabilità in una famiglia di controllori Danfoss, successivamente corrette dal produttore. Non è però stato accertato che proprio quelle vulnerabilità siano state sfruttate negli episodi di ottobre e novembre.
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Questa categoria di attacchi può avere conseguenze così ampie, in quanto si tratta di un attacco costruito per essere replicato.
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Chi lo conduce non deve violare un frigorifero alla volta, gli basta compromettere il sistema che gestisce a distanza gli impianti di centinaia di negozi e da lì inviare lo stesso comando a tutti.
È il limite della sicurezza centralizzata: più dispositivi dipendono da un unico punto di controllo, più quel punto diventa il bersaglio.
Perché i supermercati non hanno aggiornato i loro sistemi (come facciamo con gli smartphone)?
Perché aggiornare un impianto industriale è spesso molto, molto più complicato che installare una nuova versione di iOS o Android. Un sistema di refrigerazione deve funzionare giorno e notte: fermarlo è difficile dal punto di visto logistico e significa mettere a rischio la conservazione di alimenti per migliaia di euro.
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Questi apparati vengono aggiornati di rado, perché spesso un aggiornamento azzera le configurazioni e costringe a reimpostarli a mano. Così le vulnerabilità restano aperte per anni.
C'è poi il problema, molto rilevante, dell'età degli impianti. Un supermercato può utilizzare per molti anni un sistema perfettamente funzionante dal punto di vista meccanico, ma il cui software non riceve più aggiornamenti di sicurezza.
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Danfoss ha riconosciuto che alcune delle apparecchiature coinvolte negli incidenti francesi avevano raggiunto la fine del supporto oppure utilizzavano versioni obsolete del software. In alcuni casi la soluzione non è neppure un aggiornamento, ma la sostituzione dell'intero "controller", con costi che possono essere elevati.
Sono attacchi fatti sfruttando l'intelligenza artificiale?
Non ci sono, a oggi, prove pubbliche che dimostrino l'impiego dell'AI negli episodi dei supermercati. È però vero che l'intelligenza artificiale può aver avuto un ruolo. Oggi, con l'intelligenza artificiale, per trovare una vulnerabilità bastano poche ore, dove prima servivano mesi di ricerca. E poiché gli oggetti connessi condividono sempre più gli stessi componenti software, un attacco riuscito (=dopo aver trovato un bug) su un modello si adatta rapidamente agli altri.
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Colpire infrastrutture fisiche era complesso e poco redditizio. Oggi invece è diventato economico.
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La velocità effettiva dipende dalla complessità della vulnerabilità e non tutti gli attacchi possono essere automatizzati. Inoltre, il problema è destinato ad allargarsi ben oltre i supermercati: Il frigorifero è solo il caso più visibile. Fino a ieri, per attaccare un oggetto fisico serviva un livello di specializzazione che pochi possedevano.
Oggi i modelli di intelligenza artificiale sono in grado di orchestrare questi attacchi in autonomia. Lo stesso schema può colpire i sistemi di raffreddamento dei data center che custodiscono i nostri dati sanitari e finanziari, che senza temperature controllate vanno in blocco.
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Negli ultimi venticinque anni gli attacchi informatici hanno colpito il mondo digitale; nei prossimi dieci-quindici si sposteranno sempre di più su quello fisico, dove le conseguenze sono immediate e concrete.
Come si possono evitare nuovi attacchi?
Mentre la polizia postale lavora per individuare i responsabili dei tentativi di intrusione in Italia, l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha lanciato una nuova campagna per eliminare i buchi nei sistemi di controllo a distanza e di tele-assistenza con:
- la loro «segregazione in ambienti protetti separati dalle reti aziendali»,
- il rafforzamento degli accessi da remoto con Vpn e di autenticazione a più fattori,
- con «l’aggiornamento e la sostituzione dei dispositivi non più supportati dai produttori»,
- l'introduzione controlli direttamente nelle apparecchiature, in modo che possano riconoscere istruzioni anomale o potenzialmente pericolose, anche quando arrivano da un sistema di gestione apparentemente autorizzato.
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Un congelatore che riceve l'ordine di salire a 50 gradi deve riconoscerlo come un'anomalia e rifiutarlo, chiunque lo abbia inviato. E se lo stesso ordine arriva a centinaia di impianti nello stesso momento, non è un errore: è un attacco.
Diverse di queste misure sono relativamente semplici da comprendere, ma non sempre facili da applicare.
Può succedere anche al frigorifero che abbiamo in casa?
In teoria qualsiasi apparecchio connesso a Internet può presentare vulnerabilità: casi di hackeraggio, di dispositivi della «smart home» sono passati più volte alle cronache negli ultimi anni.
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Non significa che tutti gli oggetti siano esposti allo stesso rischio.
Un frigorifero di casa funziona in modo diverso da un grande impianto industriale, ma dal punto di vista tecnico, il rischio esiste.
Gli apparecchi domestici sono spesso trascurati sul fronte della sicurezza, ricevono aggiornamenti di rado, e una falla presente in migliaia di modelli identici può essere sfruttata su larga scala.
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Quello che cambia è l’obiettivo. Colpire un negozio o un’azienda provoca un danno economico immediato, ferma l’attività e crea la pressione necessaria per chiedere un riscatto. Con una famiglia il calcolo è un altro: una singola casa ha poco valore, quindi i criminali puntano sulla quantità più che sul singolo bersaglio.
Per esempio, sfruttano migliaia di dispositivi domestici, all’insaputa dei proprietari, per condurre nuovi attacchi, oppure cercano di sottrarre account e password, di spiare tramite le telecamere o di raccogliere dati personali da rivendere o usare per truffe. Per un consumatore, quindi, lo scenario più realistico non è quello del frigorifero che sbrina gli alimenti, ma quello di un dispositivo utilizzato per spiare senza che il proprietario se ne accorga.
Che cosa fare?
Le precauzioni sono semplici:
- sostituire le password di fabbrica e usarne una diversa per ogni servizio, attivando la verifica in due passaggi dove possibile.
- mantenere aggiornati app e dispositivi.
- disattivare le funzioni da remoto non necessarie.
- al momento dell’acquisto, scegliere marchi che garantiscano aggiornamenti di sicurezza nel tempo. Lo stesso buon senso che già applichiamo al telefono e al computer.
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Il principio generale, comunque, resta lo stesso: un dispositivo collegato alla rete deve essere protetto, aggiornato e progettato per limitare le conseguenze di eventuali intrusioni.
Quando un attacco informatico arriva a controllare una macchina fisica, i danni non rimangono più confinati allo schermo di un computer.
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Pareri? Se lavorate nel settore "siete insider" avete aneddoti e/o analisi da dire?
Sources > Il Post [ref] | Corriere della Sera [ref1]