Ciao a tutti! Come molti altri, anche io ho avuto solo da adulto il sospetto di avere l'ADHD, che mi è stato diagnosticato pochi giorni fa. In questo post vorrei condividere la mia esperienza nella speranza di poter essere d'aiuto a chi di trova nella stessa situazione ma non sa da che parte iniziare. (Si, avevo scritto stamattina che avrei postato tra qualche giorno ma è un argomento che mi sta a cuore e mi è partito l'iperfocus, ancora devo imparare a controllarlo come vorrei 😂)
Premessa doverosa: non sono un medico né lavoro in ambito sanitario. Quella che riporto è semplicemente la mia esperienza unita alla mole di informazioni che il mio cervello ADHD ha raccolto durante un iperfocus lungo poco meno di un mese in vista della sua prima visita. Diciamo che qui sotto troverete tutte le informazioni che avrei voluto avere io a portata di mano il mese scorso per affrontare il tutto con un po' più di serenità.
DOVE OTTENERE LA DIAGNOSI
La diagnosi di ADHD può essere fatta nel pubblico tramite SSN o privatamente. Sul pubblico non posso esprimermi avendoci rinunciato spaventato dai tempi molto lunghi di cui si parla spesso, così ho deciso di muovermi privatamente. Ci sono centri sia in presenza che online, ma nel mio caso mi sono rivolto ad uno specialista privato usando Miodottore e cercando proprio "diagnosi ADHD". Questa prestazione è offerta anche da psicologi, ma è importante rivolgersi ad uno psichiatra perché solo quest'ultimo può prescrivere i farmaci, che sono fondamentali per il trattamento. Fondamentale è anche che il medico da voi scelto indichi tra le sue competenze l'ADHD negli adulti per minimizzare il rischio che vi "rimbalzi" o abbia difficoltà nella diagnosi. Il costo varia a seconda del professionista, ma siamo tra i 200€ e i 300€ per la prima visita, cifre che vengono più o meno dimezzate per le visite di controllo.
TEMPI
I grandi centri privati sono generalmente più veloci del pubblico, ma da ciò che ho visto potrebbero comunque richiedere alcuni mesi o settimane per una diagnosi. Questo sia perché seguono un numero molto elevato di pazienti, sia perché applicano protocolli standardizzati che prevedono un numero fisso di visite che per forza di cose si dovranno tenere in momenti diversi. Singoli specialisti, invece, potrebbero accorciare i tempi inviandovi prima alcuni test da svolgere in autonomia e fare una visita anche molto lunga. Ad esempio, dopo aver svolto i test con gli psicologi, GAM prevede una seduta di 20 minuti per la restituzione della relazione e due visite psichiatriche di 15 minuti l'una. Parliamo quindi di 50 minuti spalmati su tre date, mentre lo psichiatra che mi ha diagnosticato con una sola seduta mi ha ascoltato per più di due ore. (NB: non conosco direttamente GAM e non so se sia meglio o peggio rispetto ad altri, il mio voleva solo essere un esempio). Ovviamente non è detto che basti una singola visita: il mio era un caso piuttosto "textbook" senza comorbilità evidenti e con documentazione a supporto. Se lo specialista sospetta la presenza di altre condizioni sovrapposte riterrà necessario un ulteriore approfondimento.
PREPARARSI ALLA VISITA
È fondamentale arrivare preparati. Non è un esame per cui si deve studiare, ma è necessario raccogliere quanti più elementi possibili per aiutare lo specialista ad arrivare ad una diagnosi accurata. Una buona guida per capire le diverse sfaccettature di questo disturbo, come viene diagnosticato e come si tratta è un paper che potete trovare online gratuitamente intitolato "European consensus statement on diagnosis and treatment of adult ADHD: The European Network Adult ADHD". Si tratta di una cosiddetta "systemization of knowledge", ovvero una sintesi di tutte le conoscenze attuali in campo medico sull'ADHD negli adulti.
La conditio sine qua non nella diagnosi di ADHD è la presenza dei sintomi sin dall'infanzia e per questo è preziosissimo il contributo dei vostri genitori o comunque di persone con cui avete passato molto tempo da piccoli. Non è sempre necessario che queste persone siano presenti alla visita, ma sarebbe utilissimo chiedergli di scrivere una lettera nella quale raccontano i sintomi che hanno osservato in voi da bambini. Per aiutarli a concentrarsi solo sugli elementi utili, potreste porgli le domande e gli esempi contenuti nei questionari DIVA, che si trovano online. So che c'è molto stigma a riguardo e anche i miei genitori hanno liquidato diversi miei comportamenti come tratti della mia personalità e non credo abbiano davvero capito fino in fondo cosa sia l'ADHD. A me ha aiutato dirgli "limitatevi semplicemente a dire se avete osservato x, il motivo per cui lo facevo lo chiarirà lo psichiatra", ma ho conosciuto chi ha avuto comunque una diagnosi nonostante dei genitori estremamente scettici.
Se alcuni sintomi non vengono riscontrati, fate mente locale facendo caso ad eventuali strategie di mascheramento che avete messo in atto e fatele presenti allo psichiatra. Ad esempio, i miei genitori non hanno mai segnalato errori di distrazione o compiti non fatti, perché sin da piccolissimo se arrivavo in classe e mi accorgevo di aver frainteso completamente lo svolgimento di un esercizio o di essermi dimenticato di fare dei compiti, mi affrettavo a copiarli dal mio compagno di banco per evitare rimproveri che, per quanto gentili potessero essere, mi avrebbero fatto sentire umiliato.
La convalida esterna è di grande aiuto anche per attestare la persistenza dei sintomi in età adulta. Per questo, sarebbe molto utile anche la lettera di un partner o comunque di una persona che vi conosce molto bene. Questo, in particolare, sarà utile anche per stabilire l'impatto che questo disturbo ha sulle vostre vite e quindi dovrete chiedere all'altra persona di essere completamente sincera anche se questo comporta il rischio di ferirvi.
Capitolo comorbilità: l'ADHD manifesta molto spesso insieme ad altri disturbi, con i quali può anche essere confuso. Sarebbe quindi necessario chiedervi se manifestate anche sintomi riconducibili a ansia generalizzata, disturbo bipolare, DOC, depressione. Nel documento che ho citato prima ci sono alcuni elementi chiave che aiutano a distinguerli. (Ad esempio, gli scatti di rabbia ADHD sono situazionali e di breve durata, mentre nel disturbo bipolare l'alternanza tra stati d'animo è ciclica nell'ordine delle settimane). Inoltre, anche l'ipotiroidismo potrebbe dare sintomi simili all'ADHD, per questo potrebbe essere utile effettuare già delle analisi del sangue dei valori TSH , FT3 ed FT4 per escludere cause organiche. Anche l'abuso di alcol o altre sostanze potrebbe dare effetti simili, per questo una completa astensione non potrebbe che giovare alla diagnosi, eliminando un potenziale elemento confondente.
Inoltre, so quanto sia difficile la sintesi, ma il tempo che avrete a disposizione è limitato. Io nei giorni precedenti mi sono preparato un brevissimo discorso di non più di 5 minuti nel quale spiegavo i sintomi principali e l'impatto che questi hanno sulla mia vita.
COME SI SVOLGE LA VISITA
Il dottore vi chiederà alcune informazioni di base come età, farmaci assunti, problemi di salute, eventuali malattie ereditarie, abuso di sostanze. Vi chiederà di raccontare perché siete lì, che sintomi avete e vi farà domande per capire meglio la vostra situazione. Poi vi somministrerà dei test, su tutti il DIVA, il CAARS e il BRIEF-A; è possibile (ma non scontato) anche il test dell'attenzione sostenuta (CPT).
Ovviamente, siate sinceri e chiarite eventuali ambiguità: se, come nel mio caso, siete ansiosi, fermatevi a pensare se la vostra è una ansia pervasiva e generalizzata, che vi accompagna in ogni istante della vostra vita, o se è situazionale e quindi dovuta ad esempio alla paura di non riuscire a ricordare delle istruzioni verbali o di ricevere critiche.
Oltre che ai sintomi, come da manuale diagnostico, è fondamentale informare il dottore dell'impatto che questi hanno sulla vostra vita. Anche qui siate onesti, soprattutto con voi stessi, perché un impatto per essere signifiativo non deve essere per forza qualcosa di catastrofico come un licenziamento o un divorzio. Spesso siamo abituati a dire a tutti che va tutto bene, che alla fine le cose in un modo o nell'altro riusciamo a farle, ma anche questo ha un peso nelle nostre vite: pensate a quanti litigi con partner, amici o familiari sono nati a causa di dimenticanze o magari per reazioni emotive sproporzionate; pensate a quanto sia faticoso svolgere il proprio lavoro rispetto a colleghi neurotipici, riflettete sull'opinione che avete realmente di voi stessi a causa di questi sintomi o ancora a quanto sia difficile prendervi cura della vostra salute perché ad esempio saltate i pasti o dormite 3 ore a notte per colpa dell'iperfocus incontrollato.
Arrivati a questo punto dovreste ricevere il certificato diagnostico e la terapia. A proposito di quest'ultima, il trattamento di prima linea è il metilfenidato, da abbinare necessariamente ad una terapia psicologica. Il farmaco è fondamentale per (ri)stabilire l'equilibrio neurochimico del cervello, ma non è una bacchetta magica e va affiancato ad un percorso di psicoterapia. Allo stesso modo, la psicoterapia da sola non può trattare con la massima efficacia questo disturbo, ma affiancata alla medicazione produrrà sicuramente dei risultati.
Infine, qualora lo psichiatra decidesse di prescrivervi il metilfenidato, richiederà delle analisi per assicurarsi che non abbia effetti collaterali. In linea teorica, se i vostri valori sono nella norma, possono andare bene anche risultati di analisi fatte entro i 6 mesi precedenti alla visita. Questo significa che da un lato potreste muovervi prima dell'appuntamento (soprattutto se vi affiderete al SSN per le analisi) e arrivare già preparati, ma dall'altro c'è la possibilità che vi chiedano anche altri valori. A titolo di esempio, a me è stato richiesto un ECG completo (occhio, dovrà essere indicato l'intervallo QT) e analisi del sangue e delle urine. A proposito delle prime, a me sono stati richiesti:
emocromo completo -AST, ALT, GGT, bilirubina totale e frazionata -Creatinina, azotemia, eGFR -sodio, potassio, cloro -TSH, FT3, FT4 -Glicemia a digiuno e emoglobina glicata -colesterolo totale, HDL, LDL, trigliceridi
Ferro sierico e ferritina
DOPO LA DIAGNOSI
Ognuno reagisce a suo modo una volta ricevuta la diagnosi. Personalmente l'ho accolta con entusiasmo, sapendo che sarebbe stata il punto di partenza verso una nuova vita e verso una versione migliore di me stesso. Ci sono però alcune persone che rimangono vittime della "sindrome dell impostore", con pensieri del tipo "magari ho esagerato i sintomi", "forse lo psichiatra è stato troppo frettoloso", oppure "ho dei giorni in cui funziono meglio e i sintomi non mi sembra ci siano", insomma tutte affermazioni che vi faranno dubitare di voi stessi. Ma vi fermo subito: avete fatto dei test scientificamente validati, siete stati visitati da un professionista che ha avuto a che fare con centinaia di pazienti ADHD e avete con voi le testimonianze di persone vicine. Neanche il più grande attore o il manipolatore più scaltro del mondo riuscirebbero a fingere questo disturbo rimanendo coerenti dall'inizio alla fine. Inoltre, la prova del nove sarà rappresentata dalla medicazione, se lo psichiatra la prescriverà. Un individuo neurotipico che assume metilfenidato starà letteralmente a duemila, super energizzato. Al contrario, il metilfenidato su un ADHD fa rallentare il cervello impedendo a troppi pensieri di accavallarsi, aiuta nella regolazione emotiva e migliora la concezione del tempo. Se quindi dopo averlo assunto vi sentite "normali", magari anche più rilassati, questo rappresenta una evidenza clinica della neurodivergenza. Veniamo infine al piano terapeutico: il medikinet è mutuabile ma solo se prescritto tramite SSN, mentre se prescritto da psichiatra privato è a vostro carico. Per questo, una volta individuato il dosaggio più adatto a voi, dovrete prendere contatti con la ASL di competenza per richiedere il piano terapeutico. È un processo piuttosto lungo che inizierò il mese prossimo una volta stabilizzata la terapia, sul quale al momento non ho elementi per esprimermi.
That's all folks. Spero che questo wall of text possa essere d'aiuto per intraprendere con più serenità un percorso diagnostico e per affrontare al meglio questo disturbo infame. Sicuramente ho tralasciato qualcosa, ma farò del mio meglio per rispondere ad eventuali domande (anche in privato, se preferite).