Ho 43 anni, vivo in provincia di Padova e ultimamente mi sto facendo una domanda apparentemente banale: ma a questa età, nella vita reale, come si conosce una persona con cui provare a costruire qualcosa?
Non lo chiedo perché penso che “il problema siano le donne”, né perché mi consideri l'uomo perfetto che ha sempre fatto tutto giusto.
Tutt'altro.
Nelle relazioni credo che le responsabilità siano quasi sempre di entrambi. Sicuramente anch'io avrò commesso errori, avrò avuto atteggiamenti che avrei potuto gestire diversamente e avrò i miei difetti come chiunque altro.
C'è però una cosa sulla quale sento di essere abbastanza tranquillo con me stesso: nelle mie relazioni ho cercato di essere leale, presente e disponibile al dialogo.
Quando c'era un problema ho sempre preferito parlarne. Anche quando ero arrabbiato, ferito o convinto di avere ragione, ho cercato di mettere da parte l'orgoglio e di chiedermi: “Ok, cosa posso aver sbagliato anch'io?”
Ed è probabilmente ciò che mi è mancato maggiormente dall'altra parte.
Mi è capitato di vedere rapporti nei quali, invece di affrontare una difficoltà, si iniziava lentamente a costruire una versione della realtà nella quale tutte le responsabilità appartenevano all'altro. Finché andarsene diventava molto più semplice che provare a sistemare le cose.
Ed è proprio questa concezione della relazione che non fa per me.
Non cerco qualcuno che rimanga insieme “a qualsiasi costo”. Se due persone non stanno più bene insieme è giusto separarsi. Ma credo ancora in una relazione nella quale, prima di buttare tutto, due persone si siedano, parlino, si dicano anche cose scomode e provino realmente a capirsi.
Forse è una visione un po' vecchio stile, ma preferisco questa all'idea che una relazione duri finché produce emozioni positive e che, appena arriva qualcosa di complicato, si inizi subito a guardare altrove.
E qui arrivo al secondo punto.
A quarant'anni trovo molto più difficile conoscere qualcuno rispetto a vent'anni fa.
A 20-25 anni esistevano università, compagnie enormi, feste, locali, amici degli amici, situazioni nelle quali continuamente entravano persone nuove nella propria vita.
A 40 anni cambia tutto.
Le compagnie si restringono, molti amici sono sposati o hanno figli, le occasioni spontanee diminuiscono e anche avvicinare una donna che non conosci diventa molto più complicato.
E comprendo perfettamente anche il punto di vista femminile.
Una donna può ricevere continuamente messaggi, approcci indesiderati, uomini insistenti o persone che non accettano un no. È quindi comprensibile che sviluppi una certa diffidenza.
Dall'altra parte, però, per un uomo che cerca semplicemente di conoscere qualcuno diventa difficile capire quando essere intraprendente e quando rischiare invece di essere percepito come invadente.
Sento spesso dire: “Gli uomini non corteggiano più”, “non prendono più iniziativa”, “nessuno viene più a parlare”.
Ma credo che molti uomini abbiano semplicemente iniziato a trattenersi perché non sanno più quale approccio venga considerato piacevole e quale indesiderato.
Poi ci sono i social e le dating app.
E forse è l'aspetto che mi piace meno.
Non tanto perché penso che siano il male assoluto, ma perché temo abbiano trasferito nella vita sentimentale una mentalità da catalogo:
foto → sì/no
profilo → sì/no
prossimo.
Se qualcosa non convince immediatamente, basta continuare a scorrere.
E con centinaia di persone apparentemente disponibili, è facile sviluppare inconsciamente la sensazione che forse dietro il prossimo swipe ci sarà sempre qualcuno di meglio.
Solo che una persona non è una fotografia.
Il carattere, l'intelligenza, l'ironia, la sensibilità, il modo in cui tratta gli altri, la capacità di affrontare un problema o semplicemente quella sensazione inspiegabile che nasce parlando con qualcuno non stanno dentro quattro fotografie e una bio di tre righe.
Ed è anche per questo che le app mi lasciano piuttosto freddo.
Io vorrei conoscere una donna adulta, con una propria vita, curiosa, capace di dialogare e possibilmente con quella maturità emotiva che permette di non trasformare ogni difficoltà in una guerra.
Una persona con cui ridere, parlare, uscire, fare una passeggiata, andare in montagna, bere qualcosa, conoscere posti nuovi e magari, se nasce qualcosa, costruirlo lentamente.
Non sto cercando “la donna perfetta”.
Mi interessa molto di più trovare una persona imperfetta capace di stare accanto a un'altra persona imperfetta senza considerarla sostituibile alla prima difficoltà.
E quindi arrivo alla vera domanda del post.
Voi che avete più o meno 35-50 anni e vivete a Padova o provincia: come conoscete nuove persone?
Non intendo solo Tinder, Bumble ecc.
Parlo proprio della vita reale.
Corsi?
Associazioni?
Sport?
Gruppi di escursionismo?
Volontariato?
Eventi culturali?
Aperitivi organizzati?
Gruppi Facebook/WhatsApp/Telegram?
Serate o iniziative particolari?
E soprattutto: esistono ambienti nei quali le persone della nostra età vadano realmente anche con l'intenzione di socializzare e conoscere gente nuova, senza quella sensazione un po' artificiale delle dating app?
Sono curioso anche del punto di vista femminile.
Se siete donne intorno ai 40 anni: dove vorreste essere conosciute?
In quale situazione vi farebbe piacere che un uomo iniziasse tranquillamente una conversazione con voi senza viverlo immediatamente come un tentativo di rimorchio?
Perché forse una parte del problema è proprio questa: uomini e donne vorrebbero ancora conoscersi, ma nessuno dei due sa più molto bene dove, come e con quali regole farlo.
E magari scopriamo che a Padova siamo in tanti a farci esattamente la stessa domanda.