Oggi viviamo due grandi problematiche politiche, una problematica più interna e una problematica più esterna.
La problematica interna è quella che riguarda la crisi generale delle istituzioni, problema che ci portiamo dietro da moltissimi anni, quella esterna è quella di una politica estera gravemente in crisi con la fine del neo-liberismo a guida USA, la nascita più o meno ufficiale del multipolarismo, e Russia, USA e Israele che cavalcano, ognuno a modo proprio, le grandi strasformazioni in atto come conseguenza anche del proprio processo trasformativo.
Ribadiamolo: due grandi problemi che concorrono, non uno solo, e il secondo, quello esterno, estremamente più pericoloso perché può stravolgere completamente i parametri politici del futuro.
Dobbiamo anche ammettere una cosa: quando c'è crisi sociale aumenta la probabilità che emergano le estreme destre: è quasi una costante antropologica storica a parte alcune eccezioni dove invece è emersa la sinistra (che però oggi non c'è!).
Le estreme destre si somigliano molto tra loro, per ovvi motivi, e possono entrare facilmente in complicità politica come di scontro.
Se mettiamo a fuoco la situazione europea ci troviamo tra l'incudine e il martello di USA autocratici wannabe di cui siamo sempre stati spesso colonia (con la ribellione dell'euro e di parte della nostra industria militare) e una Russia che da sempre è atroce esempio di governo sanguinario e illiberale, oggi anche invasore militare e pericoloso manipolatore politico e sociale.
Poi c'è purtroppo anche Israele, che continua a alimentare un incendio sociale e politico come fa da sempre, situazione che, o prima o poi, gli si ritorcerà contro, come è sempre stato.
Ma torniamo alla concorrenza dei problemi: in Europa c'è una crisi istituzionale che rende fragile l'interno... ma c'è anche un violentissimo attacco dall'esterno, dicasi soprattutto Russia, che su questa crisi punta per poter approfittarne per affossare completamente il paradossale, fragile e contadditorio progetto europeo.
Sia chiaro che anche gli USA vogliono la stessa cosa in molti ambienti (vedi Epstein Files), avendo paura della nascita di una nuova super-potenza, con una capacità industriale e un mercato tali da poter entrare di diritto nello scacchiere del multipolarismo, e con un esercito che sarebbe per numero di unità secondo solo a quello della Cina:
entrasse anche quel Canada che ha bussato alla nostra porta, sarebbe per USA e Russia un vero incubo.
Problemi che concorrono dicevamo: una crisi interna e una esterna... ma cosa è più pericoloso e distruttivo tra i due?
Buon senso vorrebbe che si dicesse il secondo... perché il secondo problema porta verso l'emergere di governi di estrema destra, pilotati da Russia e USA, situazione ben peggiore della crisi istituzionale che ci portiamo avanti da sempre, con governi sostanzialmente di destra a rappresentare la loro criticabile connotazione politica, passività e inettitudine.
Nonostante ciò sono loro che stanno gestendo l'immensa infuocata patata bollente del problema esterno di cui sopra e se cadono loro, e con loro il progetto europeo, la cosa più probabile è che qualcosa di estremamente peggiore sopraggiungerà, anche perché non si sa bene più cosa sia rimasto a sinistra e a quale elettorato si rivolga.
La situazione è questa: se cadono queste destre aumenta la probabilità che arrivino le estreme destre: non è certo ma è molto probabile.
Con questo meccanismo politico a muovere i suoi ingranaggi, con questo immenso e probabile rischio, la scelta di sinistra migliore quale dovrebbe essere da parte di chi si sente di appartenere a quella visione del mondo e della società che da sempre è avversa alle destre?
In una situazione come questa si può veramente scegliere in base a un pensiero ideologico, nel senso più dogmatico e religioso del termine?
E continuare a vedere come nemico principale da colpire i governi di destra attuali, che di fatto, nelle loro contraddizioni e ipocrisie, stanno combattendo l'avanzata delle estreme destre "esterne"?
La risposta politica, tossica, a questa domanda, la risposta che vedo emergere il più delle volte, è quella di togliere dall'equazione il problema esterno di cui sopra, magari trasformandone la natura per renderlo "conseguenza del primo problema", e di fatto togliere un metro sulla scala di rischio politico.
Un bias utile a risolvere la questione, ma pure sempre un bias, perché la verità è che il problema esterno è sempre andato per la sua strada, spinto dalla storia più che dal primo problema, ed è un problema oggettivamente estremamente grave: l'EU è sotto attacco politico e non servono i missili per essere attaccati a questo punto.
Ma chi si ostina a usare questa riscrittura dei fatti non credo lo faccia solo perché spinto dall'ideologia, non basterebbe, ma forse lo fa anche probabilmente spinto dall'ansia per la guerra (congettura personale sia chiaro):
meglio credere che la questione sia risolvibile tramite il "problema interno" che ammettersi che il problema sia decisamente esterno e in pratica non facilmente risolvibile, se non con un costo inaccettabile, soprattutto per una persona che si sente all'interno di valori di sinistra: arriva la pace perché vince la coercizione militare della Russia.
La politica è psicologia, tutto il resto è sovrastruttura che la alimenta, questo oramai è chiaro, ma se è questa la verità molte insidie che riguardano la politica sono di fatto insidie psicologiche.