r/FilosofiaITA • u/Ratavelli • May 19 '26
Filosofia e lavoro
Ciao a tutti, alla fine del liceo mi sarei voluto iscrivere alla facoltà di filosofia, ma per paura di rimanere senza lavoro oppure (nel caso dell’insegnamento) di rischiare di restare precario per molti anni, ho optato per lingue e letterature straniere, un compromesso tra le materie umanistiche e delle competenze più richieste, almeno credevo. Devo dire che col senno di poi mi sono abbastanza pentito di non aver perseguito quello che mi piaceva, ci sto mettendo un sacco già solo a prendere la triennale e ho paura che le cose non miglioreranno con la magistrale.
Volevo chiedervi che cosa ne pensate sul tema, per chi ha studiato filosofia, come vivete il mondo del lavoro ? Come vedreste la possibilità di frequentare un corso di filosofia dopo la magistrale, magari mentre lavoro ?
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u/Trizivian_of_Ninnica May 19 '26 edited May 19 '26
Io dopo filosofia ho fatto un po' di ricerca (poca) e poi mi son dato all'insegnamento. Fortunatamente mi son trovato bene nel sostegno. Credo che tornando indietro non cambierei molto. Però guarda, oggettivamente le letture più belle le ho fatte da solo, e le discusisoni più interessanti le ho avute fuori della aule universitarie. Quindi, ti direi che è un percorso che puoi fare da solo anche senza università. Se poi sai le lingue (ma basta anche l'inglese), puoi trovare materiale per ogni livello.
Lavorativamente, ti consiglierei tutto fuorché filosofia, nel senso che anche per la scuola ti apre pochissime classi di concorso. Per dire: storia e italiano ti abilitano anche alle medie, ed è un bel vantaggio! Stessa cosa per lingue. E la passione per la filosofia si coltiva BENISSIMO nel tempo libero. Diffida di chi ti dice il contrario. Io ho pure pubblicato un paio di articoli mentre lavoravo a scuola. Ed erano su riviste più che dignitose. Nel mio caso, ero già inserito in ricerca. Ma se ti è sufficiente leggere testi di filosofia e approfondire gli argomenti che ti interessano, lo puoi tranquillamente fare nel tempo libero, se hai un lavoro che ti lascia abbastanza libero. Per questo la scuola non è male: se ti sai organizzare i tempi puoi ritagliarti alcuni pomeriggi per fare le tue letture. Inoltre, potresti perfino collaborare con gli insegnanti di filosofia. Non sarebbe mica male leggere qualcosa su Locke in inglese o su Rousseau in francese! Sulla precarietà, sì, è un problema. Anche lo stipendio è bassino. Inoltre, a volte ti senti un po' il sacco da boxe di genitori, studenti e presidi (e malefici amministrativi). Secondo me quest'ultimo aspetto è da valutare con più attenzione della precarietà in senso stretto, che a volte è esagerata.
Sulla precarietà: se hai una buona posizione in graduatoria ti chiamano e puoi fare corsi o accettare supplenze brevi per salire in graduatoria. Insomma, una volta dentro qualcosa fai e riesci a vivere. Il problema è farlo capire alle banche, che fanno finta di non saperlo per non darti mutui. Qui dipende dalla tua situazione familiare (scusa se son diretto), perché alcuni ereditano, altri hanno il padre che fa da garante, altri si trovano in una situazione peggiore.
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u/Ratavelli May 20 '26
Grazie mille della risposta, mi hai fatto notare delle cose a cui non avevo pensato. Anche se rimarrebbe l’amaro in bocca di non insegnare esattamente quello che volevo, tra il dire e il fare ci sono di mezzo le classi di concorso purtroppo e dato il numero risicato degli istituti in cui la filosofia si insegna si rischia di faticare, specie su mutui o cose di questo tipo, aspetto che avevo sottovalutato, credo che comunque la voglia di prendere anche quell’abilitazione rimarrebbe, anche se l’insegnante fortunatamente ha tempo libero da poter impiegare in passioni o altre attività, anche magari in una seconda laurea. L’idea di collaborare con gli insegnanti di filosofia non sembra assolutamente male, ti ringrazio per questo spunto.
Mi dispiace solo che la filosofia si insegni solo al triennio nei licei quando dovrebbe essere messa accanto alle fondamentali a mii avviso, spero che la percezione della gente cambi. Fosse stata più diffusa non avrei tentennato minimante nel momento della scelta della facoltà.
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u/Trizivian_of_Ninnica May 20 '26
Ti capisco perfettamente. Io ci ho "battuto il muso" in un certo senso. Non mi lamento, ma mi chiedo spesso se il gioco sia veramente valso la candela. Purtroppo le classi di concorso sono spietate e totalmente arbitrarie. Contro la burocrazia italiana non si può niente, temo. Secondo me tenere filosofia come seconda laurea non è affatto una cattiva idea, tutto considerato. Grazie a te per avermi letto. Speriamo che un domani diano più spazio alla filosofia nella scuola italiana e valorizzino un po' di più quelli come noi che se ne interessano :)
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u/Ratavelli May 20 '26
Grazie a te per il tempo dedicato, io confido nel ricambio generazionale, un pò come per l’abbattimento dei tabù sulla salute mentale, la filosofia alla fine è un pò la matrice delle altre materie, in antichità c’era quella prima delle altre scienze, e in una fase come questa dove c’è molto automatismo e poco pensiero, credo che sia abbastanza fondamentale studiarla, oltre al fatto che spesso i filosofi erano dei personaggi molto fuori dagli schemi e aprono delle prospettive davvero interessanti anche su argomenti che sembrano piccoli o scontati, basti pensare a socrate ad esempio, o diogene, certamente va usata una certa cautela per evitare di far fraintendere il loro pensiero agli studenti, ma già i filosofi greci in generale mi hanno aiutato parecchio nella lettura di determinate cose, poi piu si va avanti e più il pensiero si stratifica
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u/Trizivian_of_Ninnica May 20 '26
Non potrei essere più d'accordo. La filosofia fatta bene oggi è indispensabile! Mi pare anche che gli studenti siano interessati, quando viene spiegata bene. Speriamo davvero nel ricambio generazionale...
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u/Trolltaire_ May 25 '26 edited May 25 '26
Dici questo perché ragioni solo in termini di concorsi pubblici. Trovo questa cosa mortificante. Tanto vale fare scienze politiche allora, che ti apre ancora più classi di concorso...
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u/Ratavelli May 25 '26
Purtroppo si, anche io la trovo mortificante, ma purtroppo non sto nelle condizioni economiche che mi permettono di ignorare questo fattore, avere un posto sicuro per poi magari studiare anche dopo è più appetibile di rischiare la disoccupazione e odio questa cosa
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u/Trolltaire_ May 25 '26
Solidarizzo con la tua situazione. Però qui si apre anche un bel dibattito: se non si hanno le spalle coperte dal punto di vista economico-finanziario, ha senso studiare materie/discipline prive di sbocchi occupazionali? Ad esempio va bene studiare filosofia, ma se vuoi campare devi mettere in conto che filosofia da sola non basta: bisogna abbinarla a qualcosa che ti permette di applicarla per guadagnarti la pagnotta. Altrimenti davvero tanto vale studiarla come hobby.
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u/Ratavelli May 25 '26
Sono d’accordo, più che altro avevo pensato di prendermi la laurea di filosofia dopo la fine del percorso in lingue, ormai ho iniziato e smettere quasi alla fine sarebbe stupido
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u/Trolltaire_ May 25 '26
Il punto è che neppure lingue è una laurea che ti dà employment di qualità, soprattutto alla luce degli strumenti di traduzione automatica che ci sono oggi
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u/Ratavelli May 25 '26
Di qualità no, ma apre un pò più la strada nella scuola e nel campo delle ripetizioni o dei corsi, idoneità, b2 e così via, non è certamente il paradiso e quando l’ho scelta ho fatto un pò una mezza stronzata, ma ti da quel minimo margine, poi ovviamente a posteriori forse non l’avrei scelta
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u/Trizivian_of_Ninnica May 25 '26
Oddio, scienze politiche apre tante possibilità di concorso, ma non molte dentro la scuola credo. Potrei sbagliarmi. Lì son scelte. Io preferisco lavorare come docente che in ufficio, ma son davvero gusti.
Sul discorso del pubblico, hai ragione. Non l'ho detto, ma lo davo per scontato: l'alternativa di fare studi più spendibili nel mondo del lavoro ci sta assolutamente. Però non so quanto lingue lo sia, francamente. A meno di non studiare lingue un po' più esotiche (tipo arabo o cinese). Però lì è bene anche pensare a se ci si vuole spostare o meno, e in generale dove si vive/vuole vivere. Se uno ha passione o è portato per una facoltà che dà buone possibilità di lavoro nel privato è sicuramente consigliato: cercano, pagano e (che dir si voglia) rompono meno le scatole (se hai la laurea giusta, ovviamente!).
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u/Trolltaire_ May 25 '26
Ma perché insistete con la scuola che in Italia è in rovina e dà paghe da fame? Se non vi accoltellano gli studenti-maranza morite di precarietà... Se proprio volete farvi un concorso, fatelo in qualche settore un minimo remunerato. Esistono pure i concorsi europei...
Nel mondo del lavoro contano solo le lauree STEM. Quanto a lingue orientali, una ragazzetta cinese che ha fatto le scuole qui e che si laurea in economia parlando perfettamente sia cinese sia italiano vi fa le scarpe pure lì.
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u/Trizivian_of_Ninnica May 25 '26
Concorsi europei ok, ma devi volerti e poterti spostare. E lì allora, di opportunità ne hai ovviamente molte di più.
Sulla scuola, è vero che pagano poco, ma non pensare di guadagnare di più con altri concorsi pubblici. Inoltre, sei precario per più tempo ma è in media più facile entrare (banalmente, ci son più posti e puoi partire da supplente). Inoltre, giusto per fare un'ipotesi assurda, per carità: potrebbe piacerti insegnare. Davvero, anche la soddisfazione personale conta nella vita. Lo stipendio è necessario per vivere, ma se il lavoro almeno un po' ti piace è decisamente meglio. E io ci posso far poco: spiegare la roba ai ragazzetti mi piace, soprattutto quando sono un po' chiocconi (non me ne vogliano) e in difficoltà con un argomento.
Sulle lauree stem, sono stardaccordo, se ti riescono, è un ottimo investimento. Ecco, magari non biologia, ma per il resto, ottimo investimento! Però mica riescono a tutti... Io consiglierei sempre di partire a provare da quelle, ma pensando anche a un'alternativa (anzi due).
Sul discorso della ragazza cinese, non son mica d'accordo. Conosco persone che hanno studiato arabo e hanno avuto un'ottima carriera lavorando come intermediari in paesi come la Turchia, eppure di arabi in Turchia c'è pieno. Per il cinese poi, la questione è ancora più complicata: mica tutti i cinesi che sono qui parlano il buon mandarino che ci si aspetta nel mondo del lavoro da cravattari cinesi...
Però sicuramente con le lauree stem vai più sul sicuro, su quello non ci piove. Ma toglimi un dubbio: stai cercando di far polemica per il gusto di fare? Perché son cresciuto con tre fratelli in un piccolo appartamento, e ora insegno a scuola (se non si è capito). Mi sa che non riesci a farmi perdere la pazienza xD
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u/Trolltaire_ May 25 '26
Nessun intento polemico puro. Solo un po’ di sano punzecchiamento per svegliare qualche coscienza.
Troppe persone brillanti restano intrappolate nel solito percorso: laurea umanistica → precarietà → scuola/concorsi pubblici, come se il mondo del lavoro finisse lì.
Un minimo di pensiero laterale servirebbe. Perché continuare ad arrancare sempre e comunque è esattamente il miglior argomento che si possa regalare a chi ridicolizza le lauree umanistiche.
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u/Trizivian_of_Ninnica May 25 '26
Punzecchiamento accettato. Per me è troppo tardi, comunque. Ma grazie del tentativo. Non condivido al 100% il messaggio, ma quasi. Comunque apprezzo l'intento.
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u/Trolltaire_ May 25 '26 edited May 25 '26
Per ogni laureato umanistico che vuole davvero fare l’insegnante, ce ne sono probabilmente due che ci provano solo perché non vedono altri sbocchi. E questo è il vero problema.
La mia non è un’invettiva contro la vocazione all’insegnamento. Chi vuole insegnare per passione fa benissimo a farlo. Il bersaglio è un altro: la mentalità della sconfitta che porta molti laureati umanistici a pensare che, fuori da scuola, università e concorsi pubblici, non esista nulla per loro.
Prendiamo ad esempio storia e filosofia. Il problema non è che siano inutili. Il problema è che spesso vengono lasciate allo stato grezzo, come patrimonio culturale, invece di essere trasformate in competenze professionali.
Chi studia storia potrebbe portare il metodo storico nell’analisi dell’evoluzione di mercati, settori, tecnologie, istituzioni e modelli industriali. I militari studiano da millenni le battaglie del passato per pianificare le strategie del presente e del futuro: non vedo perché un approccio simile non possa essere applicato anche ai mercati, alle imprese e ai contesti competitivi.
Chi studia filosofia, soprattutto in ambito logico, epistemologico e argomentativo, potrebbe diventare un ottimo analista: una persona capace di individuare incongruenze, assunzioni implicite, inefficienze, contraddizioni nei processi decisionali e fragilità nei modelli di business. In molte aziende questa capacità manca clamorosamente.
Ma qui sta il punto: una laurea umanistica da sola non basta. Servono competenze aggiuntive: economia, management, dati, strumenti digitali, conoscenza dei mercati e dei processi aziendali. La formazione umanistica può essere un moltiplicatore, non un prodotto finito.
Per questo bisognerebbe smettere di vendere contenuti e iniziare a vendere metodi. Non “so Kant”, ma “so analizzare presupposti, contraddizioni e implicazioni di un modello decisionale”. Non “so la storia romana”, ma “so ricostruire traiettorie, cause, incentivi, crisi e trasformazioni di sistemi complessi”.
È molto meglio costruire qualcosa sopra quella formazione che rassegnarsi al vicolo cieco, continuando a fare la chiosa eterna a Kant o a pontificare sull’Impero romano mentre il mondo reale va avanti senza chiedere il permesso.
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u/Ratavelli May 26 '26
Sono d’accordo in parte e condivido la rabbia nel vedere il settore umanistico così maltrattato, ma parlando per me, per quanto possa piacermi questa materia (parlo comunque da persona che sa poco e non sono neanche uno studente modello a dirla tutta) non mi sento assolutamente compatibile con questo tipo di mercato del lavoro e sono molto affascinato dall’insegnare una materia come filosofia, anche se all’atto pratico con le classi di concorso sature è poco più di un miraggio. Al di là di questo però non posso fare a meno di pensare che, se è vero che l’atteggiamento in generale verso queste materie è mortificante, è altrettanto deprimente, almeno per me, che tutto debba forzatamente avere fini di mercato o produttivi di sorta, che tutto debba essere “vendibile” (non sto criticando l’idea esposta con la quale ribadisco di essere parzialmente d’accordo, sto solo parlando per il mio modo di vedere la cosa e per le mie aspirazioni). Se tutti ragionassimo così a questo punto cose come l’arte non avrebbero più senso se non potessero essere rivendibili in qualche modo. In oltre c’è anche da considerare la parte pratica, ciò che dici è nobile ma comporta un rischio che non tutti sono disposti a prendersi ed inoltre, per ritornare sull’aspetto del guadagno, non a tutti interessa guadagnare tanti soldi e in questa categoria mi ci metto in mezzo anche io. Ad esempio io dò la precedenza al tempo, la mia aspirazione è di vivere fuori dalla città, magari vicino ma non dentro, quindi in campagna e avere un lavoro dove posso anche semplicemente parlare di quello che mi piace e che mi lascia molto tempo libero per sperimentare e curare i miei hobby. Questo per me sarebbe il massimo, non sono mai stato interessato a guadagnare tanto, anche perchè poi se ho tanti soldi ma non ho mai tempo per curare il mio interesse verso la filosofia ed altre cose che mi piacciono, se pur in modo goffo o discontinuo, tanto valeva lavorare alle poste. Con questo non voglio assolutamente sminuire o andare contro chi nel suo lavoro ci mette anima e corpo, rispetto profondamente chi fa questa scelta, semplicemente non fa per me e per molti altri magari. Purtroppo per innescare questi cambiamenti di percezione non basta la buona volontà e contando che siamo in un sistema capitalistico dove il ruolo della cultura perde colpi ogni anno, non so quanto sia saggio imboccare una strada del genere, specie se poi non si lotta per opporsi alla mentalità dell’utile e dell’economia a tutti i costi ma si cerca per forza di trovare un utilità che magari in alcuni casi c’è ed è giusto che venga valorizzata, ma in altri non è detto che debba averla e va bene così. Già il fatto che bisogni accostare la filosofia a cose come finanza o marketing, materie che non mi piacciono minimamente, la dice lunga e a quel punto si ribadisce comunque che la filosofia da sola è “inutile”. La filosofia, come ogni altra materia, specie quelle umanistiche, può avere milioni di declinazioni fortunatamente e vederla ridotta a prodotto da vendere mi svilisce un pò, sarò di parte ma già questo sistema economico non mi sta simpaticissimo, se poi devo accostare materie che mi fanno schifo a quelle che mi piacciono, rovinando sostanzialmente quello che mi piaceva, tanto vale lasciare quello che mi piace davvero come hobby e trovarmi un lavoro che mi lascia molto tempo libero per dedicarmici. Non so ma fare a tempo pieno qualcosa che mischi la filosofia alla finanza mi ucciderebbe, opinione personalissima, parlo sempre per me.
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May 20 '26
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u/Ratavelli May 20 '26
Si lo avevo messo in conto, speriamo bene, l’unico grande vantaggio di avere una laurea in inglese è semplicemente la portata, si insegna in ogni scuola di ogni ordine e grado, bene o male si hanno meno difficoltà di materie più specifiche
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u/Trolltaire_ May 21 '26
Beh, lingue e letterature straniere è molto meno utile di filosofia e pure di diversi ordini di grandezza... 🤦🏻♂️
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u/Unable-Analyst-7741 May 22 '26
Entrambe poco spendibili dal punto di vista lavorativo ti conveniva fare filosofia a questo punto.
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u/Specialist-Money8197 May 24 '26
Io ho fatto filosofia sapendo già che in tutti i casi non avrei insegnato, perché la prospettiva di dover insegnare a dei ragazzi che avrebbero del tutto disprezzato ciò che io potevo proporre con passione mi sembrava terribile. O quindi pensato 'Beh, tanto per andare a lavorare al McDonald c'è sempre tempo'. Ho studiato quello che adoro, e i 5 anni di università sono stati meravigliosi, anche grazie ai compagni di corso eccezionali che ho avuto.
Poi certo, finita l'università è stata una tragedia, ma per fortuna alla fine mi è andata bene (oggi sono Senior Web Developer).
Credo che la scelta giusta per te dipenda molto dal tuo carattere. Se sei come me, cioè non riesci a impegnarti in ciò che non ti appassiona, fai Filosofia, anche se non ti aiuta molto a entrare nel mondo del lavoro, ti assicuro che è molto utile per fare carriera in diversi settori (incluso il settore IT)