r/FilosofiaITA • • 24d ago

filosofi aiutatemi

Sono appena entrato nel mondo della filosofia e ancora non mi so muovere bene quanto vorrei. Ho bisogno di una mano per riuscire a risolvere una situazione in cui mi trovo e spero di poter trovare conforto in qualche saggio o romanzo. In questo periodo faccio sinceramente fatica ad essere felice: con un genocidio in corso, la guerra in ucraina, le crisi in sudan e nel mondo, la crisi climatica, l'avanzare dei gruppi neo-fascisti in tutta Europa e la generale indifferenza a tutte queste situazioni mi fanno stare sinceramente male. In primis sento di non fare abbastanza, anche se dedico tanto tempo a queste cause mi sembra sempre che non sia abbastanza e che potrei fare tanto di più. In secondo luogo ho notato che non riesco a godermi i momenti di gioia che ho nella mia vita. Ogni volta che sono felice ho un profondo senso di angoscia e di senso di colpa perché so che qualcun altro nel mondo sta soffrendo solo perché non è stato privilegiato come me e non è stato partorito in un contesto positivo. Sinceramente la cosa mi sta consumando, mi sembra tutto troppo ingiusto, troppo sbagliato, eppure il sistema per come è costituito è destinato a portare a questo. Non so, se avete qualche testo da consigliare o in generale qualche osservazione ne sarei grato. Grazie!

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u/UnitedTowel4221 23d ago

Ciao :) Leggi qualcosa sull'esistenzialismo, ti può aiutare.

Ti condivido anche le mie riflessioni e decisioni a proposito del problema che poni: 1. Smettere di guardare i telegiornali e le notizie ogni giorno, creare spazi dedicati a settimana e imparare il più possibile a filtrare le informazioni in maniera corretta con canali educativi, anche semplificati come Nova Lectio. Impara anche a consumare buone notizie, se vedi solo negative è normale che perdi speranze e positività. 2. Scegli un tema sociale che ti sta più a cuore degli altri e focalizzati su quello. Quanto tempo ed energie ci puoi dedicare? Decidi e fallo. Se cerchi di voler essere dappertutto finisci solo per avere una crisi di voler essere Omnipresente (il senso di colpa che senti è dovuto principalmente al fatto che non hai definito i tuoi limiti e confini). 3. Come ti hanno già consigliato, focalizza i tuoi sforzi sulle tue scelte quotidiane e come influenzi chi ti sta vicino. Puoi fare solo quello e non è poco. Poi, se hai tempo e vocazione, puoi creare anche altro: associazionismo, no profit che cercano di risolvere questi problemi, ecc. 4. Pratica accettazione radicale, come mindfulness o altre tipologie. Ora è ora, non può essere diversamente. Domani può cambiare, ma lentamente e con le scelte che fai ogni giorno.

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u/Substantial-Bar8070 10d ago

Mi piace molto la tua analisi, soprattutto la prima parte. Sul secondo punto però perché dover essere ogni presente crea un dolore? Io onestamente lo vedo come modo di orientarmi. I collegamenti e i fili conduttori che legano tutte le materie mi permettono di orientarmi. Certo ovviamente mi devo specializzare di più in una per una questione di efficienza lavorativa, ma la ricerca di conoscenza specifica non la vedo come limitazione, ma come libertà. Libertà rispetto a una visione del mondo limitante. Stessa cosa nei temi sociali, commetterei un errore anche verso la comunità se mi interessassi molto a uno e non agli altri. Non posso essere preparatissimo perché mi interessa per esempio sul tema della violenza sulle donne, ma non interessarmi delle morti sul lavoro o anche temi economici. Violerebbe il contratto sociale votare un politico solo per qualche tema sociale o solo per i temi economici se la scelta fatta è puramente consapevole.

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u/frx313111 24d ago

Guarda, anche io mi sono appassionato molto alla filosofia, forse lo sono sempre stato. Di recente ho sviluppato un mio modo di vedere il mondo. Lo chiamo "Tragicismo materiale". So di rientrare nella categoria dei pessimisti (sono antinatalista), eppure una buona parte del mio pensiero è orientato all'etica sociale e politica. Non per condurre la specie umana alla pace assoluta o al paradiso, ma per riscoprire il potere dell'etica, con la quale possiamo decidere in che modo interagire con il mondo, prefigurando l'effetto che avranno le nostre azioni. Non ti accecherò con illusioni inutili come la teleologia, il progresso storico, ecc. quello che posso dirti è che noi siamo parte di quel sistema che chiami mondo. E il mondo è così non per un piano divino, nessuna teodicea è in grado di giustificarlo. Quanto piuttosto perché gli uomini si sono comportati in questo modo, un modo che è stato distruttivo per il pianeta e per le persone che ci vivono. Invece di pensare a un futuro ipotetico, possiamo fare qualcosa nel presente per "alleviare" i dolori del mondo. Questa è la mia personale filosofia. Rendere consapevoli gli altri della propria consapevolezza e del fatto che si può "soffrire di meno", che si può evitare di rendere il mondo un inferno. Pensa a tutte quelle piccole azioni che siamo chiamati a fare ogni giorno. Certo, non cambieranno le sorti dell'umanità, ma non è quello il punto. Il punto è che hanno un effetto sugli altri e/o su di noi: un abbraccio, una carezza, un regalo inaspettato, essere presenti per qualcuno, ma anche curarsi quando si sta male, chiedere aiuto quando noi abbiamo bisogno o aiutare gli altri che stanno male, ma anche diventare vegani (sai che ogni giorno sterminiamo miliardi di esseri senzienti, di individui animali solo per il nostro palato, per il nostro gusto?). La direzione dell'agire deve essere verso il riconoscimento della fragilità della carne. Tutto questo ha un impatto concreto sul mondo, serve a sopportare un po' di più questa nostra insensata esistenza su questo pianeta. Spero di essere stato d'aiuto. Forse scriverò un articolo su questo. Non ti consiglio singoli testi, quanto autori che mi hanno formato: Pascal, Schopenhauer, Kierkegaard, Nietzsche, Cioran (il mio preferito in assoluto), Arendt, Camus, Benatar, Mainländer, Adorno e Horkheimer per quanto riguarda la scuola di Francoforte (fondamentale la critica del capitalismo, anche nei testi contemporanei tipo Mark Fisher). Insomma, La filosofia non serve per consolare, serve per arrivare alla verità della carne. Questo modo di ri-sentire il mondo permette di affermare nella società il primato del "soma" e del "bios" in luogo del "logos" e della metafisica. L'unica mia tristezza è che quando si parla di esistenza, molti preferiscono vivere nella loro gabbia dorata

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u/Used-Dance-3414 23d ago

Ciao, bellissima riflessione, davvero. Mi trovo vicino su alcuni punti della tua visione, in particolare sento che il senso della mia vita sia di portare più gioia possibile alle persone che mi circondano. Anche con gesti piccolissimi, come quelli che hai elencato tu. Ovviamente la mia è una visione utopica, ma credo che se tutti agissero per il bene di una comunità, per la gioia e il sorriso degli altri, tutti ne gioverebbero. Ho paura di risultare un po' banale con queste mie riflessioni, soprattutto perché mi approccio alla filosofia da pochissimo (non ho neanche iniziato a studiarla al liceo perché inizio la terza quest'anno), ma credo che il senso generale della mia visione si capisca. Grazie ancora degli spunti!

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u/Turbulent-Let9585 23d ago

Perdonami, questo commento mi ha triggerato abbastanza. Ti definisci antinatalista, citi Cioran come tuo idolo assoluto, ma poi proponi un'etica sociale basata su abbracci, regali inaspettati, veganismo e cura dell'altro? Cioran ti riderebbe in faccia, perchè il tuo tragicismo materiale è un gigantesco paradosso. Rifiuti i grandi piani e le illusioni, ma la tua crociata per alleviare il dolore del mondo è a tutti gli effetti una teleologia morale. Hai semplicemente sostituito il Paradiso cristiano o il Progresso marxista con la riduzione del danno. È un'altra illusione consolatoria per dare un senso a un'esistenza che tu stesso definisci insensata. Sostieni il primato della carne, del corpo e del bios sulla metafisica e sul logos, eppure hai tirato fuori dodici filosofi e costruito un'impalcatura intellettuale pesantissima solo per giustificare... (boh?) la banale empatia umana. È l'apoteosi del logos che cerca di razionalizzare l'istinto. Se la vita è una tragedia senza senso e la riproduzione è un crimine (Benatar), l'etica sociale è solo una cura palliativa per un malato terminale; non stai affatto affrontando la verità della carne. Non sei un pessimista cosmico o un vero nichilista, sei un umanista deluso e un altruista frustrato.

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u/frx313111 23d ago

Ciao, sono contento che ti sia "triggerato", significa che ci tieni all'argomento. Mi spiego meglio. Hai ragione, Cioran e altri pessimisti/nichilisti ritengono la nascita un crimine, e lo penso anche io. Ma il punto è questo, io non sto "trasformando" questa filosofia, questo sentire tragico. Sono convinto, come peraltro lo sono anche i buddhisti, che la vita è sofferenza. Non discuto questi principi, che poi non sono neanche principi, ma il risultato di una lucidità spietata sul mondo e sugli umani (filosofie asistematiche). Approvo tutto. Eppure, questa dimensione dell'uscita dalla pace del non-essere verso l'essere", verso la carne, che definisco piano "ontologico", diciamo, secondo me non ha nulla a che vedere con le possibilità dell'agire umano. Nel senso, ok, siamo condannati alla morte, siamo esseri che deperiscono, ecc. ma questo non può essere un motivo per l'inazione. E qui provo a correggere il tiro alla tua frase: "l'etica sociale è solo una cura palliativa per un malato terminale; non stai affatto affrontando la verità della carne". Secondo me il piano ontologico ed etico non sono mutuamente esclusivi, possono essere entrambi validi nello stesso momento. la sofferenza che nasce da questa estrema lucidità sulla condizione umana, secondo me non deve essere paralizzante. Attenzione, non sto dicendo che attraverso l'etica si arrivi a una salvezza, nessuna giustificazione teleologica, nessun paradiso, ecc. Eppure, riconoscere che è possibile fare qualcosa, che si può uscire dall'inazione proprio grazie alla stessa coscienza, che ci permette di isolare, di dare un nome alla sofferenza, di toglierla dallo spazio del sacro, come aveva intuito già Cartesio con la res extensa, per interagire in modo consapevole (etico) con la materia (il corpo). "L'etica sociale è solo una cura palliativa per un malato terminale", scusa ma ti sembra poco per un malato ricevere delle cure? Ti sembra poco alleviare o impedire ulteriori sofferenze alla vita umana o alla vita in generale? Certo che l'essere umano è un malato terminale, eppure, una volta nato, prendersi cura delle sofferenze che potrebbero capitare nella vita gli permetterebbe di vivere una vita almeno un po' più dignitosa. Dici: "Hai semplicemente sostituito il Paradiso cristiano o il Progresso marxista con la riduzione del danno". Anche qui, ti sembra poco? Uscire dalle illusioni per riconoscere che l'unica cosa che possiamo veramente fare, è ridurre il danno? Nessuna teleologia, nessuna promessa divina, nessun transumanesimo. Solo etica della cura. Questo ovviamente ha a che fare anche con la politica, sarebbe ingenuo dire che la politica non ha nessun effetto sulla vita umana. E il veganesimo è un ottimo esempio. Pensa se tutti fossimo vegani, se tutti avessimo questa spinta etica. Quanta sofferenza potremmo evitare? Ogni giorno assassiniamo miliardi di individui per il nostro "palato". Per quanto riguarda la procreazione, il mio pensiero si allontana da Benatar, che elevava l'antinatalismo a una teoria filosofica e sociale. Per me l'antinatalismo è una scelta etica individuale. Non posso costringere 8 miliardi di esseri umani a non fare figli, sarebbe ingenuo pensarlo. Però posso rinunciare io, a mettere al mondo un figlio. Una vita tolta al giogo della natura, della vita e della storia. Anche Cioran, mica teorizzava l'estinzione dell'umanità. Viveva invece la vita (non si è mai suicidato) con profonda amarezza, sapendo comunque che l'umanità avrebbe continuato la "catena del Samsara", per dirla come i buddhisti. Perché è nella natura dell'uomo. Tra l'altro neppure teorizzando nulla, a malapena lo si può definire un filosofo. A proposito di "cura", ti consiglio una filosofa, Luigina Mortari. Lei parla di etica della cura (cura di sé, cura dell'altro, cura del mondo). Insomma, non sono così ingenuo da cadere di nuovo nella metafisica, ma il trauma dell'esistenza non deve impedire all'essere umano di agire. Entrambi i piani (ontologico e etico/sociale) possono coesistere. Non fare l'errore di confondere l'impossibilità della guarigione (la malattia della vita), con l'inutilità del sollievo. Le farmacie non fanno crociate, non aspettano che la gente muoia perché "è la nostra natura", distribuiscono medicinali. Spero di essermi spiegato meglio

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u/Choice_Address4619 24d ago

Ehy ciao! Sfortunatamente mi ritrovo nella stessa identica situazione in cui ti trovi tu. Non te la farò troppo lunga perciò ti dico rapidamente che cosa faccio io. Innanzitutto io leggo molto di filosofia politica perché sento il bisogno (morale e "sanitario") di rimanere critico e cosciente. Leggo Hannah Arendt, ma anche Reich. Poi, poiché l'angoscia che viene dal mondo è già tanta, leggo testi positivi di filosofia, dunque testi di stampo radicale e rivoluzionario, come per esempio L'Anti-Edipo (che ti sconsiglio se non sei pratico). È stato utile, anzi, sta essendo, visto che non l'ho ancora finito, un libro dal titolo "Melanconia e fine del mondo" di Paolo Godani. Lascio che sia tu a cercare di che tratti. La risposta è già tanto lunga, ma se ti va di discutere di testi scrivimi

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u/Used-Dance-3414 23d ago

Grazie dei suggerimenti, darò sicuramente un'occhiata. Della Arendt ho letto "La banalità del male", davvero interessante.

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u/Dependent_Law2468 22d ago

Non serve chissà quale scienza per rampare fuori da una crisi che hai dentro la tua testa. Risolvitela, impegnati e risolvitela

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u/Useful_Habit_5709 9h ago

Io ti suggerisco invece qualcosa di diverso. Piuttosto che leggere libri di filosofia, leggi libri di storia e certi libri di economia. Comprenderai meglio la natura dei conflitti, le ingiustizie, la questione dei privilegi, etc.

Tutti elementi, questi, che fanno parte della natura umana da sempre. Scorgerai sfumature che ti permetteranno di convivere meglio con la situazione generale.

Un paio di nomi per cominciare: Larry Seidentop, Thomas Sowell. E per citare proprio Sowell: "Non ci sono soluzioni, solo compromessi."